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	<title>donna - Proposte-UILS</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 17 Jun 2024 13:13:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Storia di una violenza non ancora superata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 13:13:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maria lascia tutto e parte per non tornare più indietro in cerca di un modo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria lascia tutto e parte per non tornare più indietro in cerca di un modo per dimenticare; una violenza, però, ti si attacca addosso. Nonostante tutto lei si è aperta ed ha condiviso con noi di UILS ciò che ha provato</p>
<blockquote><p>Questo articolo apre un ciclo di inchiesta sulla violenza di genere a danno delle donne. Storie di violenza e di dolore, di shock e, in questo caso, di una ragazza che ha smesso di pensare al futuro. Questa è la storia di una vittima di stupro</p></blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">I fatti che ci apprestiamo a raccontare saranno coperti da una serie di omissioni; ciò che vogliamo è tutelare l’immagine di una giovane donna che non desidera in alcun modo essere riconosciuta. Ci è stato permesso solo di dire che ora non vive più nella città nella quale sono avvenuti i fatti che stiamo per raccontare perché quelle strade le ricordano un’invasione della propria persona e libertà e da lì ha deciso di andare via. Attualmente Maria (questo è il nome che ha scelto di fornirci e noi rispettiamo la sua privacy) vive in Piemonte, una regione che non ha alcun contatto diretto o indiretto con il suo passato e, quando la solitudine l’attanaglia, prende il cellulare e telefona la mamma e alcune sue amiche di infanzia. Maria sta ancora cercando di dimenticare.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria aveva poco più di 18 anni al tempo dei fatti ed era un’adolescente dalla vita tranquilla che non eccedeva mai in nulla e che cercava, per quanto la giovane età le permettesse, di immaginare anche un futuro e, quindi, costruire un percorso che potesse accompagnarla verso il suo sogno da quando era una bambina: la professione veterinaria (Maria era ed è una grande amante degli animali!).</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Studiava tanto durante il periodo passato tra i banchi del liceo, già pensando ai test per accedere alla facoltà di medicina e poi specializzarsi in veterinaria, ma viveva anche una vita da adolescente nata e cresciuta a Roma. Andava spesso al cinema con le amiche e gli amici di classe, frequentava una palestra dove era entrata in una squadra di pallavolo e aveva, da poco, iniziato degli incontri con un’insegnante di canto. I genitori di Maria vedevano in lei una certa responsabilità e questo li faceva stare tranquilli e, perciò, la lasciavano uscire spesso anche sola anche perché avvisava sempre dove e con chi usciva.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Questo articolo parla di uno stupro consumato in un palazzo vicino casa di Maria, uno stupro commesso di tardo pomeriggio (circa le 17:30/17:45) di un giorno qualsiasi di un febbraio di qualche anno fa, tra le strade di Roma.</p>
<figure id="attachment_2459" aria-describedby="caption-attachment-2459" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-2459" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse-300x199.jpg" alt="scarpe rosse con il tacco simbolo violenza sulle donne" width="300" height="199" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse-300x199.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse-1024x680.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse-768x510.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2459" class="wp-caption-text">foto di Luca da Pixabay</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria quel giorno stava facendo pressappoco ciò che aveva fatto il giorno precedente e che avrebbe fatto quello successivo: andare al liceo la mattina fino alle 13:10, tornare a casa per pranzo (aveva la fortuna di abitare vicino allo studio nel quale imparava a respirare con il diaframma) e poi fare i compiti. Quel giorno l’insegnante di canto le aveva chiesto di posticipare l’incontro (invece che vedersi dalle 16:30 sarebbe dovuta andare a lezione alle 17:30) perché aveva avuto un ritardo a rientrare per problemi di traffico. Maria aveva pensato che sarebbe stato anche meglio per lei perché avrebbe potuto terminare quel capitolo di letteratura latina più difficile del previsto.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La ragazza allora decide di lasciare casa circa 20 minuti prima (questa è la distanza che intercorre con un’andatura a media velocità costante tra casa sua e quella dell’insegnate di canto) ma le strade sono già quasi deserte e buie perché il meteo era stato particolarmente piovoso nei giorni precedenti e non accennava a migliorare.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Mi rendo conto che è molto difficile parlarne. Se in qualsiasi momento tu volessi fermarti non esitare e interrompiamo la narrazione. Posso chiederti cosa ricordi di quel pomeriggio?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>Maria- È strano per me, sono passati svariati anni </em>[a questo punto si controlla le mani come se avesse bisogno di contarle visualizzando le dita]<em>, 7 anni per l’esattezza, a volte mi sembra di aver dimenticato ma altre volte mi sento di essere ancora lì in quel momento e non passa. Ho accettato di raccontare perché capita troppe volte e ci si sente sole. Magari raccontando ciò che è successo ci si rende conto di essere simili ad altre donne, magari si decide anche di denunciare.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Cosa ricordi di quella sera, anzi pomeriggio?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- Ricordo che avevo sentito la mia insegnate per la lezione di musica pop. Non ho mai pensato di seguire un corso di canto, credevo di essere stonata, ma mi sono fatta coraggio perché sono sempre stata molto timida e temevo che questa mia attitudine avrebbe potuto rendere più difficile la mia carriera universitaria. Bene, ricordo che ero uscita di casa, casa mia dista pochi Km da quella della mia insegnante di canto, ma era già buio perché era un pomeriggio di febbraio. In quel momento non stava piovendo anche se aveva smesso da poco ed avevo con me un ombrello per precauzione. Ricordo che iniziai a camminare, avevo in testa ancora la traduzione di latino che mi stava dando più di qualche problema.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Poi cosa accadde? Racconta solo quello che ti senti di condividere…</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- Ricordo che stavo camminando, guardando in basso perché temevo le pozzanghere e di scivolare. Ad un certo punto, di fronte a me, vedo due piedi, fermi. È accaduto tutto in pochi minuti. Era una strada a senso unico, con marciapiedi stretti (di quelli nei quali si può camminare uno alla volta) e allora mi feci da parte, schiacciandomi sulla parete alla mia destra per lasciare il passo ma… lui mi superò schiacciandosi a sua volta su di me e quando io ripresi a camminare allora mi sentii presa con un braccio mentre con la mano mi tappava la bocca. </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Ti sei sentita aiutata dalle istituzioni?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- Posso dire che ho incontrato tante persone professionali che mi hanno aiutata. Occorre capire che quando accade qualcosa del genere potresti non avere più voglia di fare nulla. Questo è quello che ho provato io; ho smesso di esistere, passavo le mie giornate in uno stato di solitudine perché non riuscivo a dimenticare ma, anche, mi sentivo sbagliata. In parte colpevole.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Come è possibile che ti sentissi colpevole?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- La prima cosa che pensai durante il ricovero fu “Perché a me?” e “Cosa avevo fatto di sbagliato…”. Ora, a distanza di tempo, e grazie all’aiuto del mio terapeuta (che mi ha salvato la vita) io riesco a guardarmi di nuovo e non sentirmi più sbagliata ma all’epoca pensai che avessi attirato l’attenzione in qualche modo e che, in parte, fosse stata colpa mia. Lo pensavo ma non avevo il coraggio di dirlo a voce alta. Più ci pensavo e meno riuscivo a parlare.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>Certo all’epoca non me ne rendevo conto anzi venne fuori durante uno dei miei incontri di psicoterapia ai quali, all’inizio,</em> <em>partecipavo senza dire nulla. Il mio psicoterapeuta mi ha pazientemente aspettato.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Vorresti dire qualcosa in modo spontaneo; qualsiasi cosa, siamo qui per te e per la tua storia.</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- Mi sento di dire che va fatto ancora molto per aiutare le vittime di violenza a non sentirsi in alcun modo sbagliate. La società è troppo giudicante, le istituzioni politiche fanno e dicono troppo poco per condannare ogni forma di violenza. Si rischia di far morire dentro una donna o una ragazza senza rendersene conto. Occorre investire nei servizi assistenziali perché troppo spesso si rischia di sentirsi sole e abbandonate. Voglio, però, ringraziare tutte le persone che mi hanno curata nelle ferite del corpo e dell’anima.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria fu spinta all’interno di un palazzo e, dopo aver ricevuto un colpo in testa, fu stuprata. A trovarla fu una coppia di condomini di quel palazzo che conoscevano, seppure solo di vista, Maria e che chiamarono l’ambulanza. Maria non parlò per circa un mese. Non piangeva, guardava il vuoto (questo mi disse durante l’intervista) e per questo motivo fu aperta una denuncia di stupro verso ignoti. Maria mi ha confidato che le ferisce non ricordare nulla di quell’uomo perché era buio e, nonostante gli sforzi, riesce solo a riportare alla memoria piccoli particolari (un orologio, le scarpe, i jeans con risvolto) e una sagoma molto confusa. Ciò che la terrorizza ancora adesso è non riuscire a dare un volto ad un uomo che le ha fatto del male e che teme di incontrare e non riconoscere. Per questo continua la terapia psichiatrica che, a suo dire, la sta aiutando pian piano ad andare avanti.</p>
<figure id="attachment_2458" aria-describedby="caption-attachment-2458" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-2458" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-300x169.jpg" alt="donna triste" width="300" height="169" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-300x169.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-1024x578.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-768x433.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-800x450.jpg 800w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2458" class="wp-caption-text">foto di Urlike Mai da Pixabay</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Purtroppo, il colpevole non è mai stato identificato e preso. In quella strada non erano presenti alcun tipo di telecamera, gli inquirenti hanno avuto a disposizione solo una immagine di un uomo (sembra 30/40enne) con la testa ed il volto nascosto da un cappuccio scuro.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria non si è ancora iscritta alla facoltà di medicina ma ciò che le auguriamo è che un giorno riesca a lasciarsi questa brutta vicenda alle spalle e coronare, finalmente, il suo sogno di aiutare gli animali, che continua a preferire alle persone.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">È una storia brutale che deve lasciare uno spiraglio di speranza e ottimismo per il futuro che, per Maria, deve ancora essere scritto; le auguriamo di riuscire a lasciarsi alle spalle la violenza brutalmente subita e riscoprire solo il bello della vita.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Diastasi addominale, cosa vuol dire avere una patologia grave ma “non urgente”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 08:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[addominale]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La trafila per risolvere un problema di salute cronico legato alla gravidanza si conclude in</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong><em><span style="font-size: 14pt;">La trafila per risolvere un problema di salute cronico legato alla gravidanza si conclude in una clinica privata di Torino facendo uso di un’assicurazione</span></em></strong></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Chiara è una donna di 34 anni, madre di due figli e residente in provincia di Perugia.<br />
A causa della doppia maternità oggi soffre per una particolare patologia &#8211; la diastasi addominale -, con una serie di disturbi legati alla sua malattia.<br />
La sua vita di prima era quella tipica di una giovane donna: frequentava una palestra e faceva tanti sport.  Ha deciso di sottoporsi ad un’operazione chirurgica risolutiva ma le cose non sono così semplici. Anzitutto la lista d’attesa per un intervento in laparoscopia è molto lunga perché per il Sistema Sanitario Nazionale esso ha uno scopo prevalentemente estetico. La donna ha deciso allora di affidarsi a una clinica privata torinese utilizzando un’assicurazione stipulata col proprio datore di lavoro per effettuare un intervento equivalente.  Il prezzo complessivo dell’intervento è di 8.500 euro, ma non c’è certezza sul rimborso da parte dell’assicurazione.<br />
La intervisto poco prima della partenza per Torino.</p>
<p><strong>M.G.</strong>: <strong>Ciao Chiara anzitutto cos’è la diastasi addominale?<br />
</strong>C.G.: <em><span style="font-size: 14pt;">La diastasi è la separazione delle fasce addominali che può far seguito a una gravidanza. Dal momento che la pancia cresce, le fasce si separano. Di norma si rimettono in posizione una volta terminata la gravidanza, ma vi è una percentuale di donne in cui questo riassestamento non avviene e quindi rimane questa separazione a volte anche con fuoriuscita di ernie. Io ho una separazione di ben sei centimetri!</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Questo può poi portare diverse problematiche che vanno dal gonfiore addominale dopo i pasti, incontinenza, dolori alla schiena per cattivo utilizzo dei muscoli addominali, e anche altri problemi connessi al pavimento pelvico. Infatti, quello che viene a diminuire è la capacità della parte addominale a fare forza e trattenere le viscere interne.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Oltre a tutto questo, nel mio caso c’è anche un problema estetico non secondario, dal momento che sono sempre stata una persona molto attenta alla mia forma fisica.</span><br />
</em><br />
<strong>M.G.: Qual è la differenza tra laparoscopia ed altre tecniche?<br />
</strong>C.G.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Devo premettere che la scelta di fare questo intervento non è stata fatta a cuor leggero e  ho dovuto soppesare i pro e i contro delle tecniche esistenti. Ve ne sono tre,  molto diverse tra loro, che vanno dalla più alla meno invasiva.<br />
Lo standard che viene utilizzato negli Ospedali è l’addominoplastica, che consiste in un taglio a “cielo aperto” del basso ventre per andare a richiudere le fasce addominali. Si tratta di un’operazione importante che prevede un lungo decorso post-operatorio.<br />
L’intervento viene effettuato anche in laparoscopia, il che permette di evitare la maggior parte dei problemi grazie all’esecuzione di piccole incisioni. In tal modo si riducono sensibilmente i rischi e il recupero post-operatorio ma i tempi di attesa in Ospedale sono molto lunghi, nell’ordine di anni.<br />
Infine, ho scoperto e contattato un medico che per questo tipo di intervento utilizza una tecnica innovativa con un robot di ultima generazione chiamato “Da Vinci”. Utilizzando questo strumento l’intervento è poco invasivo, sicuro, senza drenaggi né altro. Oggi un robot di questo tipo si trova all’Ospedale Santi Paolo e Carlo di Milano, ma a causa degli elevati costi di gestione viene utilizzato solo per alcune gravi patologie e comunque prevede una lunga lista d’attesa. Un altro macchinario “Da Vinci” è posseduto da un medico privato specializzato in diastasi addominale il quale mi ha chiesto 42.000 euro per operarmi, una somma per me irraggiungibile. </em></span><br />
<strong><br />
M.G.: Come hai deciso di procedere?<br />
</strong>C.G<em>.: <span style="font-size: 14pt;">Sempre su internet ho trovato un altro medico, stavolta torinese, che usava una tecnica chiamata riparazione endoscopica pre-aponeurotica (R.E.P.A). </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Chi non presenta particolari condizioni ostative può procedere con questa tecnica che  come la laparoscopia prevede l’esecuzione di tre fori e il lavoro viene eseguito sulla parte superiore dell’addome tra la pelle e il muscolo. I vantaggi di questa tecnica sono una maggior sicurezza di buona riuscita dell’intervento senza complicazioni con un recupero post-operatorio più rapido della laparoscopia. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Il problema è che questo intervento viene eseguito solo privatamente dal medico in una struttura privata al costo di 8.500 euro.</span></em></p>
<p><strong>M.G.: E qui entra in gioco l’assicurazione privata.</strong><br />
C.G.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Così dovrebbe essere…Pago annualmente una somma al mio datore di lavoro per un’assicurazione medica privata.  Così ho pensato di utilizzarla, tuttavia, ci sono altri problemi, il primo è che il contratto assicurativo scade a dicembre di quest’anno e non è chiaro come verranno gestite le pratiche pendenti; il secondo è che la compagnia assicuratrice dovrà svolgere un’istruttoria approfondita sul mio caso e accertare che l’intervento ha una finalità risolutiva delle patologie sopra elencate e non prevalentemente estetica. Di fatto rischio di pagare tutto.</em></span></p>
<p><strong>M.G.: In conclusione, cosa pensi del fatto che sia così complicato intervenire su una diastasi addominale in laparoscopia per una donna dopo la gravidanza?<br />
</strong>C.G.: <em><span style="font-size: 14pt;">Mi sento molto delusa in qualità di donna madre e lavoratrice.  La mia scelta di risolvere un problema che si trascina ormai da anni ed è diventato debilitante ha avuto come prima conseguenza una grande perdita di tempo in termini di esami e visite, spesso a pagamento.  In secondo luogo dovrò spendere una somma importante per l’intervento con il rischio di non rientrare nei parametri dell’assicurazione per essere rimborsata. Spero solo di essere fortunata e di ricevere il rimborso. </span> <strong><br />
</strong></em><strong><br />
</strong>Mattia Genovesi</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/diastasi-addominale-cosa-vuol-dire-avere-una-patologia-grave-ma-non-urgente/">Diastasi addominale, cosa vuol dire avere una patologia grave ma “non urgente”</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/diastasi-addominale-cosa-vuol-dire-avere-una-patologia-grave-ma-non-urgente/">Diastasi addominale, cosa vuol dire avere una patologia grave ma “non urgente”</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Un libro di fiabe per ritrovare se stessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 08:16:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ognuno di noi possiede una vocazione personale che attende di essere riconosciuta La Casa Editrice</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="font-size: 14pt;"><em>Ognuno di noi possiede una vocazione personale che attende di essere riconosciuta</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">La Casa Editrice Protos Edizioni ha dato alle stampe la prima edizione del libro “La fiaba di Morrinello ed altri racconti” di Eleonora Martès. L’autrice, che svolge la professione di counselor con approccio “rogersiano” dopo gli studi compiuti presso l’Accademia “Radici” di Terni, ha messo a servizio della scrittura e dell’arte figurativa le proprie ricerche culturali e il percorso svolto nel campo del counseling. Nell’intervista che segue abbiamo approfondito insieme alcuni aspetti significativi del libro appena pubblicato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Gentile Eleonora Martès nel libro “La fiaba di Morrinello ed altri racconti” ho notato anzitutto i riferimenti alla cultura nordica e alla mitologia. Qual è il retroterra da cui nascono le fiabe?</strong><br />
E.M.<em>: Le fiabe sono espressione diretta della mia interiorità. Esse seguono un procedimento creativo perfezionato in maniera autonoma come flusso che si lascia andare. Durante il percorso formativo come counselor, la mia docente intuì le potenzialità racchiuse nella mia infanzia, un periodo nel quale mi piaceva disegnare e scrivere. Così sono ritornata a quelle abitudini e le fiabe sono state un modo per ritrovare me stessa all’interno di un percorso di evoluzione personale. Le mie fonti di ispirazione sono collegate a questo iter: nella mia infanzia ho avuto una mamma che mi raccontava le fiabe classiche di Perrault e dei fratelli Grimm. Una volta intrapresa la strada della scrittura creativa ho compiuto una ricerca personale nel mondo delle fiabe meno conosciute. Grazie a questo studio ho scoperto che le fiabe proposte ai bambini sono assai edulcorate rispetto ai testi originali i quali invece intendevano raccontare in maniera molto sincera com’è l’uomo con i suoi pregi e i suoi difetti portando anche i personaggi all’esasperazione per evidenziare cosa è il bene e cosa è il male. Questo percorso mi ha portato ad approfondire anche lo studio della mitologia. In particolare, dopo aver conosciuto quella romana e greca ho scoperto la mitologia celtica e quella norrena che mi hanno appassionato molto. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Nel libro sembra di scorgere un “filo rosso”. Si tratta del tema del ritorno alle proprie radici, della riscoperta dell’infanzia che ci porta ad apprezzare il valore della famiglia. Questo tema ha anche un valore pedagogico?</strong><br />
E.M.<em>: In realtà considero ogni fiaba come un’opera a sé stante e nella fase di stesura non vi era la volontà di creare un libro a carattere concettuale. D’altra parte è innegabile che vi sia una “nota di fondo” in quanto le opere provengono dalla stessa fonte, e questo può essere percepito dal pubblico in maniera più o meno forte. Le fiabe, inoltre, non hanno il tipico approccio pedagogico rivolto ai bambini: scrivo per me stessa e per manifestare un’esigenza di condivisione. Esse sono da considerare spunti di riflessione che guardano ad una pedagogia che si rivolge anche al mondo degli adulti. Nel percorso come counselor ho approfondito il tema della famiglia e delle figure genitoriali che sono figure fondamentali che influiscono anche nelle scelte che si compiono da adulti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Il libro si focalizza anche sull’accrescimento dell’autostima grazie alla riscoperta delle proprie radici. Qual è l’importanza di questo tipo di approccio nella vita?</strong><br />
E.M.<em>: Le radici e l’autostima in una persona sono in un rapporto complementare. Il rapporto con le nostre radici è spesso bistrattato ed esse possono rimanere sconosciute. Se questo rapporto non viene approfondito c’è il rischio che la persona non riesca ad essere completamente se stessa. Per questo, conoscere le proprie radici è fondamentale per ritrovare la propria natura. Quando si parla di “radici” non ci si deve riferire esclusivamente alla famiglia, essa è una parte importante delle radici di una persona ma non le esaurisce. C’è anche un’altra parte, non meno importante, che afferisce alla nostra “vocazione personale” che può anche non coincidere con quello che ci viene dato dalla nostra famiglia. Nel momento in cui avviene il riconoscimento di questa parte altrettanto fondamentale si realizza un accrescimento dell’autostima.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Il libro ha almeno due chiavi di lettura, come fiaba per i bambini e come spunto di riflessione pedagogica in senso lato per gli adulti. Qual è il messaggio che il libro intende comunicare agli adulti sul mondo dei bambini?</strong><br />
E.M.<em>: L’interpretazione delle fiabe di questo libro è libera. Il messaggio all’adulto è comunque un invito a riscoprire il valore di quello che gli piaceva fare da bambino. E’ importante porsi la domanda “che cosa mi piaceva fare da bambino?” e aspettare che la risposta arrivi tenendo conto che essa è tutt’altro che scontata. Pertanto, gli adulti possono leggere il libro con gli occhi di un fanciullo per recuperare il fanciullo che è dentro di loro. Tutti noi abbiamo un bambino interiore, recuperarlo significa riacquisire i nostri valori e ritrovare quella vocazione personale che costituisce una parte essenziale delle nostre radici e riempie di significato la “ricerca di senso” che ciascuno porta con sé.</em></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/un-libro-di-fiabe-per-ritrovare-se-stessi/">Un libro di fiabe per ritrovare se stessi</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/un-libro-di-fiabe-per-ritrovare-se-stessi/">Un libro di fiabe per ritrovare se stessi</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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