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	<title>malattia - Proposte-UILS</title>
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		<title>Essere medicalmente una mosca bianca, riflessioni di una donna davanti al cancro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Feb 2024 20:14:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scrittrice Deborah Di Cicco consegna al pubblico un saggio esistenziale, un libro autobiografico sul</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="font-size: 14pt;">La scrittrice Deborah Di Cicco consegna al pubblico un saggio esistenziale, un libro autobiografico sul cancro per riflettere sulla </span></strong></em><strong><span style="font-size: 14pt;">conditio humana</span></strong></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Deborah Di Cicco si presenta al pubblico come una giovane madre della <em>working class</em> le cui analisi pedagogiche, etiche, politiche e antropologiche, nonché la scelta forzata del tema trattato, raccontano la straordinaria padronanza acquisita nel campo di indagine dei “fini ultimi”. L’autrice classe 1975 nata a Saronno, cresciuta a Rocchetta al Volturno e residente a Ponsacco, in provincia di Pisa, già collaboratrice presso il giornale Il Ponte di Sacco ha debuttato nel mondo letterario nel 2023 (Protos Edizioni) con un libro che potrebbe aprire il varco a una svolta culturale. Per questa ragione ho voluto intervistarla.</p>
<p><strong>M.G.: Gentile Deborah Di Cicco, anzitutto La ringrazio per aver accettato il mio invito. “Storia di una mosca bianca” tratta molti temi intorno al senso dell’esistenza. Che cosa non sappiamo della vita che invece dovremmo sapere e che la malattia ci fa conoscere?</strong><br />
D.D.C.: <em><span style="font-size: 14pt;">Quando il cancro arriva non è una diagnosi ma una sentenza. L’unica vita che hai sta finendo e ti crolla il mondo addosso, però, in realtà, tutto può essere ricostruito passando per l’elaborazione e l’accettazione. Da questo lungo percorso assai doloroso può nascere la bellezza. C’è un esempio chiaro che è quello dell’ostrica: le perle nascono in un’ostrica il cui aspetto è simile a uno scoglio. Nascono da un dolore, la loro origine è legata ad un corpo estraneo che entra nell’ostrica e la costringe a reagire e a creare una formazione di madreperla, un elemento che ne ferisce le carni. Dalla sofferenza nasce la bellezza, come per molte cose rare e preziose. E’ così, c’è un corpo estraneo che entra e tu puoi decidere se quel corpo può non solo distruggerti il corpo ma anche l’anima. In realtà non è cambiato niente, e vorresti anche trasmettere questa cosa agli altri ma è molto difficile far capire la bellezza della vita “nonostante tutto”</span>.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Malattia e politica. Chi è il malato per la società contemporanea e chi è veramente?</strong> D.D.C.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Il malato è un numero. Si dice che questa impostazione sia dovuta alla privacy, però per noi malati è dura: hai un numero per l’armadietto, un numero per il letto, un numero per la visita, quindi sei un numero. E se non fosse per l’amore della famiglia oltre l’identità perderesti anche la dignità. I medici pensano più che altro in termini di malattie e non di malati, quindi non pensano che noi siamo solo portatori di un male e che abbiamo anche una nostra vita, una personalità, i figli, la famiglia, sogni…</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Nel corso della vita, un uomo su due e una donna su tre si ammalano di cancro. Perché allora la malattia e la morte sono argomenti tabù nella nostra società?</strong><br />
D.D.C.:<span style="font-size: 14pt;"><em> Tanti nascondono ancora la loro malattia, vissuta con un senso di vergogna. Vero è che le cose che non si conoscono come la morte e il cancro spaventano per questo si fa prima a far finta di niente, per questo diventano un “tabù”. A me piace molto lo scrittore Tiziano Terzani e in “Un altro giro di giostra” egli dice che la medicina è riuscita a rimandare la morte però non dà una spiegazione sulle cose che ci sono dopo la morte. </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: La fede religiosa è un altro aspetto umano che la società contemporanea ha progressivamente espunto da se stessa. Che cosa non abbiamo capito?</strong><em><br />
</em>D.D.C.:<em><span style="font-size: 14pt;"> La fede è fondamentale. Soprattutto quando stai male il senso di solitudine ti fa cercare aiuto. Quando ti senti diverso dagli altri dove puoi cercare aiuto? Io l’ho cercato nella fede, infatti, così come mi sono affidata alla medicina, allo stesso modo mi sono affidata alla fede. Per me è cambiato anche il modo di pregare, con il fatto di vedere il mondo con occhi diversi sentivo anche Dio in modo diverso, molto più vicino. Ecco, anch’io sono cambiata in questo senso, e oggi dico che parlare di fede è importantissimo: come si fa a non avere più punti di riferimento, a non credere in niente? In conclusione, anche la fede e l’amore della famiglia fanno parte della terapia salvavita. </span></em></p>
<p><strong>M.G.: “Storia di una mosca bianca” è scritto con una chiarezza argomentativa ed espositiva da far invidia ai classici della formazione. Quali sono i suoi riferimenti letterari e qual è stata la sua esigenza creativa?</strong><em><br />
</em>D.D.C.:<span style="font-size: 14pt;"><em> In realtà si tratta di un’opera troppo personale per poter essere inquadrata all’interno degli schemi letterari, per quanto ampi possano essere. Io amo Tiziano Terzani, Oriana Fallaci, Jane Austen: ho sempre letto tantissimo. C’è da dire che nel mio libro c’è qualcosa di tutti gli scrittori che amo. Quello che mi preme evidenziare per definire la mia esigenza creativa è che ritengo essere il mio un “libro necessario”, e che quando prendo carta e penna entro nel mio mondo in un modo istintivo. Credo che questa sia quello che arriva.</em></span></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/essere-medicalmente-una-mosca-bianca-riflessioni-di-una-donna-davanti-al-cancro/">Essere medicalmente una mosca bianca, riflessioni di una donna davanti al cancro</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/essere-medicalmente-una-mosca-bianca-riflessioni-di-una-donna-davanti-al-cancro/">Essere medicalmente una mosca bianca, riflessioni di una donna davanti al cancro</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>The Father</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Apr 2022 09:50:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[allucinazione percettiva]]></category>
		<category><![CDATA[Antony hopkins]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[decadimento cognitivo]]></category>
		<category><![CDATA[dramma]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Florian Zeller]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[the father]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>The Father è una di quelle poche pellicole che fanno vivere allo spettatore le stesse emozioni e sensazioni dei protagonisti.</p>
<p>Anthony(A.Hopkins), il personaggio principale, è un anziano ottantenne padre di due figlie, affetto da demenza senile, e che si trova a vivere delle situazioni in cui si sente disorientato e incapace di capire se la realtà in cui vive è vera o falsa.</p>
<p>Nella pellicola traspare  anche la sofferenza della figlia che non riesce ad accettare il decadimento cognitivo dovuto alla malattia del padre, significando così il desiderio che si cela dentro il cuore di ogni essere umano di volersi liberare delle sofferenze.</p>
<p>Il regista francese Florian Zeller porta così sugli schermi il dramma, tratto dalla sua opera teatrale “Le Père”, della demenza senile vissuta attraverso gli occhi di una figlia.</p>
<p>Il film, che come recita il sottotitolo italiano “nulla è come sembra”, conduce lo spettatore a vivere una sorta di allucinazione percettiva che è la stessa che vivono i protagonisti, in cui la dimensione temporale si dissolve e con essa la realtà pian piano si sgretola davanti agli occhi di un uomo che non può più controllare nulla.</p>
<p>Presentato al Sundance Film Festival 2020 e accreditato di sei nomination agli Oscar, è disponibile alla visione su SKY.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/the-father/">The Father</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/the-father/">The Father</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>&#8220;Bianco è il colore del danno&#8221; di Francesca Mannocchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Staropoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2021 16:48:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[bianco]]></category>
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		<category><![CDATA[danno]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un titolo impietoso per un colore, il bianco, classicamente associato alla purezza. Ma Francesca Mannocchi,</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un titolo impietoso per un colore, il bianco, classicamente associato alla purezza. Ma Francesca Mannocchi, sempre acuta e calibrata nelle parole che usa per i suoi lavori giornalistici così come per i suoi libri, non si risparmia in obiettività e lucidità anche quando parla di se stessa, come fa in “Bianco è il colore del danno”.</p>
<p>Immaginate la difficoltà del farlo quando il lato di se stessa che espone è quello della sua malattia, la sclerosi multipla, che l’ha costretta a rivedere la sua vita di donna, di mamma e di giornalista in funzione di un’incertezza che va a braccetto con la cronicità di quella malattia.</p>
<p>Leggere Francesca Mannocchi significa sapere che le emozioni suscitate da una storia, in questo caso personale, si vanno sempre ad interfacciare con un contesto o con una riflessione più ampi: qui si entra prima nella sfera personale e poi in quella sociale della malattia, che viene descritta non solo con gli occhi di una persona che vive in quella condizione, ma con quelli di chi ne fa uno strumento per spiegare quanto sia politica anche la condizione del malato.</p>
<p>Avere una malattia non impatta solo sul soggetto colpito ma sulla sua comunità intera, su una società che può sfruttare una crisi epocale per ripensare i modelli di sanità e renderli a misura di malato, sul quale pesa quella che Mannocchi definisce una “vergona collettiva e privata”.</p>
<p>Quella vergogna non spegne la lotta di Francesca, che ancora una volta ci guida in modo magistrale nelle sfaccettature di un tema che pensiamo di conoscere salvo poi scoprire di non aver pensato almeno alla metà delle problematiche che ne conseguono, e lo fa combinando le sue doti di scrittrice con lo spirito critico che guidano il suo <a href="https://espresso.repubblica.it/protagonisti/francesca_mannocchi/">lavoro di giornalista</a>. Una lettura intensamente emozionante e analitica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Francesca Staropoli</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In copertina: Francesca Mannocchi, &#8220;Bianco è il colore del danno&#8221;. Einaudi, 2021, 201 pagine, euro 17,00.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/bianco-e-il-colore-del-danno-di-francesca-mannocchi/">“Bianco è il colore del danno” di Francesca Mannocchi</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/bianco-e-il-colore-del-danno-di-francesca-mannocchi/">&#8220;Bianco è il colore del danno&#8221; di Francesca Mannocchi</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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