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	<title>maternità - Proposte-UILS</title>
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	<description>I nostri articoli vi tengono aggiornati</description>
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		<title>Diastasi addominale, cosa vuol dire avere una patologia grave ma “non urgente”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 08:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[addominale]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La trafila per risolvere un problema di salute cronico legato alla gravidanza si conclude in</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong><em><span style="font-size: 14pt;">La trafila per risolvere un problema di salute cronico legato alla gravidanza si conclude in una clinica privata di Torino facendo uso di un’assicurazione</span></em></strong></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Chiara è una donna di 34 anni, madre di due figli e residente in provincia di Perugia.<br />
A causa della doppia maternità oggi soffre per una particolare patologia &#8211; la diastasi addominale -, con una serie di disturbi legati alla sua malattia.<br />
La sua vita di prima era quella tipica di una giovane donna: frequentava una palestra e faceva tanti sport.  Ha deciso di sottoporsi ad un’operazione chirurgica risolutiva ma le cose non sono così semplici. Anzitutto la lista d’attesa per un intervento in laparoscopia è molto lunga perché per il Sistema Sanitario Nazionale esso ha uno scopo prevalentemente estetico. La donna ha deciso allora di affidarsi a una clinica privata torinese utilizzando un’assicurazione stipulata col proprio datore di lavoro per effettuare un intervento equivalente.  Il prezzo complessivo dell’intervento è di 8.500 euro, ma non c’è certezza sul rimborso da parte dell’assicurazione.<br />
La intervisto poco prima della partenza per Torino.</p>
<p><strong>M.G.</strong>: <strong>Ciao Chiara anzitutto cos’è la diastasi addominale?<br />
</strong>C.G.: <em><span style="font-size: 14pt;">La diastasi è la separazione delle fasce addominali che può far seguito a una gravidanza. Dal momento che la pancia cresce, le fasce si separano. Di norma si rimettono in posizione una volta terminata la gravidanza, ma vi è una percentuale di donne in cui questo riassestamento non avviene e quindi rimane questa separazione a volte anche con fuoriuscita di ernie. Io ho una separazione di ben sei centimetri!</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Questo può poi portare diverse problematiche che vanno dal gonfiore addominale dopo i pasti, incontinenza, dolori alla schiena per cattivo utilizzo dei muscoli addominali, e anche altri problemi connessi al pavimento pelvico. Infatti, quello che viene a diminuire è la capacità della parte addominale a fare forza e trattenere le viscere interne.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Oltre a tutto questo, nel mio caso c’è anche un problema estetico non secondario, dal momento che sono sempre stata una persona molto attenta alla mia forma fisica.</span><br />
</em><br />
<strong>M.G.: Qual è la differenza tra laparoscopia ed altre tecniche?<br />
</strong>C.G.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Devo premettere che la scelta di fare questo intervento non è stata fatta a cuor leggero e  ho dovuto soppesare i pro e i contro delle tecniche esistenti. Ve ne sono tre,  molto diverse tra loro, che vanno dalla più alla meno invasiva.<br />
Lo standard che viene utilizzato negli Ospedali è l’addominoplastica, che consiste in un taglio a “cielo aperto” del basso ventre per andare a richiudere le fasce addominali. Si tratta di un’operazione importante che prevede un lungo decorso post-operatorio.<br />
L’intervento viene effettuato anche in laparoscopia, il che permette di evitare la maggior parte dei problemi grazie all’esecuzione di piccole incisioni. In tal modo si riducono sensibilmente i rischi e il recupero post-operatorio ma i tempi di attesa in Ospedale sono molto lunghi, nell’ordine di anni.<br />
Infine, ho scoperto e contattato un medico che per questo tipo di intervento utilizza una tecnica innovativa con un robot di ultima generazione chiamato “Da Vinci”. Utilizzando questo strumento l’intervento è poco invasivo, sicuro, senza drenaggi né altro. Oggi un robot di questo tipo si trova all’Ospedale Santi Paolo e Carlo di Milano, ma a causa degli elevati costi di gestione viene utilizzato solo per alcune gravi patologie e comunque prevede una lunga lista d’attesa. Un altro macchinario “Da Vinci” è posseduto da un medico privato specializzato in diastasi addominale il quale mi ha chiesto 42.000 euro per operarmi, una somma per me irraggiungibile. </em></span><br />
<strong><br />
M.G.: Come hai deciso di procedere?<br />
</strong>C.G<em>.: <span style="font-size: 14pt;">Sempre su internet ho trovato un altro medico, stavolta torinese, che usava una tecnica chiamata riparazione endoscopica pre-aponeurotica (R.E.P.A). </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Chi non presenta particolari condizioni ostative può procedere con questa tecnica che  come la laparoscopia prevede l’esecuzione di tre fori e il lavoro viene eseguito sulla parte superiore dell’addome tra la pelle e il muscolo. I vantaggi di questa tecnica sono una maggior sicurezza di buona riuscita dell’intervento senza complicazioni con un recupero post-operatorio più rapido della laparoscopia. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Il problema è che questo intervento viene eseguito solo privatamente dal medico in una struttura privata al costo di 8.500 euro.</span></em></p>
<p><strong>M.G.: E qui entra in gioco l’assicurazione privata.</strong><br />
C.G.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Così dovrebbe essere…Pago annualmente una somma al mio datore di lavoro per un’assicurazione medica privata.  Così ho pensato di utilizzarla, tuttavia, ci sono altri problemi, il primo è che il contratto assicurativo scade a dicembre di quest’anno e non è chiaro come verranno gestite le pratiche pendenti; il secondo è che la compagnia assicuratrice dovrà svolgere un’istruttoria approfondita sul mio caso e accertare che l’intervento ha una finalità risolutiva delle patologie sopra elencate e non prevalentemente estetica. Di fatto rischio di pagare tutto.</em></span></p>
<p><strong>M.G.: In conclusione, cosa pensi del fatto che sia così complicato intervenire su una diastasi addominale in laparoscopia per una donna dopo la gravidanza?<br />
</strong>C.G.: <em><span style="font-size: 14pt;">Mi sento molto delusa in qualità di donna madre e lavoratrice.  La mia scelta di risolvere un problema che si trascina ormai da anni ed è diventato debilitante ha avuto come prima conseguenza una grande perdita di tempo in termini di esami e visite, spesso a pagamento.  In secondo luogo dovrò spendere una somma importante per l’intervento con il rischio di non rientrare nei parametri dell’assicurazione per essere rimborsata. Spero solo di essere fortunata e di ricevere il rimborso. </span> <strong><br />
</strong></em><strong><br />
</strong>Mattia Genovesi</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/diastasi-addominale-cosa-vuol-dire-avere-una-patologia-grave-ma-non-urgente/">Diastasi addominale, cosa vuol dire avere una patologia grave ma “non urgente”</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/diastasi-addominale-cosa-vuol-dire-avere-una-patologia-grave-ma-non-urgente/">Diastasi addominale, cosa vuol dire avere una patologia grave ma “non urgente”</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Donne e lavoro, la difficoltà di mettere d&#8217;accordo carriera e figli</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-daccordo-carriera-e-figli/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-daccordo-carriera-e-figli</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 14:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[dimissioni in bianco]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[quote rosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei problemi della vita professionale di una donna è rappresentato dalla difficoltà di conciliazione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Uno dei problemi della vita professionale di una donna è rappresentato dalla difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia. L&#8217;arrivo di un figlio stravolge la vita di una mamma, non solo dal punto di vista familiare, fisico ed affettivo, ma anche dal punto di vista lavorativo. In quest&#8217;ultimo caso, purtroppo, il cambiamento è in negativo, in quanto le donne sono costrette ad apportare diversi cambiamenti o addirittura a interrompere il lavoro a seguito della nascita di un figlio.</span></span></p>
<h3>Lo studio Istat sull&#8217;inattività femminile</h3>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questa difficoltà colpisce in modo particolare le donne ed è messa in luce anche da uno studio Istat. L&#8217;istituto di statistica ha calcolato il tasso di inattività maschile e femminile dovuto alla presenza dei figli. Le donne tra i 25- 54 anni che lasciano il lavoro per dedicarsi ai figli che hanno tra 0-2 anni sono il 41,4%. La stessa situazione, invece, riguarda il 4,7% degli uomini. Le percentuali scendono a mano a mano che sale l&#8217;età dei figli, ma sono sempre le mamme le più inattive. Il tasso delle donne inattive con figli tra i 3-5 anni è del 36,5%, mentre per gli uomini è del 5,5%; se la prole ha tra gli 11-14 anni l&#8217;inattività cala al 34,4% per le donne e al 5.9% per gli uomini. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ugualmente, nel caso in cui non si hanno figli, tra i valori di inattività maschili e femminile c&#8217;è un divario: è una situazione che interessa il 9.1% degli uomini e il 20.3% delle donne, più del doppio. Differenze tra maschi e femmine si hanno anche quando non si deve interrompere la carriera ma si ricorre a modifiche per facilitare la conciliazione tra famiglia e lavoro. In questo caso, l&#8217;Istat ha calcolato che le lavoratrici che hanno dovuto cambiare almeno un aspetto del loro impiego sono il 35.5%, mentre gli uomini sono l&#8217; 11.8%.</span></span></p>
<h3>L&#8217;associazione Assolei</h3>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Per approfondire il fenomeno della complessità per le donne nel conciliare figli e lavoro, abbiamo parlato con Dalila Novelli e Paola Frezza, rispettivamente vice presidente e presidente di Assolei, un&#8217;associazione con sede a Roma che organizza sportelli di sostegno per donne vittime di violenza e discriminazione. Gli sportelli sono gratuiti, presenti nel I, V e VIII Municipio e rispondono alle richieste d&#8217;aiuto che arrivano dalle telefonate al numero dell&#8217;associazione o al 1522. Ricevuta la richiesta, dopo un primo colloquio con una counselor che fa un&#8217;analisi della domanda, si passa poi al sostegno di un&#8217;avvocata o di una psicologa. Assolei si pone come mission quello dell&#8217;autodeterminazione delle donne, che devono essere libere di scegliere. L&#8217;associazione fornisce sostegno nelle decisioni delle donne, ma non da né giudizi né consigli, supporta le donne a sostenersi, a credere nelle loro scelte e nei loro percorsi.</span></span></p>
<h3 align="JUSTIFY">La diversità del lavoro femminile e il maggiore impegno degli uomini nelle faccende domestiche</h3>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Paola Frezza, nell&#8217;introdurre l&#8217;argomento donne e lavoro, ha voluto sottolineare la varietà di casi all&#8217;interno del lavoro femminile: «</span></span><i><span style="font-family: Times New Roman, serif; font-size: medium;">Quando parliamo di lavoro, si tende a parlare di donne in generale, ma in realtà all&#8217;interno del genere delle donne, non tutte hanno la stessa situazione. C&#8217;è chi ha un lavoro stabile e non ha una crescita durante la sua carriera, quella che non trova lavoro, la madre che rinuncia, lavori precari, partite IVA e contratti a termine dove maternità e malattia sono poco tutelate. Non bisogna generalizzare, all&#8217;interno delle donne lavoratrici ci sono situazioni estremamente diverse. Bisogna parlare delle diverse situazioni lavorative delle varie donne. Bisogna considerare che la donna non è solo figli e lavoro come compartimenti stagni. Al contrario, la donna è tutto questo messo insieme. Bisogna considerare la complessità della vita delle donne</span></i><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">». </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Analizzando il problema della difficoltà nel conciliare lavoro e figli, fa notare che un maggior impegno degli uomini nelle faccende domestiche potrebbe essere l&#8217;inizio per risolvere la questione: «</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Gli uomini svolgono le faccende domestiche solo in assenza della donna, ma nel momento in cui lei è di nuovo presente in casa, non si pone il problema di fare le faccende. È importante che si avvii un processo culturale che induca gli uomini a una forma che non sia di semplice collaborazione, ma di assunzione di responsabilità familiari. Deve essere lo svolgimento normale e quotidiano delle funzioni familiari, occuparsi del lavoro domestico, fare la spesa. Tutto questo, purtroppo, sugli uomini grava ancora troppo poco</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">».</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-497" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/10/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-d-accordo-carriera-e-figli-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/10/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-d-accordo-carriera-e-figli-2-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/10/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-d-accordo-carriera-e-figli-2-1024x684.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/10/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-d-accordo-carriera-e-figli-2-768x513.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/10/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-d-accordo-carriera-e-figli-2-1536x1026.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/10/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-d-accordo-carriera-e-figli-2.jpg 1920w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h3 align="JUSTIFY">Le dimissioni in bianco</h3>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In Italia conciliare carriera e figli è molto complicato, se non addirittura impossibile, considerando che è frequente il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco a seguito della nascita dei figli. Una pratica illegale, ma portata avanti dai datori di lavoro che insieme al contratto di assunzione fanno firmare una lettera di dimissioni senza data. Le dimissioni in bianco danneggiano in modo particolare le donne, in quanto sono utilizzate nel momento in cui una lavoratrice rimane incinta. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A questo proposito, Dalila Novelli ha dichiarato: «</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Le dimissioni in bianco hanno innanzitutto un valore sessista, inoltre, incidono sul loro progetto di vita materna. Si tratta di un problema che colpisce i diritti, ma colpisce anche il futuro della nazione. Una donna, che deve scegliere tra lavoro e figli, spesso sceglie il lavoro. Questo va a discapito della natalità. Lo Stato deve intervenire e porsi come figura di tutela. Il costo sociale delle maternità è fondamentale e se ne deve far carico</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">». </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Paola Frezza approfondisce la questione, spiegando: «</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La maternità ha un valore soggettivo ma anche sociale. Qust&#8217;ultimo è fondamentale se vogliamo che la società si rinnovi e cresca. Se vogliamo che le donne possano coniugare lavoro e famiglia, allora la maternità, la paternità e l’allargamento della famiglia devono essere valori che non sono solo individuali, ma anche valori sociali perché competono a tutta la realtà sociale, per questo lo Stato deve sostenere queste possibilità di scelta. Si tratta di una condizione che migliora la vita di tutti</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">».</span></span></p>
<h3 align="JUSTIFY">Le quote rosa</h3>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il discorso sul rapporto tra donne e lavoro, porta a riflettere anche sulla questione delle quote rosa. Dalila Novelli chiarisce: «</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Le quote rosa vanno a colmare un divario tra donne e uomini, ma sono una proiezione di una scelta maschile; purtroppo mancano scelte di genere in funzione di altre donne. Si fanno scelte in funzione della politica in modo generale e non in modo da colmare il gender gap. Le politiche delle donne sono diverse dalle donne in politica</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">».</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Maternità e lavoro sono due aspetti fondamentali della vita di una donna, l&#8217;uno non può influire negativamente sull&#8217; altro. Maternità e lavoro sono due diritti che vanno tutelati, tenendo presente che la difesa del lavoro incrementa la natalità, di conseguenza favorire le nascite produce più lavoro.</span></span></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-daccordo-carriera-e-figli/">Donne e lavoro, la difficoltà di mettere d’accordo carriera e figli</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/donne-e-lavoro-la-difficolta-di-mettere-daccordo-carriera-e-figli/">Donne e lavoro, la difficoltà di mettere d&#8217;accordo carriera e figli</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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