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		<title>&#8220;Lando Buzzanca: amore mio&#8221; fa luce sugli abusi nelle amministrazioni di sostegno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 09:04:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia e riforme istituzionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una biografia scritta dalla compagna Francesca Della Valle racconta anche gli ultimi mesi di vita</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="font-size: 14pt;"><em>Una biografia scritta dalla compagna Francesca Della Valle racconta anche gli ultimi mesi di vita di Lando Buzzanca, celebre attore italiano recentemente scomparso, mettendo in luce aspetti controversi della sua amministrazione di sostegno e aprendo una riflessione sull’opportunità di riformare la l. n. 6 del 2004</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Francesca Della Valle è una giornalista e autrice di successo che vanta un curriculum vastissimo con collaborazioni con maestri del giornalismo come Valentino Parlato e registi come Beppe Ferrara e Mario Monicelli nella stesura di progetti sulla legalità. Nel 2009 ha conseguito il Premio Sole D’Oro del Comune di Salerno per la sua attività artistica ed imprenditoriale e il Premio come Attrice e Produttrice al Valva Film Festival. Sino al 2016 ha lavorato all’estero con la propria trasmissione di cultura e riflessione, <em>Cultpurnia</em>, conseguendo premi come giornalista anche nel mondo arabo e nell’estremo oriente. E’ stata la compagna del celebre attore, noto in tutto il mondo, Lando Buzzanca e proprio l’amore per l’artista è ciò che l’ha spinta a ritornare in Italia dal 2016 sino alla sua recente scomparsa. Le drammatiche vicende legate alla degenza e alla morte del Maestro del cinema degli anni ’70 l’hanno portata a fondare l’associazione “Labirinto 14 Luglio” a tutela dei diritti delle persone fragili e a pubblicare una biografia del compagno &#8211; Lando Buzzanca: amore mio &#8211; per i tipi della Protos Edizioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Gentile Francesca Della Valle il suo libro è una biografia su Lando Buzzanca e insieme una autobiografia che denuncia una vicenda complessa sulla gestione di una persona fragile beneficiaria dell’amministrazione di sostegno. Secondo lei quali sono i rischi oggi sconosciuti di questo istituto?<br />
</strong> F.D.V.: <em>Tutti pensiamo che l’amministrazione di sostegno sia la figura che l’ordinamento pone a tutela di un soggetto in un momento particolarmente difficile della sua vita. In realtà, la legge ha un vizio di fondo perché ha margini di discrezionalità eccessivamente ampi e ciò espone gli amministrati al rischio concreto di subire abusi derivanti da un utilizzo improprio e talvolta strumentale dell’istituto. L’ampiezza dei poteri che l’ADS (Amministratore di sostegno) ha il diritto di esercitare al posto del beneficiario, infatti, sono così estesi, intensi e penetranti che, in assenza di una effettiva vigilanza del Giudice Tutelare, la figura si trasforma in quella del “carceriere” dell’amministrato. Lando Buzzanca è stato beneficiario e ciò gli ha impedito di contrarre matrimonio con me contro la sua volontà chiaramente manifestata nelle pubblicazioni matrimoniali, poi lo ha costretto ad intraprendere un percorso di cura, a mio avviso, inadeguato lontano dalla sua casa, dal suo medico di fiducia e dalla persona con la quale aveva una relazione. Questa esperienza mi ha fatto capire che la discrezionalità concessa dalla legge è tale da poter annullare l’autodeterminazione di un individuo, e ciò la pone in contrasto con la Costituzione e con legge stessa, la quale suppone un confronto continuo tra amministratore e amministrato sulle decisioni da assumere. Questo è ciò che è accaduto a Lando Buzzanca: il decreto della sua amministrazione di sostegno si è trasformato in una sorta di condanna senza reato perché dal momento del suo ricovero e poi, dalla reclusione in RSA per undici mesi e sino alla sua morte, non si è tenuto minimamente conto della sua volontà.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: In presenza di conflitto endofamiliare il giudice tutelare sceglie un professionista esterno perché ritenuto imparziale rispetto agli interessi del beneficiario. Lei ritiene che questa imparzialità sia garantita?</strong><br />
F.D.V.: <em>Occorre precisare che in questa vicenda il conflitto riguardava Lando Buzzanca e i suoi figli, in ragione di vecchi dissapori. Il mio ingresso nella sua vita nel contesto della nostra relazione ha coinciso con il tentativo da parte mia di riequilibrare i rapporti familiari. Per questa ragione non posso parlare di imparzialità nei miei confronti in riferimento all’amministrazione di Lando Buzzanca. Il mio libro Lando Buzzanca: amore mio, racconta una vicenda personale nella quale l’ADS non ha tenuto minimamente conto della volontà dell’amministrato.</em></p>
<blockquote><p><span style="font-size: 14pt;"><em>Un diritto ai sentimenti</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: In una società complessa e burocratizzata sarà sempre più difficile per una persona fragile coltivare il legame affettivo con la persona che vuole prendersi cura di lei?</strong><em><br />
</em>F.D.V.:<em> Sì, e la legge sull’amministrazione di sostegno è l’esempio di un uso distorto delle leggi rispetto ai fini che si vorrebbero perseguire. All’amministrato, infatti, non viene garantita la “cura della persona” ma piuttosto la sostituzione della sua volontà con quella di un amministratore che non lo conosce affatto e che ha margini di intervento virtualmente infiniti. Questo si traduce in un annientamento e una sopraffazione della personalità e dei diritti individuali, specialmente quando la persona risulta in salute. Nel mio caso questa legge ha avuto il tragico effetto di separare Lando Buzzanca dalla</em> <em>mia vita. Chi avrebbe potuto prendersi cura di lui meglio della sua compagna? Lando non poteva essere visitato se non dietro autorizzazione dell’ADS. Anche il suo collega e amico di una vita, Vincenzo Raso, è riuscito a vederlo solo una volta durante la degenza e soltanto dopo molte insistenze. In seguito alla vicenda che ho vissuto è nata l’associazione “Labirinto 14 Luglio” che raccoglie casi documentati di abusi con un team giuridico guidato dall’avvocato Giuseppe Reale e si batte per l’abrogazione della l. n. 6 del 2004 e la sostituzione con una nuova normativa. Viviamo un’epoca in cui intere generazioni di cittadini subiscono un’irragionevole compressione dei propri diritti individuali soprattutto in riferimento alla propria capacità di autodeterminazione nella sfera affettiva, assistenziale e patrimoniale. Sono convinta che la mia battaglia sia solo la “punta dell’iceberg” rispetto a un problema che sta emergendo in tutta la sua importanza. Come non ricordare il caso di Gina Lollobrigida amministrata per anni e disperata per questo, o il recente caso di Gianni Vattimo? Come ognuno vede, si tratta di persone in perfetta salute che hanno subito o che stanno subendo questo tipo di abuso.</em></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/lando-buzzanca-amore-mio-fa-luce-sugli-abusi-nelle-amministrazioni-di-sostegno/">“Lando Buzzanca: amore mio” fa luce sugli abusi nelle amministrazioni di sostegno</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/lando-buzzanca-amore-mio-fa-luce-sugli-abusi-nelle-amministrazioni-di-sostegno/">&#8220;Lando Buzzanca: amore mio&#8221; fa luce sugli abusi nelle amministrazioni di sostegno</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Un futuro senza noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Apr 2022 09:41:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità e salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[calo demografico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un articolo pubblicato sul Foglio circa quattro anni fa a titolo  “L’ISTAT ci spiega perché</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo pubblicato sul Foglio circa quattro anni fa a titolo  “L’ISTAT ci spiega perché gli italiani non fanno più figli”argomentava come il problema del calo delle nascite fosse legato sì ad un fattore economico, ma anche al fatto che si entra troppo tardi nel mondo del lavoro e che non esistano vere e proprie politiche di sostegno alla famiglia e alle donne durante il periodo di gravidanza e allattamento.</p>
<p>Secondo le inquietanti statistiche dell&#8217;ISTAT, nel 2020 le nascite in termini assoluti sono state 404.000, circa 15.000 in meno rispetto all’anno precedente, con il numero medio di figli per donna pari a 1,17.</p>
<p>Inoltre il 22,4% delle donne tra i 30 e i 34 anni non ha figli, così come il 13,9% di quelle tra i 40 e i 49 anni. In tal senso va inquadrato l&#8217;intervento delpremier Mario Draghi che agli Stati Generali della Natalità ha affermato che: “<em>Per decidere di avere figli i giovani hanno bisogno di tre cose: un lavoro certo, una casa e un sistema welfare e servizi per l’infanzia. Tutte cose su cui l’Italia si trova svantaggiata rispetto ad altri paesi</em>”.</p>
<p>Tuttavia il calo delle nascite non può essere imputato solamente a fattori di tipo politico, economico e sociale.</p>
<p>E questo dato salta agli occhi osservando la realtà di alcuni paesi, come ad esempio la Corea del Sud, in cui vi sono politiche serie di sostegno alle nascite sia a livello di sussidi  economici che di assistenza sociale, ma dove tuttavia non si riscontra un inversione di tendenza  del declino democrafico.</p>
<p>Sembra che la scelta di aprirsi alla vita,  o procrastinare la nascita o addirittura di rinunciarvi, abbia radici più profonde che affondano nella volontà dell&#8217;individuo stesso.</p>
<p>Vi è nella natura umana un istinto biologico di riprodursi e un desiderio innato di generare una nuova vita, ma questo desiderio sembra venir soffocato non solo da problematiche economiche e sociali, ma anche da una cultura individualistica ed egocentrica, che lascia poco spazio all&#8217;arrivo di un figlio.</p>
<p>Nella società odierna si riscontrano in questi ultimi anni infatti alcune tendenze di una cultura contraria alla vita.</p>
<p>Nel gergo quotidiano assistiamo ad esempio all&#8217;emergere di espressioni come“Childfree”, che presentano il figlio non come una persona da amare, ma come un qualcosa da evitare alla stregua del fumo o dell&#8217;inquinamento.</p>
<p>Oppure nel web si riscontra un pullulare di acronimi come GINK (Green inclinations, No Kids)  o THINKERS (Two Healthy Incomes, No Kids, Early Retirement), che rendono bene l&#8217;idea di questa ostilità.</p>
<p>Questo, mix di fattori socio-economici e culturali, come vedremo, porta molte coppie ad una scrupolosa pratica di pianificazione familiare che, in molti casi, sfocia nella decisione legittima di procrastinare o rinunciare alla nascita di un figlio.</p>
<p>Tale pratica sembrerebbe configurarsi pertanto come una delle cause della crisi demografica italiana.</p>
<p>Per analizzare più accuratamente le dinamiche di questa problematica abbiamo interpellato Jacopo Coghe, vicedirettore dell’<a href="https://www.provitaefamiglia.it">Associazione Pro-Vita e Famiglia ONLUS</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>
<h2><strong>In quale percentuale il calo delle nascite può essere attribuito a fattori biologici e in quale a fattori socioeconomici?</strong></h2>
</li>
</ol>
<p>«Innanzitutto, oggi, soprattutto in Italia e in Europa, si fanno meno figli e in età più avanzata.</p>
<p>Questo è sicuramente un fattore che possiamo definire “biologico”, ma non è altro che una conseguenza di fattori economici e prima ancora e soprattutto, culturali.</p>
<p>La società e la politica attuali non permettono alle giovani coppie di avere prospettive, ecco perché un uomo e una donna spesso sono costretti a rimandare sempre più avanti nel tempo la scelta di avere un figlio.</p>
<p>Viviamo in un Paese dove la disoccupazione giovanile è altissima, dove i contributi per la maternità e la paternità sono tra i più bassi d’Europa, dove non viene permesso economicamente di scegliere di occuparsi dei figli a casa, ma viene imposto che, se si è fortunati ad avere un lavoro, questo va tenuto stretto nonostante la precarietà salariale.</p>
<p>Una società e una politica che fanno ancora poco per le famiglie finiscono quindi per generare, a cascata, dei fattori socioeconomici tali da favorire a dismisura il calo delle nascite».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li>
<h2><strong>La prospettiva di crescere un figlio incide sulla qualità della vita, sul benessere personale? Il figlio può essere visto come un ostacolo ad un ideale di vita comoda?</strong></h2>
</li>
</ol>
<p>«Assolutamente no.</p>
<p>Un figlio è sempre un dono, una ricchezza, un’unicità che porta gioia ed è anche una risorsa non solo, ovviamente, per i genitori e la famiglia tutta ma per tutta la società.</p>
<p>I figli rappresentano il nostro presente e futuro. Se oggi, invece, siamo costretti a sentire il mantra del figlio come “possibile ostacolo” è perché la società ci ha inculcato l’idea egoistica di pensare solo a noi stessi, come singoli, e non a noi come parte di una famiglia.</p>
<p>Anche il fattore economico, come detto prima, incide su questa presunta mancanza di benessere, perché la mancanza di incentivi e sostegno alle famiglie finisce per far diventare un figlio una spesa difficile da sostenere.</p>
<p>La soluzione, però, non è eliminare i figli, ma dare la possibilità alle famiglie, soprattutto giovani, di poterli avere».</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="3">
<li>
<h2><strong> L’innalzamento dell’età del matrimonio o di una vita comune in che percentuale impatta con la problematica?</strong></h2>
</li>
</ol>
<p>«Ritorniamo sempre a quello che è il punto centrale dell’intero problema: stare accanto alle famiglie, aiutandole e sostenendole.</p>
<p>Purtroppo, se ai giovani manca il lavoro, le risorse e se si sentono bombardare dai messaggi che “stare soli è bello” o che, peggio ancora, bisogna vivere le relazioni senza serietà e stabilità si finisce per rimandare sempre di più la prospettiva del matrimonio e ancora di più quella di avere figli».</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="4">
<li>
<h2><strong> La fissazione per la linea e per i modelli di bellezza possono tuttavia essere un ostacolo?</strong></h2>
</li>
</ol>
<p>«Purtroppo, questo è un problema che riguarda soprattutto le donne, discriminate da una cultura che le vorrebbe sempre perfette, sempre in grado di fare qualsiasi cosa e alla costante ricerca del successo e della carriera.</p>
<p>Certamente questo fattore incide, ma credo sinceramente in modo molto meno preponderante rispetto agli ostacoli di cui abbiamo parlato prima che vengono eretti davanti a migliaia di famiglie italiane».</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/un-futuro-senza-noi/">Un futuro senza noi</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/un-futuro-senza-noi/">Un futuro senza noi</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>É la mancanza di un posto fisso ad impedire ai giovani la genitorialità?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marzia Baldari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2021 16:18:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro e welfare]]></category>
		<category><![CDATA[CNG]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitorialità]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[lavoronero]]></category>
		<category><![CDATA[lavoroprecario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La costante vulnerabilità occupazionale ed economica dei giovani italiani vincola scelte procreative: il 61% vorrebbe</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La costante <strong>vulnerabilità occupazionale</strong> <strong>ed economica dei giovani italiani</strong> <strong>vincola scelte procreative</strong>: il 61% vorrebbe in futuro una famiglia, se solo avesse una stabilità retributiva più consistente.</p>
<p>È questo il dato che emerge dal Report sulle<a href="https://www.eures.it/condizioni-e-prospettive-occupazionali-retributive-e-contributive-dei-giovani/"> <em>condizioni e prospettive occupazionali, retributive e contributive</em> del CNG</a> (Consiglio Nazionale dei Giovani), supportata dall’ente Eures che dal 1998 si occupa di promozione, formazione e ricerca applicata in campo sociale, economico e culturale.</p>
<p>Condotta tra febbraio e aprile, l’indagine è stata diffusa solo nella seconda settimana di maggio, due giorni dopo la <a href="https://www.repubblica.it/politica/2021/05/15/news/mattarella_famiglia_sostegno_pandemia-301091407/"><strong>Giornata Internazionale della Famiglia.</strong></a> Sul campione di 960 giovani italiani della fascia 18 – 35 anni, sono 624 i lavoratori tra precari e non, 336, invece, tra inoccupati e studenti.</p>
<p>Non è di certo una sorpresa, questa storia della precarietà lavorativa. Lo è, forse, il <strong>desiderio represso della genitorialità.</strong></p>
<p>Oggi la parola <em>futuro</em> è diventata difficilmente associabile a quella di <em>giovani</em>. Dall’alba dei tempi, è sempre stato faticoso entrare nel mondo del lavoro: <strong>si parte dal fondo della gerarchia</strong>, <strong>affilando unghie e denti per far carriera,</strong> <strong>e pensare, per alcuni, di metter su famiglia. </strong></p>
<p>Bene, si fa per dire, se questa condizione fosse solo transitoria e non persistente. Questi “alcuni” rappresentano, però, più della maggioranza dei giovani italiani desiderosi di essere genitori, ma che non possono permetterselo.</p>
<h2><strong>Basse retribuzioni e discontinuità lavorativa</strong></h2>
<p>A cinque anni dal completamento degli studi, i giovani intervistati hanno lavorato in media per tre anni e mezzo rimanendo inoccupati per ben un anno e mezzo. Il 23,7% dichiara di essere disoccupato, mentre il 13,1%, uno studente – lavoratore: un italiano su tre, il 37,2% del campione, possiede invece un lavoro stabile.</p>
<p>In questo scenario poco promettente, trattare la questione “retribuzione” non solleva gli animi: la maggioranza degli intervistati ha sostenuto di ricevere un salario inferiore a 10 mila euro annui, mentre il 23,9% sotto i cinque mila euro.</p>
<p>Il 35% oscilla tra i 10 e 20 mila euro e soltanto il 7,4% supera i 20 mila euro annui. <strong>Lo spettro della disoccupazione si affianca a quello del “lavoro in nero”</strong>: il 54,6% dei giovani ha lavorato, almeno una volta, senza un contratto.</p>
<h2>Se il presente è discontinuo, il futuro spaventa<img decoding="async" src="https://www.google.com/search?q=precariet%C3%A0+lavoro&amp;rlz=1C1AWFC_enIT827IT835&amp;sxsrf=ALeKk018CIOpPABnVLjMYg3mhUbZi8vhEA:1624377579314&amp;source=lnms&amp;tbm=isch&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwjF8OGEzqvxAhVNLewKHaxqA5QQ_AUoA3oECAEQBQ&amp;biw=1640&amp;bih=756#imgrc=ZeEDTI4KBmHvxM" alt="precarietà lavoro" /></h2>
<p>Tirando le somme, un giovane neolaureato entusiasta di aver terminato il suo percorso di studi si ritrova a bighellonare per più di un anno e, qualora riuscisse a trovare un lavoro stabile, non ha la possibilità economica di progettare la sua autonomia. Non stupisce che il 50,3% <em>under35</em> vive ancora a casa dei propri genitori.</p>
<p><strong>Come pianificare la propria indipendenza con cotanta precarietà? </strong></p>
<p>Soltanto il 12,4% del campione intervistato ha dichiarato di essere proprietario della casa in cui vive a fronte di un 40% che sostiene di non avere le condizioni idonee per richiedere un mutuo (cui ha cercato di rispondere il <a href="https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf">PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza</a>, per l’acquisto della prima casa). Solo il 6,5% ha dichiarato di avere già figli, mentre il 32,6% afferma di non voler averne per scelta.</p>
<h2>Recuperare la fiducia</h2>
<p>La precarizzazione nel nostro Paese rappresenta una condizione strutturale aggravata ulteriormente dalla crisi post pandemica: l’impatto sulla denatalità è inevitabile. La famiglia è senz’altro il “nucleo vitale della società che merita politiche di sostegno”, ha dichiarato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata Internazionale della Famiglia lo scorso 15 maggio.</p>
<p>Sostegni, come<a href="https://www.leggioggi.it/2021/06/09/assegno-unico-famiglia-1-luglio/"> l’assegno unico e universale per le famiglie</a> che, stando alle parole del presidente del Consiglio Mario Draghi, restituiranno determinazione e fiducia alle giovani coppie, diventando ufficialmente legge già da luglio per ogni figlio che nasce.</p>
<p>Inoltre, il lento riassetto del nostro Paese verso la digitalizzazione ha dei lasciti soprattutto sui Millennials che quotidianamente combattono per occupare un ruolo stabile in un mercato digitale in evoluzione. Le conseguenze sono le continue sgomitate con la Generazione Z, più giovane e più <em>smart</em>, il tic toc biologico delle giovani donne per mettere al mondo dei figli e un conto in banca misero.</p>
<p>Per sotterrare i<strong> sentimenti dominanti d&#8217;incertezza, paura e rassegnazione</strong>, i giovani italiani hanno bisogno di ulteriori conferme e tutele da questo governo per non essere costretti ad accettare lavori sottopagati, in nero o di rinunciare al desiderio di avere dei bambini.</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/e-la-mancanza-di-un-posto-fisso-ad-impedire-ai-giovani-la-genitorialita/">É la mancanza di un posto fisso ad impedire ai giovani la genitorialità?</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/e-la-mancanza-di-un-posto-fisso-ad-impedire-ai-giovani-la-genitorialita/">É la mancanza di un posto fisso ad impedire ai giovani la genitorialità?</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Donne e lavoro, la difficoltà di mettere d&#8217;accordo carriera e figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 14:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[dimissioni in bianco]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[quote rosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei problemi della vita professionale di una donna è rappresentato dalla difficoltà di conciliazione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Uno dei problemi della vita professionale di una donna è rappresentato dalla difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia. L&#8217;arrivo di un figlio stravolge la vita di una mamma, non solo dal punto di vista familiare, fisico ed affettivo, ma anche dal punto di vista lavorativo. In quest&#8217;ultimo caso, purtroppo, il cambiamento è in negativo, in quanto le donne sono costrette ad apportare diversi cambiamenti o addirittura a interrompere il lavoro a seguito della nascita di un figlio.</span></span></p>
<h3>Lo studio Istat sull&#8217;inattività femminile</h3>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questa difficoltà colpisce in modo particolare le donne ed è messa in luce anche da uno studio Istat. L&#8217;istituto di statistica ha calcolato il tasso di inattività maschile e femminile dovuto alla presenza dei figli. Le donne tra i 25- 54 anni che lasciano il lavoro per dedicarsi ai figli che hanno tra 0-2 anni sono il 41,4%. La stessa situazione, invece, riguarda il 4,7% degli uomini. Le percentuali scendono a mano a mano che sale l&#8217;età dei figli, ma sono sempre le mamme le più inattive. Il tasso delle donne inattive con figli tra i 3-5 anni è del 36,5%, mentre per gli uomini è del 5,5%; se la prole ha tra gli 11-14 anni l&#8217;inattività cala al 34,4% per le donne e al 5.9% per gli uomini. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ugualmente, nel caso in cui non si hanno figli, tra i valori di inattività maschili e femminile c&#8217;è un divario: è una situazione che interessa il 9.1% degli uomini e il 20.3% delle donne, più del doppio. Differenze tra maschi e femmine si hanno anche quando non si deve interrompere la carriera ma si ricorre a modifiche per facilitare la conciliazione tra famiglia e lavoro. In questo caso, l&#8217;Istat ha calcolato che le lavoratrici che hanno dovuto cambiare almeno un aspetto del loro impiego sono il 35.5%, mentre gli uomini sono l&#8217; 11.8%.</span></span></p>
<h3>L&#8217;associazione Assolei</h3>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire il fenomeno della complessità per le donne nel conciliare figli e lavoro, abbiamo parlato con Dalila Novelli e Paola Frezza, rispettivamente vice presidente e presidente di Assolei, un&#8217;associazione con sede a Roma che organizza sportelli di sostegno per donne vittime di violenza e discriminazione. Gli sportelli sono gratuiti, presenti nel I, V e VIII Municipio e rispondono alle richieste d&#8217;aiuto che arrivano dalle telefonate al numero dell&#8217;associazione o al 1522. Ricevuta la richiesta, dopo un primo colloquio con una counselor che fa un&#8217;analisi della domanda, si passa poi al sostegno di un&#8217;avvocata o di una psicologa. Assolei si pone come mission quello dell&#8217;autodeterminazione delle donne, che devono essere libere di scegliere. L&#8217;associazione fornisce sostegno nelle decisioni delle donne, ma non da né giudizi né consigli, supporta le donne a sostenersi, a credere nelle loro scelte e nei loro percorsi.</span></span></p>
<h3 align="JUSTIFY">La diversità del lavoro femminile e il maggiore impegno degli uomini nelle faccende domestiche</h3>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Paola Frezza, nell&#8217;introdurre l&#8217;argomento donne e lavoro, ha voluto sottolineare la varietà di casi all&#8217;interno del lavoro femminile: «</span></span><i><span style="font-family: Times New Roman, serif; font-size: medium;">Quando parliamo di lavoro, si tende a parlare di donne in generale, ma in realtà all&#8217;interno del genere delle donne, non tutte hanno la stessa situazione. C&#8217;è chi ha un lavoro stabile e non ha una crescita durante la sua carriera, quella che non trova lavoro, la madre che rinuncia, lavori precari, partite IVA e contratti a termine dove maternità e malattia sono poco tutelate. Non bisogna generalizzare, all&#8217;interno delle donne lavoratrici ci sono situazioni estremamente diverse. Bisogna parlare delle diverse situazioni lavorative delle varie donne. Bisogna considerare che la donna non è solo figli e lavoro come compartimenti stagni. Al contrario, la donna è tutto questo messo insieme. Bisogna considerare la complessità della vita delle donne</span></i><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">». </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Analizzando il problema della difficoltà nel conciliare lavoro e figli, fa notare che un maggior impegno degli uomini nelle faccende domestiche potrebbe essere l&#8217;inizio per risolvere la questione: «</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Gli uomini svolgono le faccende domestiche solo in assenza della donna, ma nel momento in cui lei è di nuovo presente in casa, non si pone il problema di fare le faccende. È importante che si avvii un processo culturale che induca gli uomini a una forma che non sia di semplice collaborazione, ma di assunzione di responsabilità familiari. Deve essere lo svolgimento normale e quotidiano delle funzioni familiari, occuparsi del lavoro domestico, fare la spesa. Tutto questo, purtroppo, sugli uomini grava ancora troppo poco</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">».</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-497" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/10/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-d-accordo-carriera-e-figli-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/10/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-d-accordo-carriera-e-figli-2-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/10/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-d-accordo-carriera-e-figli-2-1024x684.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/10/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-d-accordo-carriera-e-figli-2-768x513.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/10/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-d-accordo-carriera-e-figli-2-1536x1026.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/10/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-d-accordo-carriera-e-figli-2.jpg 1920w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h3 align="JUSTIFY">Le dimissioni in bianco</h3>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In Italia conciliare carriera e figli è molto complicato, se non addirittura impossibile, considerando che è frequente il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco a seguito della nascita dei figli. Una pratica illegale, ma portata avanti dai datori di lavoro che insieme al contratto di assunzione fanno firmare una lettera di dimissioni senza data. Le dimissioni in bianco danneggiano in modo particolare le donne, in quanto sono utilizzate nel momento in cui una lavoratrice rimane incinta. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A questo proposito, Dalila Novelli ha dichiarato: «</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Le dimissioni in bianco hanno innanzitutto un valore sessista, inoltre, incidono sul loro progetto di vita materna. Si tratta di un problema che colpisce i diritti, ma colpisce anche il futuro della nazione. Una donna, che deve scegliere tra lavoro e figli, spesso sceglie il lavoro. Questo va a discapito della natalità. Lo Stato deve intervenire e porsi come figura di tutela. Il costo sociale delle maternità è fondamentale e se ne deve far carico</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">». </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Paola Frezza approfondisce la questione, spiegando: «</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La maternità ha un valore soggettivo ma anche sociale. Qust&#8217;ultimo è fondamentale se vogliamo che la società si rinnovi e cresca. Se vogliamo che le donne possano coniugare lavoro e famiglia, allora la maternità, la paternità e l’allargamento della famiglia devono essere valori che non sono solo individuali, ma anche valori sociali perché competono a tutta la realtà sociale, per questo lo Stato deve sostenere queste possibilità di scelta. Si tratta di una condizione che migliora la vita di tutti</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">».</span></span></p>
<h3 align="JUSTIFY">Le quote rosa</h3>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il discorso sul rapporto tra donne e lavoro, porta a riflettere anche sulla questione delle quote rosa. Dalila Novelli chiarisce: «</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Le quote rosa vanno a colmare un divario tra donne e uomini, ma sono una proiezione di una scelta maschile; purtroppo mancano scelte di genere in funzione di altre donne. Si fanno scelte in funzione della politica in modo generale e non in modo da colmare il gender gap. Le politiche delle donne sono diverse dalle donne in politica</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">».</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Maternità e lavoro sono due aspetti fondamentali della vita di una donna, l&#8217;uno non può influire negativamente sull&#8217; altro. Maternità e lavoro sono due diritti che vanno tutelati, tenendo presente che la difesa del lavoro incrementa la natalità, di conseguenza favorire le nascite produce più lavoro.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-daccordo-carriera-e-figli/">Donne e lavoro, la difficoltà di mettere d’accordo carriera e figli</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-daccordo-carriera-e-figli/">Donne e lavoro, la difficoltà di mettere d&#8217;accordo carriera e figli</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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