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	<title>proteste - Proposte-UILS</title>
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	<description>I nostri articoli vi tengono aggiornati</description>
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		<title>Le attiviste iraniane chiedono che la questione in Iran non sia dimenticata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 09:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Amini]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[donna vita libertà]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Gissu, Mahnaz e Sanaz ci descrivono lo stato delle proteste e di quanto ancora</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Gissu, Mahnaz e Sanaz ci descrivono lo stato delle proteste e di quanto ancora manca per poter tornare a parlare di libertà. Richiamano l’attenzione sulle proteste in Iran per non abbandonare chi ancora lotta o chi è imprigionato</span><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;">.</span></strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il 16 Settembre 2022 divamparono una serie di proteste in Iran a seguito dell’<strong>uccisione della giovane Mahsa Amini</strong>. A quasi un anno, la popolazione continua a protestare e a opporsi ad un vero e proprio regime dittatoriale mentre il governo sembra aver intensificato la presa sociale con tenaglie punitive sempre più costrittive.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Per cercare di descrivere con un occhio più interno ciò che sta accadendo UILS ha intervistato tre attiviste di <strong>Donna, Vita e Libertà</strong> di Firenze (gruppo territoriale molto attivo in Italia).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Siamo a quasi un anno dall’inizio delle proteste, qual’è la situazione attuale? Come vengono trattati gli iraniani e le iraniane?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Mahnaz– Tutta la popolazione iraniana è trattata malissimo dal governo. Chi non è allineato al pensiero unico del regime viene perseguitato, gran parte delle persone uccise in questo anno sono stati uomini, come la maggior parte dei politici sono uomini. Dall’esterno può sembrare che <strong>Donna, Vita, Libertà</strong> sia un movimento di protesta femminista e basta ma in Iran, adesso, se sei uomo o donna cambia poco&#8230;se rientri tra coloro che non sostengono il regime. Certo la donna si trova in una situazione più delicata, è più sotto pressione perché come ogni regime dittatoriale anche in Iran si usa il corpo della donna come esempio.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Come è avvenuto il passaggio alla dittatura? Come si è insediata?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Sanaz– Quando hanno preso in mano il potere, nel 1979, si insediarono con la rivoluzione e già nei tre anni successivi iniziarono con la pulizia culturale. Hanno chiuso le università e hanno ucciso tutti gli oppositori del regime temendo che potessero essere un problema per il loro governo. Hanno cercato sin da subito di insediare un regime di tipo medievale, professando un ritorno al passato. Nel Febbraio 1979 hanno annunciato che le donne avrebbero dovuto rispettare le regole imposte dalla Shari’a e in data 8 Marzo 1979 ci fu una grandissima manifestazione alla quale parteciparono moltissime donne con e senza velo e anche tantissimi uomini perché tutti avevano percepito le loro intenzioni. In quel periodo l’ obbligo del velo non era legge anche se le donne dovevano già indossare il velo per entrare in ospedale o in tribunale, in quei luoghi più istituzionali.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Ci furono uomini e donne accondiscendenti con il nuovo stato di cose che non si opposero e non protestarono?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Mahnaz– Gli uomini e le donne iraniani hanno impiegato un po’ di tempo prima di prendere delle posizioni nette. È innegabile che abbia permesso che si arrivasse a questo; c’è stato un tempo nel quale sembrava importasse molto di più vincere la rivoluzione senza valutare le conseguenze che la rivoluzione stessa avrebbe potuto portare con sé. Non si è previsto ciò che il governo avrebbe potuto fare ma era una società molto religiosa e occorre dire che i rivoluzionari promisero benessere terreno e nell’Aldilà&#8230; questo fece presa. Loro furono subdoli in questo.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Con la fine della rivoluzione Khomeinista del 1978-79 ci fu un progressivo allontanamento dallo stile di vita europeo e americano. Conseguenza di ciò fu la nascita del basij, una forza paramilitare istituita dall’<strong>Ayatollah Rohollah Khomeini</strong> nel Novembre 1979. Si trattava, all’inizio, di un gruppo di uomini troppo giovani o troppo anziani per far parte del servizio militare regolare che, su base volontaria, serviva il nuovo governo. Assumendo dei tratti sempre più violenti e autoritari con il passare del tempo.</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2017 size-medium" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-2-300x200.jpg" alt="manifestazione a Firenze di Donna Vita Libertà" width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-2-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-2-768x511.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-2.jpg 853w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Cosa può fare la polizia morale attualmente?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Gissu– Può fare praticamente tutto. Ha il potere assoluto, loro sono i soldati al servizio del regime e non devono rispondere a nessuno. Qualsiasi cosa essi ritengono che non sia in linea con le leggi religiose, possono perseguirle: dall’arresto immediato fino a percosse violente. Inoltre gran parte delle risorse del nostro paese, che ormai è completamente compromesso, sembra essere utilizzato per alimentare queste vere e proprie milizie.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>C’è possibilità di lasciare l’Iran o le frontiere sono chiuse?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Mahnaz– Il regime, ufficialmente, non trattiene a parte le persone che sono sotto controllo perché segnalate&#8230; Ciò che ferisce è che i visti sono difficili da ottenere perché c’è una grande difficoltà per le persone iraniane comuni ad essere accettati in Europa o America. Molti giovani iraniani vorrebbero lasciare l’Iran perché la vita è insostenibile ma non riescono. Sta crescendo in Europa una forte tendenza nazionalista e si vede nell’immigrato solo un problema e questo non aiuta chi vuole cambiare vita.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Il regime non trattiene dite&#8230;si assiste ad un adattamento secondo voi?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Sanaz- Ora le proteste di massa sono diminuite ma sono aumentate quelle individuali. Per esempio le donne non indossano il velo, i ragazzi si riuniscono per cantare in piazza. Le proteste continuano e il governo è impaurito; stanno esprimendo una ferocia ai massimi livelli e, quindi, la popolazione cerca di sopravvivere. Ci sono stati più di 22.000 arresti e la comunità internazionale ha abbandonato il popolo iraniano.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il reperimento di questi dati è possibile attraverso la fuga di notizie clandestine oppure grazie a organizzazioni umanitarie quali <a href="https://iranhr.net/en/">Human Rights for Iran</a> che forniscono dati economici e sociali molto drammatici.</span></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-2018 size-medium" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-4-300x200.jpg" alt="manifestazione per liberazione iraniani incarcerati a Firenze di Donna Vita Libertà" width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-4-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-4-1024x682.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-4-768x512.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-4-1536x1023.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-4.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Qual’è la situazione sociale e economica dell’Iran?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Mahnaz- Il poco denaro che c’è in Iran sembra essere speso nelle guerre limitrofe, per esempio in Siria. È molto frequente sentire notizie di frodi fiscali con capitali all’estero da figli di funzionari governativi iraniani. L’economia sta soffrendo da tempo e negli ultimi anni l’inflazione è aumentata del 800% e il valore della moneta è crollata con i prezzi aumentati e i cittadini che non riescono a vivere dignitosamente.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Cosa vorreste chiedere al governo e alla comunità internazionale?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Mahnaz- Chiediamo che vengano inviati dei delegati, anche tramite associazioni umanitarie, nelle carceri o durante i processi per controllare che vengano svolti con correttezza. Non chiediamo interventi che, sappiamo, essere impossibili. C’è una serie di suicidi sospetti che avvengono subito dopo prigionie più o meno lunghe: voci diffuse parlano di pillole somministrate in modo forzato nelle carceri con conseguenze sospette: da arresti cardiaci ad atteggiamenti di isteria. Abbiamo constatato che quando l’attenzione della comunità internazionale è alta loro si sentono messi all’</i></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>angolo e rallentano le esecuzioni. Per noi questo prendere tempo è fondamentale.</i></span></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-2019 size-medium" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7-300x225.jpg" alt="manifestante del movimento Donna Vita Libertà a Firenze" width="300" height="225" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7-300x225.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7-1024x768.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7-768x576.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7-1536x1152.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7-720x540.jpg 720w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/08/manifestazione-iran-firenze-7.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Cosa state organizzando nell’immediato?</b></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Gissu- Vorremmo ricordare la morte di Amini con una manifestazione nazionale, a Settembre, davanti l’ambasciata iraniana. Questo a livello nazionale. Per celebrare la libertà che non deve più essere solo un ricordo. </i></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il problema in Iran è tutt’altro che risolto, le esecuzioni sommarie e le incarcerazioni non sono cessate. <strong>Donna, Vita, Libert</strong>à si sta battendo per far cessare queste esecuzioni e far liberare i prigionieri. La comunità internazionale ha l’obbligo morale di appoggiare questo dissenso e queste lotte di libertà, non lasciando gli iraniani soli. Solo con la pressione collettiva dei popoli si può sperare di fermare tutto questo.</span></p>
<p>[1] <a href="https://www.proposte-uils.it/senza-voce-un-appello-dalliran/">https://www.proposte-uils.it/senza-voce-un-appello-dalliran/</a> per un ulteriore approfondimento sul tema presente in una uscita precedente nel nostro periodico.</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/le-attiviste-iraniane-chiedono-che-la-questione-in-iran-non-sia-dimenticata/">Le attiviste iraniane chiedono che la questione in Iran non sia dimenticata</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/le-attiviste-iraniane-chiedono-che-la-questione-in-iran-non-sia-dimenticata/">Le attiviste iraniane chiedono che la questione in Iran non sia dimenticata</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Senza voce. Un appello dall’Iran.</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/senza-voce-un-appello-dalliran/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=senza-voce-un-appello-dalliran</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Coniglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Mar 2023 14:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Amir-Abbas Azarmvand]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[donnavitalibertà]]></category>
		<category><![CDATA[giornalista]]></category>
		<category><![CDATA[inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
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		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica islamica]]></category>
		<category><![CDATA[sindacati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Proposte N. 2 &#8211; Febbraio 2023 La richiesta ai media occidentali di non tacere.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.uils.it/periodico-proposte-uils-n-2-febbraio-2023/">Proposte N. 2 &#8211; Febbraio 2023</a></p>
<p style="text-align: justify;">La richiesta ai media occidentali di non tacere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Amir-Abbas Azarmvand, giornalista e prigioniero politico marxista detenuto insieme a molti colleghi e attivisti iraniani nel carcere di Rajayi Shahr, si è inimicato il regime a causa delle sue pubblicazioni. La sua storia s’intreccia con le rivendicazioni e le proteste dei lavoratori, con le donne in rivolta, con la parte più svantaggiata e povera della popolazione iraniana.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi sono più di seicento i nomi accertati e pubblicati delle persone assassinate dalla brutale repressione poliziesca del regime della Reppubblica Islamica iraniana. Oltre 16.000 le persone arrestate. Ciascun nome, ogni storia umana straziata, lascia un segno e un profondo senso di amarezza. Poi prende un senso di disgusto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le singole crudeltà delle quali veniamo a conoscenza attraverso la stampa sono indicibili, così come la ferinità con la quale il regime si accanisce sulla popolazione in rivolta. Violenza che si connota anche di particolari declinazioni, striscianti e di più antica data. Essa è infatti più aspra nei confronti degli strati più poveri, verso lavoratori e operai, così come contro coloro che hanno cercato di far emergere le contraddizioni del regime attraverso le loro ricerche e il lavoro d’inchiesta, i giornalisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra loro, Amir-Abbas Azarmvand, giornalista economico e detenuto politico nel carcere di Rajayi Shahr. Un nome ed una storia che ci giungono in queste ultime settimane dall’Iran, attraverso le voci di persone a lui vicine e che fino ad ora hanno trovato a fatica spazio tra le notizie a causa del suo orientamento politico. Giornalista economico marxista per SMTnews<a href="https://www.smtnews.ir/" name="_ftnref1">[1]</a>, il suo lavoro si rivolge principalmente ad analisi relative all’impatto delle politiche economiche sulle masse lavoratrici, e sulla classe operaia in particolare. Ha indagato in merito al divario di genere nell’occupazione e alle condizioni di vita delle lavoratrici in diversi settori, concentrandosi anche sulle baraccopoli urbane di Teheran.</p>
<h5><em><strong>Le lotte sindacali e l&#8217;attivismo contro la privatizzazione.</strong></em></h5>
<p>Secondo le nostre fonti, persone a lui molto vicine,  quando le sue indagini di giornalista si sono unite all’attivismo sindacale iraniano e ai movimenti di protesta operai, il regime lo ha però preso di mira. Amir-Abbas Azarmvand, focalizzando il suo lavoro sulle classi meno agiate, quelle che oggi sono maggiormente colpite dalla repressione, ha infatti pubblicato diversi articoli sui movimenti di protesta innescati dai lavoratori di vari settori. Quelli dell’acciaio di Ahvaz, e dell’agro-industriale, dello zuccherificio di Half-tapeh, della Haft Tapeh Sugarcane Company, iniziati nel 2018, e che portarono all’interruzione della lavorazione della canna da zucchero per protestare contro il mancato pagamento dei salari, rivendicando inoltre una tutela sindacale durante il passaggio del grande gruppo industriale al settore privato.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavoratori, come riporta un articolo dell’International Alliance in Support of Workers in Iran (IASWI)<a href="https://workers-iran.org/a-call-for-urgent-action-74-lashes-and-one-year-jail-for-42-azarab-industries-workers-in-iran/" name="_ftnref2">[2]</a>, organizzazione sindacale con sede in Canada, che chiamava le unioni operaie sindacali internazionali ad un’azione urgente di solidarietà con gli operai iraniani, in un primo momento si opposero alla privatizzazione, e una volta avvenuta, subirono un progressivo deterioramento delle loro condizioni di lavoro, unitamente a frequenti ritardi nei pagamenti dei salari. Sempre secondo questa fonte, numerosi lavoratori subirono violenze durante le proteste e venti tra loro vennero arrestati dalle forze di sicurezza. Giunse poi una condanna collettiva in violazione degli elementari diritti umani. Settantaquattro frustate, reclusione per un anno e un mese di lavori forzati per quarantadue lavoratori, che come ricorda l’articolo, furono in tal modo condannati a tortura per aver difeso i loro mezzi di sussistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il verdetto fece però un grande clamore per la sua disumanità e ingiustizia, prese a rimbalzare sui social media in Iran e spinse i gruppi sindacali a denunciarlo con forza, costringendo la magistratura a rivedere le proprie posizioni e a ritirare nel 2019 le sentenze di condanna, tra le quali compariva anche quella di ‘propaganda contro il sistema’. La testimonianza molto vicina ad Amir-Abbas Azarmvand che ci consegna le informazioni sulla sua storia, rivela però che gli attivisti sindacali e chiunque tenti di organizzare manifestazioni in sostegno dei lavoratori in Iran sia stato invece poi pesantemente criminalizzato.</p>
<h5><em><strong>Amir-Abbas Azarmvand, giornalista incarcerato con l&#8217;accusa di propaganda. </strong></em></h5>
<p style="text-align: justify;">In seguito alla pubblicazione degli articoli sulle lotte operaie iraniane e alle sue analisi economiche, Amir-Abbas Azarmvand è stato infatti arrestato a Teheran e accusato di propaganda contro il regime islamico il primo settembre 2021. Posto in totale isolamento per oltre tre settimane, è stato torturato psicologicamente e condannato a quattro anni di prigione in un processo avvenuto a porte chiuse. Presenti solo il giornalista, i pubblici ministeri e il giudice Iman Afshari.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza avvocato e senza aver potuto rivendicare il suo diritto ad un giusto processo, viene rilasciato su cauzione e resta in attesa della citazione scritta a presentarsi al temuto carcere di Evin, a Teheran. L’8 marzo 2022, arrestato una seconda volta durante una celebrazione della Giornata Internazionale della donna, viene portato nuovamente in carcere e in questo momento viene eseguita la sua condanna a quattro anni.</p>
<h5><em><strong>La brutale repressione nel carcere di Evin</strong></em></h5>
<p style="text-align: justify;">Sette mesi dopo, il 15 ottobre, il giornalista è quindi nel carcere di Evin con i diversi prigionieri politici detenuti nel ‘reparto 8’ che si sono visti coinvolti insieme al ‘reparto 7’, destinato ai carcerati ‘comuni’, in un conflitto interno seguito ad un incendio scoppiato durante la notte. Nonostante la narrazione ufficiale affermi che sia stato causato dai carcerati, che avrebbero cercato deliberatemnte di distruggere le mura che circondano la prigione, molte storie raccontate dai familiari dei prigionieri indicano invece quegli eventi quale ulteriore crimine della Repubblica Islamica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della notte infatti, i detenuti del reparto 8, dopo aver sentito rumori di combattimento e colpi d’arma da fuoco provenienti dal reparto 7, si precipitarono per osservare quanto stava accadendo al suo interno attraverso una piccola finestra. Un prigioniero, testimone della scena, sostiene <em>che “i prigionieri venivano colpiti dalla guardia della prigione e che cadevano sul pavimento come foglie davanti ai nostri occhi”. </em></p>
<p style="text-align: justify;">I racconti di alcuni detenuti indicano che furono sparati colpi d’arma da fuoco attraverso le finestre della sezione 8. Oltre alla sparatoria, le forze speciali hanno iniziato a colpire i prigionieri che protestavano nel cortile e li hanno attaccati con bastoni, spranghe e oggetti contundenti. Sostengono che il colonnello Mahmoudi, capo del reparto della sezione n. 8, e Karbalaie, ufficiale di guardia, abbiano attaccato personalmente i prigionieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Circa duemila detenuti della sezione n.7 e n.8 sono stati forzatamente condotti in quelle ore nella palestra della prigione dove sono stati tenuti ammassati e costretti accanto ai cadavari che giacevano sul pavimento fino al mattino. Quaranta prigionieri politici del reparto n. 8, tra cui Amir-Abbas Azarmvand, insieme ad Arash Johari, Yashar Daroshafa, Abolfazl Nejadfathollah e altri che erano detenuti nella palestra, sono stati infine inviati alla prigione di Rajayi-Shahr, mentre molti dei detenuti del reparto n. 7 sono stati trasferiti nella prigione di Tehran-Bozorg.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giornalista, esiliato quella stessa notte e per l’ennesima volta senza alcun procedimento giudiziario, rischia ora insieme ad altri cinque prigionieri politici, Yashar Tohidi, Maysam Golshani, Mohammad Khani, Reza Salmanzadeh e Seyed Javad Seyedi, di dover far fronte a nuove accuse basate sull’incidente di Evin, ma che rappresentano in realtà una macchinazione volta ed estendere le loro condanne in ragione delle proteste che nel frattempo si sono estese in tutto l’Iran. I familiari ci consegnano la loro testimonianza, che a sua volta raccoglie la voce dei diversi prigionieri, per chiedere solidarietà internazionale e che q</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://5D8CDDCA-E3AC-4C57-BA47-C8DA783D6B4C#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="https://www.smtnews.ir/">https://www.smtnews.ir/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://5D8CDDCA-E3AC-4C57-BA47-C8DA783D6B4C#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> <a href="https://workers-iran.org/a-call-for-urgent-action-74-lashes-and-one-year-jail-for-42-azarab-industries-workers-in-iran/">https://workers-iran.org/a-call-for-urgent-action-74-lashes-and-one-year-jail-for-42-azarab-industries-workers-in-iran/</a></p>
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		<title>Il caos sociale in Perù dopo l&#8217;autogolpe fallito di Castillo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Casolin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 17:14:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[peru]]></category>
		<category><![CDATA[popolo]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#124; Dopo un anno e mezzo, è stato deposto il presidente peruviano. È il sesto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">| Dopo un anno e mezzo, è stato deposto il presidente peruviano. È il sesto in quattro anni |</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="https://www.uils.it/periodico-proposte-uils-n-1-gennaio-2023/"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Proposte N. 1 &#8211; Gennaio 2023</span></a></b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Dopo l&#8217;arresto dell&#8217;ormai ex-presidente, ora condannato a 18 mesi di detenzione preventiva, la popolazione e le forze dell&#8217;ordine si sono scontrate in maniera violenta.</i></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER">
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il nefasto lavoro di ostruzionismo della maggior parte dei deputati è riuscito a creare il caos con l&#8217;obiettivo di arrivare al governo prescindendo dalla volontà popolare e dall&#8217;ordine costituzionale”: così Pedro Castillo ha iniziato il suo ultimo messaggio alla nazione in qualità di presidente. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scorso 7 dicembre doveva essere discussa una <strong>mozione di sfiducia</strong> nei suoi confronti – la terza in un anno e mezzo di mandato –, e il presidente ha deciso di anticiparla tentando quello che è stato definito come “autogolpe”: lo scopo principale era sciogliere il Congresso. È stato però anticipato a sua volta e, un&#8217;ora dopo, la mozione di sfiducia ha visto 101 voti favorevoli su 130. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo il suo messaggio alla nazione, il potere giudiziario, il tribunale costituzionale, le forze armate e la polizia nazionale si erano dichiarate contro Castillo, rinunciando agli incarichi. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le cose erano andate diversamente trent&#8217;anni fa: il presidente di allora, <strong>Alberto Fujimori</strong>, non aveva affatto tremato nell&#8217;annunciare lo stesso autogolpe, mentre Castillo è apparso agli occhi di tutti particolarmente teso – alcuni politici hanno ipotizzato intossicazione ed induzione. Fujimori invece aveva proclamato lo stato d&#8217;emergenza nazionale e ricevuto l&#8217;appoggio delle forze dell&#8217;ordine, portando a termine il suo intento ed apportando modifiche anche alla Costituzione. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">È contro questa stessa <strong>Costituzione</strong> che si scaglia oggigiorno parte della popolazione, affermando che per Castillo – così come per i suoi predecessori, anch&#8217;essi di breve durata – era diventato praticamente impossibile governare dato l&#8217;alto grado di ostruzionismo che l&#8217;opposizione è legittimata a fare. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Inoltre, tale popolazione è scesa nelle strade per protestare: subito, è seguita la dura repressione della polizia che in alcuni video viene ripresa mentre spara pallottole e lacrimogeni contro i manifestanti – definiti terroristi –, con lo scopo di disperdere e ferire, arrivando anche ad uccidere. <strong>Fin&#8217;ora, 26 persone sono morte durante le proteste</strong>. Tra le zone più infiammate, vi sono Ayacucho, Apurimac, Arequipa e Cuzco: è il sud del Paese, che fin da subito si era sentito rappresentato da Castillo. </span></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Infatti, quando nel 2019 aveva vinto contro Keiko, figlia di Fujimori, la sua vittoria aveva fatto ben sperare, perché il suo programma politico era a favore dell&#8217;educazione popolare, della nazionalizzazione delle industrie e di una nuova Costituzione: “questa volta <strong>un governo del popolo</strong> è arrivato per governare con il popolo e per il popolo, per costruire dal basso. Sarà la prima che volta che il Perù sarà governato da un contadino”, aveva detto. Figlio di contadini, aveva lavorato come risicoltore in Amazzonia ed era diventato insegnante di scuola primaria, divenendo conosciuto durante lo sciopero degli insegnanti del 2017.</span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, anche l&#8217;ex-presidente boliviano<strong> Evo Morales</strong> ha da poco riconosciuto che Castillo ha dovuto governare in un sistema istituzionale “perverso&#8221;, con la Costituzione di Fujimori e con un Parlamento a maggioranza fujimorista. Tre dettagli più che rilevanti, poiché al Congresso va chiesto il permesso per nominare i ministri e viaggiare all&#8217;estero e perché l&#8217;articolo 113 della Costituzione stabilisce che tra i motivi per la rimozione del presidente vi è anche la “permanente incapacità morale o fisica, dichiarata dal Congresso.”</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">È proprio con questa motivazione che dopo solo quattro mesi dall&#8217;elezione è arrivata la prima mozione per “permanente incapacità morale”, seguita da una seconda a marzo 2022 e dall&#8217;ultima, questo dicembre.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Riassumendo, possiamo dire che le cause principali dietro a questa destituzione sono la grande <strong>frammentazione dei partiti</strong> che spesso impedisce ad un presidente di ottenere la maggioranza, la tendenza dei partiti dell&#8217;opposizione a generare un clima teso ed avere elezioni anticipate e una <strong>presidenza debole</strong> che, oltre alle accuse di corruzione ed incompetenza, non è riuscita a creare un governo stabile, nominando più di 50 ministri in meno di 12 mesi. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Congresso ora è pieno di parlamentari che rappresentano semplicemente se stessi ed interessi imprenditoriali, mentre i manifestanti chiedono che i deputati e la neo-presidente Dina Boluarte rinuncino e che ci siano elezioni anticipate. La stessa Boluarte, però, ha recentemente affermato che le elezioni si svolgeranno ad aprile 2024, inasprendo ulteriormente le proteste e le conseguenti <strong>repressioni</strong>, che continuano a mietere vittime.</span></span></span></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/il-caos-sociale-in-peru-dopo-lautogolpe-fallito-di-castillo/">Il caos sociale in Perù dopo l’autogolpe fallito di Castillo</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/il-caos-sociale-in-peru-dopo-lautogolpe-fallito-di-castillo/">Il caos sociale in Perù dopo l&#8217;autogolpe fallito di Castillo</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>La Bielorussia sta vivendo il suo momento peggiore nel silenzio più totale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Staropoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2021 08:33:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 21]]></category>
		<category><![CDATA[bielorussia]]></category>
		<category><![CDATA[ekaterina ziuziuk]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di stampa]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[supolka]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Portata improvvisamente alla ribalta da tv e giornali di tutto il mondo la scorsa estate,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Portata improvvisamente alla ribalta da tv e giornali di tutto il mondo la scorsa estate, la Bielorussia sta attualmente vivendo la fase più dura della repressione di regime, ma questa passa inosservata, silenziata dal fatto che sono proprio i media a subirla. Ad illustrare questa situazione è Ekaterina Ziuziuk, attivista bielorussa che con il suo lavoro non lascia spegnere l’attenzione sul suo paese.</p>
<h2>Cosa è successo in Bielorussia dopo agosto 2020</h2>
<p>Nei primi mesi seguiti al 9 agosto 2020, giorno delle elezioni presidenziali in Bielorussia, i più importanti media globali hanno mostrato le immagini e hanno descritto l’ondata di feroce repressione messa in atto dalle forze dell’ordine sui manifestanti, rei di chiedere elezioni trasparenti dopo l’ennesima rielezione a presidente di Aleksandr Lukashenko, che ormai dal 1994 tiene le redini del governo bielorusso grazie a continui risultati elettorali di dubbia regolarità.</p>
<p>Il 2020 non è stata la prima volta in cui i cittadini bielorussi sono scesi in piazza per protestare contro brogli elettorali e corruzione del governo, ma è stata certamente la prima volta in cui il mondo ha avuto sotto i propri occhi la rappresentazione di uno Stato non democratico in territorio europeo. Fino alla scorsa estate la conoscenza della situazione politica bielorussa è sempre stata appannaggio di pochi esperti dell’area russa e dello spazio post-sovietico: e allora cosa ha reso improvvisamente appetibile per i media di tutto il mondo quello che stava accadendo nella cosiddetta “Russia Bianca” un’estate fa?</p>
<h2>La rilevanza mediatica dell&#8217;ultima ondata di proteste</h2>
<p>In effetti, esistono diversi fattori che hanno reso le proteste del 2020 più rilevanti delle ondate precedenti. Innanzitutto, gli antefatti, ovvero la coalizione che ha unito su un unico fronte Svetlana Tikhanovskaya,  Maria Kolesnikova e Veronica Tsepkalo, dopo che Lukashenko aveva messo fuori gioco i candidati che con maggiore probabilità avrebbero potuto insidiare la sua rielezione.</p>
<p>Con l’arresto del principale candidato di opposizione, Viktar Babaryka, il 18 giugno 2020, e con una finestra temporale minore di due mesi prima del voto, questa coalizione è riuscita a trovare un ampio consenso, e si aveva già il sentore che il risultato di un’elezione (se gestita in modo trasparente) avrebbe decretato che la lunga era Lukashenko sarebbe volta al termine con la vittoria di Tikhanovskaya. Ma anche questa tornata elettorale non è stata limpida, come hanno dimostrato i video, le foto e le testimonianze divulgate su canali informativi indipendenti, gli stessi a cui attualmente il governo bielorusso sta facendo la guerra.</p>
<p>Proprio l’ampio consenso ricevuto da Tikhanovskaya ha fatto sì che, <a href="https://www.proposte-uils.it/bielorussia-lultima-dittatura-europea-vicina-alla-caduta/">all’annuncio della riconferma di Lukashenko</a>, le strade e le piazze si fossero riempite come mai prima. <em>«Non solo tantissime persone sono scese in piazza, ma lo hanno fatto anche nelle periferie e in città bielorusse diverse da Minsk. Un’adesione così elevata alla protesta non si era mai vista prima in Bielorussia, le persone non sono mai state tanto unite e determinate a farsi sentire come adesso»</em>, conferma Ekaterina Ziuziuk, attivista bielorussa residente a Trento, presidente dell’associazione bielorussi in Italia “Supolka” e da febbraio 2021 anche della divisione Trentino-Alto Adige di Articolo 21, associazione di promozione della libertà di espressione.</p>
<h2>L&#8217;adattamento delle manifestazioni dopo l&#8217;inizio della repressione</h2>
<p><em>«Tuttavia, queste manifestazioni così plateali non sono andate oltre la metà di novembre: successivamente le persone hanno iniziato ad organizzare piccoli flash mob in vari quartieri della durata di soli pochi minuti, perché le forze dell’ordine sono sempre più rapide a giungere sul posto e ad arrestare le persone che indossano vestiti bianchi e rossi</em> (poiché richiamano i colori della bandiera della Bielorussia indipendente dopo la caduta dell’URSS, ndr). <em>Sono in contatto con donne che vivono in Bielorussia»</em> – racconta Ziuziuk – <em>«che in chat esprimono la loro paura di uscire di casa per fare semplicemente la spesa e l’incertezza di rientrarvi perché anche portare un vestito a fantasia bianca e rossa è diventato pericoloso, attira l’attenzione della polizia, le trasforma automaticamente in nemiche del governo».</em></p>
<p>Queste dinamiche sono già parte di una nuova e più difficile fase della lotta per la democrazia in Bielorussia a causa degli interventi sempre più violenti da parte delle forze dell’ordine, anche tramite i raid nei quartieri dove questo inverno hanno fatto sparire gli oppositori che avevano esposto alla finestra di casa una bandiera bianca e rossa, entrando in abitazioni e condominii. <em>«Le tattiche di violenta repressione impartite da Lukashenko ai suoi uomini, purtroppo, hanno avuto l’effetto che lui sperava: adesso la gente ha paura di manifestare perché potrebbe finire in carcere da un momento all’altro, la polizia ha la libertà di arrestare a suo piacimento e le condizioni in carcere sono disumane. Le persone che ottengono lo status di prigioniero politico, infatti, finiscono in celle sovraffollate, dove non respirano per il troppo caldo e subiscono maltrattamenti, a differenza dei detenuti “ordinari” situati in aree a norma dentro il penitenziario».</em></p>
<h2>L&#8217;attacco ai giornalisti e ai media indipendenti</h2>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-1003" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/Foto-2.jpg" alt="Roman Protasevich, giornalista freelance nel mirino dell'attuale governo in Bielorussia" width="450" height="641" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/Foto-2.jpg 450w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/Foto-2-211x300.jpg 211w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" />Tra i prigionieri politici rientrano anche i giornalisti: se l’arresto del giornalista 26enne Roman Protasevich è stato così plateale, in quanto seguìto a un dirottamento del volo da Atene a Vilnius su cui si trovava lo scorso 23 maggio, tanti altri colleghi condividono questa sorte passando in sordina. Sono i giornalisti dei media indipendenti bielorussi, quelli che lavorano in tv e giornali non di regime o che gestiscono canali di informazione su Telegram, e quindi scomodi al governo autoritario di Lukashenko.</p>
<p><em>«Soffocare l’informazione è lo step successivo del regime: prima impauriscono la gente con una violenza inaudita, adesso impediscono che questo venga raccontato dai giornalisti mettendo anche loro in carcere solo perché stanno svolgendo il proprio lavoro di informare i cittadini»</em> spiega Ziuziuk. <em>«La fortuna è che la gravità di quanto sta accadendo adesso nel mio paese abbia fatto sviluppare una coscienza collettiva e così, se i giornalisti professionisti vengono zittiti dal regime, ci sono persone che a loro rischio e pericolo decidono che è troppo importante documentare e hanno creato così un giornalismo dal basso: è grazie a questo che ci arrivano tutti gli aggiornamenti sull’andamento dei processi e su come stiano andando le cose in generale».</em></p>
<h2>La risposta del giornalismo dal basso per la Bielorussia</h2>
<p>La stessa attivista sta svolgendo questo tipo di giornalismo dal basso traducendo le notizie in italiano sui canali dell’<a href="https://www.facebook.com/belarusinitaly/">associazione “Supolka”</a>. <em>«Quello che faccio è una piccola goccia nell’oceano, ma sono contenta che si sia creato dell’interesse da parte di italiani che fino a poco tempo fa non sapevano niente del regime bielorusso e che ora sono solidali con la nostra lotta».</em></p>
<p>Il lavoro di Ekaterina Ziuziuk è prezioso e ha infastidito il regime, che l’ha calunniata tramite i suoi canali e ha divulgato informazioni sensibili di membri della sua famiglia a scopo intimidatorio. E mentre i media indipendenti esteri cercano di far rimanere sotto i riflettori le notizie che arrivano dalla Bielorussia, le istituzioni appaiono deboli nella loro presa di posizione: i pacchetti di sanzioni che l’Unione Europea emana periodicamente nei confronti di funzionari di regime non sembrano impensierire Lukashenko.</p>
<figure id="attachment_1004" aria-describedby="caption-attachment-1004" style="width: 800px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-1004" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/Ekaterina-Ziuziuk.jpg" alt="L'attivista bielorussa Ekaterina Ziuziuk. Photo credit: FNSI." width="800" height="500" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/Ekaterina-Ziuziuk.jpg 800w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/Ekaterina-Ziuziuk-300x188.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/Ekaterina-Ziuziuk-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-1004" class="wp-caption-text">L&#8217;attivista bielorussa Ekaterina Ziuziuk. Photo credit: FNSI.</figcaption></figure>
<p>Nonostante la promessa di aiuti economici fatta da Von der Leyen a Tikhanovskaya a fine maggio, il grande baluardo di democrazia targato UE si rivela essere tale, ancora una volta, più nella teoria che nella pratica.</p>
<p>Peggio delle istituzioni fanno solo i grandi gruppi di media che, anche a causa delle regole ingrate del mercato dell’informazione, hanno dimenticato che esiste un paese, nel centro dell’Europa, dove la corruzione dilaga e le violazioni ai più elementari diritti civili sono ormai pane quotidiano. A questo proposito conclude Ziuziuk: <em>«Purtroppo incide il fatto che ormai siamo tutti assuefatti alla negatività di quanto accade, al punto da non vedere più tutto questo come una notizia»</em>. La trappola peggiore nella quale l’informazione può cadere, soprattutto perché i colleghi bielorussi stanno pagando amaramente una lotta che merita il massimo risalto, per non abituarci a rimanere privi di uno dei nostri diritti costituzionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Francesca Staropoli</em></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-bielorussia-sta-vivendo-il-suo-momento-peggiore-nel-silenzio-piu-totale/">La Bielorussia sta vivendo il suo momento peggiore nel silenzio più totale</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/la-bielorussia-sta-vivendo-il-suo-momento-peggiore-nel-silenzio-piu-totale/">La Bielorussia sta vivendo il suo momento peggiore nel silenzio più totale</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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