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	<title>iran - Proposte-UILS</title>
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	<description>I nostri articoli vi tengono aggiornati</description>
	<lastBuildDate>Fri, 04 Oct 2024 18:06:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La morte di Amini ha aperto il vaso e ne sono usciti tutti i mali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 18:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un altro anno è passato ma la violenza del Governo iraniano sembra non volersi placare</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un altro anno è passato ma la violenza del Governo iraniano sembra non volersi placare</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il 2023 è stato un anno di estrema violenza in Iran e gli episodi di arresto e le condanne a morte sono aumentate nonostante la ferma opposizione internazionale</p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Settembre è arrivato alla fine con i giorni strappati uno ad uno dal calendario, abbiamo salutato l’estate e accolto le foglie cadenti dell’autunno; eppure, il problema della condizione femminile rimane ancora drammatico e nulla sembra essere cambiato nonostante le innumerevoli proteste in Iran come nel resto del Mondo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il 16 settembre sono trascorsi due anni da quando la polizia religiosa ha fermato Mahsa Amini, una giovane donna iraniana di ventidue anni, in vacanza con la famiglia nella capitale del Paese. Viene fermata perché, a detta degli agenti coinvolti, la giovane non rispetta appieno la legge sull’obbligo del velo del 1981 (poi modificata nel 1983), ritenendola colpevole di indossare l’<em>hijab</em> non correttamente e facendo intravedere parte della capigliatura. La giovane Mahsa viene arrestata e tre giorni dopo muore per un malore (si parla di infarto) eppure il corpo mostra segni di tortura e percosse. La polizia insiste sul decesso per cause naturali, il Governo sostiene i suoi “scagnozzi”, il popolo inizia a protestare…</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">L’opinione pubblica si spacca, tra chi appoggia la linea conservatrice del Governo e chi, invece, non accetta che la donna venga sminuita, ritenuta inferiore all’uomo e sottoposta ad una serie di limitazioni. La protesta per la morte di una giovane amica, sorella e figlia dell’Iran si trasforma ben presto in un messaggio molto più ampio, un messaggio di speranza contro la nuova politica religiosa del Governo iraniano che ha disatteso le aspettative popolari e ha trasformato il Paese in un luogo di punizione e controllo.</p>
<figure id="attachment_2538" aria-describedby="caption-attachment-2538" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-2538 size-medium" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/candele-amini-cerimoniale-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/candele-amini-cerimoniale-300x158.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/candele-amini-cerimoniale-1024x539.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/candele-amini-cerimoniale-768x404.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/candele-amini-cerimoniale-1536x808.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/candele-amini-cerimoniale-2048x1077.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2538" class="wp-caption-text">foto da Freepik</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La morte della giovane Mahsa Amini diventa la scintilla su un tizzone già pronto ad incendiarsi e la protesta divampa; la reazione governativa non si fa attendere e iniziano una serie di azioni militari per sedare le varie proteste ed i media internazionali mostrano vere e proprie guerriglie cittadine – in tutto il Paese – con una grande quantità di arresti sommari e conseguenti condanne di morte.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">In seguito alla morte di Mahsa il gruppo di attiviste femministe sotto lo slogan di <strong>Donna, Vita e Libertà</strong> inizia ad intraprendere una serie di manifestazioni (tutte rigorosamente pacifiche) per mostrare che le donne non accettano ciò che viene fatto contro di loro e le limitazioni alle quali sono soggette. A quelle prime forme di dissenso sono seguite delle brutali azioni repressive da parte del Regime nazionale che ha imposto la linea della forza e delle armi; i dati – <a href="http://= https://www.amnesty.it/iran-picco-di-esecuzioni-nel-2023/">frutto del monitoraggio di <strong>Amnesty International</strong></a> – palesano una situazione di dittatura vera e propria: nel 2023 sono state messe a morte ben 481 prigionieri che appare sempre più chiaro vengono imprigionati solo perché contrari alla linea politico-religiosa del Regime. Scorrendo tra i nomi (molti giovanissimi) dei condannati a morte si può leggere che sono colpevoli di aver ucciso soldati durante la loro azione di protezione ma si ometterebbero i segni (rinvenuti dalle autopsie, anche se concesse raramente dal Regime stesso) sul loro colpo che mostrano, senza ombra di dubbio, di essere stati vittime di torture, elettroshock ed abusi sessuali. Barbarie legalizzate che vengono denunciate da anni ma che continuano ad essere ignorate.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Per i Governi occidentali risulta più conveniente continuare a pensare all’Iran come ad un alleato o, quantomeno, non come un nemico dichiarato e perciò non c’è una reale intenzione di schierarsi contro queste ingiustizie.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">I familiari di Mahsa Amini continuano a piangere la loro perdita ma, oggi, non sono più soli (migliaia di altre famiglie sono state smembrate e lacerate) e quel dolore sembra urlare fino a qui e mentre il Governo sta trasformando l’Iran in un grande cimitero, la costanza della protesta mostra che non riusciranno a seppellire la speranza che continua a vivere alimentata attraverso le mille voci dissidenti, tra le tante anche quelle di <strong>Donna, Vita e Libertà</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Masha Amini si è spenta a soli ventidue anni ma si può dire che la sua immagine è, ormai, immortale; è diventata un simbolo e la storia ci insegna che perdurano in eterno e con essi la speranza di vedere la fine della tirannia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondimento consigliamo altro <a href="https://www.proposte-uils.it/le-attiviste-iraniane-chiedono-che-la-questione-in-iran-non-sia-dimenticata/">articolo-intervista a tre attiviste di Donna, Vita e Libertà di Firenze</a>, realizzata un anno fa.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-morte-di-amini/">La morte di Amini ha aperto il vaso e ne sono usciti tutti i mali</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/la-morte-di-amini/">La morte di Amini ha aperto il vaso e ne sono usciti tutti i mali</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Medio Oriente, sfiorata l’escalation</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Conca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 14:08:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[#MedioOriente]]></category>
		<category><![CDATA[#usa]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Washington ha lanciato la rappresaglia in risposta a un’offensiva iraniana che a gennaio ha ucciso</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri',sans-serif; color: black;">Washington ha lanciato la rappresaglia in risposta a un’offensiva iraniana che a gennaio ha ucciso tre militari statunitensi. Teheran: “L’ennesimo errore strategico. Risponderemo con forza ai bulli”. Damasco e Baghdad condannano gli attacchi.</span></strong></p>
<hr />
<p style="margin: 0cm 0cm 8.0pt 0cm;"><span style="font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri',sans-serif; color: black;">È da poco scattata la mezzanotte (ora locale) del 2 febbraio, quando numerosi aerei americani colpiscono con più di 125 ordigni 85 obiettivi legati all’Iran in sette località di Siria e Iraq. Trenta minuti di attacchi che hanno provocato la morte di più di trenta persone, fra cui civili. «I bombardieri B-1 hanno volato su un’unica rotta dagli Stati Uniti e sono stati in grado di fare rifornimento in volo» ha condiviso soddisfatto il Generale Douglas Sims. Il movente della rappresaglia è stato l’attacco iraniano che a fine gennaio ha causato la morte di tre soldati statunitensi in una base a nord della Giordania. Da allora, secondo quanto riportato dal portavoce della sicurezza nazionale della Casa Bianca John Kirby, Washington non ha più avuto contatti con Teheran. «Nessuna minaccia rimarrà senza risposta» aveva detto il Presidente Joe Biden. E sebbene qualche critico contesti il ritardo di quasi una settimana nella risposta, gli esperti hanno ribattuto sostenendo che le tempistiche sono state studiate per permettere all’Iran di ritirare il personale, evitando così un conflitto più ampio. </span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 8.0pt 0cm;"><span style="font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri',sans-serif; color: black;">«Gli attacchi contro Iraq e Siria sono stati un’altra azione avventurosa e un altro errore strategico del governo americano, che non avrà altro risultato se non quello di intensificare le tensioni e l’instabilità nella regione» ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Nasser Kanaani. Non si sono fatte attendere anche le denunce dei due Paesi coinvolti in prima linea. Il governo iracheno, in una nota, ha definito le aggressioni statunitensi “minatorie per la sicurezza della regione”. Da Damasco, il Ministero degli Affari Esteri ha sottolineato come questi siano serviti a “infiammare ulteriormente il conflitto in Medio Oriente”, definendo gli Stati Uniti la “principale fonte di instabilità globale”.</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 8.0pt 0cm;"><span style="font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri',sans-serif; color: black;">«Gli Stati Uniti sono la <i>dreamland</i> per i siriani, ma allo stesso tempo un nemico per il governo» ci dice Yousef (nome di fantasia), giovane siriano emigrato in Germania. «Per il governo, tutto quello che sta accadendo ed è accaduto negli ultimi anni è stato pianificato da Washington». A questo proposito, dopo la rappresaglia americana, le forze militari di Damasco hanno evidenziato come l’area presa di mira dagli attacchi sia la stessa in cui l’esercito arabo siriano sta combattendo i resti dell’Isis. Questo, quindi, confermerebbe il coinvolgimento degli Stati Uniti e delle loro forze militari con l’organizzazione terroristica al fine di “rilanciarla con tutti i mezzi possibili”. «Ci sono diverse teorie legate all’Isis» racconta Yousef. Una di queste è, appunto, quella che sostiene che sia stato fondato dagli Stati Uniti per distruggere il governo siriano. Un’altra asserisce che l’obiettivo dell’Isis sia quello di proteggere i curdi e di dar loro una terra unendo parti di Iraq, Siria e Turchia. In ognuna di queste, comunque, gli Stati Uniti sembrerebbero grandi sostenitori del gruppo. «Da anni il governo fa <i>brainwashing</i> sulla popolazione, asserendo agli Usa il ruolo di nemico. Vien da sé che molti siriani li considerino come tale, un Paese cristiano che prova a inculcare la sua ideologia nei Paesi arabi. Tuttavia, qualora vi fosse la possibilità di volare in America, i cittadini siriani non ci penserebbero un attimo».</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 8.0pt 0cm;"><span style="font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri',sans-serif; color: black;">Di tutt’altra natura è, invece, la relazione con Teheran. «L’Iran vede nella Siria un posto sicuro per le forze sciite e la Siria ha trovato nell’Iran un alleato nella sua guerra all’Isis» spiega Yousef, parlando dell’alleanza storica che lega i due Paesi. Pur non colpendo direttamente il territorio iraniano, quindi, la Casa Bianca ha voluto lanciare un chiaro monito, prendendo di mira le milizie filo-iraniane e le basi della Guardia Rivoluzionaria in Siria e Iraq. Dallo scorso ottobre, l’esercito americano ha effettuato diversi attacchi contro depositi di armi iraniane nei due Paesi a fronte di svariate offensive, ma l’ultimo è stato senza precedenti. </span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 8.0pt 0cm;"><span style="font-size: 11.0pt; font-family: 'Calibri',sans-serif; color: black;">In seguito all’episodio l’Iran ha dichiarato di non volere un conflitto più ampio, ma “risponderemo con forza ai bulli” ha detto il presidente Ebrahim Raisi. Intanto da Washington, Biden ha affermato che gli Stati Uniti non cercano il conflitto in Medio Oriente, ma la risposta americana “continuerà nei tempi e nei modi di nostra scelta”. Quanto a una replica della Siria, invece, Yousef si dice dubbioso. «Già in passato si sono manifestate situazioni analoghe e il governo non ha mai fatto niente. Dopo 13 anni di combattimenti l’esercito è esausto e la situazione economica drammatica». Poco dopo, però, ritratta. «Non credo che succederà niente a meno che non intervenga Hezbollah, in quel caso ci sarebbe un’escalation. Per loro si tratta di una questione religiosa».</span></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/medio-oriente-sfiorata-lescalation/">Medio Oriente, sfiorata l’escalation</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/medio-oriente-sfiorata-lescalation/">Medio Oriente, sfiorata l’escalation</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Le attiviste iraniane chiedono che la questione in Iran non sia dimenticata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 09:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Amini]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[donna vita libertà]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Gissu, Mahnaz e Sanaz ci descrivono lo stato delle proteste e di quanto ancora</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Gissu, Mahnaz e Sanaz ci descrivono lo stato delle proteste e di quanto ancora manca per poter tornare a parlare di libertà. Richiamano l’attenzione sulle proteste in Iran per non abbandonare chi ancora lotta o chi è imprigionato</span><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;">.</span></strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il 16 Settembre 2022 divamparono una serie di proteste in Iran a seguito dell’<strong>uccisione della giovane Mahsa Amini</strong>. A quasi un anno, la popolazione continua a protestare e a opporsi ad un vero e proprio regime dittatoriale mentre il governo sembra aver intensificato la presa sociale con tenaglie punitive sempre più costrittive.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Per cercare di descrivere con un occhio più interno ciò che sta accadendo UILS ha intervistato tre attiviste di <strong>Donna, Vita e Libertà</strong> di Firenze (gruppo territoriale molto attivo in Italia).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Siamo a quasi un anno dall’inizio delle proteste, qual’è la situazione attuale? Come vengono trattati gli iraniani e le iraniane?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Mahnaz– Tutta la popolazione iraniana è trattata malissimo dal governo. Chi non è allineato al pensiero unico del regime viene perseguitato, gran parte delle persone uccise in questo anno sono stati uomini, come la maggior parte dei politici sono uomini. Dall’esterno può sembrare che <strong>Donna, Vita, Libertà</strong> sia un movimento di protesta femminista e basta ma in Iran, adesso, se sei uomo o donna cambia poco&#8230;se rientri tra coloro che non sostengono il regime. Certo la donna si trova in una situazione più delicata, è più sotto pressione perché come ogni regime dittatoriale anche in Iran si usa il corpo della donna come esempio.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Come è avvenuto il passaggio alla dittatura? Come si è insediata?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Sanaz– Quando hanno preso in mano il potere, nel 1979, si insediarono con la rivoluzione e già nei tre anni successivi iniziarono con la pulizia culturale. Hanno chiuso le università e hanno ucciso tutti gli oppositori del regime temendo che potessero essere un problema per il loro governo. Hanno cercato sin da subito di insediare un regime di tipo medievale, professando un ritorno al passato. Nel Febbraio 1979 hanno annunciato che le donne avrebbero dovuto rispettare le regole imposte dalla Shari’a e in data 8 Marzo 1979 ci fu una grandissima manifestazione alla quale parteciparono moltissime donne con e senza velo e anche tantissimi uomini perché tutti avevano percepito le loro intenzioni. In quel periodo l’ obbligo del velo non era legge anche se le donne dovevano già indossare il velo per entrare in ospedale o in tribunale, in quei luoghi più istituzionali.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Ci furono uomini e donne accondiscendenti con il nuovo stato di cose che non si opposero e non protestarono?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Mahnaz– Gli uomini e le donne iraniani hanno impiegato un po’ di tempo prima di prendere delle posizioni nette. È innegabile che abbia permesso che si arrivasse a questo; c’è stato un tempo nel quale sembrava importasse molto di più vincere la rivoluzione senza valutare le conseguenze che la rivoluzione stessa avrebbe potuto portare con sé. Non si è previsto ciò che il governo avrebbe potuto fare ma era una società molto religiosa e occorre dire che i rivoluzionari promisero benessere terreno e nell’Aldilà&#8230; questo fece presa. Loro furono subdoli in questo.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Con la fine della rivoluzione Khomeinista del 1978-79 ci fu un progressivo allontanamento dallo stile di vita europeo e americano. Conseguenza di ciò fu la nascita del basij, una forza paramilitare istituita dall’<strong>Ayatollah Rohollah Khomeini</strong> nel Novembre 1979. Si trattava, all’inizio, di un gruppo di uomini troppo giovani o troppo anziani per far parte del servizio militare regolare che, su base volontaria, serviva il nuovo governo. Assumendo dei tratti sempre più violenti e autoritari con il passare del tempo.</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2017 size-medium" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-2-300x200.jpg" alt="manifestazione a Firenze di Donna Vita Libertà" width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-2-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-2-768x511.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-2.jpg 853w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Cosa può fare la polizia morale attualmente?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Gissu– Può fare praticamente tutto. Ha il potere assoluto, loro sono i soldati al servizio del regime e non devono rispondere a nessuno. Qualsiasi cosa essi ritengono che non sia in linea con le leggi religiose, possono perseguirle: dall’arresto immediato fino a percosse violente. Inoltre gran parte delle risorse del nostro paese, che ormai è completamente compromesso, sembra essere utilizzato per alimentare queste vere e proprie milizie.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>C’è possibilità di lasciare l’Iran o le frontiere sono chiuse?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Mahnaz– Il regime, ufficialmente, non trattiene a parte le persone che sono sotto controllo perché segnalate&#8230; Ciò che ferisce è che i visti sono difficili da ottenere perché c’è una grande difficoltà per le persone iraniane comuni ad essere accettati in Europa o America. Molti giovani iraniani vorrebbero lasciare l’Iran perché la vita è insostenibile ma non riescono. Sta crescendo in Europa una forte tendenza nazionalista e si vede nell’immigrato solo un problema e questo non aiuta chi vuole cambiare vita.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Il regime non trattiene dite&#8230;si assiste ad un adattamento secondo voi?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Sanaz- Ora le proteste di massa sono diminuite ma sono aumentate quelle individuali. Per esempio le donne non indossano il velo, i ragazzi si riuniscono per cantare in piazza. Le proteste continuano e il governo è impaurito; stanno esprimendo una ferocia ai massimi livelli e, quindi, la popolazione cerca di sopravvivere. Ci sono stati più di 22.000 arresti e la comunità internazionale ha abbandonato il popolo iraniano.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il reperimento di questi dati è possibile attraverso la fuga di notizie clandestine oppure grazie a organizzazioni umanitarie quali <a href="https://iranhr.net/en/">Human Rights for Iran</a> che forniscono dati economici e sociali molto drammatici.</span></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-2018 size-medium" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-4-300x200.jpg" alt="manifestazione per liberazione iraniani incarcerati a Firenze di Donna Vita Libertà" width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-4-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-4-1024x682.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-4-768x512.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-4-1536x1023.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-4.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Qual’è la situazione sociale e economica dell’Iran?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Mahnaz- Il poco denaro che c’è in Iran sembra essere speso nelle guerre limitrofe, per esempio in Siria. È molto frequente sentire notizie di frodi fiscali con capitali all’estero da figli di funzionari governativi iraniani. L’economia sta soffrendo da tempo e negli ultimi anni l’inflazione è aumentata del 800% e il valore della moneta è crollata con i prezzi aumentati e i cittadini che non riescono a vivere dignitosamente.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Cosa vorreste chiedere al governo e alla comunità internazionale?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Mahnaz- Chiediamo che vengano inviati dei delegati, anche tramite associazioni umanitarie, nelle carceri o durante i processi per controllare che vengano svolti con correttezza. Non chiediamo interventi che, sappiamo, essere impossibili. C’è una serie di suicidi sospetti che avvengono subito dopo prigionie più o meno lunghe: voci diffuse parlano di pillole somministrate in modo forzato nelle carceri con conseguenze sospette: da arresti cardiaci ad atteggiamenti di isteria. Abbiamo constatato che quando l’attenzione della comunità internazionale è alta loro si sentono messi all’</i></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>angolo e rallentano le esecuzioni. Per noi questo prendere tempo è fondamentale.</i></span></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-2019 size-medium" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7-300x225.jpg" alt="manifestante del movimento Donna Vita Libertà a Firenze" width="300" height="225" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7-300x225.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7-1024x768.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7-768x576.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7-1536x1152.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7-720x540.jpg 720w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Cosa state organizzando nell’immediato?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Gissu- Vorremmo ricordare la morte di Amini con una manifestazione nazionale, a Settembre, davanti l’ambasciata iraniana. Questo a livello nazionale. Per celebrare la libertà che non deve più essere solo un ricordo. </i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il problema in Iran è tutt’altro che risolto, le esecuzioni sommarie e le incarcerazioni non sono cessate. <strong>Donna, Vita, Libert</strong>à si sta battendo per far cessare queste esecuzioni e far liberare i prigionieri. La comunità internazionale ha l’obbligo morale di appoggiare questo dissenso e queste lotte di libertà, non lasciando gli iraniani soli. Solo con la pressione collettiva dei popoli si può sperare di fermare tutto questo.</span></p>
<p>[1] <a href="https://www.proposte-uils.it/senza-voce-un-appello-dalliran/">https://www.proposte-uils.it/senza-voce-un-appello-dalliran/</a> per un ulteriore approfondimento sul tema presente in una uscita precedente nel nostro periodico.</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/le-attiviste-iraniane-chiedono-che-la-questione-in-iran-non-sia-dimenticata/">Le attiviste iraniane chiedono che la questione in Iran non sia dimenticata</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/le-attiviste-iraniane-chiedono-che-la-questione-in-iran-non-sia-dimenticata/">Le attiviste iraniane chiedono che la questione in Iran non sia dimenticata</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Senza voce. Un appello dall’Iran.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Coniglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Mar 2023 14:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Amir-Abbas Azarmvand]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[donnavitalibertà]]></category>
		<category><![CDATA[giornalista]]></category>
		<category><![CDATA[inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
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		<category><![CDATA[prigionieri politici]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica islamica]]></category>
		<category><![CDATA[sindacati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Proposte N. 2 &#8211; Febbraio 2023 La richiesta ai media occidentali di non tacere.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.uils.it/periodico-proposte-uils-n-2-febbraio-2023/">Proposte N. 2 &#8211; Febbraio 2023</a></p>
<p style="text-align: justify;">La richiesta ai media occidentali di non tacere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Amir-Abbas Azarmvand, giornalista e prigioniero politico marxista detenuto insieme a molti colleghi e attivisti iraniani nel carcere di Rajayi Shahr, si è inimicato il regime a causa delle sue pubblicazioni. La sua storia s’intreccia con le rivendicazioni e le proteste dei lavoratori, con le donne in rivolta, con la parte più svantaggiata e povera della popolazione iraniana.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi sono più di seicento i nomi accertati e pubblicati delle persone assassinate dalla brutale repressione poliziesca del regime della Reppubblica Islamica iraniana. Oltre 16.000 le persone arrestate. Ciascun nome, ogni storia umana straziata, lascia un segno e un profondo senso di amarezza. Poi prende un senso di disgusto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le singole crudeltà delle quali veniamo a conoscenza attraverso la stampa sono indicibili, così come la ferinità con la quale il regime si accanisce sulla popolazione in rivolta. Violenza che si connota anche di particolari declinazioni, striscianti e di più antica data. Essa è infatti più aspra nei confronti degli strati più poveri, verso lavoratori e operai, così come contro coloro che hanno cercato di far emergere le contraddizioni del regime attraverso le loro ricerche e il lavoro d’inchiesta, i giornalisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra loro, Amir-Abbas Azarmvand, giornalista economico e detenuto politico nel carcere di Rajayi Shahr. Un nome ed una storia che ci giungono in queste ultime settimane dall’Iran, attraverso le voci di persone a lui vicine e che fino ad ora hanno trovato a fatica spazio tra le notizie a causa del suo orientamento politico. Giornalista economico marxista per SMTnews<a href="https://www.smtnews.ir/" name="_ftnref1">[1]</a>, il suo lavoro si rivolge principalmente ad analisi relative all’impatto delle politiche economiche sulle masse lavoratrici, e sulla classe operaia in particolare. Ha indagato in merito al divario di genere nell’occupazione e alle condizioni di vita delle lavoratrici in diversi settori, concentrandosi anche sulle baraccopoli urbane di Teheran.</p>
<h5><em><strong>Le lotte sindacali e l&#8217;attivismo contro la privatizzazione.</strong></em></h5>
<p>Secondo le nostre fonti, persone a lui molto vicine,  quando le sue indagini di giornalista si sono unite all’attivismo sindacale iraniano e ai movimenti di protesta operai, il regime lo ha però preso di mira. Amir-Abbas Azarmvand, focalizzando il suo lavoro sulle classi meno agiate, quelle che oggi sono maggiormente colpite dalla repressione, ha infatti pubblicato diversi articoli sui movimenti di protesta innescati dai lavoratori di vari settori. Quelli dell’acciaio di Ahvaz, e dell’agro-industriale, dello zuccherificio di Half-tapeh, della Haft Tapeh Sugarcane Company, iniziati nel 2018, e che portarono all’interruzione della lavorazione della canna da zucchero per protestare contro il mancato pagamento dei salari, rivendicando inoltre una tutela sindacale durante il passaggio del grande gruppo industriale al settore privato.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavoratori, come riporta un articolo dell’International Alliance in Support of Workers in Iran (IASWI)<a href="https://workers-iran.org/a-call-for-urgent-action-74-lashes-and-one-year-jail-for-42-azarab-industries-workers-in-iran/" name="_ftnref2">[2]</a>, organizzazione sindacale con sede in Canada, che chiamava le unioni operaie sindacali internazionali ad un’azione urgente di solidarietà con gli operai iraniani, in un primo momento si opposero alla privatizzazione, e una volta avvenuta, subirono un progressivo deterioramento delle loro condizioni di lavoro, unitamente a frequenti ritardi nei pagamenti dei salari. Sempre secondo questa fonte, numerosi lavoratori subirono violenze durante le proteste e venti tra loro vennero arrestati dalle forze di sicurezza. Giunse poi una condanna collettiva in violazione degli elementari diritti umani. Settantaquattro frustate, reclusione per un anno e un mese di lavori forzati per quarantadue lavoratori, che come ricorda l’articolo, furono in tal modo condannati a tortura per aver difeso i loro mezzi di sussistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il verdetto fece però un grande clamore per la sua disumanità e ingiustizia, prese a rimbalzare sui social media in Iran e spinse i gruppi sindacali a denunciarlo con forza, costringendo la magistratura a rivedere le proprie posizioni e a ritirare nel 2019 le sentenze di condanna, tra le quali compariva anche quella di ‘propaganda contro il sistema’. La testimonianza molto vicina ad Amir-Abbas Azarmvand che ci consegna le informazioni sulla sua storia, rivela però che gli attivisti sindacali e chiunque tenti di organizzare manifestazioni in sostegno dei lavoratori in Iran sia stato invece poi pesantemente criminalizzato.</p>
<h5><em><strong>Amir-Abbas Azarmvand, giornalista incarcerato con l&#8217;accusa di propaganda. </strong></em></h5>
<p style="text-align: justify;">In seguito alla pubblicazione degli articoli sulle lotte operaie iraniane e alle sue analisi economiche, Amir-Abbas Azarmvand è stato infatti arrestato a Teheran e accusato di propaganda contro il regime islamico il primo settembre 2021. Posto in totale isolamento per oltre tre settimane, è stato torturato psicologicamente e condannato a quattro anni di prigione in un processo avvenuto a porte chiuse. Presenti solo il giornalista, i pubblici ministeri e il giudice Iman Afshari.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza avvocato e senza aver potuto rivendicare il suo diritto ad un giusto processo, viene rilasciato su cauzione e resta in attesa della citazione scritta a presentarsi al temuto carcere di Evin, a Teheran. L’8 marzo 2022, arrestato una seconda volta durante una celebrazione della Giornata Internazionale della donna, viene portato nuovamente in carcere e in questo momento viene eseguita la sua condanna a quattro anni.</p>
<h5><em><strong>La brutale repressione nel carcere di Evin</strong></em></h5>
<p style="text-align: justify;">Sette mesi dopo, il 15 ottobre, il giornalista è quindi nel carcere di Evin con i diversi prigionieri politici detenuti nel ‘reparto 8’ che si sono visti coinvolti insieme al ‘reparto 7’, destinato ai carcerati ‘comuni’, in un conflitto interno seguito ad un incendio scoppiato durante la notte. Nonostante la narrazione ufficiale affermi che sia stato causato dai carcerati, che avrebbero cercato deliberatemnte di distruggere le mura che circondano la prigione, molte storie raccontate dai familiari dei prigionieri indicano invece quegli eventi quale ulteriore crimine della Repubblica Islamica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della notte infatti, i detenuti del reparto 8, dopo aver sentito rumori di combattimento e colpi d’arma da fuoco provenienti dal reparto 7, si precipitarono per osservare quanto stava accadendo al suo interno attraverso una piccola finestra. Un prigioniero, testimone della scena, sostiene <em>che “i prigionieri venivano colpiti dalla guardia della prigione e che cadevano sul pavimento come foglie davanti ai nostri occhi”. </em></p>
<p style="text-align: justify;">I racconti di alcuni detenuti indicano che furono sparati colpi d’arma da fuoco attraverso le finestre della sezione 8. Oltre alla sparatoria, le forze speciali hanno iniziato a colpire i prigionieri che protestavano nel cortile e li hanno attaccati con bastoni, spranghe e oggetti contundenti. Sostengono che il colonnello Mahmoudi, capo del reparto della sezione n. 8, e Karbalaie, ufficiale di guardia, abbiano attaccato personalmente i prigionieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Circa duemila detenuti della sezione n.7 e n.8 sono stati forzatamente condotti in quelle ore nella palestra della prigione dove sono stati tenuti ammassati e costretti accanto ai cadavari che giacevano sul pavimento fino al mattino. Quaranta prigionieri politici del reparto n. 8, tra cui Amir-Abbas Azarmvand, insieme ad Arash Johari, Yashar Daroshafa, Abolfazl Nejadfathollah e altri che erano detenuti nella palestra, sono stati infine inviati alla prigione di Rajayi-Shahr, mentre molti dei detenuti del reparto n. 7 sono stati trasferiti nella prigione di Tehran-Bozorg.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giornalista, esiliato quella stessa notte e per l’ennesima volta senza alcun procedimento giudiziario, rischia ora insieme ad altri cinque prigionieri politici, Yashar Tohidi, Maysam Golshani, Mohammad Khani, Reza Salmanzadeh e Seyed Javad Seyedi, di dover far fronte a nuove accuse basate sull’incidente di Evin, ma che rappresentano in realtà una macchinazione volta ed estendere le loro condanne in ragione delle proteste che nel frattempo si sono estese in tutto l’Iran. I familiari ci consegnano la loro testimonianza, che a sua volta raccoglie la voce dei diversi prigionieri, per chiedere solidarietà internazionale e che q</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://5D8CDDCA-E3AC-4C57-BA47-C8DA783D6B4C#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="https://www.smtnews.ir/">https://www.smtnews.ir/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://5D8CDDCA-E3AC-4C57-BA47-C8DA783D6B4C#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> <a href="https://workers-iran.org/a-call-for-urgent-action-74-lashes-and-one-year-jail-for-42-azarab-industries-workers-in-iran/">https://workers-iran.org/a-call-for-urgent-action-74-lashes-and-one-year-jail-for-42-azarab-industries-workers-in-iran/</a></p>
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		<title>L’Afghanistan sconvolto dai talebani ridisegna la geopolitica asiatica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Staropoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 18:38:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[doha]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[india]]></category>
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		<category><![CDATA[pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[talebani]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ripresa del potere da parte dei talebani in Afghanistan dopo vent’anni è stata un</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La ripresa del potere da parte dei talebani in Afghanistan dopo vent’anni è stata un evento che, nonostante la prevedibilità causata dal ritiro delle truppe USA in seguito all’accordo di Doha dello scorso anno, ha colto di sorpresa anche gli studiosi più esperti della situazione geopolitica del Paese per la velocità con cui è avvenuta.</em></p>
<p>L’atteggiamento dei talebani è l’incognita che permetterà di interpretare le relazioni tra l’Afghanistan e gli Stati più ad esso legati da interessi economici e politici.</p>
<figure id="attachment_1147" aria-describedby="caption-attachment-1147" style="width: 2048px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-1147" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul.jpg" alt="Afghanistan, miliziani talebani a Kabul" width="2048" height="1152" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul.jpg 2048w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-300x169.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-1024x576.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-768x432.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-1536x864.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-800x450.jpg 800w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><figcaption id="caption-attachment-1147" class="wp-caption-text">Afghanistan, 19 agosto 2021. Miliziani talebani a Kabul. Fonte: Skynews.</figcaption></figure>
<p><em><br />
</em>La crisi umanitaria in Afghanistan non è iniziata nei giorni appena precedenti alla presa di Kabul da parte dei talebani, e nemmeno qualche mese fa, con l&#8217;inizio della ritirata delle truppe USA a maggio.</p>
<p>Quando lo scorso inverno abbiamo letto delle violenze della polizia croata lungo la rotta balcanica, ebbene lì c&#8217;erano migranti afghani, per lo più giovani ragazzi, che hanno attraversato tra infiniti pericoli migliaia di km con il sogno di raggiungere in sicurezza un’Europa che avrebbe potuto garantire loro libertà.</p>
<p>Con la presa di Kabul da parte dei talebani lo scorso 15 agosto il motivo per cui questi migranti hanno intrapreso questo viaggio disperato è diventato lampante per il mondo intero.</p>
<h3>L&#8217;accordo di Doha: un ritorno annunciato</h3>
<p>Il loro ritorno dopo vent&#8217;anni in realtà non era esattamente una sorpresa: l&#8217;accordo di Doha firmato il 29 febbraio 2020, mentre il mondo aveva gli occhi puntati sull&#8217;allora paurosa novità della Covid, aveva come interlocutori l&#8217;allora amministrazione USA comandata da Donald Trump e il nuovo presidente de facto dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, il talebano Abdul Ghani Baradar.</p>
<p>Questo accordo prevedeva la ritirata delle truppe USA dall&#8217;Afghanistan in cambio di alcune condizioni (piuttosto favorevoli) per i talebani, come il rilascio di molti dei suoi militanti, fatti prigionieri dal 2001.</p>
<p>Gli esperti che hanno analizzato le clausole di questo documento vi hanno individuato possibili fattori di aumentata instabilità che effettivamente hanno portato a una nuova scalata al potere, solo non si immaginava che le ultime città a cadere lo avrebbero fatto a distanza di poche ore l&#8217;una dall&#8217;altra.</p>
<p>Con le immagini dell&#8217;ingresso dei talebani a Kabul, le narrazioni si sono fatte piene di domande sull&#8217;evoluzione della forza della nuova leadership. Molto dipenderà dalle relazioni che i talebani intesseranno con Paesi che storicamente hanno interessi o influenze in Afghanistan: Cina, Russia, Iran, India, Pakistan, Turchia.</p>
<p>Con gli USA che si sono messi fuori gioco, la domanda principale è cosa faranno adesso le due grandi rivali Russia e Cina, per esempio.</p>
<figure id="attachment_1149" aria-describedby="caption-attachment-1149" style="width: 492px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-1149" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Accordo-di-Doha.jpg" alt="29 febbraio 2020, la firma dell'accordo di Doha tra USA e talebani. Fonte: Il Foglio." width="492" height="275" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Accordo-di-Doha.jpg 492w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Accordo-di-Doha-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 492px) 100vw, 492px" /><figcaption id="caption-attachment-1149" class="wp-caption-text">29 febbraio 2020, la firma dell&#8217;accordo di Doha tra USA e talebani. Fonte: Il Foglio.</figcaption></figure>
<h3><strong>Cina</strong></h3>
<p>Per la Cina la maggior preoccupazione è dovuta ad una potenziale crescente instabilità nella regione a maggioranza uigura, lo Xinjiang, che confina proprio con l’Afghanistan grazie a una lingua di terra stretta e lunga denominata Corridoio del Wakhan.</p>
<p>E la preoccupazione è tale che, come scriveva Alex Small nel suo libro del 2020 “The China Pakistan Axis”, la Cina si preoccupa anche della stabilità politica a lungo termine del Pakistan, culla della formazione delle milizie talebane per oltre mezzo secolo.</p>
<h3><strong>Russia</strong></h3>
<p>Anche Mosca, nei giorni subito successivi alla definitiva presa di potere talebana, non ha dato forti segnali di approvazione o di disapprovazione. Ricordiamo però che, mentre le ambasciate di mezzo Occidente sono state chiuse ed evacuate nelle ore in cui i talebani hanno fatto ingresso a Kabul, l’ambasciata russa è rimasta e senza riduzioni di personale, come ha ricordato Dmitrij Zhirnov, ambasciatore russo a Kabul.</p>
<p>Una relativa tranquillità che deriva da una dialogo tra russi e talebani che va avanti dal 2017, come ha ricordato la politologa Mara Morini su Domani (“<a href="https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/mosca-apre-ai-talebani-per-tutelare-la-stabilita-dellasia-centrale-hryo9109">Mosca apre ai talebani per tutelare la stabilità dell’Asia Centrale</a>”). E di fatto anche la Russia punta i propri occhi sull’Afghanistan perché teme che un’esacerbazione dei rapporti tra talebani e comunità di uzbeki e tagiki in Afghanistan porti instabilità anche in Uzbekistan e in Tagikistan.</p>
<h3><strong>Turchia</strong></h3>
<p>La<a href="https://www.proposte-uils.it/la-turchia-neottomana-di-erdogan/"> Turchia di Erdogan</a> potrebbe trovare un buon interlocutore nei talebani, soprattutto se andiamo a guardare la dimensione della crisi umanitaria che questo nuovo governo ha causato.</p>
<p>Milioni di persone erano in fuga dall’Afghanistan già dopo le prime ore del 15 agosto.<br />
Le condizioni per uscire dal Paese sono state rese ostiche proprio dai talebani stessi che nei giorni successivi hanno presidiato l’aeroporto e impedito a molte persone di fuggire liberamente, come invece previsto da una clausola dell’accordo di Doha e come un portavoce talebano aveva dichiarato ai media in conferenza stampa.</p>
<p>I turchi potrebbero essere molto interessati proprio ad avere il controllo dell’aeroporto di Kabul e, in generale, delle frontiere, essendo la Turchia un passaggio obbligato proprio per chi, ad esempio, intraprende la rotta balcanica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_1148" aria-describedby="caption-attachment-1148" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-1148 size-full" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul.jpg" alt="Afghanistan. La disperazione dei civili nel tentativo di fuga. Fonte: La Stampa." width="1280" height="720" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul.jpg 1280w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul-300x169.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul-1024x576.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul-768x432.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul-800x450.jpg 800w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-1148" class="wp-caption-text">Afghanistan. La disperazione dei civili nel tentativo di fuga. Fonte: La Stampa.</figcaption></figure>
<h3><strong>India e Pakistan</strong></h3>
<p>Il nuovo insediamento del regime talebano non è una buona notizia per l’India, paese storicamente rivale del Pakistan. La grande difficoltà degli indiani sarà quella di dover eventualmente riconoscere ufficialmente il governo talebano, soprattutto se lo faranno anche le concorrenti Cina e Russia. La via del dialogo con i talebani sembra la più probabile per il momento.</p>
<p>Da vedere anche le prossime mosse dei talebani però. Sono infatti sono consapevoli che, pur volendo dominio nazionale e non internazionale, hanno bisogno di creare buoni rapporti di vicinato. Se però l’India dovesse riconoscere i talebani, il rischio è che questi possano rinforzare la rete terrorista del Kashmir.</p>
<h3><strong>Iran</strong></h3>
<p>Per quanto riguarda l’Iran, a stragrande maggioranza sciita e per questo non ben visto dai talebani, sunniti, due cose. In primis notare come questa distanza culturale sia il motore dell’efferatezza delle persecuzioni talebane nei confronti del gruppo etnico degli Hazara, afghani del centro-ovest.</p>
<p>In secundis, come sottolinea Camille Eid su Avvenire (“I patti di Doha e il giallo sul confine con l’Iran. Domande e dubbi”), il cuor leggero degli USA che battono in ritirata senza preoccuparsi del fatto che Teheran potrebbe approfittare di questa lauta opportunità.</p>
<p>L’ultima questione che dovremmo porci è: ciò che Cina e India temono per le radicalizzazioni terroristiche può essere vero anche per un ritorno di Al Qaeda e di Isis? Mentre il quadro futuro è più incerto che mai, sappiamo per certo che i talebani hanno scombinato molte pedine nella scacchiera della geopolitica.</p>
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<p><em>Francesca Staropoli</em></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/afghanistan-sconvolto-dai-talebani-ridisegna-la-geopolitica-asiatica/">L’Afghanistan sconvolto dai talebani ridisegna la geopolitica asiatica</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/afghanistan-sconvolto-dai-talebani-ridisegna-la-geopolitica-asiatica/">L’Afghanistan sconvolto dai talebani ridisegna la geopolitica asiatica</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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