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	<title>Articolo di fondo - Proposte-UILS</title>
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		<title>Troppe bugie nella società dell&#8217;informazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2022 17:03:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articolo di fondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riflettiamo sulla contemporaneità, sullo sviluppo esponenziale della tecnologia e sulle implicazioni più critiche della rivoluzione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Riflettiamo sulla contemporaneità, sullo sviluppo esponenziale della tecnologia e sulle implicazioni più critiche della rivoluzione digitale. Se infatti la rete ci permette ormai di comunicare, di scambiare idee, sempre e dovunque, questo mondo online e questa comunicazione incessante crea evidentemente un bombardamento di informazioni dal quale spesso è difficile districarsi.</p>
<h2>Il sovraccarico di informazioni</h2>
<p>Certamente l’informazione assume un ruolo centrale e genera crescita e ricchezza culturale. D’altra parte, la possibilità di avere accesso a qualsiasi tipo di informazione ha creato il fenomeno del sovraccarico di informazioni (v. Alvin Toffler).</p>
<p>Siamo sempre più esposti a una grande quantità di informazioni e questo sovraccarico cognitivo può pregiudicare e spesso pregiudica la nostra capacità di recepire, selezionare e decidere. Si può disporre ormai di così tante informazioni che spesso la maggior parte risulterà superflua.</p>
<p>Occorre quindi saper gestire il sovraccarico di informazioni, discernere le informazioni utili al raggiungimento del proprio scopo da quelle che non assolvono a tale compito. Soprattutto bisogna saper distinguere le informazioni<br />
veritiere da quelle false, anche note come fake news.</p>
<h2>La società dell&#8217;informazione e le bugie</h2>
<p>Questo perché al giorno d’oggi conviene dire le bugie. È inutile negarlo. I meccanismi con cui l’informazione raggiunge le masse e si sedimenta nelle menti delle persone portano a garantire un successo immediato a chi mente.</p>
<p>La smentita e la verità sono troppo lente e complesse per controbattere e annullare l’effetto di una bugia. In realtà non è una questione solo di oggi. È solo che oggi la velocità con cui le informazioni circolano rende il problema più complesso.</p>
<p>Vince lo slogan efficace che ha capacità di convincere nell’immediato rispetto alla riflessione che implica uno sforzo di comprendere e mettere in discussione le proprie condizioni. Solo a lungo termine riusciamo a vedere quanto sbagliate siano alcune affermazioni e i danni che esse producono.</p>
<h2>Quali sono le conseguenze?</h2>
<p>Quale è il fine ultimo della verità? Aiutarci a non ripetere gli errori del passato? Ma infondo siamo una società che ripete costantemente gli errori del passato. La guerra è una costante nella storia di questo martoriato pianeta. Tutti studiano il passato per capire come agire al meglio nel futuro. Eppure, l’umanità non sembra riuscire ad andare verso un punto di svolta. Continuiamo a distruggere il nostro pianeta e non riusciamo a trovare i meccanismi che consentano all’umanità di non generare sofferenza.</p>
<p>Non riusciamo ad essere lungimiranti nelle nostre scelte. Tutti coloro che hanno affiancato il <a href="https://www.proposte-uils.it/ucraina-russia-usa-la-posta-in-gioco-e-sempre-piu-alta/">Presidente Putin</a>, hanno seguito gli effetti immediati delle sue gravi bugie, anziché rivolgersi ad un’analisi per il futuro.</p>
<p>Le nostre azioni non possono vedere solo le conseguenze immediate e prescindere dalle conseguenze future. Queste domande nascono da diverse osservazioni.</p>
<p>Nascono da Salvini che indossa un T-shirt che raffigura Putin. Nascono da Barack Obama che ridicolizza Romney che indica Putin quale maggior principale minaccia per gli Stati Uniti d’America. Nascono dall’incapacità degli USA di tenere lontano dalla scena pubblica persone come Donald Trump che fanno della menzogna l’unica arma politica a diposizione.</p>
<h2>La società dell&#8217;informazione e il prezzo da pagare</h2>
<p>Per fortuna le bugie hanno le gambe corte o meglio la verità viene sempre a galla. Il dramma è che nel frattempo l’umanità ne paga a caro prezzo.</p>
<p>Nella società dell’informazione dobbiamo costruire allora un sistema capace di creare menti critiche. Persone che non si fermano mai all’apparenza. Dobbiamo creare generazioni che abbiano la capacità di prendere decisioni pensando al futuro e al bene dell’intera comunità.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/troppe-bugie-nella-societa-dellinformazione/">Troppe bugie nella società dell’informazione</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/troppe-bugie-nella-societa-dellinformazione/">Troppe bugie nella società dell&#8217;informazione</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>La &#8220;nuova moda&#8221; della Fashion Law</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2021 15:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articolo di fondo]]></category>
		<category><![CDATA[fashion law]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi decenni la Fashion Law è diventata una materia &#8220;alla moda&#8221; nelle università e</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi decenni la <strong>Fashion Law</strong> è diventata una materia &#8220;alla moda&#8221; nelle università e ha formato oggetto di studi specifici, sia teorici che pratici, nonché di master, corsi di formazione e convegni.</p>
<h2>Una nuova disciplina giuridica</h2>
<p>Questa nuova disciplina giuridica è nata su iniziativa di <strong>Guillermo Jimenez</strong> e <strong>Barbara Kolsun</strong>, che nel 2005 hanno creato un Committee on Fashion Law presso il Fashion Institute of Tecnology (F.I.T.). Già al primo incontro del Comitato hanno invitato importanti avvocati specializzati in fashion per raccogliere informazioni e consigli sulla materia. Il Fashion, infatti, era molto cresciuto nella pratica, ma non aveva ricevuto attenzione come materia di insegnamento nelle università e non era stato oggetto di approfonditi studi contenuti in trattati e manuali professionali.</p>
<p>Ma l&#8217;industria della moda era danneggiata da questa diffusa disinformazione e nel 2010 è stato pubblicato per la Fairchild Publishing il primo manuale su Fashion Law.  A questa guida legale sulla moda hanno poi fatto seguito numerosi altri testi e le facoltà di legge hanno inaugurato corsi sulla materia in diverse città degli Stati Uniti e, successivamente, in diversi paesi del mondo.</p>
<h2>Che cos&#8217;è la Fashion law?</h2>
<p>La Fashion Law non interessa soltanto gli studiosi del diritto, ma soprattutto gli stessi designers, imprenditori e operatori della moda che necessitano di conoscere e applicare le leggi statali e internazionali per tutelare i loro marchi e prodotti di moda.</p>
<p>Figlia della globalizzazione, essa nasce infatti proprio per <strong>supportare la fashion industry</strong> sulle più varie questioni legali che investono le fasi della produzione, della distribuzione, del marketing e della vendita al consumatore finale.</p>
<p>Si tratta di un<strong> complesso di regole concernenti soprattutto la proprietà intellettuale, le licenze</strong>, la lotta contro la contraffazione, le start up, le transazioni commerciali e le questioni tributarie, la regolamentazione del lavoro, il leasing, la pubblicità e il marketing, il diritto doganale e il commercio internazionale.</p>
<p>Se queste sono le tematiche classiche, negli ultimi anni la <strong>Fashion Law ha però allargato i suoi orizzonti</strong> anche a problematiche più attuali come l&#8217;impatto delle nuove tecnologie sulla distribuzione dei prodotti, le regole in materia di photoshop e il corpo delle/i modelle/i, la pubblicità nel mercato digitale, le tecnologie indossabili, <strong>la fast fashion e la <a href="https://www.proposte-uils.it/linsostenibile-leggerezza-del-contratto-sostenibile/">sostenibilità</a></strong>, i codici etici e una sempre più accentuata responsabilità dei consumatori nelle loro scelte d&#8217;acquisto.</p>
<h3>L&#8217;appropriazione culturale</h3>
<p>Di particolare interesse riveste ultimamente anche la tematica dell&#8217;<strong>appropriazione culturale</strong> (<em>cultural appropriation</em>).  Un&#8217;espressione entrata nell&#8217;Oxford English Dictionary nella sua edizione del 2018 per indicare &#8220;<em>l&#8217;adozione non riconosciuta o non appropriata delle pratiche, dei costumi o dell&#8217;estetica di un gruppo sociale o etnico da parte dei membri di un&#8217;altra comunità o società (tipicamente dominante)</em>&#8220;.</p>
<p>Ma si tratta di un termine che in realtà risale agli anni Quaranta (A. E. Christy, <em>European cultural appropriation from the Orient</em>, 1945), anche se è entrato nel linguaggio comune a partire dagli anni Ottanta. La lotta contro lo sfruttamento o appropriazione indebita di forme culturali, creative e artistiche di altri popoli è intesa principalmente quale critica all&#8217;espansionismo occidentale e a quelle forme di plagio che cercano di assumere le mentite spoglie della contaminazione e dello scambio culturale.</p>
<p style="text-align: right;">Michaela Giorgianni</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-nuova-moda-della-fashion-law/">La “nuova moda” della Fashion Law</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/la-nuova-moda-della-fashion-law/">La &#8220;nuova moda&#8221; della Fashion Law</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Le correnti della moda fra innovazione e tradizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2021 09:53:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articolo di fondo]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La moda si manifesta mutevole nelle sue forme in ogni tempo e in ogni luogo,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La moda si manifesta mutevole nelle sue forme in ogni tempo e in ogni luogo, dalle arti alle scienze, dalla politica all’economia, ed esprime un “modo” di essere e di apparire, di esprimere se stessi e comunicare con gli altri, considerato adeguato in un determinato momento temporale, ma allo stesso tempo fragile e fugace, destinato a scomparire rapidamente per ripresentarsi in una diversa e nuova forma, altrettanto passeggera e fuggevole.</p>
<p>Già agli inizi del Novecento <strong>Georg Simmel</strong>, esponente della cultura tedesca e uno dei padri fondatori della sociologia, studiando il fenomeno della moda e cercando di interpretare la modernità, ha osservato che “<em>il fascino propriamente piccante e stimolante della moda risiede nel contrasto tra la sua diffusione ampia e onnicomprensiva e la sua rapida e fondamentale caducità, e nel diritto ad esserle infedeli</em>”.</p>
<h2>Moda e società: prestigio della novità e prestigio dell&#8217;antichità</h2>
<p>La moda, se senz’altro si muove costantemente verso il nuovo, non rifiuta però allo stesso tempo la continuità e la tradizione, accanto alla precaria innovazione, e agisce diversamente a seconda della società in cui opera. Nella dialettica tra “invenzione” e “imitazione” nel mondo sociale, <strong>Gabriel Tarde</strong>, sociologo e criminologo francese della fine dell’Ottocento, ha così evidenziato l’avvicendarsi della moda e della consuetudine, distinguendo: epoche e società di moda, caratterizzate dal <strong>“prestigio della novità”</strong> e dalla diffusione rapida delle innovazioni, in cui “si è più orgogliosi del proprio tempo che del proprio paese”, del presente rispetto al passato; ed epoche e società di consuetudine, in cui regna il<strong> “prestigio dell’antichità”</strong> e si assiste a un consolidamento delle novità in tradizioni e costumi, perché “si è più infatuati del proprio paese che del proprio tempo”, valorizzando la tradizione e la continuità con il passato piuttosto che coinvolgere la realtà storica dell’epoca presente.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1101" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/190821_vZfdy-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/190821_vZfdy-300x199.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/190821_vZfdy-1024x681.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/190821_vZfdy-768x511.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/190821_vZfdy.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Questo dialogo fra il passato e il presente, fra imitazione e innovazione, che può spiegare il fluire della cultura negli atteggiamenti umani delle diverse società e delle diverse epoche, riesce così a configurare la moda come rappresentativa della cultura nella modernità e postmodernità. Le riflessioni svolte dalla fine dell’Ottocento sulla moda mantengono infatti ancora la loro attualità per meglio comprendere il fenomeno sociale nell’era della globalizzazione, quando ormai la dimensione spaziale travalica regolarmente i confini nazionali e parlare quindi in termini locali appare riduttivo.</p>
<p>Questo non significa tuttavia necessariamente che le questioni sociali possano o debbano essere affrontate soltanto a livello globale. Anzi, il percorso storico ha finora dimostrato un andamento caratterizzato dall’avvicendarsi di periodi di prevalenza della dimensione nazionale, come reazione al mercato autoregolato, desocializzato e spoliticizzato, e che rivendica protezione sociale, e di periodi di denazionalizzazione e affermazione della dimensione cosmopolita (Somma).</p>
<h2>Moda e &#8220;glocal&#8221;</h2>
<p>Spesso si utilizza il termine “<a href="https://www.treccani.it/vocabolario/glocal/">glocal</a>”, che raccoglie insieme la dimensione globale e quella locale, proprio per evidenziare l’interconnessione dei fenomeni politici, sociali, culturali, ambientali ed economici oltre i confini geopolitici e per riconoscere al contempo le identità e le specificità delle singole realtà territoriali. Insomma, il binomio global-local inteso comunemente come contrapposizione fra comunità universale e comunità locale, fra interesse generale e interesse particolare, potrebbe essere guardato anche in modo da non necessitare un rinnegamento o un’esclusione reciproca. E se anche la moda è stata qualificata con l’espressione “globale”, ciò nonostante essa continua ad essere caratterizzata dal <a href="https://www.proposte-uils.it/imprese-sostenibili-in-italia/">contesto con le sue peculiarità locali e le sue radici nel passato</a>, attribuendo così rilievo al territorio e alla cultura nelle sue componenti locali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Michaela Giorgianni</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/le-correnti-della-moda-fra-innovazione-e-tradizione/">Le correnti della moda fra innovazione e tradizione</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/le-correnti-della-moda-fra-innovazione-e-tradizione/">Le correnti della moda fra innovazione e tradizione</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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