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	<title>Uncategorized - Proposte-UILS</title>
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	<description>I nostri articoli vi tengono aggiornati</description>
	<lastBuildDate>Mon, 17 Jun 2024 13:13:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Storia di una violenza non ancora superata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 13:13:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maria lascia tutto e parte per non tornare più indietro in cerca di un modo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria lascia tutto e parte per non tornare più indietro in cerca di un modo per dimenticare; una violenza, però, ti si attacca addosso. Nonostante tutto lei si è aperta ed ha condiviso con noi di UILS ciò che ha provato</p>
<blockquote><p>Questo articolo apre un ciclo di inchiesta sulla violenza di genere a danno delle donne. Storie di violenza e di dolore, di shock e, in questo caso, di una ragazza che ha smesso di pensare al futuro. Questa è la storia di una vittima di stupro</p></blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">I fatti che ci apprestiamo a raccontare saranno coperti da una serie di omissioni; ciò che vogliamo è tutelare l’immagine di una giovane donna che non desidera in alcun modo essere riconosciuta. Ci è stato permesso solo di dire che ora non vive più nella città nella quale sono avvenuti i fatti che stiamo per raccontare perché quelle strade le ricordano un’invasione della propria persona e libertà e da lì ha deciso di andare via. Attualmente Maria (questo è il nome che ha scelto di fornirci e noi rispettiamo la sua privacy) vive in Piemonte, una regione che non ha alcun contatto diretto o indiretto con il suo passato e, quando la solitudine l’attanaglia, prende il cellulare e telefona la mamma e alcune sue amiche di infanzia. Maria sta ancora cercando di dimenticare.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria aveva poco più di 18 anni al tempo dei fatti ed era un’adolescente dalla vita tranquilla che non eccedeva mai in nulla e che cercava, per quanto la giovane età le permettesse, di immaginare anche un futuro e, quindi, costruire un percorso che potesse accompagnarla verso il suo sogno da quando era una bambina: la professione veterinaria (Maria era ed è una grande amante degli animali!).</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Studiava tanto durante il periodo passato tra i banchi del liceo, già pensando ai test per accedere alla facoltà di medicina e poi specializzarsi in veterinaria, ma viveva anche una vita da adolescente nata e cresciuta a Roma. Andava spesso al cinema con le amiche e gli amici di classe, frequentava una palestra dove era entrata in una squadra di pallavolo e aveva, da poco, iniziato degli incontri con un’insegnante di canto. I genitori di Maria vedevano in lei una certa responsabilità e questo li faceva stare tranquilli e, perciò, la lasciavano uscire spesso anche sola anche perché avvisava sempre dove e con chi usciva.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Questo articolo parla di uno stupro consumato in un palazzo vicino casa di Maria, uno stupro commesso di tardo pomeriggio (circa le 17:30/17:45) di un giorno qualsiasi di un febbraio di qualche anno fa, tra le strade di Roma.</p>
<figure id="attachment_2459" aria-describedby="caption-attachment-2459" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-2459" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse-300x199.jpg" alt="scarpe rosse con il tacco simbolo violenza sulle donne" width="300" height="199" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse-300x199.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse-1024x680.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse-768x510.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2459" class="wp-caption-text">foto di Luca da Pixabay</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria quel giorno stava facendo pressappoco ciò che aveva fatto il giorno precedente e che avrebbe fatto quello successivo: andare al liceo la mattina fino alle 13:10, tornare a casa per pranzo (aveva la fortuna di abitare vicino allo studio nel quale imparava a respirare con il diaframma) e poi fare i compiti. Quel giorno l’insegnante di canto le aveva chiesto di posticipare l’incontro (invece che vedersi dalle 16:30 sarebbe dovuta andare a lezione alle 17:30) perché aveva avuto un ritardo a rientrare per problemi di traffico. Maria aveva pensato che sarebbe stato anche meglio per lei perché avrebbe potuto terminare quel capitolo di letteratura latina più difficile del previsto.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La ragazza allora decide di lasciare casa circa 20 minuti prima (questa è la distanza che intercorre con un’andatura a media velocità costante tra casa sua e quella dell’insegnate di canto) ma le strade sono già quasi deserte e buie perché il meteo era stato particolarmente piovoso nei giorni precedenti e non accennava a migliorare.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Mi rendo conto che è molto difficile parlarne. Se in qualsiasi momento tu volessi fermarti non esitare e interrompiamo la narrazione. Posso chiederti cosa ricordi di quel pomeriggio?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>Maria- È strano per me, sono passati svariati anni </em>[a questo punto si controlla le mani come se avesse bisogno di contarle visualizzando le dita]<em>, 7 anni per l’esattezza, a volte mi sembra di aver dimenticato ma altre volte mi sento di essere ancora lì in quel momento e non passa. Ho accettato di raccontare perché capita troppe volte e ci si sente sole. Magari raccontando ciò che è successo ci si rende conto di essere simili ad altre donne, magari si decide anche di denunciare.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Cosa ricordi di quella sera, anzi pomeriggio?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- Ricordo che avevo sentito la mia insegnate per la lezione di musica pop. Non ho mai pensato di seguire un corso di canto, credevo di essere stonata, ma mi sono fatta coraggio perché sono sempre stata molto timida e temevo che questa mia attitudine avrebbe potuto rendere più difficile la mia carriera universitaria. Bene, ricordo che ero uscita di casa, casa mia dista pochi Km da quella della mia insegnante di canto, ma era già buio perché era un pomeriggio di febbraio. In quel momento non stava piovendo anche se aveva smesso da poco ed avevo con me un ombrello per precauzione. Ricordo che iniziai a camminare, avevo in testa ancora la traduzione di latino che mi stava dando più di qualche problema.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Poi cosa accadde? Racconta solo quello che ti senti di condividere…</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- Ricordo che stavo camminando, guardando in basso perché temevo le pozzanghere e di scivolare. Ad un certo punto, di fronte a me, vedo due piedi, fermi. È accaduto tutto in pochi minuti. Era una strada a senso unico, con marciapiedi stretti (di quelli nei quali si può camminare uno alla volta) e allora mi feci da parte, schiacciandomi sulla parete alla mia destra per lasciare il passo ma… lui mi superò schiacciandosi a sua volta su di me e quando io ripresi a camminare allora mi sentii presa con un braccio mentre con la mano mi tappava la bocca. </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Ti sei sentita aiutata dalle istituzioni?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- Posso dire che ho incontrato tante persone professionali che mi hanno aiutata. Occorre capire che quando accade qualcosa del genere potresti non avere più voglia di fare nulla. Questo è quello che ho provato io; ho smesso di esistere, passavo le mie giornate in uno stato di solitudine perché non riuscivo a dimenticare ma, anche, mi sentivo sbagliata. In parte colpevole.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Come è possibile che ti sentissi colpevole?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- La prima cosa che pensai durante il ricovero fu “Perché a me?” e “Cosa avevo fatto di sbagliato…”. Ora, a distanza di tempo, e grazie all’aiuto del mio terapeuta (che mi ha salvato la vita) io riesco a guardarmi di nuovo e non sentirmi più sbagliata ma all’epoca pensai che avessi attirato l’attenzione in qualche modo e che, in parte, fosse stata colpa mia. Lo pensavo ma non avevo il coraggio di dirlo a voce alta. Più ci pensavo e meno riuscivo a parlare.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>Certo all’epoca non me ne rendevo conto anzi venne fuori durante uno dei miei incontri di psicoterapia ai quali, all’inizio,</em> <em>partecipavo senza dire nulla. Il mio psicoterapeuta mi ha pazientemente aspettato.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Vorresti dire qualcosa in modo spontaneo; qualsiasi cosa, siamo qui per te e per la tua storia.</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- Mi sento di dire che va fatto ancora molto per aiutare le vittime di violenza a non sentirsi in alcun modo sbagliate. La società è troppo giudicante, le istituzioni politiche fanno e dicono troppo poco per condannare ogni forma di violenza. Si rischia di far morire dentro una donna o una ragazza senza rendersene conto. Occorre investire nei servizi assistenziali perché troppo spesso si rischia di sentirsi sole e abbandonate. Voglio, però, ringraziare tutte le persone che mi hanno curata nelle ferite del corpo e dell’anima.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria fu spinta all’interno di un palazzo e, dopo aver ricevuto un colpo in testa, fu stuprata. A trovarla fu una coppia di condomini di quel palazzo che conoscevano, seppure solo di vista, Maria e che chiamarono l’ambulanza. Maria non parlò per circa un mese. Non piangeva, guardava il vuoto (questo mi disse durante l’intervista) e per questo motivo fu aperta una denuncia di stupro verso ignoti. Maria mi ha confidato che le ferisce non ricordare nulla di quell’uomo perché era buio e, nonostante gli sforzi, riesce solo a riportare alla memoria piccoli particolari (un orologio, le scarpe, i jeans con risvolto) e una sagoma molto confusa. Ciò che la terrorizza ancora adesso è non riuscire a dare un volto ad un uomo che le ha fatto del male e che teme di incontrare e non riconoscere. Per questo continua la terapia psichiatrica che, a suo dire, la sta aiutando pian piano ad andare avanti.</p>
<figure id="attachment_2458" aria-describedby="caption-attachment-2458" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-2458" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-300x169.jpg" alt="donna triste" width="300" height="169" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-300x169.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-1024x578.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-768x433.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-800x450.jpg 800w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2458" class="wp-caption-text">foto di Urlike Mai da Pixabay</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Purtroppo, il colpevole non è mai stato identificato e preso. In quella strada non erano presenti alcun tipo di telecamera, gli inquirenti hanno avuto a disposizione solo una immagine di un uomo (sembra 30/40enne) con la testa ed il volto nascosto da un cappuccio scuro.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria non si è ancora iscritta alla facoltà di medicina ma ciò che le auguriamo è che un giorno riesca a lasciarsi questa brutta vicenda alle spalle e coronare, finalmente, il suo sogno di aiutare gli animali, che continua a preferire alle persone.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">È una storia brutale che deve lasciare uno spiraglio di speranza e ottimismo per il futuro che, per Maria, deve ancora essere scritto; le auguriamo di riuscire a lasciarsi alle spalle la violenza brutalmente subita e riscoprire solo il bello della vita.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Umbria, luci e ombre del CUP Regionale: la parola a un giovane informatico</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/umbria-luci-e-ombre-del-cup-regionale-la-parola-a-un-giovane-informatico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=umbria-luci-e-ombre-del-cup-regionale-la-parola-a-un-giovane-informatico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 09:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[cup]]></category>
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		<category><![CDATA[Umbria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sanità in Umbria  L’ex “regione rossa” è travolta da una crisi di sistema nel settore</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Sanità in Umbria </strong></em><br />
<em><strong> L’ex “regione rossa” è travolta da una crisi di sistema nel settore sanitario.<br />
Un addetto ai sistemi informatici della sanità regionale ce ne racconta l evoluzione attraverso i cambiamenti politici.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Leonardo Fava è un giovane padre di famiglia nato e cresciuto a Foligno, impiegato presso una società regionale che fornisce servizi informatici per i medici di famiglia e gli specialisti delle strutture pubbliche in tutta la Provincia di Perugia. Egli può essere considerato a pieno titolo un rappresentante del popolo umbro quale ex “regione rossa”, essendosi occupato in prima persona di politica e vantando una tradizione familiare e personale di militanza a sinistra che si è interrotta solo da pochi anni. Il servizio prestato da oltre quindici anni nel settore sanitario ha consentito a questo nipote e figlio del PCI umbro di seguirne da un punto di vista privilegiato le evoluzioni strutturali e di formarsi un’opinione “dall’interno”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Ci racconta come è cambiata la sanità durante gli anni in cui la Regione era amministrata dal Partito Democratico a guida Catiuscia Marini?</strong><br />
L.F.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Quando sono entrato, nel 2010, la sanità umbra era molto diversa perché i servizi erano erogati sulla base di un principio di prossimità territoriale, ossia non c’era ancora il CUP Regionale. Il CUP Regionale è stato una grande innovazione perché ha permesso a tutti i cittadini di poter prenotare servizi sanitari anche in distretti diversi da quello di appartenenza. Quando sono entrato vi era ancora una ripartizione su base distrettuale, pertanto la maggior parte degli esami potevano essere prenotati solo nel luogo in cui poi sarebbero stati eseguiti, con gravi disagi in termini di spostamenti. Da questo punto di vista il servizio al cittadino è migliorato. Altro discorso invece per quanto riguarda l’erogazione dei servizi ai cittadini. Prima del CUP Regionale, infatti, vi era una quantità maggiore di servizi erogati. Era difficile ad esempio che non vi fossero posti disponibili per le prestazioni. Posso affermare con certezza che nel corso di quei cinque anni ho visto diminuire sensibilmente l’offerta di posti e prestazioni prenotabili. Prima, col sistema di prossimità territoriale, le aperture delle prenotazioni avevano una cadenza settimanale o al massimo mensile.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Quali sono i limiti?</strong><br />
L.F.: <em><span style="font-size: 14pt;">Il limite è nella spesa sanitaria regionale. Nel corso del tempo i posti prenotabili sono sensibilmente diminuiti finché, a partire dal 2019, la diminuzione ha assunto contorni drammatici, con una corrispondente esplosione della sanità privata.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: E’ sicuro che non sia precipitata a marzo del 2020, dopo lo scoppio della pandemia? E da cosa ha evinto questa “caduta”?</strong><br />
L.F.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Sono sicuro perché dal 2019 è iniziato un fatto inedito nelle strutture sanitarie pubbliche: tanti professionisti come i medici specializzati hanno cercsto di farsi assumere dal privato. Un campanello d’allarme rimasto a lungo ignorato. E’ piuttosto semplice: se uno specialista cerca di farsi assumere dal privato vuol dire che presto tanta parte di quel lavoro verrà svolta nel privato. Conoscevo medici che lavoravano bene da oltre dieci anni nei propri reparti, anche grazie all’intra moenia. Dal 2019 hanno iniziato a riferire che nel pubblico “le acque non erano buone”, prima, nessuno si lamentava con così tanta enfasi né del poco denaro né della pressione. Il 2019 è stato uno spartiacque nel cammino della sanità pubblica umbra.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12pt;">M.G.: Di recente in un’ottica di ottimizzazione delle risorse si è deciso di trasferire il grosso del reparto di neurochirurgia da Perugia a Terni, con grandi polemiche.<br />
</span></strong>L.F.: <em><span style="font-size: 14pt;">Negli ultimi anni sono stati molti i reparti spostati o smantellati senza tanto clamore. Tendo a chiedermi perché in questo caso faccia notizia e per gli altri no. M.G.: Quanto le scelte politiche hanno inciso sulla situazione attuale? L.F.: In passato sono stati fatti tanti errori. Anteriormente agli anni dieci vi sono state duplicazioni inutili di reparti e ambulatori, oggi la scelta di mantenere l’unica neurochirurgia a Terni è il segno di una tendenza verso un estremo opposto, altrettanto dannoso.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Vedremo un ritorno delle nuove generazioni in politica?<br />
</strong>L.F.: <em><span style="font-size: 14pt;">Personalmente non rinnego niente e sono fiero di essere un “figlio della politica” a cui mi sono avvicinato grazie all’esempio di persone valide. I problemi sono iniziati ben prima dell’avvento dell’attuale amministrazione di centro-destra, negli ultimi anni di governo del centro-sinistra si intravedevano le prime crepe dello sfacelo attuale. Mi sento un deluso della politica. Nessuno può dubitare che nella sua ultima fase il centro-sinistra abbia iniziato lo smantellamento che è stato poi proseguito dal centro-destra. Per il momento, l’area in cui svolgo la mia attività politica in senso lato è il Rione “Morlupo” della mia città, Foligno, dove sono responsabile del reparto sociale.</span></em></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/umbria-luci-e-ombre-del-cup-regionale-la-parola-a-un-giovane-informatico/">Umbria, luci e ombre del CUP Regionale: la parola a un giovane informatico</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/umbria-luci-e-ombre-del-cup-regionale-la-parola-a-un-giovane-informatico/">Umbria, luci e ombre del CUP Regionale: la parola a un giovane informatico</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>(Quando) Un&#8217;ambulanza salva la vita!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 19:05:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[ambulanza]]></category>
		<category><![CDATA[salute e sanità]]></category>
		<category><![CDATA[sanita]]></category>
		<category><![CDATA[servizio sanitario nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono l’emergenza che corre su strada, si annunciano con il suono delle loro sirene spiegate</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Sono l’emergenza che corre su strada, si annunciano con il suono delle loro sirene spiegate e forniscono un primo soccorso molto spesso essenziale</p>
<blockquote>
<p style="font-weight: 400;">Le ambulanze sono vitali per quanto riguarda una cura efficace e tempestiva. Trasportano feriti, raggiungendo chiunque si trovi in pericolo o in difficoltà. Quanto siamo informati su questi mezzi di trasporto emergenziale? In questo articolo presentiamo alcuni dati che faranno riflettere</p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Tutti noi riconosciamo il suono della sirena di un’ambulanza; è uno di quei richiami che abbiamo, inconsciamente, interiorizzato perché è una costante nella nostra esistenza. Nonostante la loro importanza, sono davvero poche le unità emergenziali mobili con a bordo personale medico; eppure, le ambulanze sono il primo soccorso e possono fare la differenza tra la vita e la morte!</p>
<figure id="attachment_2302" aria-describedby="caption-attachment-2302" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-2302" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/sirena-ambulanza-300x225.jpg" alt="Un particolare di una sirena rossa tipica delle ambulanze. È buio." width="300" height="225" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/sirena-ambulanza-300x225.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/sirena-ambulanza-1024x768.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/sirena-ambulanza-768x576.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/sirena-ambulanza-720x540.jpg 720w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/sirena-ambulanza.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2302" class="wp-caption-text">ThomasBreherfromPixabay</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Per introdurre il mondo delle ambulanze in Italia possiamo aiutarci con un esempio che ha avuto come protagonista un ragazzo romano; ci ha richiesto l’anonimato essendo impegnato, al momento, in una causa civile proprio a seguito dell’incidente.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Siamo a Roma, è notte fonda &#8211; 1:30 circa del 1˚ giugno 2021 &#8211; e Paolo ha appena avuto un incidente. La dinamica è alquanto banale: il ragazzo è scivolato in una curva tra via Mattia Battistini e via di Boccea.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La curva in questione è larga, ben segnalata e con buona visibilità ma, a terra &#8211; sul manto stradale &#8211; c’è qualcosa che non dovrebbe esserci e il ragazzo ci finisce sopra. La carreggiata è ricoperta da breccioline e Paolo perde aderenza e scivola. Quel desiderio di andare a casa, quella sera dopo una lunga giornata di lavoro, sarebbe stato l’inizio di un calvario dal punto di vista medico.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Quella sera Paolo aspetterà l’ambulanza 33 minuti, dei quali circa una decina sdraiato sul fianco sinistro, con lo scooter su una delle sue gambe. Il risultato sarà una tibia fratturata in più punti, molto vicino alla caviglia; un punto delicato e difficile da ingessare, per giunta scomposta che – con molta probabilità – lo stesso Paolo ha involontariamente peggiorato, divincolandosi istintivamente prima di realizzare che qualcosa non andava mentre era in attesa di un mezzo di soccorso che tardava ad arrivare.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Sarà portato in una clinica non molto distante (circa 7-8 minuti con le strade libere e l’ambulanza lanciata a gran velocità). Paolo, nonostante tutto, può definirsi fortunato perché, a parte un intervento chirurgico di 3 ore, una degenza di circa 10 giorni in ospedale e una lunghissima riabilitazione, ha potuto riprendere la sua vita così come l’aveva lasciata.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">“Come mai l’ambulanza ci ha messo ben 33 minuti ad arrivare?”</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Per comprendere meglio la situazione delle ambulanze in Italia prendiamo in esame lo studio FIASO (del 2019); questo una percentuale bassissima di mezzi di soccorso (il dato era da intendersi a livello di intero territorio nazionale) con personale medico a bordo. In particolare, lo studio sosteneva che solo il 15% delle ambulanze avevano personale medico a bordo e, nel restante dei casi, erano presenti solo infermieri o civili volontari. Questo è già di per sé un dato preoccupante perché è facile intuire che, nel caso di Paolo, sarebbe servita un’ambulanza con almeno un medico a bordo per valutare che non ci si trovasse in una situazione di pericolo di vita. Diagnosi che non avrebbero dovuto formulare un paio di infermieri (seppur competenti e ben formati) oppure dei semplici volontari. Quindi appare il primo cortocircuito in un sistema che sembra avere le ruote un bel po’ sgonfie, ma non finisce qui.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><a href="https://www.fiaso.it">Fiaso</a> è l’associazione che rappresenta una gran parte delle aziende sanitarie italiane e, quindi, conosce molto bene la situazione in cui verte questo servizio nel nostro Paese. Continua descrivendo le tre tipologie di ambulanze in Italia: tipo A, tipo B e tipo C. A loro volta divisibili in ambulanze medicalizzate e non medicalizzate dove, a fare la differenza, è proprio la presenza o meno, a bordo, di personale specializzato – come un medico oppure un infermiere &#8211;  risulta presente nell’ambulanza medicalizzata mentre è assente in quella non medicalizzata (utilizzata per spostamenti di degenti stabili). A coordinare l’invio dell’una o dell’altra è la centrale operativa che, ricevendo la telefonata di soccorso, allerta la stazione dell’ambulanza più vicina a colui – ipoteticamente ferito &#8211; che necessita di aiuto, con lo scopo di abbattere il più possibile i tempi. Le ambulanze di tipo A – dette anche Ambulanze di Soccorso – sono preposte all’intervento in caso di incidente o di malattia; chi ha soccorso Paolo quella sera ha fatto sì che proprio questa ambulanza fosse inviata in suo soccorso.</p>
<figure id="attachment_2304" aria-describedby="caption-attachment-2304" style="width: 350px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class=" wp-image-2304" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/ambulanza-incidente-stradale-300x150.jpg" alt="" width="350" height="175" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/ambulanza-incidente-stradale-300x150.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/ambulanza-incidente-stradale-1024x512.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/ambulanza-incidente-stradale-768x384.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/ambulanza-incidente-stradale-1536x768.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/ambulanza-incidente-stradale-2048x1024.jpg 2048w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /><figcaption id="caption-attachment-2304" class="wp-caption-text">macrovectoronFreepik</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Questa ambulanza è, però, divisibile in ulteriori tre tipologie: MSB (Mezzo di Soccorso Base), MSI (Mezzo di Soccorso Avanzato di Base) e MSA (Mezzo di Soccorso Avanzato). Queste sigle indicano la presenza – o meno – di personale specializzato a bordo. Come è possibile tutto ciò? Come può un tipo di ambulanza preposta agli incidenti e alle malattie avere anche la clausola di poter inviare personale non specializzato? Le ambulanze di tipo B sono quelle che servono per il trasporto e, infine quelle di tipo C sono le più attrezzate permettendo di trasportare i pazienti più gravi. In realtà è drammaticamente probabile essere soccorsi da ambulanze che hanno personale volontario e soccorritori non sanitari a bordo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Statistiche alla mano, sembrerebbe che solo il 5% delle persone soccorse appartenga al codice rosso – quello più grave – e che, quindi, la percentuale del 15% di personale medico a bordo delle ambulanze sia più che sufficiente per adempiere alle richieste. Questo, purtroppo, sembra rimarcare il problema nel quale si sta inserendo il SSN ad ogni livello (quindi i trasporti di emergenza non farebbero eccezione!) e che vede i numeri e la spesa avere la precedenza. Viene, perciò, da domandarsi se la lunga attesa di Paolo non sia stata determinata anche dalla necessità di attendere un’ambulanza di soccorso provvista di medico a bordo e, magari, non ce ne fossero disponibili in quel momento.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Queste lunghe attese sembrano destinate, purtroppo, a confermarsi piuttosto che ridursi considerando i sempre maggiori tagli al settore che ci saranno con la sanità differenziata: in attesa di passare alla Camera dopo l’ok ricevuto al Senato. Quanto ancora continueranno a tagliare e svuotare il nostro SSN? Speriamo poco ma, nel frattempo, abbiamo il dovere di vigilare.</span></p>
<p>Per approfondimenti proponiamo il link ad un altro articolo sulla sanità pubblica dal titolo <a href="https://www.proposte-uils.it/un-sistema-sanitario-poco-nazionale/">Un Sistema Sanitario poco Nazionale</a>.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/quando-unambulanza-salva-la-vita/">(Quando) Un’ambulanza salva la vita!</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/quando-unambulanza-salva-la-vita/">(Quando) Un&#8217;ambulanza salva la vita!</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>La Lady con la lanterna e i suoi impavidi successori</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/la-giornata-internazionale-dellinfermiere-per-celebrare-gli-eroi-della-corsia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-giornata-internazionale-dellinfermiere-per-celebrare-gli-eroi-della-corsia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 12:38:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità e salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[infermieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Chiara Rebeggiani Ogni anno il 12 maggio si celebra la Giornata Internazionale dell’Infermiere nella</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Chiara Rebeggiani</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Ogni anno il 12 maggio si celebra la Giornata Internazionale dell’Infermiere nella ricorrenza della nascita di <strong>Ms Florence Nightingale</strong>, fondatrice della moderna scienza infermieristica.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Nightingale, nata a Firenze nel 1820 da una nobile famiglia inglese, intuisce che per migliorare i risultati dell’assistenza sanitaria britannica era necessario iniziare a lavorare su alcuni concetti fondamentali come l’igiene degli ambienti e degli stili di vita, l’organizzazione dei servizi di assistenza sociale e le relazioni infermiere-paziente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Intorno a questi concetti Florence, riuscirà a costruire le basi per la nascita e lo sviluppo dell&#8217;infermieristica moderna.</p>
<p style="font-weight: 400;">La “Lady con la lanterna”, così chiamata per la sua peculiare modalità di visita ai feriti durante la guerra in Crimea, è stata la prima donna a ricevere l’Order of Merit, una delle più alte onorificenze conferite dalla corona britannica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel corso degli anni la figura dell&#8217;infermiere si è evoluta e adeguata ai progressi della scienza medica in genere, ma i principi di base della Nightingale sono ancora lì a sostenere una professione che non è solamente il mero svolgimento di procedure mediche, ma anche, e soprattutto, donazione di sè a chi soffre.</p>
<hr />
<p style="font-weight: 400;">Ritornando al giorno d&#8217;oggi, quale valore assume la celebrazione della Giornata dell&#8217;Infermiere, in questo contesto critico della  pandemia?</p>
<p style="font-weight: 400;">In primo luogo si vuole segnalare la devozione, il sacrificio, l’impegno fisico e psicologico di quella che più di una professione potremmo definire una vocazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il Ministro della salute in tal senso ha ribadito in una recente intervista che attraverso la Giornata dell&#8217;Infermiere “<em>celebriamo la vocazione di un servizio che ha rivestito e rivestirà sempre un ruolo fondamentale negli ospedali e nel rapporto con i malati e le famiglie sul territorio. </em></p>
<h1 style="font-weight: 400;"><em>Il lavoro va sostenuto sempre per tutelare il diritto alla salute di tutti noi”.</em></h1>
<p style="font-weight: 400;">Sempre in prima linea anche nella battaglia contro la pandemia da Covid-19, la loro professione è stata quella più colpita durante tutto il periodo dell’emergenza, con circa 14.000 contagi e almeno un centinaio di decessi (FNOPI).</p>
<p style="font-weight: 400;">A questo si aggiunge l&#8217;esistenza di problematiche evidenti che riguardano diversi ambiti di questa professione e che in qualche modo aumentano il disagio in corsia e ne affievoliscono la motivazione nell’esercizio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tra queste si segnalano la carenza di personale, un&#8217;indeguata retribuzione, eccessivo carico di lavoro e orari di lavoro spropositati, nonchè una mancata corrispondenza tra ruoli e responsabilità.</p>
<hr />
<p style="font-weight: 400;">Per un maggiore approfondimento della tematica abbiamo raccolto la testimonianza di tre professioniste nel campo infermieristico che prestano servizio sia in Italia che all&#8217;estero.</p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;">
<h2><em>Perché scegliere di studiare Scienze Infermieristiche e non Medicina?</em></h2>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Susanna (Italia) &#8211; Ritengo che le due professioni abbiano un ambito comune cioè la cura del paziente; il medico si occupa della patologia e fa diagnosi mediche, l’infermiere si occupa della persona e fa una diagnosi infermieristica, ponendo cioè l&#8217;attenzione all’aspetto psicologico e fisico della persona, nei suoi bisogni e necessità che va ben oltre la singola patologia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Monica (Stati Uniti) &#8211; Essere infermiere è un privilegio perchè si ha l’opportunità di stare con i pazienti per molto tempo, questo ci dà la possibilità di instaurare rapporti basati sulla fiducia reciproca, inoltre il percorso di studi nonché gli orari di lavoro, almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti, sono flessibili garantendoci la possibilità di studiare per tenerci aggiornate.</p>
<p style="font-weight: 400;">Beatrice (Italia) &#8211; Ho scelto d’intraprendere questo percorso di studi perché ho sperimentato sulla mia pelle la cura e l’amore degli infermieri che si son presi cura di me quand’ero bambina.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quest’esperienza d’amore mi ha segnato nel profondo tanto da spingermi a intraprendere lo stesso percorso: stare vicino ai sofferenti poterli curare e consolare e dare a loro quello che avevo ricevuto anni prima.</p>
<h1> 2.<em>Quali sono state le criticità e le problematiche riscontrate negli ultimi anni?</em></h1>
<p style="font-weight: 400;">S.- Le criticità sicuramente riguardano soprattutto la pandemia e la carenza di infermieri rispetto alla richiesta che c’è stata; il lavoro si è triplicato e il compenso economico non è mai paragonabile allo stress fisico psicologico di cui si sobbarca un infermiere.</p>
<p style="font-weight: 400;">B.- Le problematiche che riguardano il nostro mestiere sono tante: l’obbligo di fare doppi turni per mancanza di personale, lavorare senza i giusti presidi con la paura di contrarre noi qualche malattia, orari pesantissimi per uno stipendio bassissimo, la difficoltà di stabilizzazione in un determinato ospedale che comporta lavorare per le cooperative con la conseguenza di essere spostato continuamente da un reparto all’altro lavorando 2-3 infermieri a turno quando ne occorrerebbero il doppio</p>
<ol start="3">
<li style="font-weight: 400;">
<h1><em>Quant’è vera l’affermazione “la sanità non funziona senza infermieri”</em><em>?Per quale motivo?</em></h1>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">S.- L’affermazione è vera al 100%. Le corsie degli ospedali non collassano perché sono sostenute dagli infermieri che forniscono assistenza h24, a domicilio, negli Hospice, nelle missioni umanitarie, nelle scuole e ovunque sia necessario.</p>
<p style="font-weight: 400;">M.- Affermazione assolutamente vera perché gli infermieri sono molte volte all’avanguardia della medicina. Sono quelli che operano in maniera tempestiva nelle comunicazioni tra paziente e medico, sono le mani e gli occhi del medico, agendo con l’esperienza aiutano il personale medico a prendere la giusta decisione.</p>
<p style="font-weight: 400;">B.- Affermazione vera. Come dicevo prima, spesso per la mancanza di personale ci vediamo costretti a sacrificare la nostra vita privata per garantire al meglio che il reparto non collassi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non esistendo sussidi economici per assumere altro personale, anche quando dovremmo assentarci per malattia ci ritroviamo a lavorare per sostituirci a vicenda con una mole di lavoro importante, con grandi responsabilità perché lavoriamo con la vita delle persone.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quindi si può dire che la sanità senza di noi non funziona.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em> </em></p>
<ol start="4">
<li style="font-weight: 400;">
<h1><em> Quanto è importante per te il rapporto con il paziente e perché?</em></h1>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400;">S.- Per me il rapporto con il paziente è importante perché mi da un feedback sull’assistenza che presto. Un paziente che è in un ambiente sereno che trova le risposte alle sue ansie e domande, che è accudito nel modo corretto, mi ricambia con un rapporto di fiducia e di competo affidamento.</p>
<p style="font-weight: 400;">M.- Il rapporto con il paziente è essenziale. Purtroppo, sempre per la carenza di staff, spesso questo rapporto soffre.</p>
<p style="font-weight: 400;">B.- Il rapporto con il paziente per me è il lavoro stesso, tutto gira intorno a questo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Noi curiamo l’aspetto fisico e psicologico. Noi li prepariamo a guarire e a volte anche alla morte. In che modo? Tramite l’amore che si dà tutto senza volere nulla in cambio.</p>
<p style="font-weight: 400;"><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-giornata-internazionale-dellinfermiere-per-celebrare-gli-eroi-della-corsia/">La Lady con la lanterna e i suoi impavidi successori</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/la-giornata-internazionale-dellinfermiere-per-celebrare-gli-eroi-della-corsia/">La Lady con la lanterna e i suoi impavidi successori</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>USS Indianapolis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Conca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2022 09:38:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Del 2016, questo action bellico, diretto da Mario Van Peebles, è tratto da una storia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_1545" aria-describedby="caption-attachment-1545" style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-1545" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/04/USS-Indianapolis-210x300.jpg" alt="Copertina film USS Indianapolis" width="210" height="300" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/04/USS-Indianapolis-210x300.jpg 210w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/04/USS-Indianapolis.jpg 420w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /><figcaption id="caption-attachment-1545" class="wp-caption-text">Copertina film USS Indianapolis</figcaption></figure>
<p>Del 2016, questo action bellico, diretto da Mario Van Peebles, è tratto da una storia vera. Il film, dal ritmo incalzante, si focalizza sulla figura del capitano McVay e sulla tragicità del naufragio della USS Indianapolis.</p>
<p>Luglio 1945, al capitano dell’USS Indianapolis, Charles McVay (Nicolas Cage), viene affidata una missione top secret: trasportare uno degli ordigni atomici determinanti per l’esito della guerra. Durante la traversata, però, l’incrociatore americano viene affondato da un sottomarino giapponese al largo delle Filippine. Vista la segretezza della missione, l’equipaggio non riceve un pronto soccorso. Dopo cinque giorni nelle acque infestate dagli squali, solo 317 persone delle 1197 vengono ritrovate ancora in vita. A guerra finita, McVay viene processato davanti la Corte Marziale. L’accusa è quella di aver messo in pericolo la nave e l’equipaggio, procedendo in acque pericolose senza zigzagare e dando l’ordine di abbandonare la nave troppo tardi. Ogni anno, dopo la tragedia, i sopravvissuti si sono incontrati per commemorare i compagni deceduti.</p>
<p>A concludere la pellicola, le intense testimonianze di due marines reduci dal disastro rendono la vicenda umana e reale.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/uss-indianapolis/">USS Indianapolis</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/uss-indianapolis/">USS Indianapolis</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Dopesick &#8211; Dichiarazione di dipendenza</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/dopesick-dichiarazione-di-dipendenza/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=dopesick-dichiarazione-di-dipendenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2022 18:53:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[bethmacy]]></category>
		<category><![CDATA[dopesick]]></category>
		<category><![CDATA[HULU]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Danny Strong porta sugli schermi questa serie targata HULU e disponibile alla visione su</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Danny Strong porta sugli schermi questa serie targata HULU e disponibile alla visione su Disney+, tratta dal best-seller della giornalista Beth Macy “Dopesick: Dealers, Doctors and the Drug Company that addicted America”.</p>
<p>La storia racconta in otto episodi l’ascesa drammatica dell’OxyContin, un farmaco oppioide, che, utilizzato inizialmente come antidolorifico,  crea un&#8217;elevata  dipendenza in un grande numero di individui, scatenando una crisi farmaceutica senza precedenti.</p>
<p>L’OxyContin protagonista di questa serie viene sviluppato, commercializzato e passato per sicuro, poi ancora sponsorizzato di rappresentante in rappresentante fino ad arrivare nelle mani del dottor Samuel Finnix (Michael Keaton) che a sua volta lo prescrive a Betsy una paziente afflitta da dolore cronico post infortunio nella zona mineraria degli Apppalachi.</p>
<p>In Dopesick, Strong alterna scene tra passato e presente cercando di amalgamare cause ed effetti come le indagini da parte della DEA e il marcato aumento di crimini violenti causati dall’abuso di OxyContin.</p>
<p>Questo sistema di flash forward rende la narrazione appassionante e crea aspettativa per il finale in un crescendo di colpi di scena.</p>
<p>Una Serie che  merita di essere vista perché dà rilevanza a una tematica di grande interesse, ovvero quella dell&#8217;uso di droghe per le terapie del dolore. Fino a che punto e per quali tipi di patologie è lecito fare uso di questi farmaci? Quali sono gli effetti reali di chi usa o abusa delle terapia del dolore?</p>
<p>In effetti l&#8217;uso di questi farmaci tra il 1999 e il 2017 ha colpito in modo incisivo gli Stati Uniti portando alla morte circa quattrocentomila persone.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/dopesick-dichiarazione-di-dipendenza/">Dopesick – Dichiarazione di dipendenza</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/dopesick-dichiarazione-di-dipendenza/">Dopesick &#8211; Dichiarazione di dipendenza</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Siero-negativi?</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/siero-negativi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=siero-negativi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2022 18:44:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#aids]]></category>
		<category><![CDATA[#worldaidsday]]></category>
		<category><![CDATA[salute e sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 40 anni dalla scoperta della malattia, situazione attuale AIDS Il primo dicembre di ogni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>A 40 anni dalla scoperta della malattia, situazione attuale AIDS</h1>
<p>Il primo dicembre di ogni anno, ricorre la giornata mondiale contro l’AIDS. Giornata dedicata alla sensibilizzazione suirischi del virus HIV.</p>
<p>Il ministero della salute ha promosso la campagna di comunicazione “Prima lo fate e meglio è” per invitare tutte le persone che abbiano avuto comportamenti sessuali a rischio ad effettuare il test HIV.</p>
<p>Ma qual&#8217;è ad oggi la reale portata di questa malattia? Quali sono le modalità di cura e la speranza di vita per coloro che hanno contratto il virus dell&#8217;HIV? Qual&#8217;è la loro qualità di vita?</p>
<p>La definizione originaria dell’AIDS è stata formulata dai Centers for Desease Control and Prevention (CDC) come “<em>presenza di una malattia, diagnosticabile in modo attendibile, che sia almeno moderatamente indicativa di un sottostante difetto dell’immunità cellulo-mediata</em>”.</p>
<p>Spesso la  malattia, e il virus che la causa, sono oggetto di confusione: HIV è la denominazione del virus,  AIDS quello della sindrome derivante da tale virus.</p>
<p>Le caratteristiche specifiche della malattia provocata da quest’ultimo consistono in una profonda immunodeficienza derivante dalla carenza progressiva dei linfociti T, essenziali per la risposta immunitaria.</p>
<h1>Primo Step : combattere l&#8217;ignoranza</h1>
<p>Da quanto emerge da diversi studi inoltre, la trasmissione del virus avviene attraverso   il contatto diretto col sangue e con i suoi derivati o con i liquidi corporei, come accade ad  nei rapporti sessuali o nei soggetti che assumono droghe per via endovenosa e che condividono aghi contaminati.</p>
<p>Non sussistono prove del fatto che il virus possa essere trasmesso per via aerea o per contatto superficiale.</p>
<p>È bene sottolinerare questo aspetto che spesso genera pregiudizio e sfocia nell&#8217;emarginazione dei malati di AIDS.</p>
<h2><strong>Cenni storici</strong></h2>
<p>Nel 1981 i CDC segnalano un aumento improvviso di casi di polmonite in giovani omosessuali. Successivamente vengono segnalati altri casi di pazienti che soffrono di un raro tumore dei vasi sanguigni.</p>
<p>Ben presto si arriva alla consapevolezza di essere di fronte ad una nuova patologia della quale non è ancora chiara la modalità di trasmissione, anche se l’ipotesi che man mano va affermandosi sia che la malattia colpisca solamente gli omosessuali.</p>
<p>Tra il 1980 e il 1990 l’AIDS si diffonde a livello mondiale con modalità dissimili a seconda dell&#8217;area geografica.</p>
<p>In Europa ad esempio la diffusione dei contagi è fortemente correlata con il boom delle droghe endoveneose, ed in particolare dell&#8217;eroina, attraverso la pratica dello “scambio di siringa” con soggetti sieropositivi.</p>
<p>In Nord America oltre alla problematica della droga, il contagio è stato connesso anche alle relazioni omosessuali tra individui di sesso maschile.</p>
<p>Tuttavia tale conclusione, viziata da pregiudizio e da ignoranza, sarà rivista quando in Inghilterra verrà diagnosticato il primo caso di contagio eterosessule.</p>
<p>Infine in Africa, dove sembra che tutto sia cominciato, la diffusione del virus ha visto tra le sue cause principale la pratica della poligamia, attraverso la quale un soggetto sieropositivo aveva la possibiltà contagiare diversi partner sessuali appartenenti alla sua stessa famiglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Epidemiologia:</strong></h2>
<p>Al 1° gennaio 2003 si stimava che solo negli Stati Uniti i casi complessivi di AIDS diagnosticati fossero 886.575, circa il 57% dei quali conclusi con il decesso.</p>
<p>Si è stimato inoltre che negli stessi Stati Uniti vivano ad oggi circa 950.000 persone infettate da HIV.</p>
<p>In Italia le stime non sono più confortanti. Come riportato infatti dall’Istituto Superiore di Sanità in Italia dall’inizio dell’epidemia nel 1982 ad oggi sono stati segnalati 71.591 casi di AIDS con oltre 46.000 decessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2020 sono stati diagnosticati 352 nuovi casi di AIDS con un&#8217;incidenza pari allo 0,7 nuovi su 100.000 abitanti.</p>
<p>La fascia d’età più colpita è quella tra i 25 e i 29 anni e l’80% dei nuovi sieropositivi è di sesso maschile.</p>
<p>La mortalità derivante dall’AIDS è diminuita nel tempo in modo sostanziale soprattutto grazie all’impiego sempre più esteso di potenti farmaci antiretrovirali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>“</strong><strong>STOP ALLE DISEGUAGLIANZE, STOP ALL’AIDS</strong><strong>”</strong></h2>
<p>È questo lo slogan utilizzato dall’OMS per la giornata contro l&#8217;AIDS, con il quale si vuole sottolineare l&#8217;urgenza di rendere più accessibili a livello globale tecniche tempestive di diagnostica e  relative cure tramite i farmaci antiretrovirali.</p>
<p>È stato riscontrato infatti che molti giovani, soprattutto provenienti da paesi meno sviluppati economicamente, abbiano serie difficoltà ad accedere a tali terapie.</p>
<p>Inoltre, in un contesto in cui l&#8217;emergenza COVID ha catalizzato tutte le risorse del mondo sanitario, occorre riaffermare la centralità della tematica dell&#8217;AIDS, che affligge tuttora la popolazioone mondiale in maniera significativa.</p>
<p>La giornata mondiale alla lotta contro l’AIDS ha come obiettivo quello di porre fine a questa malattia entro il 2030.</p>
<p>Un obbiettivo non impossibile che, con le adeguate politiche di cooperazione internazionale e di sanità nazionale, può essere raggiunto.</p>
<h2>&#8221; Prima lo fate, meglio è&#8221;</h2>
<p>L&#8217;accessibilità diffusa a livello mondiale delle tecniche di diagnostica e dei farmaci, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, potrebbe veramente rendere il sogno di un mondo libero dall&#8217;AIDS, una concreta realtà.</p>
<p>Inoltre, attraverso mirate politiche sociali ed educative, sarebbe possibile superare il pregiudizio e la paura, che circondano le persone sieropositive, aiutando gli stessi ad uscire da uno stato di solitudine ed emarginazione, che va ad aggravare la loro già precaria situazione fisica.</p>
<p>Il cammino verso un futuro più libero di integrazione e salute per le persone affette da AIDS è tracciato.</p>
<p>Le istituzioni che ci rappresentano, e noi tutti in prima persona, avremo il coraggio di intraprenderlo?</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/siero-negativi/">Siero-negativi?</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/siero-negativi/">Siero-negativi?</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Etiopia: il primo anniversario della brutale guerra del Tigrè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Conca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2021 18:46:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra che da un anno ha messo in ginocchio l’Etiopia è giunta al suo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La guerra che da un anno ha messo in ginocchio l’Etiopia è giunta al suo primo anno. Il bilancio che se ne trae è drammatico. Le parti coinvolte sembrano lontane da un cessate il fuoco. Con i ribelli sempre più vicini alla capitale, il Primo Ministro Abiy ha reagito dichiarando lo stato di emergenza. Da tutto il mondo arrivano critiche severe, ma i tentativi di mediazione, ad oggi, sono ancora vani.</em></p>
<p>________________________________________________________________________________________________</p>
<p>A un anno dall’inizio del conflitto del Tigrè, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha dichiarato lo stato di emergenza, invitando gli ex soldati e ufficiali, ora in pensione, ad unirsi all’esercito nella battaglia. Inoltre, il governo federale ha invitato qualsiasi cittadino in età militare che abbia un’arma ad arruolarsi. La richiesta è arrivata in un momento chiave del conflitto, proprio mentre le forze del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (TPLF) avanzano verso la capitale, Addis Abeba.</p>
<h3><strong>Le origini delle tensioni</strong></h3>
<p>Salito al potere nel 2018, dopo 27 anni di un governo di coalizione dominato dal Tplf, Abiy ha promosso fin da subito una politica visionaria dalle riforme radicali. Ma se da un lato questo gli permise di porre fine alla guerra fra Etiopia ed Eritrea, facendogli vincere il Nobel per la pace, dall’altro insaprì gli animi dei tigrini, convinti che voglia centralizzare il potere. Il Tplf, quindi, si rifiutò di aderire al nuovo partito e, nel settembre 2020, ignorò il divieto imposto dal governo di tenere le elezioni nella regione. Le tensioni, poi, sfociarono a novembre, quando l’esercito etiope rispose all’attacco di un deposito d’armi per mano del Tplf. Nei piani di Abiy, l’operazione per ristabilire l’ordine doveva durare un mese, ma le divergenze politiche e le storiche ostilità etniche hanno infiammato un conflitto armato che vede coinvolti diversi protagonisti: da un lato le forze del Tigrè e l’esercito di liberazione oromo (OLA), dall’altro l’esercito federale etiope, le forze dell’Amhara e, anche se solo in un primo momento, le forze eritree.</p>
<figure id="attachment_1467" aria-describedby="caption-attachment-1467" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-1467" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Abiy-Ahmed-300x200.jpg" alt="Abiy Ahmed" width="600" height="400" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Abiy-Ahmed-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Abiy-Ahmed-1024x683.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Abiy-Ahmed-768x512.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Abiy-Ahmed.jpg 1200w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-1467" class="wp-caption-text">Abiy Ahmed</figcaption></figure>
<p>A fronte della potente avanzata di Tplf e OLA, anche il governo regionale di Amhara – come quello federale – è passato alla difensiva. Ai cittadini, infatti, è stato chiest0 di mettere a disposizione i propri veicoli e ordinando la chiusura degli uffici amministrativi.</p>
<h3><strong>Un anno di guerra </strong></h3>
<p>Ad oggi, gli animi sono particolarmente infuocati. Violenze, abusi, stupri e schiavitù fanno parte delle “armi” con cui si sta combattendo questa spietata guerra.</p>
<p>Lo scorso ottobre, la televisione tigrina e il portavoce del Tplf, Getachew Reda, confermarono due bombardamenti a Merkelle – capoluogo del Tigrè – per mano delle forze di governo. L’accusa, però, è stata prontamente smentita dai diretti interessati. Il capo dell’ufficio della comunicazione, Legesse Tulu, ha infatti affermato che il governo etiope non avrebbe ragioni per bombardare una sua città, perché «Merkelle è una città etiope». Diverse, comunque, sarebbero state le vittime degli attacchi: tre i morti e decine i feriti.</p>
<p>Inoltre, a novembre, l’arresto di due professori di diritto dell’Università di Addis Abeba – originari del Tigrè – ha dato adito ad alcune accuse mosse dai ribelli, secondo cui le autorità governative sarebbero coinvolte in una spietata repressione dei tigrini. A difendere il governo etiope, però, è intervenuto ancora una volta Tulu, che dichiara che gli arresti non dipendono dall’entità etnica degli individui. Al contrario, sono dovuti al sostegno sospetto dei detti ai gruppi terroristici di Tplf e OLA. A prova di questo, Tulu ha aggiunto che nella capitale vivono più di 500.000 tigrini e i detenuti non superano le mille unità.</p>
<p>Il primo ministro, in un tweet, ha definito le imputazioni come una “sinistra guerra di disinformazione contro la nazione” e ha rivolto un invito ai cittadini ad invertire la rotta di questa “narrativa distorta”.</p>
<figure id="attachment_1461" aria-describedby="caption-attachment-1461" style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-1461" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/tweet-Abiy-Ahmed-193x300.png" alt="tweet Abiy Ahmed" width="500" height="778" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/tweet-Abiy-Ahmed-193x300.png 193w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/tweet-Abiy-Ahmed.png 557w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-1461" class="wp-caption-text">&#8220;Miei compagni etiopi, non dimentichiamo che siamo anche impegnati in una sofisticata guerra narrativa condotta contro la nazione con molti che usano la disinformazione come percorso per le loro mosse sinistre. Ogni etiope deve svolgere un ruolo nel respingere e invertire la narrativa distorta.&#8221;</figcaption></figure>
<p>Ma i botta e risposta non finiscono qui. I tigrini sostengono che Abiy Ahmed, avendo condotto una campagna militare violenta in Tigrè e impedendo l’arrivo di aiuti umanitari, abbia perso il diritto di governare. Di tutt’altro avviso, invece, è l’opinione pubblica, che alle recenti elezioni nazionali ha confermato la vittoria schiacciante di Abiy, il cui governo definisce il Tplf una minaccia per la stabilità dell’intero Paese. In più, il ministro degli Esteri Demeke Mekonnen ha smentito l’incriminazione dei ribelli circa gli aiuti. A detta sua, il governo avrebbe permesso l’ingresso di camion nel Tigrè e di voli umanitari nella regione di Amhara.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-1470 aligncenter" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Tigray-300x225.jpg" alt="" width="600" height="450" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Tigray-300x225.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Tigray-768x576.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Tigray-720x540.jpg 720w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Tigray.jpg 1024w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<h3><strong>La critica internazionale</strong></h3>
<p>Alla luce di questi recenti avvenimenti, la critica internazionale è accesissima. La Commissione dell’Onu per i diritti umani ha espresso grande preoccupazione per i numerosi tigrini detenuti ad Addis Abeba di cui non si hanno informazioni. La stessa Michelle Bachelet, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha accusato le forze armate etiopi di aver abusato della condizione di stato di emergenza.</p>
<p>Finora, a poco sono valsi i tentativi di mediazione internazionale intrapresi dagli inviati degli Stati Uniti, Jeffrey Feltman, e dell’Unione Africana, Olusegun Obasanjo.</p>
<h3><strong>Il bilancio della guerra</strong></h3>
<p>Il bilancio ad un anno dall’inizio della guerra è tragico. Già lo scorso giugno, le Nazioni Unite avevano dichiarato che circa 5,5 milioni di persone nelle regioni confinanti con il Tigrè necessitavano aiuti alimentari e che oltre 350mila erano esposte alla carestia. Oggi i numeri sono sempre più alti, con il 91% della popolazione bisognosa di aiuti umanitari, 100mila bambini a rischio di malnutrizione acuta e, talvolta, letale, e quasi due milioni di persone sfollate. A questi dati vanno aggiunti quelli di migliaia di morti.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-1466 aligncenter" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Tigre.jpg" alt="Tigrè" width="600" height="400" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Tigre.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Tigre-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/Tigre-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>A peggiorare la situazione, inoltre, è la carenza di informazione, visto che ai media è negato l’accesso e che l’Onu e altre organizzazioni internazionali sono escluse o addirittura cacciate. Lo scorso novembre, 16 dipendenti delle Nazioni Unite sono stati incarcerati e solo 6 di loro, poi, rilasciati.</p>
<p>Inghilterra e Stati Uniti hanno invitato i loro cittadini ad abbandonare il Paese, affermando che la situazione di insicurezza potrebbe peggiorare ulteriormente all’improvviso.</p>
<p>Non è chiaro se le forze del Tplf saranno in grado di impadronirsi di Addis Abeba e di forzare un cambio di governo. Al momento, però, ciò che è certo è che le prospettive di un cessate il fuoco sono scarse e colui che ha vinto il Nobel per la pace, oggi, è considerato un criminale di guerra.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/etiopia-il-primo-anniversario-della-brutale-guerra-del-tigre/">Etiopia: il primo anniversario della brutale guerra del Tigrè</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/etiopia-il-primo-anniversario-della-brutale-guerra-del-tigre/">Etiopia: il primo anniversario della brutale guerra del Tigrè</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Svalutazione e idealizzazione &#8211; Pillole di psicologia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Dec 2021 12:49:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La svalutazione e l’idealizzazione sono dei meccanismi di difesa, operano in maniera inconscia nella persona</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>svalutazione</strong> e <strong>l’idealizzazione</strong> sono dei meccanismi di difesa, operano in maniera inconscia nella persona che le utilizza per evitare di gestire qualche sentimento minaccioso.</p>
<h2>Caratteristiche di svalutazione e idealizzazione</h2>
<p>La <strong>svalutazione</strong> è attivata dalla persona per proteggersi da qualcosa che ritiene eccesivo da gestire. Possiamo fare un esempio pratico: immaginiamo che io sia seduta in un bar per prendere un caffe, c’è molta gente e cerco di attirare l’attenzione del barista per orinare il mio caffè, ma lui non mi presta attenzione, cerco di fare dei gesti, tento di chiamarlo ma non ottengo nessuna risposta.</p>
<p>Entra in gioco un <strong>comportamento di svalutazione</strong> nel momento in cui comincio ad avvilirmi perché nessuno mi presta attenzione, mi sento impotente e mi dico: &#8220;Per quanto io provi, non servirà a niente, sembra che nessuno mi veda&#8221;. Quindi, una svalutazione comporta sempre una sopravalutazione.</p>
<p>Dall’altra parte abbiamo l’<strong>idealizzazione</strong> cioè quando valutiamo gli altri migliori e in grado di risolvere tutto. Quindi, l’idealizzazione è quel meccanismo attraverso il quale esaltiamo i valori e le qualità dell’altro, non riconoscendo nell’alto alcuna caratteristica negativa.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1436" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/board-g42259cdf9_1280-300x164.jpg" alt="svalutazione e idealizzazione" width="300" height="164" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/board-g42259cdf9_1280-300x164.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/board-g42259cdf9_1280-1024x559.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/board-g42259cdf9_1280-768x419.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/board-g42259cdf9_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2><strong>L&#8217;importanza dell&#8217;infanzia </strong></h2>
<p>La formazione della difesa inizia dalla <strong>prima infanzia</strong>. I bambini molto piccoli hanno delle fantasie primitive di onnipotenza del Sé che vengono gradualmente sostituite da fantasie di onnipotenza della figura di accudimento (genitori), la quale rappresenta qualcuno di autoritario e autorevole.</p>
<p>Il senso di questa operazione è quella di <strong>protezione</strong>. Il bambino ha bisogno di proteggersi dalle sue paure e per farlo ha bisogno della figura di accudimento con la quale si “fonde”. Crescendo questo potere che diamo all’alto va diminuendo anche se tutti noi ci portiamo per tutta la vita residui del bisogno di dare valor speciale alle persone da cui dipendiamo emotivamente. Tuttavia, alcune persone sembrano non aver mai modificato questo meccanismo di idealizzazione.</p>
<h2>Il narcisista</h2>
<p>Nei <strong>narcisisti</strong> il bisogno di idealizzazione che si è sviluppato nella prima infanzia è quasi sempre presente nella persona adulta. <strong>I narcisisti cercano di travestirsi da re eroi ma pensano da servo</strong>, ecco perché non sviluppano la propria vita e <a href="https://www.proposte-uils.it/violenza-sulle-donne-e-come-si-manifesta/">cercano di svalutare la vita egli altri</a>. Di solito c’è una componente narcisistica in colui che svaluta l’altro. Dietro ogni narcisista grandioso si nasconde un bambino impacciato.</p>
<p>Attraverso il continuo passaggio da <strong>idealizzazione a svalutazione</strong> la persona con personalità narcisista crea continue classificazione per affrontare questioni della sua esistenza. Questo porta a perdere di vista i reali vantaggi e svantaggi che vengono oscurati. Tali conseguenze si ripercuoteranno anche sulle <strong>relazioni interpersonali</strong> in maniera negativa, poiché saranno gravate dal peso del giudizio che dà a ogni cosa e persona.</p>
<p>Concludendo, le cose irrisolte ritornano sempre, se provo invidia, gelosia e se faccio del male all’altro perché non ho risolto la mia situazione interna e, quindi, mi lamento.</p>
<p>Il primo passo per uscire della svalutazione e idealizzazione è <strong>chiedere aiuto</strong>. Chiedere aiuto, <a href="https://www.facebook.com/CAV-athena-102851142097790">anche nei CAV</a>, non è simbolo di debolezza ma è il primo en passe per uscire dalla ambivalenza svalutazione/idealizzazione.</p>
<p style="text-align: right;">Articolo della Psicologa Roberta Madonna</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/svalutazione-e-idealizzazione-pillole-di-psicologia/">Svalutazione e idealizzazione – Pillole di psicologia</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/svalutazione-e-idealizzazione-pillole-di-psicologia/">Svalutazione e idealizzazione &#8211; Pillole di psicologia</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Violenza di genere, per liberarsi le donne devono chiedere aiuto e non avere paura</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/violenza-di-genere-per-liberarsi-le-donne-devono-chiedere-aiuto-e-non-avere-paura/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=violenza-di-genere-per-liberarsi-le-donne-devono-chiedere-aiuto-e-non-avere-paura</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2021 17:25:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[centro antiviolenza athena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i problemi della società odierna ci sono la violenza di genere e la violenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i problemi della società odierna ci sono la violenza di genere e la violenza sulle donne. Sempre più spesso tra le notizie di cronaca sono presenti episodi di violenza che sfociano nel femminicidio. Per analizzare la questione abbiamo intervistato Roberta Madonna psicologa e counselor del centro antiviolenza Athena.</p>
<h2>Il centro antiviolenza Athena</h2>
<p><strong>Dottoressa Roberta Madonna, il centro antiviolenza Athena è una realtà nuova a Roma, avete aperto da poco cominciando a dare un sostegno utile alle donne. Quali sono i servizi che il centro offre?</strong></p>
<p>«<em>Il <a href="https://www.facebook.com/CAV-athena-102851142097790">centro antiviolenza Athena</a> nasce per dare un aiuto al mondo femminile in riferimento alla violenza di genere. Cerchiamo di essere sempre presenti ci sono terapeuti, avvocati e volontarie che hanno fatto un corso volto all’aiuto di donne che hanno subito violenza. I primi contatti con le vittime di violenza sono telefonici, ne vengono fatti all’incirca tre e vengono compilate delle schede per comprendere la gravità della situazione, ci si confronta per capire qual è l’ostacolo per cui la donna non riesce a venire in sede. Il centro è aperto dalle 10:00 alle 12:00 e nel pomeriggio dalle 16:00 alle 18:00. C’è un numero di telefono sempre disponibile per le emergenze. </em></p>
<p><em>Quando si è formato il centro antiviolenza ho contattato tutti gli altri centri e le case rifugio per farci conoscere e dire “ci siamo anche noi”. È un aspetto importante perché vuol dire che c’è sinergia. Laddove si presenta una persona che chiede aiuto può essere indirizzata anche da noi</em>».</p>
<h2>Le diverse forme della violenza di genere</h2>
<p><strong>Come si manifesta la violenza sulle donne? Ci sono diversi tipi di violenza, quali sono le cause e le caratteristiche?</strong></p>
<p><em>«Ciò che è importante distinguere è il conflitto dalla violenza. Nel caso del conflitto, infatti, siamo di fronte ad una situazione di parità relazionale in cui il confronto porta a una negoziazione tra le due parti. La violenza, invece, è una situazione di disparità relazionale tra le parti che non consente una negoziazione, ma che porta ad una prevaricazione di una parte sull’altra. </em></p>
<p><em>Ci sono diversi tipi di violenza, come quella emotiva, economica, casi di stalking. Tra le varie violenze c’è quella psicologica dove un uomo spesso narcisista fa sentire la donna inferiore, arrivando a picchiarla o ad abusare di lei. Quella economica si ha quando, ad esempio, una donna è una casalinga, nei casi in cui l’uomo non permette alla donna di andare a lavorare, assicurandole che penserà a tutto lui, ma in realtà è una forma di violenza, di privazione, obbliga la donna a rimanere a casa per tenerla con sé. </em></p>
<p><em>Comportamenti come alzare la voce o alzare l’indice sono campanelli d’allarme. Frasi come “tu non capisci niente”, “tu non sei nessuno” sono esempi di violenza verbale. Poi si arriva alla violenza più grave, come quella fisica o addirittura l’omicidio. Spesso le donne sono vittime di violenza in quanto hanno visto la violenza in famiglia nei genitori e quindi conosce quel tipo di “comunicazione” e va a ritrovare la stessa dinamica».</em></p>
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<h2>Combattere la violenza</h2>
<p><strong>In che modo si può uscire dalla violenza?</strong></p>
<p>«<em>Si parte dalla consapevolezza di essere vittima. Arrivare al punto di chiedere aiuto. Chiedere aiuto ai centri antiviolenza, i terapeuti, gli avvocati possono dare un aiuto concreto. Se ne può uscire se si è consapevoli e se ne vuole uscire. A volte arrivano donne che a un certo punto interrompono il loro percorso perché hanno paura del cambiamento e hanno timore di distaccarsi da queste persone in quanto conoscono solo la violenza. </em></p>
<p><em>Spesso la <a href="https://www.proposte-uils.it/lockdown-e-violenza-domestica/">violenza nasce già in famiglia</a>, casi in cui la questione è: “che valore c’è tra la figlia femmina, uso questo termine per farmi capire meglio, e il figlio maschio?”. In questo periodo storico l’uomo si sente castrato perché la donna si sta emancipando sempre di più. Le donne si pongono degli obiettivi da raggiungere, la donna è sia mamma sia donna in carriera, incarna molteplici figure. Un senso di castrazione che a volte porta alla violenza</em>».</p>
<p><strong>Come si fa a sporgere denuncia?</strong></p>
<p>«<em>Nel centro antiviolenza, questo messaggio deve passare chiaro, non imponiamo di denunciare il proprio marito o colui che esercita violenza. La decisione deve partire sempre dalla donna, dal bambino o da chi ha subito violenza. Nel centro antiviolenza aiutiamo a consapevolizzare. Per la denuncia la vittima si reca alla polizia insieme ad un avvocato, che le ha spiegato tutto l’iter che deve fare. La figura di un avvocato è importante in quanto, una denuncia se non è impostata bene, rischia di essere procrastinata. Nel caso in cui la violenza è stata subita in famiglia c’è la possibilità che l’autore della violenza venga allontanato»</em>.</p>
<h2>Come diventare volontaria del CAV</h2>
<p><strong>Come vengono formate le volontarie che vogliono far parte di un centro antiviolenza?</strong></p>
<p>«<em>Una delle caratteristiche per diventare volontarie è l’empatia. Una persona empatica è in grado di calarsi nella situazione dell’altro ma mantenendo un certo distacco. Comprende la situazione, non deve esserci giudizio. Alle volontarie viene fornito del materiale didattico per potersi aggiornare e informarsi. In ogni caso c’è sempre l’ausilio dei professionisti, quindi la volontaria si rapporta con loro. </em></p>
<p><em>È previsto un corso di formazione in cui si studiano i vari codici, come il codice rosa dove viene indicata la gravità di varie situazioni. Le volontarie vengono formate su come comportarsi quando arriva o quando telefona una vittima di violenza. Ho fatto un seminario sulla comunicazione verbale e non verbale. Capita che una donna dice una cosa a livello verbale ma ne dice un’altra a livello non verbale. Massima attenzione a quello che una donna dice, fare ascolto attivo. Le volontarie e tutte coloro che si occupano del centro, ovviamente, sono donne in quanto una vittima ha subito una violenza di genere da parte maschile. Una vittima in una volontaria donna trova accoglienza, accudimento. Nella volontaria rivedere la mamma, l’amica</em>».</p>
<h2>Dire no alla violenza di genere</h2>
<p><b>Qual è l’importanza della Convenzione di Istanbul?</b></p>
<p>«<em>La convenzione di Istanbul descrive i vari tipi di violenza per poterle riconoscerle e spiega come intervenire. L’articolo 3 è dedicato alle definizioni. Si illustrano le caratteristiche di “violenza nei confronti delle donne”, “violenza domestica” e “violenza contro le donne basata sul genere”. Viene esposto il significo di “genere” e “vittima”. Si chiarisce che con il termine “donne” sono da intendersi anche le ragazze di meno di 18 anni</em>».</p>
<p><strong>Quale consiglio si sente di dare alle donne vittime di violenza?</strong></p>
<p>«<em>Chiedere aiuto e non aver paura</em><em>. Il primo passo verso il cambiamento per poterne uscire fuori è proprio chiedere aiuto. Sapendo che in questi centri ci sono persone specializzate, dei professionisti. Ci sono persone che non giudicano e non si costringe a fare qualcosa che non si vuole</em>».</p>
<p>Uscire quindi dalla violenza si può! Bisogna prendere coraggio e iniziare un percorso che porti la donna a salvare sé stessa. Non si è mai sole, nei centri antiviolenza ci sono professioniste pronte ad aiutare e sostenere altre donne.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/violenza-di-genere-per-liberarsi-le-donne-devono-chiedere-aiuto-e-non-avere-paura/">Violenza di genere, per liberarsi le donne devono chiedere aiuto e non avere paura</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/violenza-di-genere-per-liberarsi-le-donne-devono-chiedere-aiuto-e-non-avere-paura/">Violenza di genere, per liberarsi le donne devono chiedere aiuto e non avere paura</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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