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	<title>detenuti - Proposte-UILS</title>
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		<title>“Parole Liberate”, ritorna il celebre concorso musicale riservato ai detenuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2023 12:14:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Parole Liberate” è un concorso aperto alle persone detenute nelle carceri italiane ideato dal giornalista</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Parole Liberate” è un concorso aperto alle persone detenute nelle carceri italiane ideato dal giornalista Michele De Lucia, dall’attore Riccardo Monopoli e dall’autore Duccio Parodi.<br />
L’associazione omonima dà la possibilità ai detenuti di presentare una lirica e vincere una vera e propria produzione discografica a partire dal testo, con la collaborazione di artisti di primo livello.<br />
Il premio ha raggiunto grandi risultati sin dalle prime edizioni. In particolare, il testo risultato vincitore per l’edizione 2015/2016 è stato letto da Gabriel Garko nel corso della serata finale del Festival di Sanremo. Tra i grandi artisti che hanno contribuito a musicare i testi vi sono stati Ron, Virginio Simonelli, Enrico Maria Papes, Petra Magoni e Finaz.<br />
Durante il periodo di stop forzato imposto dalla pandemia “Parole Liberate” ha portato avanti il proprio progetto pubblicando nell’aprile 2022 un album omonimo prodotto da Paolo Bedini (Baracca &amp; Burattini), che ha raccolto insieme i migliori testi tra quelli che hanno concorso al premio.<br />
Il filo conduttore di questo straordinario <em>concept album</em> è la condizione delle persone detenute. Dopo essermi innamorato di brani come “La finestra” di Yo Yo Mundi, o “L&#8217;immagine di te” di Andrea Chimenti e Gianni Maroccolo, ho colto al volo l’opportunità di intervistare il Presidente dell’Associazione per comprendere il loro punto di vista sul rapporto tra musica e devianza.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: 14pt;">Dopo la pubblicazione di un album omonimo con i brani più belli il concorso è pronto a ripartire per una nuova edizione nel 2024</span></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.</strong>: <strong>Michele De Lucia, l’album “Parole Liberate” contiene testi composti da detenuti che trattano temi di esclusione sociale, solitudine, rimorso, ma anche di volontà di riscatto e di speranza in un futuro migliore.<br />
Sorprende il contrasto tra la qualità di questi brani e quelli invece che oggi vanno per la maggiore tra i giovani. Infatti, i brani che scalano le classifiche su Youtube e Spotify sono brani rap di bassa qualità che spesso inneggiano alla criminalità. Lei come interpreta  questo fatto?<br />
</strong>M.D.L.: <em>Fai sempre domandine così da niente? Sarei tentato di darti la tipica risposta, passami il termine, “paracula”, tipo: “ogni generazione ha la sua musica” o “in fondo la trap è il sintomo di un disagio reale”. Preferisco essere onesto: trovo quella roba totalmente non interessante, una perfetta colonna sonora da social, tutta immagine e niente sostanza. Se, come hai giustamente fatto notare, metti della roba finta accanto alla sofferenza – e alla vita &#8211; vera dei detenuti, la differenza si vede subito, ed è un abisso.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.</strong>: <strong>Qual è secondo Lei la funzione rieducativa di questo tipo di concorsi per i detenuti e quanto è importante che il tema del carcere raggiunga un pubblico vasto?<br />
</strong> M.D.L.: <em>In realtà non amo molto il termine “rieducazione”, perché più che a qualcosa di positivo, mi fa pensare alla “cura Ludovico” di Arancia Meccanica o alla violenza di qualche Stato totalitario. Detto questo, credo che iniziative come la nostra possano essere, per le persone che vivono un’esperienza drammatica e di rottura quella del carcere, un aiuto prezioso, un innesco, una scintilla per provare a ripartire, un’occasione per far conoscere il proprio talento.</em> <em>Il carcere non ha senso se si risolve in un parcheggio, in un non-luogo di cui si finge di ignorare l’esistenza, come se non fosse anche quella una parte della società. Nella nostra iniziativa non c’è niente di “buonista”, piagnone o consolatorio: non ci sentirete mai dire “poverini”, cosa che peraltro i detenuti per primi non vogliono sentirsi dire. Piuttosto, hanno bisogno di sentirsi riconosciuti come esseri umani, che hanno diritto al rispetto, a un racconto, a una possibilità di riscatto.<br />
</em><strong><br />
M.G.: Che tipo di risposta c’è stata da parte delle radio nel proporre al proprio pubblico i brani di questo meraviglioso album?<br />
</strong>M.D.L.: <em>I brani hanno girato soprattutto in rete, sulle piattaforme digitali, dove è stato distribuito da The Orchard, che poi è Sony Music, e in una serie di spettacoli dal vivo che abbiamo realizzato per ora soprattutto in Liguria. Il secondo posto al Premio Tenco e la vittoria del Premio Lunezia poi hanno contribuito molto a far conoscere il progetto. E pian piano anche le radio si stanno accorgendo che c’è bisogno, come dicevi tu all’inizio, di tornare ai contenuti. Anche e soprattutto se sono scomodi. </em></p>
<p><strong>M. G.: Quali sono i progetti per il futuro? E’ in previsione un nuovo bando per il 2023/2024?</strong><br />
M.D.L.: <em>I progetti sono moltissimi. Sicuramente ci sarà un nuovo bando, che lanceremo probabilmente entro la prossima primavera. Prima, con Paolo Bedini di Baracca &amp; Burattini, speriamo di riuscire a realizzare il seguito dell’album uscito lo scorso anno, per poi riportare queste canzoni dove tutto è iniziato: nelle carceri, alle persone detenute, per un messaggio di speranza, che mi sembra sempre più urgente non solo per chi sta “dentro”, ma anche per chi sta “fuori”.</em></p>
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		<title>La riforma Cartabia istituzionalizza il modello della giustizia riparativa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jul 2023 09:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia e riforme istituzionali]]></category>
		<category><![CDATA[carcerati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parliamo di riforma della giustizia penale e modello riparativo con la Dott.ssa Mariantonietta Cerbo, già</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Parliamo di riforma della giustizia penale e modello riparativo con la Dott.ssa Mariantonietta Cerbo, già dirigente penitenziario presso Uffici di Esecuzione Penale Esterna e direttrice di Uffici Regionali dell’Amministrazione Penitenziaria in Lombardia, Marche, Abruzzo e Molise; socia fondatrice e Consigliera Tesoriere del Centro Europeo Studi Penitenziari – CESP di Roma, membro FIDU &#8211; Federazione Italiana Diritti Umani ed attuale incaricata del settore di lavoro “carcere” presso il Partito Socialista Italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Egregia Dott.ssa Mariantonietta Cerbo, intanto la ringrazio per la sua disponibilità e le faccio i complimenti per la sua vita dedicata alle tematiche penitenziarie e all’impegno politico. La riforma della giustizia penale si pone l’obiettivo di accorciare le tempistiche dei processi penali, per questa ragione la novella introduce numerosi meccanismi deflattivi mentre la giustizia riparativa sembra andare in una direzione opposta. E’ proprio così?</strong><br />
<span style="font-size: 14pt;">M.C.: <em>Non la vedo in questo modo. Infatti, la riforma consente al giudice della cognizione di applicare anche pene sostitutive delle pene detentive brevi, che rientrano nel modello di giustizia riparativa particolarmente la pena sostitutiva del L.P.U. Si aggiunga che quando la pena sostitutiva comminata scende al di sotto dei tre anni è suscettibile di trasformarsi in affidamento in prova al servizio sociale con accesso dalla libertà anche su proposta del P.M. ai sensi delle nuove previsioni. L’effetto deflattivo dei processi, pertanto, è assicurato e il modello di giustizia portato avanti dalla Ministra Cartabia dimostra di essere non in contrasto, bensì coerente con gli obiettivi di celerità auspicati. La riforma ha, pertanto, contribuito a sistematizzare un nuovo modello raccordandolo con le prime prescrizioni di giustizia riparativa, già presenti in nuce nell’Ordinamento Penitenziario del 1975, basi pensare all’art. 47 c. 7 O.P. che prevede che “l’affidato si adoperi in quanto possibile in favore della vittima del suo reato”. Nella mediazione penale, che è parte del modello di giustizia riparativa, può ravvisarsi un ostacolo alle esigenze di celerità laddove la vittima frapponga resistenze al percorso di riparazione dell’offesa. Tuttavia, nell’economia di una riforma assai complessa credo  che ciò che avrà più impatto sarà l’ampliamento dell’ambito di applicazione dell’istituto della messa alla prova con la sospensione del procedimento, che vede al centro del programma di trattamento previsto lo svolgimento di L.P.U. come riparazione simbolica nei confronti della vittima nonché dell’ intera comunità di appartenenza.</em></span></p>
<blockquote><p><span style="font-size: 14pt;"><strong><em>La Dott.ssa Mariantonietta Cerbo, sociologa esperta del settore penitenziario, ci illustra </em></strong><strong><em>il ruolo dell’intervento apportato dalla legge n. 134/2021 e dal d.lgs. n. 150 del 2022 </em></strong><strong><em>nel superare i modelli retributivo e rieducativo</em></strong></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G. Questa sistemazione risponde alle aspettative? Secondo Lei è un buon risultato?</strong><br />
<span style="font-size: 14pt;">M.C.:</span><em><span style="font-size: 14pt;"> Gli effetti che nascono dall’esito positivo di un programma di giustizia riparativa mettono in luce che nasce un nuovo modello penale. Esso offre percorsi atti a favorire la definizione anticipata del procedimento e, insieme, permette di sviluppare un percorso interiore del reo verso una presa di coscienza del disvalore della propria azione antigiuridica. Basti pensare che il reo aderisce ad un programma con la volontà di ricucire lo “strappo” che il suo reato ha prodotto in seno alla società. I nuovi percorsi di definizione anticipata del procedimento si aggiungono a istituti già  esistenti come l’estinzione del reato per condotte riparatorie ex art. 162 ter c.p., perciò non posso che ravvisare un buon risultato complessivo. In riferimento all’esecuzione penitenziaria, l’ampliamento apportato della riforma Cartabia, in particolare con il nuovo art. 15 – bis O.P., si pone organicamente ed in continuità con un percorso precedente che ha fatto da apripista. Mi preme ricordare che la possibilità di partecipazione dei ristretti a programmi di natura riparativa con lo svolgimento di L.P.U. era già presente con gli artt. 20 ter e 21 c. 4ter dell’ Ordinamento Penitenziario.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Dopo il record di suicidi del 2022, da più parti si è parlato di “situazione insostenibile” delle carceri italiane. Secondo Lei quali sono i settori nei quali si deve intervenire, al di là della riforma?</strong><br />
<span style="font-size: 14pt;">M.C.: <em>Si parla costantemente dei suicidi nelle carceri, tuttavia si fatica a individuare le risposte a un problema che origina dal disagio causato da molteplici fattori. Anzitutto, il disagio psichico che colpisce detenuti e anche operatori penitenziari, in particolare quelli addetti alla vigilanza che svolgono un lavoro estremamente usurante sul piano psicologico. In secondo luogo, le condizioni delle carceri italiane negli ultimi anni sono andate peggiorando sotto diversi punti di vista. Vi è carenza di organico specialmente per quanto riguarda i Direttori penitenziari. L’edilizia penitenziaria necessita di una riprogettazione architettonica globale degli spazi che ne migliori la vivibilità e soprattutto la funzionalità in riferimento all’espletamento delle attività rieducative trattamentali. Sono aumentate le problematiche attinenti alla tutela della salute dei detenuti. Nella riforma Cartabia c’è la volontà di cambiare la visuale intorno al mondo delle carceri. La Ministra ha sempre detto con chiarezza che, quantunque il senso comune veda la pena come detenzione in carcere a carattere afflittivo, la Costituzione non parla  mai di pena “detentiva”, pertanto questa dovrebbe impiegata solo come extrema ratio e solo nei confronti di soggetti con carriere criminali importanti. La persona che ha commesso il reato deve risarcire la comunità civile del proprio gesto, ma la restrizione in carcere non può essere l’unica o la migliore soluzione, soprattutto per i suoi effetti stigmatizzanti e desocializzanti che producono recidiva.</em></span></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-riforma-cartabia-istituzionalizza-il-modello-della-giustizia-riparativa/">La riforma Cartabia istituzionalizza il modello della giustizia riparativa</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/la-riforma-cartabia-istituzionalizza-il-modello-della-giustizia-riparativa/">La riforma Cartabia istituzionalizza il modello della giustizia riparativa</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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