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	<title>psicologia - Proposte-UILS</title>
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	<description>I nostri articoli vi tengono aggiornati</description>
	<lastBuildDate>Mon, 17 Jun 2024 13:13:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Storia di una violenza non ancora superata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 13:13:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maria lascia tutto e parte per non tornare più indietro in cerca di un modo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria lascia tutto e parte per non tornare più indietro in cerca di un modo per dimenticare; una violenza, però, ti si attacca addosso. Nonostante tutto lei si è aperta ed ha condiviso con noi di UILS ciò che ha provato</p>
<blockquote><p>Questo articolo apre un ciclo di inchiesta sulla violenza di genere a danno delle donne. Storie di violenza e di dolore, di shock e, in questo caso, di una ragazza che ha smesso di pensare al futuro. Questa è la storia di una vittima di stupro</p></blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">I fatti che ci apprestiamo a raccontare saranno coperti da una serie di omissioni; ciò che vogliamo è tutelare l’immagine di una giovane donna che non desidera in alcun modo essere riconosciuta. Ci è stato permesso solo di dire che ora non vive più nella città nella quale sono avvenuti i fatti che stiamo per raccontare perché quelle strade le ricordano un’invasione della propria persona e libertà e da lì ha deciso di andare via. Attualmente Maria (questo è il nome che ha scelto di fornirci e noi rispettiamo la sua privacy) vive in Piemonte, una regione che non ha alcun contatto diretto o indiretto con il suo passato e, quando la solitudine l’attanaglia, prende il cellulare e telefona la mamma e alcune sue amiche di infanzia. Maria sta ancora cercando di dimenticare.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria aveva poco più di 18 anni al tempo dei fatti ed era un’adolescente dalla vita tranquilla che non eccedeva mai in nulla e che cercava, per quanto la giovane età le permettesse, di immaginare anche un futuro e, quindi, costruire un percorso che potesse accompagnarla verso il suo sogno da quando era una bambina: la professione veterinaria (Maria era ed è una grande amante degli animali!).</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Studiava tanto durante il periodo passato tra i banchi del liceo, già pensando ai test per accedere alla facoltà di medicina e poi specializzarsi in veterinaria, ma viveva anche una vita da adolescente nata e cresciuta a Roma. Andava spesso al cinema con le amiche e gli amici di classe, frequentava una palestra dove era entrata in una squadra di pallavolo e aveva, da poco, iniziato degli incontri con un’insegnante di canto. I genitori di Maria vedevano in lei una certa responsabilità e questo li faceva stare tranquilli e, perciò, la lasciavano uscire spesso anche sola anche perché avvisava sempre dove e con chi usciva.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Questo articolo parla di uno stupro consumato in un palazzo vicino casa di Maria, uno stupro commesso di tardo pomeriggio (circa le 17:30/17:45) di un giorno qualsiasi di un febbraio di qualche anno fa, tra le strade di Roma.</p>
<figure id="attachment_2459" aria-describedby="caption-attachment-2459" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-2459" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse-300x199.jpg" alt="scarpe rosse con il tacco simbolo violenza sulle donne" width="300" height="199" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse-300x199.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse-1024x680.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse-768x510.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-scarpe-rosse.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2459" class="wp-caption-text">foto di Luca da Pixabay</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria quel giorno stava facendo pressappoco ciò che aveva fatto il giorno precedente e che avrebbe fatto quello successivo: andare al liceo la mattina fino alle 13:10, tornare a casa per pranzo (aveva la fortuna di abitare vicino allo studio nel quale imparava a respirare con il diaframma) e poi fare i compiti. Quel giorno l’insegnante di canto le aveva chiesto di posticipare l’incontro (invece che vedersi dalle 16:30 sarebbe dovuta andare a lezione alle 17:30) perché aveva avuto un ritardo a rientrare per problemi di traffico. Maria aveva pensato che sarebbe stato anche meglio per lei perché avrebbe potuto terminare quel capitolo di letteratura latina più difficile del previsto.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La ragazza allora decide di lasciare casa circa 20 minuti prima (questa è la distanza che intercorre con un’andatura a media velocità costante tra casa sua e quella dell’insegnate di canto) ma le strade sono già quasi deserte e buie perché il meteo era stato particolarmente piovoso nei giorni precedenti e non accennava a migliorare.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Mi rendo conto che è molto difficile parlarne. Se in qualsiasi momento tu volessi fermarti non esitare e interrompiamo la narrazione. Posso chiederti cosa ricordi di quel pomeriggio?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>Maria- È strano per me, sono passati svariati anni </em>[a questo punto si controlla le mani come se avesse bisogno di contarle visualizzando le dita]<em>, 7 anni per l’esattezza, a volte mi sembra di aver dimenticato ma altre volte mi sento di essere ancora lì in quel momento e non passa. Ho accettato di raccontare perché capita troppe volte e ci si sente sole. Magari raccontando ciò che è successo ci si rende conto di essere simili ad altre donne, magari si decide anche di denunciare.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Cosa ricordi di quella sera, anzi pomeriggio?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- Ricordo che avevo sentito la mia insegnate per la lezione di musica pop. Non ho mai pensato di seguire un corso di canto, credevo di essere stonata, ma mi sono fatta coraggio perché sono sempre stata molto timida e temevo che questa mia attitudine avrebbe potuto rendere più difficile la mia carriera universitaria. Bene, ricordo che ero uscita di casa, casa mia dista pochi Km da quella della mia insegnante di canto, ma era già buio perché era un pomeriggio di febbraio. In quel momento non stava piovendo anche se aveva smesso da poco ed avevo con me un ombrello per precauzione. Ricordo che iniziai a camminare, avevo in testa ancora la traduzione di latino che mi stava dando più di qualche problema.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Poi cosa accadde? Racconta solo quello che ti senti di condividere…</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- Ricordo che stavo camminando, guardando in basso perché temevo le pozzanghere e di scivolare. Ad un certo punto, di fronte a me, vedo due piedi, fermi. È accaduto tutto in pochi minuti. Era una strada a senso unico, con marciapiedi stretti (di quelli nei quali si può camminare uno alla volta) e allora mi feci da parte, schiacciandomi sulla parete alla mia destra per lasciare il passo ma… lui mi superò schiacciandosi a sua volta su di me e quando io ripresi a camminare allora mi sentii presa con un braccio mentre con la mano mi tappava la bocca. </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Ti sei sentita aiutata dalle istituzioni?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- Posso dire che ho incontrato tante persone professionali che mi hanno aiutata. Occorre capire che quando accade qualcosa del genere potresti non avere più voglia di fare nulla. Questo è quello che ho provato io; ho smesso di esistere, passavo le mie giornate in uno stato di solitudine perché non riuscivo a dimenticare ma, anche, mi sentivo sbagliata. In parte colpevole.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Come è possibile che ti sentissi colpevole?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- La prima cosa che pensai durante il ricovero fu “Perché a me?” e “Cosa avevo fatto di sbagliato…”. Ora, a distanza di tempo, e grazie all’aiuto del mio terapeuta (che mi ha salvato la vita) io riesco a guardarmi di nuovo e non sentirmi più sbagliata ma all’epoca pensai che avessi attirato l’attenzione in qualche modo e che, in parte, fosse stata colpa mia. Lo pensavo ma non avevo il coraggio di dirlo a voce alta. Più ci pensavo e meno riuscivo a parlare.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>Certo all’epoca non me ne rendevo conto anzi venne fuori durante uno dei miei incontri di psicoterapia ai quali, all’inizio,</em> <em>partecipavo senza dire nulla. Il mio psicoterapeuta mi ha pazientemente aspettato.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Vorresti dire qualcosa in modo spontaneo; qualsiasi cosa, siamo qui per te e per la tua storia.</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>M.- Mi sento di dire che va fatto ancora molto per aiutare le vittime di violenza a non sentirsi in alcun modo sbagliate. La società è troppo giudicante, le istituzioni politiche fanno e dicono troppo poco per condannare ogni forma di violenza. Si rischia di far morire dentro una donna o una ragazza senza rendersene conto. Occorre investire nei servizi assistenziali perché troppo spesso si rischia di sentirsi sole e abbandonate. Voglio, però, ringraziare tutte le persone che mi hanno curata nelle ferite del corpo e dell’anima.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria fu spinta all’interno di un palazzo e, dopo aver ricevuto un colpo in testa, fu stuprata. A trovarla fu una coppia di condomini di quel palazzo che conoscevano, seppure solo di vista, Maria e che chiamarono l’ambulanza. Maria non parlò per circa un mese. Non piangeva, guardava il vuoto (questo mi disse durante l’intervista) e per questo motivo fu aperta una denuncia di stupro verso ignoti. Maria mi ha confidato che le ferisce non ricordare nulla di quell’uomo perché era buio e, nonostante gli sforzi, riesce solo a riportare alla memoria piccoli particolari (un orologio, le scarpe, i jeans con risvolto) e una sagoma molto confusa. Ciò che la terrorizza ancora adesso è non riuscire a dare un volto ad un uomo che le ha fatto del male e che teme di incontrare e non riconoscere. Per questo continua la terapia psichiatrica che, a suo dire, la sta aiutando pian piano ad andare avanti.</p>
<figure id="attachment_2458" aria-describedby="caption-attachment-2458" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-2458" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-300x169.jpg" alt="donna triste" width="300" height="169" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-300x169.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-1024x578.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-768x433.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste-800x450.jpg 800w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/06/storia-violenza-donna-triste.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2458" class="wp-caption-text">foto di Urlike Mai da Pixabay</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Purtroppo, il colpevole non è mai stato identificato e preso. In quella strada non erano presenti alcun tipo di telecamera, gli inquirenti hanno avuto a disposizione solo una immagine di un uomo (sembra 30/40enne) con la testa ed il volto nascosto da un cappuccio scuro.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Maria non si è ancora iscritta alla facoltà di medicina ma ciò che le auguriamo è che un giorno riesca a lasciarsi questa brutta vicenda alle spalle e coronare, finalmente, il suo sogno di aiutare gli animali, che continua a preferire alle persone.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">È una storia brutale che deve lasciare uno spiraglio di speranza e ottimismo per il futuro che, per Maria, deve ancora essere scritto; le auguriamo di riuscire a lasciarsi alle spalle la violenza brutalmente subita e riscoprire solo il bello della vita.</p>
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		<title>Svalutazione e idealizzazione &#8211; Pillole di psicologia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Dec 2021 12:49:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La svalutazione e l’idealizzazione sono dei meccanismi di difesa, operano in maniera inconscia nella persona</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>svalutazione</strong> e <strong>l’idealizzazione</strong> sono dei meccanismi di difesa, operano in maniera inconscia nella persona che le utilizza per evitare di gestire qualche sentimento minaccioso.</p>
<h2>Caratteristiche di svalutazione e idealizzazione</h2>
<p>La <strong>svalutazione</strong> è attivata dalla persona per proteggersi da qualcosa che ritiene eccesivo da gestire. Possiamo fare un esempio pratico: immaginiamo che io sia seduta in un bar per prendere un caffe, c’è molta gente e cerco di attirare l’attenzione del barista per orinare il mio caffè, ma lui non mi presta attenzione, cerco di fare dei gesti, tento di chiamarlo ma non ottengo nessuna risposta.</p>
<p>Entra in gioco un <strong>comportamento di svalutazione</strong> nel momento in cui comincio ad avvilirmi perché nessuno mi presta attenzione, mi sento impotente e mi dico: &#8220;Per quanto io provi, non servirà a niente, sembra che nessuno mi veda&#8221;. Quindi, una svalutazione comporta sempre una sopravalutazione.</p>
<p>Dall’altra parte abbiamo l’<strong>idealizzazione</strong> cioè quando valutiamo gli altri migliori e in grado di risolvere tutto. Quindi, l’idealizzazione è quel meccanismo attraverso il quale esaltiamo i valori e le qualità dell’altro, non riconoscendo nell’alto alcuna caratteristica negativa.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1436" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/board-g42259cdf9_1280-300x164.jpg" alt="svalutazione e idealizzazione" width="300" height="164" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/board-g42259cdf9_1280-300x164.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/board-g42259cdf9_1280-1024x559.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/board-g42259cdf9_1280-768x419.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/12/board-g42259cdf9_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2><strong>L&#8217;importanza dell&#8217;infanzia </strong></h2>
<p>La formazione della difesa inizia dalla <strong>prima infanzia</strong>. I bambini molto piccoli hanno delle fantasie primitive di onnipotenza del Sé che vengono gradualmente sostituite da fantasie di onnipotenza della figura di accudimento (genitori), la quale rappresenta qualcuno di autoritario e autorevole.</p>
<p>Il senso di questa operazione è quella di <strong>protezione</strong>. Il bambino ha bisogno di proteggersi dalle sue paure e per farlo ha bisogno della figura di accudimento con la quale si “fonde”. Crescendo questo potere che diamo all’alto va diminuendo anche se tutti noi ci portiamo per tutta la vita residui del bisogno di dare valor speciale alle persone da cui dipendiamo emotivamente. Tuttavia, alcune persone sembrano non aver mai modificato questo meccanismo di idealizzazione.</p>
<h2>Il narcisista</h2>
<p>Nei <strong>narcisisti</strong> il bisogno di idealizzazione che si è sviluppato nella prima infanzia è quasi sempre presente nella persona adulta. <strong>I narcisisti cercano di travestirsi da re eroi ma pensano da servo</strong>, ecco perché non sviluppano la propria vita e <a href="https://www.proposte-uils.it/violenza-sulle-donne-e-come-si-manifesta/">cercano di svalutare la vita egli altri</a>. Di solito c’è una componente narcisistica in colui che svaluta l’altro. Dietro ogni narcisista grandioso si nasconde un bambino impacciato.</p>
<p>Attraverso il continuo passaggio da <strong>idealizzazione a svalutazione</strong> la persona con personalità narcisista crea continue classificazione per affrontare questioni della sua esistenza. Questo porta a perdere di vista i reali vantaggi e svantaggi che vengono oscurati. Tali conseguenze si ripercuoteranno anche sulle <strong>relazioni interpersonali</strong> in maniera negativa, poiché saranno gravate dal peso del giudizio che dà a ogni cosa e persona.</p>
<p>Concludendo, le cose irrisolte ritornano sempre, se provo invidia, gelosia e se faccio del male all’altro perché non ho risolto la mia situazione interna e, quindi, mi lamento.</p>
<p>Il primo passo per uscire della svalutazione e idealizzazione è <strong>chiedere aiuto</strong>. Chiedere aiuto, <a href="https://www.facebook.com/CAV-athena-102851142097790">anche nei CAV</a>, non è simbolo di debolezza ma è il primo en passe per uscire dalla ambivalenza svalutazione/idealizzazione.</p>
<p style="text-align: right;">Articolo della Psicologa Roberta Madonna</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/svalutazione-e-idealizzazione-pillole-di-psicologia/">Svalutazione e idealizzazione – Pillole di psicologia</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/svalutazione-e-idealizzazione-pillole-di-psicologia/">Svalutazione e idealizzazione &#8211; Pillole di psicologia</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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