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	<title>Unione Europea - Proposte-UILS</title>
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		<title>Il Nuclear Energy Summit e il dibattito sull’atomo in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina D'Andria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jul 2024 13:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica esterna]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Periodico Proposte UILS]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 21 marzo ha avuto luogo a Bruxelles il Nuclear Energy Summit, il vertice</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Lo scorso 21 marzo ha avuto luogo a Bruxelles il <strong>Nuclear Energy Summit</strong>, il vertice sull’energia nucleare, alla quale hanno partecipato 32 paesi, tra cui l’Italia. </span></p>
<blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">L’impegno globale nella decarbonizzazione ha imposto nuove dinamiche di cooperazione tra gli Stati per raggiungere un fine comune. Su questa premessa si è riacceso negli ultimi anni il dibattito circa validità e sicurezza dell’energia nucleare. Dal lontano referendum del 1987 ad oggi, la posizione dell’Italia a riguardo è notevolmente cambiata. </span></p>
</blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">Il nucleare è stato per lungo tempo un tabù a Bruxelles, soprattutto dopo gli incidenti di Chernobyl e Fukushima. Solo negli ultimi anni si è rivalutato, molto velocemente, il ruolo dell’atomo nello scenario energetico internazionale, sotto l’influenza di paesi fortemente pro-nucleare come la Francia. Le cause che hanno incentivato la rivalutazione sono naturalmente la crisi climatica, lo stop al gas proveniente dalla Russia e il rincaro dei prezzi energetici. </span><span class="s1">Scopo del vertice dello scorso 21 marzo è stato infatti quello di promuovere l’energia nucleare come soluzione fondamentale per la transizione energetica, sulla scia della <strong>COP28</strong> tenutasi a Dubai a dicembre 2023. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tra i 32 paesi partecipanti hanno preso parte sia grandi colossi del nucleare come Cina e USA, sia nuovi attori come Bangladesh e Arabia Saudita. Tra i grandi assenti si annovera la Germania — che prosegue con la politica anti-nucleare dopo aver chiuso i suoi ultimi reattori nel 2023 — e l’Austria, che riconosce gli investimenti nel nucleare come un atto di greenwashing. La dichiarazione finale del vertice ha sottolineato l’urgenza di agire congiuntamente per incrementare le condizioni favorevoli allo sviluppo dell’energia nucleare, abbandonando ogni “approccio ideologico” alla questione, in riferimento ai dubbi che persistono nella comunità europea sull’uso dell’energia atomica in termini sia di validità che di sicurezza. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il summit getta le proprie basi soprattutto sulle dichiarazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) contenute nel <i>Nuclear Power and Secure Energy Transitions</i>, un report del 2022 circa il ruolo dell’atomo nel processo della transizione verde. Il report in questione afferma sì che “il nucleare dà un contributo significativo allo scenario a zero emissioni” e che consentirebbe il risparmio di miliardi di dollari in termini di investimenti da qui al 2050; ma andando più a fondo, si scopre che in realtà, secondo lo scenario previsto dall’agenzia, il ruolo del nucleare sarà sempre più marginale nello scenario energetico globale. Siccome energia nucleare ed energia elettrica avanzeranno a ritmi differenti, secondo le stime, nel 2050 il nucleare riuscirà a coprire solo l’8% del fabbisogno elettrico mondiale. La Iea avvalora la tesi considerando anche il fatto che gran parte dei nuovi reattori che entreranno in funzione nelle economie avanzate andrà a sostituire quelli che dovranno chiudere per raggiunti limiti di età (ben un terzo di quelli attualmente in funzione nell’Ue). </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dunque, il rapporto non incentiva l’uso dell’energia nucleare, ma più che altro “mette in guardia” i paesi che già la utilizzano o hanno in programma investimenti nel settore. L’agenzia afferma inoltre che il (limitato) sviluppo del nucleare potrà avvenire solo grazie a un ingente supporto finanziario dei governi e all’incremento della cooperazione internazionale. Ecco perché il nucleare è diventato negli ultimi anni un caposaldo nella politica estera di molti paesi.</span></p>
<figure id="attachment_2480" aria-describedby="caption-attachment-2480" style="width: 293px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class=" wp-image-2480" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/07/nucleare-pixaby-300x169.jpeg" alt="" width="293" height="165" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/07/nucleare-pixaby-300x169.jpeg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/07/nucleare-pixaby-1024x576.jpeg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/07/nucleare-pixaby-768x432.jpeg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/07/nucleare-pixaby-800x450.jpeg 800w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/07/nucleare-pixaby.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 293px) 100vw, 293px" /><figcaption id="caption-attachment-2480" class="wp-caption-text">Foto di Pixaby</figcaption></figure>
<p class="p1"><span class="s1"><span style="font-size: 16px;">Associazioni globali come Green Peace si impegnano da tempo a sfiduciare quella che hanno denominato la “favola nucleare”, invitando i governi a non sprecare tempo e denaro, ma di investirli nello sviluppo di energie rinnovabili sicure, come quella eolica o solare. Non a caso il 21 marzo, fuori le porte dell’AIEA, che ha ospitato il summit a Bruxelles, c’erano le proteste degli attivisti di Green Peace.</span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“<i>L’Italia guarda all’indipendenza energetica per lasciare progressivamente le fonti fossili, e per puntare su un mix energetico dove ci siano rinnovabili, l’idrogeno e anche il nucleare</i>” ha dichiarato il <strong>Ministro degli Esteri</strong> italiano <strong>Antonio Tajani</strong>, in seguito al summit a Bruxelles. &#8220;<em>È </em></span><span class="s1"><i>una delle fonti meno inquinanti in assoluto e lo ha ripetuto anche la Commissione europea nel documento sulla tassonomia</i>” ha proseguito il Ministro, riferendosi al documento che ha oggi il potere di indirizzare i finanziamenti privati verso le sole attività allineate alla transizione e agli obiettivi del <strong>Green Deal</strong> europeo, e che nel febbraio 2022 ha aggiunto, a determinate condizioni, anche attività nel settore del gas e del nucleare con il <i>Complementary Climate Delegated Act</i>. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In Italia, da decenni, il dibattito sul nucleare è fortemente controverso, e spacca ancora oggi la politica in due parti: pro e contro. Nel 2008 fu l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ad avanzare la proposta di un ritorno nucleare, grazie all’appoggio di accordi internazionali con paesi come la Francia. La proposta, dopo un appoggio iniziale, fu poi respinta da un referendum nel 2011. Dopo più di un decennio, nel 2022 il dibattito si riapre in seguito all’aumento della crisi climatica e lo scoppio della guerra russo-ucraina</span><span class="s2">. Ad oggi, </span><span class="s1">le autorità governative sembrano riporre una nuova fede nel nucleare, come si evince dalle dichiarazioni del Ministro degli Esteri, manca però un riscontro effettivo dell’opinione pubblica, che nutre ancora forti dubbi circa il nucleare, soprattutto in tema di sicurezza. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel nostro paese, infatti, i rifiuti ad alta radioattività restano in attesa di una risposta sostenibile. Il <i>decommissioning</i> nucleare è una questione ancora aspramente irrisolta. Fu la Sogin, società responsabile dello smantellamento dei siti nucleari in Italia, a ricevere il compito della progettazione del sito nazionale per i rifiuti radioattivi, con l’impegno di stilare una lista di possibili allocazioni. Era il lontano 2015. L’elenco sarà presentato dal MASE, nella sua completezza, solo il 13 dicembre 2023. Le 51 aree italiane proposte nella <strong>Carta nazionale delle aree idonee</strong> (Cnai) continuano però a riscontrare esiti negativi dall’opinione pubblica circa la possibilità di ospitare un deposito nazionale. Ad oggi, dopo decenni, la questione non ha ancora avuto una svolta decisiva.</span></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/il-nuclear-energy-summit-e-il-dibattito-sullatomo-in-italia/">Il Nuclear Energy Summit e il dibattito sull’atomo in Italia</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/il-nuclear-energy-summit-e-il-dibattito-sullatomo-in-italia/">Il Nuclear Energy Summit e il dibattito sull’atomo in Italia</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Italia, un sistema sanitario multilivello con un futuro incerto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2024 08:09:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diritto alla salute e economia Ultima parte: dai “conti in ordine” alla sanità “post-pandemia”. L’esplosione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Diritto alla salute e economia </strong></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Ultima parte: dai “conti in ordine” alla sanità “post-pandemia”.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">L’esplosione pandemica con le tragiche conseguenze in termini di perdite di vite umane, le misure adottate per farvi fronte e la connessa crisi economica e finanziaria hanno posto i singoli paesi membri e l’Europa di fronte all’esigenza di mettere in atto ed accettare una deviazione temporanea dagli obiettivi finanziari prefissati, secondo quanto previsto dal “Fiscal Compact” per i casi d’emergenza. L’Unione Europea ha messo in campo misure straordinarie per il sostegno alla ripresa e questo è sembrato un segno del mutare dei tempi. Nel momento in cui si scrive, si sta discutendo in sede europea una riforma del Patto di stabilità e degli stessi Trattati europei. Non ci occuperemo in questa sede di questi aspetti né di quelli legati alla crisi delle materie prime, ai conflitti bellici, all’introduzione del c. d. regionalismo differenziato in quanto concorrono in misura minore a chiarire il nesso tra l’attuale condizione del sistema sanitario nazionale e le scelte di politica economica e di finanza pubblica sin qui adottate. In riferimento a queste ultime, tenuto conto che l’Italia così come gli altri paesi dell’area euro, con la transizione alla moneta unica non ha più potuto fare affidamento sulla regola del cambio per contrastare le fasi cicliche avverse ed è stata dunque “costretta” a conseguire cospicui avanzi primari per far convergere il rapporto debito pubblico/PIL nel rispetto della regola del pareggio di bilancio, è possibile concludere che, stante la bassa crescita del PIL registrata nel corso del decennio 2010 – 2019, sia le Regioni che i governi hanno concorso a diminuire le risorse destinate al settore sanitario. Appare, altresì, chiaro come il nuovo sistema di finanziamento della sanità basato su costi standard abbia costituito la base per l’attuazione dei predetti ridimensionamenti al budget per la spesa sanitaria.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Oggi la spesa sanitaria è tenuta sotto controllo grazie a un modello burocratico che vede al vertice istituzioni e regole europee. </em></strong><br />
<strong><em>Nell’epoca pre-covid ciò ha consentito di salvaguardare i conti pubblici in un periodo di declino, ma un futuro incerto bussa alle porte e può mettere in discussione questo paradigma.</em></strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Possiamo affermare che il percorso seguito sino al 2020 nella direzione del federalismo fiscale ha avuto due importanti conseguenze sulla sanità, la prima è stata la creazione di un Sistema Sanitario Nazionale multilivello, che può essere anche definito come l’insieme di 20 diversi sistemi sanitari; la seconda è stata il controllo multilivello (enti decentrati – Stato – Europa) della spesa sanitaria in un periodo lungo caratterizzato da stabilità, ma anche da una crescita economica così scarsa da configurarsi come un sostanziale declino. Poiché la situazione di debolezza politica venutasi a creare a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 aveva prodotto governi che non avrebbero avuto il consenso e la forza necessaria per frenare l’indebitamento, è ragionevole ritenere che la gestione regionale della spesa sanitaria nell’osservanza dei vincoli esterni abbia impedito un grave depauperamento delle finanza pubbliche, distogliendo le responsabilità politiche dai governi centrali. La rigidità dei vincoli europei tuttavia ha fatto sì, da un lato, che in un lungo periodo di crescita insufficiente i governi riducessero la spesa per raggiungere i parametri di convergenza anche attraverso l’abbassamento del “fabbisogno sanitario nazionale standard”, dall’altro, che essi introducessero il principio secondo cui in mancanza di copertura finanziaria le prestazioni possono anche essere poste a totale carico dell’assistito. Certo è che sono molteplici gli spunti di riflessione sul contrasto irrisolto tra i principi espressi dagli articoli 32, 117 c. 2, lett. m) e 120 della Costituzione e dalla l. n. 833/1978, i quali contengono precetti morali in senso lato e garanzie del raggiungimento dei livelli essenziali delle prestazioni, in confronto al dettato dell’art. 13 del d.lgs. n.68/2011: “Nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli obblighi assunti dall’Italia in sede comunitaria, nonché della specifica cornice finanziaria dei settori interessati relativa al finanziamento dei rispettivi fabbisogni standard nazionali, la legge statale stabilisce le modalità di determinazione dei livelli essenziali di assistenza e dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale [&#8230;.]” che pospone il “fabbisogno sanitario nazionale standard” da determinarsi con legge statale, al rispetto dei vincoli comunitari ai quali anche le Regioni sono tenute ad attenersi. Emerge il tema della ricerca dell’equilibrio fra gli imperativi dello Stato sociale e i vincoli della finanza pubblica. E’ doveroso domandarsi, ad esempio, se la strada che stiamo percorrendo sia la migliore in assoluto a partire dalla fatto che i criteri di determinazione dei costi standard non sono esenti da perplessità essendo basati esclusivamente sulla popolazione senza legare direttamente i Livelli Essenziali di Assistenza ai fabbisogni. D’altra parte è lecito, in una prospettiva futura, porsi anche una domanda sul significato e valore intrinseco dell’equilibrio economico, il quale non necessariamente coincide con un livello ottimale di spesa.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/italia-un-sistema-sanitario-multilivello-con-un-futuro-incerto/">Italia, un sistema sanitario multilivello con un futuro incerto</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/italia-un-sistema-sanitario-multilivello-con-un-futuro-incerto/">Italia, un sistema sanitario multilivello con un futuro incerto</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Dove regna la disinformazione vince la conoscenza.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Coniglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jul 2023 18:39:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[agenda politica]]></category>
		<category><![CDATA[decreto Cutro]]></category>
		<category><![CDATA[Frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[politiche sociali]]></category>
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		<category><![CDATA[testo unico immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un appuntamento sul tema dell’immigrazione dopo la legge n.50 Transform!italia è una community di analisi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Un appuntamento sul tema dell’immigrazione dopo la legge n.50</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://transform-italia.it">Transform!italia</a> è una community di analisi e studio. Il tema dell’immigrazione occupa uno spazio di rilievo grazie ad un lavoro costruito in uno spazio di ricerca e divulgazione culturale. Ha promosso, insieme all’associazione <a href="https://www.a-dif.org">ADIF</a>, un incontro sui complessi temi dell’immigrazione. </strong><strong>Sono intervenuti Sergio Bontempelli (Adif), Marcela Cruz (Sportello 49), Luca di Sciullo (Presidente IDOS), Sally Kane (Responsabile Nazionale Immigrazione della CGIL), Walter Massa (Presidente Nazionale dell’ARCI), Fulvio Vassallo Paleologo (ADIF). </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cacciare o regolarizzare? È una domanda forte quella contenuta nel titolo dell’incontro che si è tenuto in diretta web dopo la linea intrapresa dall’attuale governo sulla questione migratoria. Nasce dalla necessità di smuovere uno stato di rigidità e confusione, misto a propaganda, al quale assistiamo nello spazio mediatico e politico. Un grigiore ottundente che non permette di identificare i punti essenziali di un fenomeno complesso, che non solo non ha nulla di emergenziale, ma che è invece un dato strutturale del nostro Paese. E da molto tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia è un paese di immigrazione da cinquant’anni, ci ricorda <strong>Luca di Sciullo</strong>, presidente del centro studi e ricerche Idos <a href="https://www.dossierimmigrazione.it/" name="_ftnref2">[1]</a>. Lo è dal 1973. Il primo venticinquennio va dal ’73 al ’98, data fondamentale per il varo del Testo Unico sull’immigrazione, nel quale l’Italia ha guardato all’immigrazione nell’ottica dell’emergenza credendo che si trattasse di un fenomeno contingente.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">“<em>Dopo 25 anni ci siamo accorti che non era un fenomeno passeggero ma strutturale, come dicono gli esperti, e aveva bisogno di una legge quadro, organica. Ed ecco che uscì nel ’98. Che fu poi il risultato di tante mediazioni..ma nel ‘91 già avevamo avuto sentore della nuova lente attraverso la quale avremmo visto primariamente l’immigrazione nei successivi venticinque anni.”</em></p>
</blockquote>
<p><span style="text-align: justify;">Luca di Sciullo ricorda infatti il trattamento riservato agli immigrati albanesi che giunsero a Bari con </span><strong style="text-align: justify;">la nave <em>Vlora</em> l’8 agosto 1991 </strong><a style="text-align: justify;" href="https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2011/10-agosto-2011/vlora-indignazione-don-tonino-bellopersone-vengono-trattate-come-bestie-1901271585782.shtml" name="_ftnref3">[2]</a><span style="text-align: justify;">. Migliaia di persone furono ammucchiate nel porto in condizioni disumane e furono protagoniste di uno dei rimpatri più massici della storia dell’immigrazione italiana. Da allora ‘invasione’ sarebbe diventata la parola d’ordine, la lente con la quale avremmo visto l’immigrazione negli anni a seguire.</span></p>
<h4><strong>Problemi irrisolti.</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>Sally Kane</strong>, responsabile nazionale dell’immigrazione di CGIL, che orienta il focus del discorso all’ambito del lavoro, il problema dell’irregolarità è gravissimo e non può essere ignorato in quanto ha delle proporzioni enormi. Si stima infatti che vi siano oltre 600.000 persone senza permesso di soggiorno e che questo stia creando un problema nel mondo del lavoro nel suo complesso, in quella che è una vera e propria <strong>“produzione di irregolarità”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vi è inoltre un effetto a catena di dumping contrattuale fortissimo che porta ad una riduzione del diritto del lavoro per tutta la società. Le crisi di questi anni hanno portano a riduzione sistematica dei posti di lavoro, cassa integrazione e licenziamenti collettivi, mettendo in luce la fragilità di alcune categorie come quelle dei lavoratori immigrati e evidenziando anche il dumping tra aziende virtuose e aziende illegali. Questa quota di persone che restano nell’irregolarità è sempre la stessa dagli anni Novanta e c’è sempre la stessa necessità di regolarizzare. La necessità di <strong>circolazione delle persone </strong>riguarda l’Italia e l’Europa ed è fondamentale che molti lavoratori possano spostarsi liberamente al loro interno.</p>
<p style="text-align: justify;">L’urgenza di un dibattito che parta dai fenomeni osservati, da un loro corretto inquadramento, e non certo da ideologie discriminatorie, è sentita proprio a partire dalla consapevolezza che attraverso la convergenza di competenze sia possibile tracciare <strong>una nuova agenda politica</strong>. Affinchè si possa proporre un progetto normativo in grado di rispondere ai reali problemi e alle sfide del futuro, allontanandosi da quelle che ormai sono mere strumentalizzazioni. <strong>Come intraprendere allora una nuova via per raggiungere tale obbiettivo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’introduzione della discussa legge n.50, il cd. ‘decreto Cutro’, non è una novità in termini di gestione delle politiche migratorie. Essa si innesta nella sequenza di provvedimenti legislativi che si sono succeduti nei governi precedenti, sommandosi ad un quadro giuridico che presenta non poche criticità. E che anzi aggiunge disordine al caos. Con conseguenze gravi per quanto concerne la <strong>certezza del diritto e il rispetto dei diritti fondamentali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo intervento <strong>Fulvio Vassallo Paleologo</strong>, giurista e associato di ADIF, traccia una sintesi delle linee essenziali della nuova legge, facendo ben comprendere la fallacia dei cambiamenti che da essa verranno introdotti nel sistema di accoglienza dei cittadini immigrati, che avranno carattere emergenziale e di ulteriore provvisorietà. Rimarcando inoltre la difficoltà della sua interpretazione all’interno di un quadro giurico, quello sull’immigrazione, che si avvale di continui rimandi e che lascia spazio a grandi margini di discrezionalità e quindi di abusi.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto in merito alle detenzioni amministrative e ai respingimenti al limite della legalità, per i quali l’Italia è stata condannata per ben due volte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. E alla previsione che i richiedenti asilo possano finire con facilità nei CPR (Centri per il respingimento e il rimpatrio) nel periodo d’attesa che precede l’ottenimento della risposta alla domanda di protezione internazionale. Fatto inoltre ritenuto irrealizzabile data la scarsa capienza di posti negli attuali centri che ammontano ad oggi a 900 unità.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur parlando di un raddoppio, con la norma emanata si resterà sostanzialmente al piano Minniti del 2017, che prevedeva un aumento di posti in realtà mai realizzato anche a causa delle resistenze di Comuni e Regioni che vedono tali centri come indesiderabili sul proprio territorio. La nuova legge, appare quindi come una sorta di manifesto.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><em>“Una macchina della clandestinità..che abolirà in molti casi il diritto d’asilo secondo la norma costituzionale che comprende la protezione umanitaria, e comprendeva la protezione speciale. Ci sono però ampi margini di ricorso nei tribunali.. e sentenze della Corte di Cassazione che dicono espressamente che il diritto alla protezione speciale prima, e alla protezione umanitaria poi, è sotto copertura costituzionale dell’art.10”. </em></span></p>
</blockquote>
<p><span style="text-align: justify;">Se seguirà dunque una </span><strong style="text-align: justify;">pioggia di ricorsi </strong><span style="text-align: justify;">a causa di quello che è un ulteriore pugno di ferro calato sulla realtà, come si dovrà reagire nell’affrontare la normativa nella quotidianità? Quella per esempio a cui si deve far fronte negli uffici dedicati all’immigrazione?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sergio Bontempelli</strong>, membro di ADIF e direttore degli sportelli per stranieri nei Comuni della Provincia di Pistoia per la Cooperativa ARCA, parla della situazione italiana come un sorta di pantano, poiché <strong>giungere in Italia legalmente è quasi impossibile</strong>, e altrettanto difficile è poter regolarizzare la propria posizione.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Gli ingressi per lavoro sono regolati dai decreti flussi, cioè per quello strano meccanismo che pretenderebbe non solo che una persona arrivi in Italia perchè assunta a migliaia di chilometri di distanza da un datore di lavoro che non l’ha mai visto né conosciuto, ma che entri addirittura nel periodo in cui il governo emana il decreto flussi… per lavoro si fa molta fatica ad entrare…sulle periodiche regolarizzazioni che sono state diminuite negli anni, nell’ultimo decennio ce ne sono state soltanto due, ne abbiamo visti gli esiti..in quello dell’ultima, fatta nell’agosto del 2021, le pratiche non solo non sono ancora concluse, ma non siamo nemmeno al 50% delle pratiche evase..bisogna domandarsi cosa significhi per una persona fare una domanda e aspettare per tre anni una risposta”.</em></p>
</blockquote>
<p><span style="text-align: justify;">Una situazione alla quale bisogna aggiungere la scarsa attenzione data ai ricongiungimenti familiari, di molto penalizzati a causa di una serie di oneri burocratici molto complessi e che di fatto rende agevole l’ingresso alle sole persone che abbiano parenti italiani.</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Le normative sull’immigrazione raccontano anche di come l’Italia costruisce sé stessa e la propria identità…stiamo costruendo una società familista. Che possiamo fare? Ovviamente serve una riforma complessiva delle politiche migratorie. Il Testo Unico sull’immigrazione compie tra poco la venerenda età di venticinque anni…ed è una legge da rifare secondo me quasi da zero.”</em></p>
</blockquote>
<p>Per Sergio Bontempelli è però fondamentale non fornire alla politica l’alibi di potersi trincerare dietro la complesità di un disegno organico futuro, ma <strong>è possibile agire accanto ad un progetto di riforma sin da ora</strong>. Con piccole modifiche normative o addirittura a norme invariate.</p>
<h3><strong>Passare all’azione. </strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Una spinta innovatrice che giunge da più fronti sembra dunque oggi determinata a consegnare alla politica delle <strong>proposte concrete alternative</strong> e a porre al contempo quest’ultima di fronte alle proprie responsabilità, all’obbligo di doversi schierare su nuovi disegni normativi senza permetterle di nascondersi dietro giochi trasformisti. La politica dovrà questa volta decidere da quale parte stare.</p>
<p style="text-align: justify;">Le iniziative a livello nazionale sono numerose. È il caso della <strong>“legge dell’ospite”</strong> promossa dall’associazione <em>NaturaComune</em>, dalla quale ha preso avvio dal 6 maggio scorso un percorso per la stesura di una legge di iniziativa popolare che parte dalle esperienze del modello Riace di accoglienza integrata ideato da Mimmo Lucano. E ancora dei dibattiti lanciati da alcune forze politiche insieme alla <em>Rete dei numeri pari </em><a href="https://www.numeripari.org/la-rete/?_gl=1*1wo92c7*_ga*ODI0ODg4NzUyLjE2ODUxODgxODI.*_up*MQ" name="_ftnref4">[3]</a>, un’importante realtà che raccoglie centinaia di associazioni per la lotta contro le diseguaglianze,  intenzionata a <strong>ridefinire l’agenda politica sulle questioni sociali</strong>, tra le quali vi sono chiaramente anche quelle relative all’immigrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Riflessioni e azioni che si muovono su scala macroscopica e al contempo in maniera diffusa, come nel caso di ARCI, corpo sociale intermedio capillarmente presente in tutte le principali città. Per <strong>Walter Massa</strong>, presidente nazionale, le proposte fatte devono diventare un percorso operativo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Con il lavoro che facciamo in tante e in tanti con i nostri corpi, mettendoli in mezzo, fisicamente proprio, a quello che è un razzismo di stato scelto e voluto ormai da troppi anni.”</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Festival Sabir </em><a href="https://www.arci.it/festival-sabir-2023-3/" name="_ftnref5">[4]</a> organizzato da ARCI, che ha avuto luogo a Trieste &#8211; città simbolo di frontiera &#8211; ha fatto emergere una contestazione alla legge n.50 e al proclamato stato di emergenza non giustificato dai numeri. Occasione nella quale il presidente ha ricordato al Prefetto della città che al contrario <em>“uno stato di emergenza c’è…perché sono venticinque anni che in questo Paese, sulla pelle delle persone, in questo caso migranti, si giocano le fortune dei partiti e della classe dirigente”. </em>L’Italia ha influenzato l’Europa in questo unico caso e lo ha fatto negativamente lagnandosi di continuo sul fatto che si ospitino troppi migranti. Nessun dato attesta che tali affermazioni siano veritiere. Si mantiene nell’emergenza e nella repressione un fenomeno che altri Paesi hanno affrontato come investimento.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Una riforma del testo unico sull’immigrazione deve essere costruita sin da subito da noi..</em><em>è impensabile che lo faccia qualcun altro. Credo che siano giunti i tempi per un’iniziativa di legge popolare su questo tema..c’è un clima che non è quello che ci vogliono far credere i media”.</em></p>
</blockquote>
<p>L’operato di Arci, così come quello dei corpi del terzo settore, deve continuare in termini di <strong>advocacy </strong>e di <strong>servizi offerti</strong>, ma anche di <strong>elaborazione politica sul territorio</strong>, dove realtà come quella di <em>Sportello 49</em> di cui <strong>Marcela Cruz</strong> è portavoce, toccano dal vivo il grave problema della mancata regolarizzazione dei cittadini e lavoratori stranieri. Dove si lotta contro un sistema farraginoso chiaramenete predeterminato e al quale non si riesce a porre rimedio con le politiche disorganiche condotte sin qui.</p>
<p>Come del resto lo ha ben ha dimostrato <strong>l’emersione fallita dell’ultima sanatoria</strong> risalente al 2021 e promossa dall’allora Ministro per le politiche agricole Bellanova. Il pronostico sulle 500.000 persone, che si prevedeva dovessero uscire dall’irregolarità, è rimasto un miraggio. Mentre le difficoltà dei cittadini costretti all’irregolarità dall’impasse amministrativo restano invariate e anzi si moltiplicano. Perché come afferma Marcela Cruz,<strong><em>“dietro ogni cittadina o cittadino straniero ci sono coniugi, figli, intere famiglie!”</em></strong></p>
<p>Una grande fetta di popolazione costitutiva della società, per la quale non solo è necessaria una regolarizzazione, ma anche una vittoria sul fronte dei <strong>diritti politici</strong> e dell’<strong>ottenimento della cittadinanza</strong>. Le condizioni sono infatti mature ed è tempo che la modernizzazione venga sostenuta elaborando nuove leggi su temi fondamentali per un Paese che voglia definirsi davvero avanzato.</p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://4543AB86-6955-485C-9713-05FD5C35663F#_ftnref2" name="_ftn2">[1]</a> <a href="https://www.dossierimmigrazione.it/">https://www.dossierimmigrazione.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://4543AB86-6955-485C-9713-05FD5C35663F#_ftnref3" name="_ftn3">[2]</a><a href="https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2011/10-agosto-2011/vlora-indignazione-don-tonino-bellopersone-vengono-trattate-come-bestie-1901271585782.shtml">https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2011/10-agosto-2011/vlora-indignazione-don-tonino-bellopersone-vengono-trattate-come-bestie-1901271585782.shtml</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://4543AB86-6955-485C-9713-05FD5C35663F#_ftnref4" name="_ftn4">[3]</a><a href="https://www.numeripari.org/la-rete/?_gl=1*1wo92c7*_ga*ODI0ODg4NzUyLjE2ODUxODgxODI.*_up*MQ">https://www.numeripari.org/la-rete/?_gl=1*1wo92c7*_ga*ODI0ODg4NzUyLjE2ODUxODgxODI.*_up*MQ</a>..</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://4543AB86-6955-485C-9713-05FD5C35663F#_ftnref5" name="_ftn5">[4]</a> <a href="https://www.arci.it/festival-sabir-2023-3/">https://www.arci.it/festival-sabir-2023-3/</a></p>
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		<title>Il futuro è qui.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Coniglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2022 20:48:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[onu]]></category>
		<category><![CDATA[terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Zampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proposte N. 9 &#8211; Settembre 2022 A cura di Elena Coniglio La situazione in Italia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.uils.it/periodico-proposte-uils-n-9-settembre-2022/">Proposte N. 9 &#8211; Settembre 2022</a></p>
<p>A cura di Elena Coniglio</p>
<p><em><strong>La situazione in Italia dei minori stranieri non accompagnati tra politiche legislative e realtà.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo l’introduzione della legge Zampa, le novità in tema di tutela e accoglienza dei minori sono state significative e grazie alla collaborazione tra enti del Terzo settore ed enti pubblici si è registrato un innalzamento della qualità dei servizi di accoglienza. Ma le buone pratiche costruite con progetti nazionali ed europei sono solo le basi per un sistema che deve continuare a migliorare, così come ci ha spiegato in un’intervista la dott.ssa Alesssandra De Luca, rappresentante di Cidis Onlus &#8211; Centro Informazione Documentazione e Iniziative per lo Sviluppo –  tra i capofila di questi importanti progetti in Italia.  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il lungo viaggio dei minori stranieri soli non finisce dopo l’approdo.Una volta giunti nel Comune di sbarco, questi minori, molti dei quali sono prossimi alla maggiore età, iniziano un percorso intenso e complesso per raggiungere la propria autonomia.</p>
<p style="text-align: justify;">La strada per raggiungere l’indipendenza è oggi maggiormente praticabile grazie ad una sinergia tra enti del Terzo settore e alle numerose novità introdotte attraverso la ‘Legge Zampa’, la legge n. 47 del 2017. Il testo introduce il divieto di respingimento dei minori stranieri alla frontiera sancendo ulteriormente l’inespellibilità del minore come da Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1991, istituisce un sistema di accoglienza con strutture diffuse sul territorio nazionale, il rafforzamento degli istituti della tutela e dell’affido familiare, la creazione della figura del tutore volontario, così come maggiori tutele per il diritto all’istruzione e alla salute, della difesa durante i procedimenti amministrativi e giudiziari.</p>
<p style="text-align: justify;">Se grazie a tali norme si sono ad oggi raggiunte buone prassi nel sistema di accoglienza, il SAI &#8211; Sistema di Accoglienza e Integrazione &#8211; la via all’indipendenza dei minori stranieri è però ancora marcatamente segnata da un brusco passaggio legislativo al compimento del diciottesimo anno di età, momento in cui il neomaggiorenne viene catapultato nel sistema della normativa ordinaria e delle sue norme restrittive. Quelle introdotte con la legge n. 189 del 2002, la legge Bossi-Fini, che subordina l’ingresso e la permanenza in Italia al contratto di lavoro, che ha introdotto l’espulsione immediata con accompagnamento alla frontiera, dimezzato la durata dei permessi e aumentato gli anni di permanenza necessari per richiedere la carta di soggiorno. In questo quadro, il minore perde così di colpo il suo statuto, il diritto alla tutela. Da un giorno all’altro diviene vulnerabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il permesso di soggiorno per minore età, al quale automaticamente aveva diritto per il semplice fatto di essere minorenne, non ha più validità e può essere convertito solo secondo quanto disposto dalla normativa ordinaria di riferimento, il Testo Unico sull’immigarzione, ovvero per motivi di studio, di lavoro autonomo o per esigenze sanitarie e di cura. Per queste ragioni la Legge Zampa introduce la possibilità del proseguio amministrativo, fiore all’occhiello italiano, che estende la presa in carico fino al ventunesimo anno di età da parte dei servizi sociali del Comune, insieme alle comunità alloggio o alle strutture di accoglienza SAI, inoltrando richiesta al competente Tribunale per i minorenni. In questo momento di passaggio emerge infatti la fragilità dei minori stranieri soli e quanto sia fondamentale nel progetto migratorio la costruzione di autonomia e libertà.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“La vulnerabilità psicologica di questi ragazzi è molto accentuata ed è provocata anche da questo senso di precarietà e instabilità legato al passaggio alla maggiore età (…). Per i nostri connazionali arrivare ai diciotto anni è una grande festa. Per loro è una specie di dramma, perché tante certezze vengono improvvisamente meno.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">La dott.ssa Alessandra De Luca, rappresentante di Cidis Onlus, ente capofila di ‘Cantiere Futuro’<a href="applewebdata://7FF5F7E7-3564-4408-8FDB-675B065CDC0F#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, progetto promosso da un ampio partenariato di enti del Terzo settore ed enti governativi che si occupano di presa in carico e di servizi ai minori stranieri non accompagnati, mette in evidenza la cruciale importanza delle strategie di <em>capacity building</em> per il miglioramento delle competenze degli operatori dei servizi pubblici sui temi di intercultura, immigrazione e comunicazione e del <em>service design</em>, il ripensare cioè l’organizzazione dei servizi pubblici in un’ottica multiculturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Il nostro interesse, ma è l’interesse di tutto il Paese, è che l’energia di questi ragazzi, che hanno attraversato deserti e fatto cose incredibili per arrivare qui, non debba essere smorzata, affievolita o distrutta dall’ordinamento, che al contrario deve stare al passo con tutto questo. Questi ragazzi sono una risorsa preziosa ed entrano a far parte del tessuto sociale. Il sistema statale che li accoglie deve essere pertanto potenziato. Quest’ultimo, lo Sprar &#8211; Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo &#8211; è maggiormente virtuoso rispetto ai precedenti perché la ratio è quella di un’accoglienza diffusa e proporzionata sul territorio. Con questo tipo di politica si vogliono evitare infatti le concentrazioni di persone e quindi i fantomatici ghetti o situazioni discriminanti che creano sacche di disagio, così come ad esempio è accaduto in seguito all’emanazione dei decreti sicurezza durante il periodo in cui Salvini è stato Ministro dell’Interno.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema allora cambiò nome divenendo <em>Siproimi</em><a href="applewebdata://7FF5F7E7-3564-4408-8FDB-675B065CDC0F#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> e venne dato accesso all’accoglienza ai soli titolari di protezione oppure ai minori. Oggi si è invece tornati al SAI, sistema che dà accesso anche agli adulti richiedenti protezione e in seno al quale si sono sviluppate forme alternative di accoglienza anche per i neomaggiorenni proprio nei sei mesi successivi il compimento della maggiore età. Sono modalità di uscita ‘cuscinetto’ dai circuiti di accoglienza, modalità di alloggio ‘leggero’ come quella che avviene tramite l’ospitalità in famiglie selezionate dagli enti del Terzo settore, opure come sperimentato da Cidis a Napoli, attraverso strutture turistico ricettive dove i neomaggiorenni possono lavorare per sei mesi in cambio di vitto e alloggio. Senza contare l’importantissimo affido dei minori alle famiglie, promosso dal progetto co-fondato dall’Unione europea, il FA.B – Family Based Care for children in migration<a href="applewebdata://7FF5F7E7-3564-4408-8FDB-675B065CDC0F#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> &#8211; in partenariato con tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">‘<em>In Italia ci sono tutti i presupposti perché i minori non accompagnati possano essere messi in condizione di radicarsi. A differenza di tanti altri Paesi che vengono considerati più evoluti in tema di diritti e dove invece ancora non viene rispettata l’inespellibilità del minore. Bisogna però che pubblico e privato continuino a parlarsi, a fare rete e condividere le buone prassi esistenti che ancora sono diffuse in maniera eterogenea e dispersiva sul territorio nazionale.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">La realtà della società italiana è già interetnica e la complessità dei fenomeni migratori deve essere affrontata con la massima intelligenza e profesionalità, puntando sulla cittadinanza attiva e sulla sensibilizzazione dei territori, che senza questi giovani non solo si spopolerebbero, ma sarebbero inevitabilmente più tristi. Essenziale dunque mantenere alta la guardia rispetto ai cambiamenti di orientamento politico che periodicamente minacciano di distruggere le logiche benefiche in seno alla società. Costruire sulle basi gettate dal nuovo sistema, attraverso pratiche sempre più evolute a livello sociale e umano, che riconoscano la realtà italiana e continuino l’opera iniziata di cooperazione e ricerca tra enti privati e sistema pubblico. Perché, che lo si voglia o meno riconoscere, il futuro è già qui.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://7FF5F7E7-3564-4408-8FDB-675B065CDC0F#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="https://cidisonlus.org/cantiere-futuro/">https://cidisonlus.org/cantiere-futuro/</a> , progetto capitanato dall’ISMU &#8211; Istituto di ricerca sul tema dell’immigrazione &#8211; con lo scopo di coordinare lo scambio di buone pratiche, ricerca e capacity building.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://7FF5F7E7-3564-4408-8FDB-675B065CDC0F#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> <em>Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati</em>, costituito da una rete di enti locali che utilizza il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo per costruire progetti di accoglienza integrata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://7FF5F7E7-3564-4408-8FDB-675B065CDC0F#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> <a href="https://www.fabtogether.net/it/home-italiano/">https://www.fabtogether.net/it/home-italiano/</a></p>
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		<title>Riforma Cartabia, del CSM, e referendum sulla giustizia, ovvero l’arte di saper fare di necessità virtù</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/riforma-cartabia-del-csm-e-referendum-sulla-giustizia-ovvero-larte-di-saper-fare-di-necessita-virtu/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=riforma-cartabia-del-csm-e-referendum-sulla-giustizia-ovvero-larte-di-saper-fare-di-necessita-virtu</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 08:21:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia e riforme istituzionali]]></category>
		<category><![CDATA[c.s.m.]]></category>
		<category><![CDATA[condizionalità]]></category>
		<category><![CDATA[CSM]]></category>
		<category><![CDATA[l.n. 134/2021]]></category>
		<category><![CDATA[l.n. 206/2021]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[Recovery plan]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma della Giustizia 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma della Giustizia Cartabia]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma giustizia 2022]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia Cartabia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella storia del diritto italiano il 2022 è destinato ad assumere le sembianze di un</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella storia del diritto italiano il 2022 è destinato ad assumere le sembianze di un anno cruciale nel quale vedrà la luce un’imponente riforma della giustizia.<br />
E’ indispensabile premettere che essa giunge a maturazione in un contesto in cui il nostro Paese è chiamato a raggiungere obiettivi strategici attraverso riforme strutturali in grado di rilanciare l’economia ed il benessere sociale.<br />
Sotto questo aspetto, la riforma acquista una valenza decisiva, sia per la corretta esecuzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sia per l’ottenimento dei fondi del Recovery Plan, in quanto il raggiungimento degli obiettivi concordati con la Commissione Europea di riduzione dei tempi del processo è una delle “condizionalità” che consentirà al nostro Paese di accedere ai predetti fondi.</p>
<blockquote><p>Giunge a maturazione in un momento storico difficile una delle riforme<br />
più attese ed importanti per Paese: quella della giustizia. La necessità di ricevere aiuti economici sotto forma di fondi europei ha spinto la classe politica a ritrovare l’unità di intenti facendo prevalere l’interesse comune. In altre stagioni politiche, non sarebbe stato possibile un intervento di tale ampiezza ed impatto.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">E’ opportuno precisare che il valore economico del P.N.R.R. per il comparto giustizia è pari 2,7 miliardi, mentre per il Recovery Plan si parla di 191 miliardi destinati alla rinascita economica e sociale del paese, pertanto appare chiaro che il raggiungimento degli obiettivi rappresenta un “passaggio obbligato” di questa particolare epoca storica, destinato a riverberarsi sull’intero “sistema-paese”.<br />
La novella globalmente intesa si compone di due grandi interventi in ambito civile (l. n. 206/2021) e penale (l. n. 134/2021), il cui obiettivo è rendere la giustizia più efficiente e di velocizzarne i tempi. A questi, si devono aggiungere la riforma del CSM (d.d.l. A.C. 2681-A), ed i cinque quesiti referendari, che nel loro insieme mirano anche a togliere peso alle c.d. “correnti” politiche presenti all’interno del CSM, in risposta agli scandali che hanno coinvolto la magistratura italiana negli ultimi anni. Entrambi i provvedimenti puntano ad implementare la digitalizzazione dei procedimenti e l’utilizzo delle modalità telematiche per il deposito di atti e documenti, nonché per la partecipazione ad atti ed udienze.<br />
Grazie a un piano di finanziamento previsto dal P.N.R.R. si investe sul personale, con la creazione dell’Ufficio per il processo: una struttura organizzativa che entrerà a far parte del nuovo modello di organizzazione del lavoro dei giudici con funzioni di smaltimento dell’arretrato e compiti preparatori.</p>
<blockquote><p>La riforma della giustizia è in attesa dei decreti legislativi del Governo.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Con la riforma del processo penale, il cui livello di inefficienza desta le maggiori preoccupazioni in Europa, si mira a raggiungere una riduzione significativa dei tempi della giustizia andando ad incidere su aspetti sostanziali e procedimentali, sul sistema sanzionatorio, e sulla giustizia riparativa, mai prima d’ora disciplinata compiutamente.<br />
E’ di fondamentale importanza l’intervento in materia di prescrizione del reato: introducendo un nuovo art. 161-bis c.p. si stabilisce che il corso della prescrizione del reato cessa dopo la sentenza di primo grado, sia essa di condanna o di assoluzione.<br />
Viene altresì in rilievo il nuovo articolo 334 bis c.p.p. che prevede che la mancata definizione del giudizio di appello e del giudizio di cassazione entro i termini di ragionevole durata del processo previsti dalla legge Pinto costituisce causa di improcedibilità dell’azione penale.<br />
Questi interventi, nelle previsioni del legislatore, avranno il maggiore impatto sulla durata dei procedimenti.<br />
Nel complesso quadro sin qui delineato, si innesta la votazione dei 5 referendum abrogativi sulla giustizia fissata al 12 giugno 2022, rispetto ai quali vanno focalizzati almeno tre quesiti referendari.<br />
In primo luogo, quello per la separazione delle funzioni dei magistrati con cui si aspira a ridurre il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti; in secondo luogo, il quesito che intende consentire la partecipazione dei membri “laici” &#8211; scelti dal Parlamento -, alle deliberazioni dei Consigli giudiziari sulle valutazioni di professionalità e competenza dei magistrati.<br />
Infine, il referendum in materia di elezioni dei componenti togati del CSM, che mira a scardinare il sistema delle “correnti” consentendo a qualunque magistrato che intenda candidarsi, di presentare la propria candidatura senza dover prima procurarsi un certo numero di firme.<br />
Esposti succintamente i principali temi della riforma Cartabia, appare chiaro che per esprimere un giudizio sulla qualità di una riforma a carattere strutturale, organico e sistematico, bisognerà attendere l’attuazione che ne darà il Governo.<br />
Tuttavia, non può essere messo in dubbio il fatto che una riforma di questa portata costituisca un passaggio obbligato per il nostro Paese sotto il profilo del bene comune, tenuto conto che essa giunge in un contesto storico-politico per certi aspetti irripetibile, e comunque tale da far riporre ogni speranza nell’autorevolezza di un presidente del Consiglio dei ministri e di una ministra della giustizia per nulla inclini a fare della giustizia una bandiera ideologica o elettorale, ed il cui valore personale corrisponde esattamente alla capacità tecnica di risolvere problemi.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/riforma-cartabia-del-csm-e-referendum-sulla-giustizia-ovvero-larte-di-saper-fare-di-necessita-virtu/">Riforma Cartabia, del CSM, e referendum sulla giustizia, ovvero l’arte di saper fare di necessità virtù</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/riforma-cartabia-del-csm-e-referendum-sulla-giustizia-ovvero-larte-di-saper-fare-di-necessita-virtu/">Riforma Cartabia, del CSM, e referendum sulla giustizia, ovvero l’arte di saper fare di necessità virtù</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Sandro Pertini e le Istituzioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 10:52:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[sandro pertini]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Adesso so che le conseguenze di ogni mio atto si rifletteranno sullo Stato, sulla nazione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: right;">«Adesso so che le<br />
conseguenze di ogni<br />
mio atto si rifletteranno<br />
sullo Stato, sulla<br />
nazione intera»<br />
Sandro Pertini</p>
</blockquote>
<p>Sandro Pertini, è stato un uomo dalla grande coscienza politica. Il suo pensiero anticipava i tempi, e lo dimostrano le sue affermazioni sia su cosa intendesse per democrazia, sia sui diritti umani che dell&#8217; Unione Europea al suo primo stadio.</p>
<h2>Sandro Pertini: la democrazia e l&#8217;Europa</h2>
<p>Il 9 luglio del &#8217;78, nel suo discorso dopo la nomina a presidente della Repubblica, disse “<strong><em>Adesso so che le conseguenze di ogni mio atto si rifletteranno sullo Stato, sulla nazione intera</em></strong>”. Dal suo punto di vista una democrazia nella giusta accezione del termine, si basa sul libero confronto e contrasto delle opinioni, perché solo da questo possono nascere le idee, ed è in questa atmosfera che dovrebbe lavorare il Parlamento. A suo giudizio il Parlamento trova radici nella polis greca e nel Senato dell&#8217;antica Roma.</p>
<h3>L&#8217;uomo e la politica</h3>
<p>L&#8217;uomo, da sempre animale sociale, come scrisse Aristotele nella sua <em>Politica</em>, partecipa attivamente a ciò che lo riguarda, perché vuole essere il padrone del suo destino, desiderio sancito anche in modo imprescindibile dagli articoli 48-49-50 della Costituzione. Quest’ultimo specialmente stabilisce che attraverso delle petizioni, i cittadini possono chiedere alla Camera provvedimenti circa un determinato argomento.</p>
<p>Pertini, in virtù di quanto sopra citato, voleva un Parlamento in cui tutti fossero liberi di esprimere la propria opinione, esattamente come lo erano i senatori, perché <strong>il compito della politica è quello di ascoltare ogni voce</strong>, anche le più critiche, perché sarebbe “presunzione respingerle considerandole qualunquistiche”. Era il 1968 quando fece queste affermazioni. Il clima socioculturale del tempo era agitato dai movimenti degli studenti e degli operai, che volevano risposte ed azioni da chi li rappresentava, tanto da trovare partecipe del clima di insoddisfazione generale anche i partiti Comunista e Socialista, di cui lo stesso Pertini era un componente.</p>
<p>Nella sua accezione, l&#8217;Europa sarebbe dovuta diventare una grande nazione federale composta di Stati, esattamente come la Svizzera è composta di cantoni, “<em>libera dai nazionalismi, retta da un Parlamento con larghi poteri e da un Governo che decide a maggioranza</em>”. Anticamera della futura Unione Europea, l&#8217;Europa a cui Pertini si riferisce, è sulla via dell&#8217;unificazione con il Parlamento Europeo, ad un anno dall&#8217; essere eletto per suffragio diretto, e compito del Governo italiano avrebbe dovuto essere quello di inserire sempre più il Paese all’interno della comunità.</p>
<h2>Sandro Pertini e i diritti umani</h2>
<p>Considerava inalienabili i diritti umani e la Carta che li rappresenta. Era per il disarmo totale ma controllato, voleva l&#8217;abolizione delle dittature presenti ancora in alcuni paesi. Affascinato dalle parole del <strong>Presidente Roosevelt</strong>, pronunciate al Congresso degli Stati Uniti nell&#8217;inverno del 1944, ancora in piena Seconda Guerra Mondiale, le condivideva perché specchio di qualsiasi paese che in quel momento stesse combattendo per la propria libertà e sopravvivenza. Una frase in particolar modo gli rimase impressa “<em>Gli uomini bisognosi non sono uomini liberi</em>”, perché dove c&#8217;è una dittatura, ci sono la fame e la povertà.</p>
<p>Nel 1953 il Partito Socialista fu mediatore nel dialogo fra Est ed Ovest, impegnandosi in prima battuta affinché i capi di Stato trovassero un punto di incontro, scontrandosi anche col partito democristiano alla guida del Governo in quel periodo.</p>
<h3>L&#8217;onestà della politica</h3>
<p>La Carta dei Diritti Umani, la Commissione europea, la Convenzione sono il frutto di un lungo processo di evoluzione non solo dell&#8217; uomo, ma dell&#8217; intera società, e affondano, secondo Pertini, le radici <strong>sia nell&#8217;Illuminismo, progresso economico e politico; che nella Rivoluzione Francese</strong>, i cui principi di fraternità, legalità ed uguaglianza, dovrebbero essere i pilastri su cui dovrebbe poggiare l&#8217; operato di ogni rappresentante del popolo, perché “<strong><em>per fare politica bisogna avere le mani pulite</em></strong>”.</p>
<p>Una <a href="https://www.proposte-uils.it/la-mia-fede-politica-che-piu-della-mia-stessa-vita-mi-preme-pertini-e-la-grazia-rifiutata/">buona classe politica dovrebbe innanzitutto essere onesta</a>, non solo verso se stessa ma soprattutto verso chi l&#8217; ha eletta. Alla luce delle sue convinzioni, cosa avrebbe pensato dell&#8217;attuale politica? “<em><strong><a href="https://www.uils.it/pertini-vive-per-sempre-nel-cuore-degli-italiani-la-uils-in-suo-onore-indice-un-premio-per-i-giovani-che-lui-amava-piu-della-sua-vita/">Intendo essere solo il Presidente della Repubblica di tutti gli italiani</a>, fratello a tutti nell&#8217; amore di patria e nell&#8217; aspirazione costante alla libertà e alla giustizia</strong>. Onorevoli senatori, onorevoli deputati, signori delegati regionali, viva l&#8217;Italia!</em>”. Ecco come Pertini presidente terminò il suo discorso di insediamento.</p>
<p style="text-align: right;">Editoriale di Antonino Gasparo</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/sandro-pertini-e-le-istituzioni/">Sandro Pertini e le Istituzioni</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/sandro-pertini-e-le-istituzioni/">Sandro Pertini e le Istituzioni</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Stop alle fake news, nasce l’Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Amina Al Kodsi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2020 09:01:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[EDMO]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Disinformazione, la risposta dell’Unione Europea.  La creazione dell’Osservatorio fa parte di una serie di iniziative</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Disinformazione, la risposta dell’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: center;"><em> La creazione dell’Osservatorio fa parte di una serie di iniziative presentate dalla Commissione Europea attraverso il “Piano d’azione per la lotta alla disinformazione”.</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo giugno di quest’anno è ufficialmente entrato in attività l’Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO).</p>
<p style="text-align: justify;">Le attività dell’Osservatorio, finanziato con 2,5 milioni di euro dall’Unione Europea, sono coordinate dall’Istituto Universitario Europeo di Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Esso raccoglie fact-checkers, esperti di alfabetizzazione mediatica e ricercatori accademici con lo scopo di comprendere ed analizzare il fenomeno della disinformazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Unione Europea è impegnata da anni nella lotta alle fake-news.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 2015, anno in cui venne istituita la “East StratCom Task Force” che aveva come scopo quello di contrastare le campagne di disinformazione e di propaganda condotte dalla Russia, sono state intraprese diverse iniziative.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa volta si procederà seguendo<em>“un approccio multidisciplinare”</em>. Secondo Vĕra Jourová , vice presidente della commissione europea responsabile per le politiche sui valori e la trasparenza  “<em>L’Osservatorio indipendente europeo dei media digitali è un elemento importante del nostro approccio: promuove il fact-checking e migliora la nostra capacità di comprendere la diffusione della disinformazione online”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Le attività dell’EDMO sono molteplici. Esso si occuperà di tracciare una mappa delle organizzazioni di fact-checking che operano sul territorio europeo. Verrà creato un archivio contenente articoli scientifici e documenti programmatici che trattano il tema della disinformazione e una piattaforma online che fornirà informazioni utili al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">La nascita dell’osservatorio nasce dall’esigenza di tutelare i cittadini che negli ultimi anni hanno subito un’esposizione sempre maggiore ad un flusso di informazioni fuorvianti e ingannevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Già dal 2014 il World Economic Forum infatti aveva identificato la rapida diffusione della disinformazione online come una delle 10 tendenze delle società moderne e da allora il fenomeno ha continuato a crescere in modo esponenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo un rapporto pubblicato da AGCOM, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che fa riferimento ad un arco temporale che va dall’aprile del 2016 all’agosto del 2018 “<em>se si guarda all’ammontare dei contenuti fake cumulativamente prodotti nel periodo indagato si osserva chiaramente una curva sempre crescente, espressione della somma di quantità  mensili mai pari a zero”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un sondaggio eurobarometro condotto nel febbraio del 2018 evidenzia come per  l’85% degli intervistati  il fenomeno della disinformazione costituisca un problema nel loro paese, mentre per l’83%  quello delle fake news rappresenta addirittura un problema per la democrazia in generale.<img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-436 alignright" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/09/Politica-internazionale-Amina-Al-Kodsi-Stop-alle-fake-news-nasce-lOsservatorio-europeo-dei-media-digitali-2-200x300.jpg" alt="Politica internazionale - Amina Al Kodsi - Stop alle fake news, nasce l’Osservatorio europeo dei media digitali" width="270" height="379" /></p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente la mole di bufale legate al coronavirus è stata così grande da destare la preoccupazione della commissione europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Il10 giugno di quest’anno nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles Josep Borrell, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione, ha dichiarato che</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>La disinformazione ai tempi del coronavirus può uccidere</em>” e dopo aver citato alcune delle bufale che sono state divulgate sul Covid-19, come ad esempio che lavarsi le mani non serve a nulla o che bere candeggina rappresenta una cura per il coronavirus, ha aggiunto che <em>“Abbiamo il dovere di proteggere i nostri cittadini rendendoli consapevoli della diffusione di informazioni false e denunciando i responsabili di tali pratiche”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La disinformazione è dunque pericolosa. Oltre a rappresentare un rischio per la salute, mina la fiducia nelle istituzioni e nei media tradizionali, compromettendo la capacità delle persone di discernere ciò che è vero da ciò che è falso.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte quando si parla di fake news non ha molta importanza che una notizia o una dichiarazione sia vera o falsa, ciò che conta è l’impatto emotivo che questa avrà sull’opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando vengono trattati temi delicati come quello dell’immigrazione è  piuttosto facile influenzare le persone facendo leva sui loro sentimenti negativi, anche a discapito della verità.</p>
<p style="text-align: justify;">La disinformazione infatti si nutre delle paure e del risentimento della gente e questo lo hanno capito bene i politicanti senza scrupoli che hanno fatto della divulgazione di informazioni false uno dei loro principali mezzi di propaganda.</p>
<p style="text-align: justify;">La diffusione di contenuti fake rappresenta un potentissimo, quanto economico strumento di manipolazione che spesso si accompagna e supporta  idee e movimenti estremi.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ dunque indispensabile fissare delle regole e intensificare il controllo delle notizie, specialmente quelle veicolate su internet, proprio per impedire che le persone ne facciano un uso eticamente scorretto e pericoloso.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta di censura, piuttosto di una misura preventiva per salvaguardare il pluralismo dell’informazione e la nostra democrazia.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/stop-alle-fake-news-nasce-losservatorio-europeo-dei-media-digitali-edmo/">Stop alle fake news, nasce l’Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO)</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/stop-alle-fake-news-nasce-losservatorio-europeo-dei-media-digitali-edmo/">Stop alle fake news, nasce l’Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO)</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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