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	<title>cina - Proposte-UILS</title>
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		<title>Il filo che lega l’Occidente all’Oriente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 15:18:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[#usa]]></category>
		<category><![CDATA[accordi]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Oriente non fa più paura e appare, invece, sempre più importante nelle trattative commerciali anche</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’Oriente non fa più paura e appare, invece, sempre più importante nelle trattative commerciali anche se non mancano i problemi</p>
<blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il commercio mondiale si fonda su una rete di accordi e contro-accordi commerciali che sembrano unire l’Oriente e l’Occidente da un filo talmente sottile da rischiare, continuamente, di spezzarsi</p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Dopo il 6 novembre, quando il popolo americano ha eletto il candidato repubblicano Donald Trump, più di un leader mondiale è sobbalzato sulla sedia perché, si sa, che il tycoon aveva parlato in termini molto duri dell’import commerciale sostenendo che avrebbe alzato i dazi per agevolare il mercato interno. Traducendolo in termini ancora più immediati: appare chiaro che avrebbe voluto ridimensionare la merce straniera in ingresso nel suo Paese e questo ha generato più di una bocca serrata.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Nel frattempo, i principali interlocutori orientali (per esempio la Cina e l’India) avevano già intrapreso un percorso di apertura e/o consolidamento dei loro rapporti commerciali sia con il partner Europa che con gli USA, anche se in modi differenti.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-2605 alignleft" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/12/commercio-stilizzato-oriente-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/12/commercio-stilizzato-oriente-300x168.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/12/commercio-stilizzato-oriente-1024x574.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/12/commercio-stilizzato-oriente-768x430.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/12/commercio-stilizzato-oriente-800x450.jpg 800w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/12/commercio-stilizzato-oriente.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">L’Oriente mondiale è, di certo, molto grande e se – almeno per il momento – si escludesse la Russia, per via dell’ovvia posizione assunta con l’invasione dell’Ucraina, non si potrebbe prescindere dal considerare sia il grande Paese del Taj Mahal e del Gange che quello della Grande Muraglia.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Se l’India ha cercato, per lungo tempo, di mantenere una certa equidistanza sullo scacchiere internazionale a causa degli accordi successivi all’indipendenza dal Regno di Sua Maestà, diverso è il discorso che lega la Cina all’Occidente.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Tutto questo è, però, mutato nel 2005 con la firma del <strong>New Framework for the India-U.S. Defense Relationship</strong> che ha potenziato gli accordi commerciali reciproci. Relazione intensificata, poi, dal <strong>Joint Strategic Vision for the Asia Pacific and Indian Ocean Region</strong> che è nato anche in conseguenza degli accorsi <a href="https://www.geopolitica.info/india-politica-estera-usa/"><strong>One belt, one road</strong></a> cinesi con l’Europa (la cosiddetta <strong>Via della Seta</strong>).</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Gli scambi commerciali indo-europei, invece, sono aumentati nel tempo ma non abbastanza e, probabilmente, proprio per via di quell’accordo con la Cina, accennato prima, che impensierisce &#8211; e non poco &#8211; l’India nella sua egemonia marittima nei mari orientali: gli indiani temono che la Cina potenzi (anche con nuovi porti) la propria rete marittima compromettendo la loro capillarità in quel lato del Mondo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Altro dato da considerare è che il colosso guidato dal Presidente Xi Jinping ha avuto contatti con gli USA sempre più rarefatti dal 2013 ad oggi – questo è evidente da un <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cina-usa-come-stanno-i-rapporti-tra-le-due-superpotenze-186252">interessante grafico prodotto da ISPI</a> &#8211; come se fosse diventato sempre più palese il confronto (apparentemente paritetico) che intercorre, dal punto di vista economico, tra i due giganti commerciali.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La Cina, nella sua economia interna, sta vivendo un periodo di stagnazione avendo puntato tantissimo (nei decenni passati) sulla costruzione edilizia che, al momento, è in stallo e – proprio per questo motivo – sarebbe apparso fondamentale puntare sulla manifattura che terrebbe il Paese “a galla” anche se solo per il breve periodo: proprio in conseguenza di ciò si è determinata la corsa alla superproduzione cinese che vuole cercare di arrivare ovunque nel Mondo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Ora, con la presidenza Trump, questo raffreddamento potrebbe diventare una tempesta gelata se quest’ultimo dovesse trasformare in fatti ciò che aveva detto durante la campagna elettorale. Trump, infatti, avrebbe attribuito la colpa della crisi economica interna statunitense proprio al Paese del Dragone sostenendo che, a causa della scorretta competitività cinese, il comparto industriale, automobilistico, tecnologico statunitense avrebbe subito una frenata con conseguenti perdita di occupazione ecc.<img decoding="async" class="size-medium wp-image-2606 alignright" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/12/import-export-oriente-300x254.jpg" alt="" width="300" height="254" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/12/import-export-oriente-300x254.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/12/import-export-oriente-1024x866.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/12/import-export-oriente-768x649.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/12/import-export-oriente.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Va detto che anche Biden ha attaccato la Cina ma, nel suo caso, puntando l’enfasi sulla sicurezza nazionale (definendola “a rischio”) a seguito della crescente espansione tecnologica cinese. Insomma, un rapporto che appare molto complicato se non addirittura impossibile.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Ciò che invece contraddistingue le relazioni commerciali tra Cina ed Europa è un <em>feeling</em> che sembra crescere in modo più spedito; va detto, però, che l’Europa è legata strettamente alla politica statunitense dalla seconda metà deli anni ’40 e, quindi, mantiene una posizione oculata per non incappare in scomode ritorsioni.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Insomma, appare un Globo fortemente compromesso da rapporti fondati sul gioco-forza dell’uno o dell’altro interprete di turno e dove l’equilibrio internazionale appare alquanto utopico.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/il-filo-che-lega-loccidente-alloriente/">Il filo che lega l’Occidente all’Oriente</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/il-filo-che-lega-loccidente-alloriente/">Il filo che lega l’Occidente all’Oriente</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Taiwan e Cina – Viaggio tra le ferite della storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 19:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[Taiwan]]></category>
		<category><![CDATA[tensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Oriente Davide ha sfidato Golia; comprendere le radici di un lontano conflitto dal sapore</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In Oriente Davide ha sfidato Golia; comprendere le radici di un lontano conflitto dal sapore rivoluzionario</p>
<blockquote><p>Le elezioni del 13 gennaio hanno ribadito la volontà del popolo taiwanese: riuscire ad affermare la propria esistenza svincolandosi dalla grande Cina. Il piccolo Paese all’ombra del gigante ed il loro difficile rapporto raccontati a seguito di una guerra civile non ancora metabolizzata</p></blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La storia è sempre storia contemporanea, diceva Benedetto Croce, volendo ricordare quanto sia indissolubile il legame che collega ciò che accade oggi con i fatti di ieri!</p>
<figure id="attachment_2307" aria-describedby="caption-attachment-2307" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-2307" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/lanterne-cina-taiwan-300x169.jpg" alt="kanterne cinesi di notte, immagine con molto rosso e blu" width="300" height="169" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/lanterne-cina-taiwan-300x169.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/lanterne-cina-taiwan-1024x576.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/lanterne-cina-taiwan-768x432.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/lanterne-cina-taiwan-800x450.jpg 800w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/lanterne-cina-taiwan.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2307" class="wp-caption-text">4601460fromPixabay</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il passato è una forza dirompente che può essere immaginata come se fosse vento che si insinua nel presente: accarezzandolo con dolcezza o sferzandolo con violenza. Non è sempre facile scorgere l’uno o l’altro perché si fondono insieme e diventano un <em>continuum</em> indistinto. Capita però, a volte, di assistere a scelte storiche che non lasciano spazio a dubbi e che mostrano con chiarezza quanto carico di dolore un popolo sia riuscito a trasmettersi di generazione in generazione, come per le votazioni taiwanesi svoltesi ad inizio anno.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il 13 gennaio, infatti, gli uomini e le donne di Taiwan sono stati chiamati al voto ed hanno scelto di ribadire la posizione che li frappone alla vicina Cina. La piccola isola si è espressa ed ha votato &#8211; e premiato &#8211; il leader del Partito progressista democratico (Dpp) Lai Ching-te che, con il 40% delle preferenze, ha scelto di rimarcare la propria indipendenza dalle ingerenze e pressioni cinesi.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il vento di Taiwan ha scelto la sua direzione ma, a questo punto, cosa accadrà quando incontrerà il grande muro cinese? Purtroppo, tra i due Paesi i dialoghi sono, da tempo, pressoché assenti e il motivo principale è che entrambi sostengono di rappresentare democraticamente la Cina; i fatti del passato si sono trascinati fino ai nostri tempi e – probabilmente – saranno destinati a perdurare.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Per comprendere meglio è richiesto un piccolo passo indietro nella storia (siamo nel 1992) quando Lai Ching-te non accetta di firmare e sottoscrivere un accordo su un’unica Cina; sarà proprio quella firma mancata a rafforzare l’astio tra Taiwan e Cina continentale come espressione dell’ennesima occasione mancata in un comune accordo. Una è la costola dell’altra &#8211; gemelle siamesi dal punto di vista linguistico e culturale &#8211; che si sono scisse con uno strappo violento pur rimanendo irrimediabilmente legate. Ciò che separa fisicamente l’isola taiwanese dalla costa cinese continentale sono 150 Km &#8211; circa &#8211; di acqua salata (lo Stretto di Formosa), una distanza che ricorda continuamente a Davide quanto sia vicino ed ingombrante il gigante Golia.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">È bene ricordare che il conflitto tra questi Paesi ha origini lontane infatti dal 1949 esistono, a tutti gli effetti, due Cine: la Repubblica popolare cinese governata dal Partito Comunista e la Repubblica di Cina (nome <em>de facto</em> dell’attuale governo di Taiwan). Proprio quell’anno si afferma nella Cina continentale il Partito comunista di Mao Zedong, viene istaurata la Repubblica Popolare cinese e lo stesso assume la carica di leader.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Mao ed i suoi seguaci, infatti, combattono una guerra civile sostenuti dal popolo più povero – quello rurale per essere più precisi – spodestando il governo nazionalista di Chiang Kai-shek (appoggiato dalle forze occidentali, in particolare gli Stati Uniti d’America, che volevano controllare la grande Cina). Sono gli anni della Guerra fredda e ogni scelta geopolitica comporta un braccio di ferro, più o meno evidente, tra USA e URSS. Gli sconfitti di questa rivoluzione proletaria (Chiang Kai-shek e seguito) fuggono e trovano riparo nell’isola di Formosa – attuale Taiwan – nella quale proclamano la Repubblica di Cina. Da questo momento storico inizia la contesa che, tra alti e bassi, continua a persistere anche oggi.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Le due Cine continuarono, di fatto, a professarsi ognuno come l’unica e vera Cina con gravi ripercussioni anche a livello internazionale. Certo la comunità internazionale non aiutò la distensione: va, infatti, ricordato, che non tutti i Paesi <a href="https://www.nato.int/nato-welcome/index_it.html">NATO</a> assunsero le stesse posizioni in merito. Se da un lato, Stati Uniti e Canada – per esempio &#8211; vedevano la Repubblica di Cina (attuale Taiwan) come la vera beneficiaria del veto permanente; sul fronte opposto si schierarono Paesi come la Gran Bretagna o la Francia (a citarne alcuni) che consideravano ufficiale la Repubblica Popolare cinese, perché nata dalla volontà popolare di libertà ed indipendenza.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">A pagarne le conseguenze maggiori fu una comunità che non riuscì mai più a risaldare quel legame naturale che legava e lega due popoli, più che fratelli.</p>
<figure id="attachment_2308" aria-describedby="caption-attachment-2308" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-2308" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/bandiera-taiwan-murale-300x225.jpg" alt="bandiera di Taiwan dipinta su muro di mattoni" width="300" height="225" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/bandiera-taiwan-murale-300x225.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/bandiera-taiwan-murale-1024x768.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/bandiera-taiwan-murale-768x576.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/bandiera-taiwan-murale-720x540.jpg 720w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/bandiera-taiwan-murale.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2308" class="wp-caption-text">davidpetersonfromPixabay</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Chissà se Lai Ching-te e Xi Jiping (presidenti rispettivamente di Taiwan e della Cina) riusciranno mai a superare questa diatriba. Preoccupa proprio che il presidente cinese Xi Jiping abbia continuato a ribadire – appena dopo aver ricevuto i risultati elettorali taiwanesi – che nulla è cambiato, sconfessando a parole la validità di tali libere elezioni e mostrando l’ennesimo atteggiamento di chiusura a qualsiasi mediazione o compromesso. Si avverte la necessità di personalità politiche diverse, capaci di fare tesoro dal passato e costruire un futuro privo di risentimenti che, ad oggi, sembrano mancare.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Ciò che dobbiamo augurarci è che la situazione si mantenga, seppur non risolta, almeno stazionaria perché significherebbe una non reciproca ingerenza politica e territoriale in attesa di quella classe politica finalmente pronta ad affrontare una sfida di tale portata.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondimenti sulla politica internazionale ti invitiamo a leggere un precedente articolo dal titolo <a href="https://www.proposte-uils.it/lamerica-nei-due-conflitti-piu-importanti-accordo-o-disaccordo/">L&#8217;America nei due conflitti più importanti:accordo o disaccordo</a>.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/taiwan-e-cina-viaggio-tra-le-ferite-della-storia/">Taiwan e Cina – Viaggio tra le ferite della storia</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/taiwan-e-cina-viaggio-tra-le-ferite-della-storia/">Taiwan e Cina – Viaggio tra le ferite della storia</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>L’Afghanistan sconvolto dai talebani ridisegna la geopolitica asiatica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Staropoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 18:38:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ripresa del potere da parte dei talebani in Afghanistan dopo vent’anni è stata un</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La ripresa del potere da parte dei talebani in Afghanistan dopo vent’anni è stata un evento che, nonostante la prevedibilità causata dal ritiro delle truppe USA in seguito all’accordo di Doha dello scorso anno, ha colto di sorpresa anche gli studiosi più esperti della situazione geopolitica del Paese per la velocità con cui è avvenuta.</em></p>
<p>L’atteggiamento dei talebani è l’incognita che permetterà di interpretare le relazioni tra l’Afghanistan e gli Stati più ad esso legati da interessi economici e politici.</p>
<figure id="attachment_1147" aria-describedby="caption-attachment-1147" style="width: 2048px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-1147" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul.jpg" alt="Afghanistan, miliziani talebani a Kabul" width="2048" height="1152" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul.jpg 2048w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-300x169.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-1024x576.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-768x432.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-1536x864.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-800x450.jpg 800w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><figcaption id="caption-attachment-1147" class="wp-caption-text">Afghanistan, 19 agosto 2021. Miliziani talebani a Kabul. Fonte: Skynews.</figcaption></figure>
<p><em><br />
</em>La crisi umanitaria in Afghanistan non è iniziata nei giorni appena precedenti alla presa di Kabul da parte dei talebani, e nemmeno qualche mese fa, con l&#8217;inizio della ritirata delle truppe USA a maggio.</p>
<p>Quando lo scorso inverno abbiamo letto delle violenze della polizia croata lungo la rotta balcanica, ebbene lì c&#8217;erano migranti afghani, per lo più giovani ragazzi, che hanno attraversato tra infiniti pericoli migliaia di km con il sogno di raggiungere in sicurezza un’Europa che avrebbe potuto garantire loro libertà.</p>
<p>Con la presa di Kabul da parte dei talebani lo scorso 15 agosto il motivo per cui questi migranti hanno intrapreso questo viaggio disperato è diventato lampante per il mondo intero.</p>
<h3>L&#8217;accordo di Doha: un ritorno annunciato</h3>
<p>Il loro ritorno dopo vent&#8217;anni in realtà non era esattamente una sorpresa: l&#8217;accordo di Doha firmato il 29 febbraio 2020, mentre il mondo aveva gli occhi puntati sull&#8217;allora paurosa novità della Covid, aveva come interlocutori l&#8217;allora amministrazione USA comandata da Donald Trump e il nuovo presidente de facto dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, il talebano Abdul Ghani Baradar.</p>
<p>Questo accordo prevedeva la ritirata delle truppe USA dall&#8217;Afghanistan in cambio di alcune condizioni (piuttosto favorevoli) per i talebani, come il rilascio di molti dei suoi militanti, fatti prigionieri dal 2001.</p>
<p>Gli esperti che hanno analizzato le clausole di questo documento vi hanno individuato possibili fattori di aumentata instabilità che effettivamente hanno portato a una nuova scalata al potere, solo non si immaginava che le ultime città a cadere lo avrebbero fatto a distanza di poche ore l&#8217;una dall&#8217;altra.</p>
<p>Con le immagini dell&#8217;ingresso dei talebani a Kabul, le narrazioni si sono fatte piene di domande sull&#8217;evoluzione della forza della nuova leadership. Molto dipenderà dalle relazioni che i talebani intesseranno con Paesi che storicamente hanno interessi o influenze in Afghanistan: Cina, Russia, Iran, India, Pakistan, Turchia.</p>
<p>Con gli USA che si sono messi fuori gioco, la domanda principale è cosa faranno adesso le due grandi rivali Russia e Cina, per esempio.</p>
<figure id="attachment_1149" aria-describedby="caption-attachment-1149" style="width: 492px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-1149" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Accordo-di-Doha.jpg" alt="29 febbraio 2020, la firma dell'accordo di Doha tra USA e talebani. Fonte: Il Foglio." width="492" height="275" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Accordo-di-Doha.jpg 492w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Accordo-di-Doha-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 492px) 100vw, 492px" /><figcaption id="caption-attachment-1149" class="wp-caption-text">29 febbraio 2020, la firma dell&#8217;accordo di Doha tra USA e talebani. Fonte: Il Foglio.</figcaption></figure>
<h3><strong>Cina</strong></h3>
<p>Per la Cina la maggior preoccupazione è dovuta ad una potenziale crescente instabilità nella regione a maggioranza uigura, lo Xinjiang, che confina proprio con l’Afghanistan grazie a una lingua di terra stretta e lunga denominata Corridoio del Wakhan.</p>
<p>E la preoccupazione è tale che, come scriveva Alex Small nel suo libro del 2020 “The China Pakistan Axis”, la Cina si preoccupa anche della stabilità politica a lungo termine del Pakistan, culla della formazione delle milizie talebane per oltre mezzo secolo.</p>
<h3><strong>Russia</strong></h3>
<p>Anche Mosca, nei giorni subito successivi alla definitiva presa di potere talebana, non ha dato forti segnali di approvazione o di disapprovazione. Ricordiamo però che, mentre le ambasciate di mezzo Occidente sono state chiuse ed evacuate nelle ore in cui i talebani hanno fatto ingresso a Kabul, l’ambasciata russa è rimasta e senza riduzioni di personale, come ha ricordato Dmitrij Zhirnov, ambasciatore russo a Kabul.</p>
<p>Una relativa tranquillità che deriva da una dialogo tra russi e talebani che va avanti dal 2017, come ha ricordato la politologa Mara Morini su Domani (“<a href="https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/mosca-apre-ai-talebani-per-tutelare-la-stabilita-dellasia-centrale-hryo9109">Mosca apre ai talebani per tutelare la stabilità dell’Asia Centrale</a>”). E di fatto anche la Russia punta i propri occhi sull’Afghanistan perché teme che un’esacerbazione dei rapporti tra talebani e comunità di uzbeki e tagiki in Afghanistan porti instabilità anche in Uzbekistan e in Tagikistan.</p>
<h3><strong>Turchia</strong></h3>
<p>La<a href="https://www.proposte-uils.it/la-turchia-neottomana-di-erdogan/"> Turchia di Erdogan</a> potrebbe trovare un buon interlocutore nei talebani, soprattutto se andiamo a guardare la dimensione della crisi umanitaria che questo nuovo governo ha causato.</p>
<p>Milioni di persone erano in fuga dall’Afghanistan già dopo le prime ore del 15 agosto.<br />
Le condizioni per uscire dal Paese sono state rese ostiche proprio dai talebani stessi che nei giorni successivi hanno presidiato l’aeroporto e impedito a molte persone di fuggire liberamente, come invece previsto da una clausola dell’accordo di Doha e come un portavoce talebano aveva dichiarato ai media in conferenza stampa.</p>
<p>I turchi potrebbero essere molto interessati proprio ad avere il controllo dell’aeroporto di Kabul e, in generale, delle frontiere, essendo la Turchia un passaggio obbligato proprio per chi, ad esempio, intraprende la rotta balcanica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_1148" aria-describedby="caption-attachment-1148" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-1148 size-full" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul.jpg" alt="Afghanistan. La disperazione dei civili nel tentativo di fuga. Fonte: La Stampa." width="1280" height="720" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul.jpg 1280w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul-300x169.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul-1024x576.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul-768x432.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul-800x450.jpg 800w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-1148" class="wp-caption-text">Afghanistan. La disperazione dei civili nel tentativo di fuga. Fonte: La Stampa.</figcaption></figure>
<h3><strong>India e Pakistan</strong></h3>
<p>Il nuovo insediamento del regime talebano non è una buona notizia per l’India, paese storicamente rivale del Pakistan. La grande difficoltà degli indiani sarà quella di dover eventualmente riconoscere ufficialmente il governo talebano, soprattutto se lo faranno anche le concorrenti Cina e Russia. La via del dialogo con i talebani sembra la più probabile per il momento.</p>
<p>Da vedere anche le prossime mosse dei talebani però. Sono infatti sono consapevoli che, pur volendo dominio nazionale e non internazionale, hanno bisogno di creare buoni rapporti di vicinato. Se però l’India dovesse riconoscere i talebani, il rischio è che questi possano rinforzare la rete terrorista del Kashmir.</p>
<h3><strong>Iran</strong></h3>
<p>Per quanto riguarda l’Iran, a stragrande maggioranza sciita e per questo non ben visto dai talebani, sunniti, due cose. In primis notare come questa distanza culturale sia il motore dell’efferatezza delle persecuzioni talebane nei confronti del gruppo etnico degli Hazara, afghani del centro-ovest.</p>
<p>In secundis, come sottolinea Camille Eid su Avvenire (“I patti di Doha e il giallo sul confine con l’Iran. Domande e dubbi”), il cuor leggero degli USA che battono in ritirata senza preoccuparsi del fatto che Teheran potrebbe approfittare di questa lauta opportunità.</p>
<p>L’ultima questione che dovremmo porci è: ciò che Cina e India temono per le radicalizzazioni terroristiche può essere vero anche per un ritorno di Al Qaeda e di Isis? Mentre il quadro futuro è più incerto che mai, sappiamo per certo che i talebani hanno scombinato molte pedine nella scacchiera della geopolitica.</p>
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<p><em>Francesca Staropoli</em></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/afghanistan-sconvolto-dai-talebani-ridisegna-la-geopolitica-asiatica/">L’Afghanistan sconvolto dai talebani ridisegna la geopolitica asiatica</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/afghanistan-sconvolto-dai-talebani-ridisegna-la-geopolitica-asiatica/">L’Afghanistan sconvolto dai talebani ridisegna la geopolitica asiatica</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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