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	<title>Cooperativa - Proposte-UILS</title>
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		<title>Comprendere e accogliere la devianza, la Comunità terapeutica di Montebuono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 09:44:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia e riforme istituzionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Famiglia Nuova è una Cooperativa che nasce nel 1979 a Lodi per promuovere il contrasto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Famiglia Nuova è una Cooperativa che nasce nel 1979 a Lodi per promuovere il contrasto alla dipendenza negli adulti e successivamente amplia l’offerta dei propri servizi anche ai soggetti sottoposti a una misura alternativa alla detenzione. La Cooperativa ha aperto nel 1986 una Comunità terapeutica per le tossicodipendenze in Umbria, a Montebuono di Magione, che oggi si occupa anche dei soggetti sottoposti alle misure alternative alla detenzione previste dalla legge. Ne parliamo con il responsabile della Comunità il Dott. Fabio Ferrante, psicologo gruppoanalista, anche per comprendere la devianza dei giorni nostri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Gentile Dott. Fabio Ferrante, in riferimento alle persone che giungono nella vostra Comunità, si tratta solo di soggetti che usufruiscono di misure alternative o vi sono anche persone che non hanno commesso alcun reato?</strong><br />
F.F.: <em>La comunità nasce per i soggetti che scelgono un percorso di liberazione dalle dipendenze. Nel tempo Famiglia Nuova ha ampliato la propria offerta di servizi aprendosi anche a persone che hanno commesso reati e che possono usufruire di misure alternative alla detenzione con il solo limite dell’età: i minori, infatti, non possono accedere perché per loro sono previsti servizi dedicati. In ogni caso l’accesso alla nostra struttura, essendo la stessa accreditata al Sistema Sanitario Nazionale, è subordinato al possesso di un certificato di tossicodipendenza fornito da un SERT che si è fatto carico del soggetto e che avvia l’iter per l’accesso alla nostra struttura. Per quanto riguarda le persone sottoposte a misura alternativa, è il SERT interno che opera nell’area sanitaria del carcere a proporre l’inserimento in comunità. La comunità prende contatto con il soggetto interessato per un colloquio conoscitivo all’interno dell’istituto e, in caso di esito positivo, si rende disponibile all’accoglienza. </em><em>Infine, viene presentata domanda al magistrato corredata dal contratto terapeutico e dal certificato rilasciato dal SERT con la dichiarazione che la persona è ritenuta idonea ad un percorso terapeutico in comunità.</em></p>
<blockquote><p><span style="font-size: 14pt;"><em>La rabbia sociale si traduce sempre più spesso in comportamenti devianti messi in atto da soggetti che soffrono la perdita dei punti di riferimento istituzionali</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: In base alla Sua esperienza particolare quali sono oggi le cause principali della devianza e quali sono le differenze col passato?</strong><br />
F.F.:<em> Oggi la devianza può essere vista soprattutto come una risposta alla rabbia e una ricerca di identità. La rabbia è rivolta verso la famiglia oppure le istituzioni in risposta ad una perdita di punti di riferimento e d’appartenenza. Mi preme osservare che le medesime motivazioni sono anche alla base dei problemi legati alla tossicodipendenza. Spesso la realizzazione di azioni criminose può essere legato alla disperazione – ad esempio, per mancanza di opportunità &#8211; oppure al carattere del soggetto, tuttavia le cause più comuni della devianza riguardano la dimensione identitaria e il mancato senso di appartenenza. L’ambiente in cui crescono le persone che andranno a delinquere sono spesso famiglie in cui sono presenti persone che delinquono. Pertanto, la devianza si comunica per apprendimento quando non vi è stato altro insegnamento al di fuori dello stile di vita delinquenziale. In questo contesto il soggetto apprende lo stile di vita criminoso, inizia a finire in carcere e forma il proprio bagaglio intorno all’ambiente che gli è più vicino. Nel tempo la nostra tipologia di utente si è modificata, quando in passato vi erano comportamenti devianti conseguenti alla tossicodipendenza il comportamento tossicodipendente era l’elemento principale mentre la devianza era secondaria. Oggi invece, i comportamenti devianti sono legati alla rabbia contro le istituzioni rispetto alle quali non ci si sente rappresentati. Per questo motivo esse vengono “sostituite” con altre organizzazioni che lasciano dare sfogo alle pulsioni primarie.</em></p>
<blockquote><p><span style="font-size: 14pt;"><em>E’ tossicodipendente il 28,16% dei detenuti e il 34,88% dei nuovi ingressi (Libro Bianco sulle Droghe, 2022), questi dati ci fanno comprendere l’importanza degli istituti che si occupano di programmi terapeutici dentro e fuori dal carcer</em></span>e</p></blockquote>
<p><strong>M.G.: Perché per una persona che ha uno stato di dipendenza e ha commesso un reato è importante consentire la prosecuzione di un programma terapeutico fuori dal carcere e come avviene la risocializzazione di un soggetto che segue da voi un programma terapeutico?</strong><br />
F.F.: <em>Una premessa, molti dei nostri utenti ci confermano che il carcere gli è servito a mettere uno “stop” a una certa condotta di vita. In effetti, all’ennesimo reato, quando la persona viene incarcerata riconosce per la prima volta di avere un problema, specialmente di tossicodipendenza. Da quel momento si avvia un percorso graduale che inizia dal SERT ove avviene la presa di coscienza delle proprie problematiche comportamentali. Il passo successivo è quello della Comunità, dove è possibile continuare ad astenersi dall’utilizzo delle sostanze e, insieme, realizzare un progetto personalizzato attraverso lo svolgimento delle attività comuni e dei servizi nel rispetto della convivenza pacifica. Sulla base dell’osservazione del comportamento del soggetto gli vengono attribuite responsabilità via via crescenti, compresa la possibilità di interfacciarsi con l’esterno. La nostra Comunità prevede anche lo svolgimento di attività sportive, organizzando un torneo di calcetto a Magione e, una volta all’anno, vi è la partecipazione per un’intera settimana di sport al Raduno Nazionale Sportivo delle Comunità organizzato dal Coni Sport e Comunità, aperto alle comunità terapeutiche per le tossicodipendente. Sulla base della costruzione graduale di questo rapporto di fiducia si giunge all’ultimo “step” ossia, il reinserimento del soggetto nel territorio di origine presso la propria famiglia, se non ci sono rischi di ricadute. In questa fase la Comunità si concentra sul reinserimento socio-lavorativo in accordo con il SERT di riferimento.</em></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/comprendere-e-accogliere-la-devianza-la-comunita-terapeutica-di-montebuono/">Comprendere e accogliere la devianza, la Comunità terapeutica di Montebuono</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/comprendere-e-accogliere-la-devianza-la-comunita-terapeutica-di-montebuono/">Comprendere e accogliere la devianza, la Comunità terapeutica di Montebuono</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Formazione professionale e lavoro: due alleati sul fronte della lotta al suicidio nelle carceri e all’esclusione sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2022 18:21:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia e riforme istituzionali]]></category>
		<category><![CDATA[Capanne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’ambito della trattazione delle questioni di attualità parliamo con il Dott. Luca Verdolini, Responsabile di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Nell’ambito della trattazione delle questioni di attualità parliamo con il Dott. Luca Verdolini, Responsabile di Area presso la Cooperativa Frontiera Lavoro di Perugia che si occupa di integrazione sociale ed attuazione del diritto al lavoro nei confronti delle persone più a rischio di esclusione sociale tra i quali i detenuti, gli immigrati, i disabili, i soggetti psichicamente fragili</strong></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>M.G.: Gentile Dott. Luca Verdolini, intanto complimenti per il suo lavoro: Frontiera Lavoro è l’ente più conosciuto in Umbria ad occuparsi di politiche attive del lavoro per le fasce deboli.  Quali esperienze significative può raccontare, se ve ne sono state, sulla correlazione tra mancanza di lavoro ed incremento del rischio suicidario all’interno del carcere?</em><br />
</strong>L.V.: Per quanto riguarda i suicidi, ringraziando il cielo a Perugia non ne abbiamo da alcuni anni. Certamente non si può dire lo stesso per altri istituti penitenziari della Regione. In riferimento alle nostre attività, ossia all’interno dei nostri percorsi che purtroppo non riguardano l’intera popolazione carceraria, non abbiamo mai avuto casi drammatici e fortunatamente a Capanne non ci sono stati recenti casi di suicidio tra i detenuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>M.G.: Quali sono le attività svolte ed i risultati ottenuti da Frontiera Lavoro negli ultimi anni?</strong></em><br />
L.V.: La nostra attività consiste nel far intraprendere al detenuto un percorso di crescita personale e professionale al termine del quale può ambire ad una collocazione nel mercato del lavoro. Posso testimoniare che l’inserimento all’interno di un progetto  consente di abbattere quasi totalmente la recidiva quindi chi entra in questi circuiti di reinserimento non torna a delinquere una volta che ha terminato di scontare la pena.<br />
I progetti realizzati da Frontiera Lavoro prevedono lo svolgimento di una serie di attività di formazione professionale: quello per addetto alla cucina è un po’ il nostro “fiore all’occhiello” quindi abbiamo un laboratorio attrezzato all’interno del carcere di Perugia dove i detenuti, affiancati dagli chef docenti, acquisiscono competenze professionali in questo particolare settore produttivo.  Nella nostra realtà cerchiamo in tutti i modi di valorizzare l’elemento personale e possiamo senza dubbio affermare che i detenuti che entrano in un progetto in Frontiera Lavoro fanno il loro ingresso in un’“isola felice” che, in riferimento allo specifico fenomeno del suicidio, svolge la funzione di prevenire e allontanare una simile prospettiva.</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Il rapporto tra il suicidio, la detenzione, il lavoro e la devianza</strong></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>M.G.: C’è sempre lavoro nel carcere?</em><br />
</strong>L.V.: La risposta a questa domanda è ovviamente “no”. Le percentuali sono molto piccole: il numero di 550 percorsi formativi erogati ad altrettanti detenuti è una cifra complessiva che si riferisce a ventidue anni di attività. Parliamo di 106 inserimenti lavorativi in venti anni di attività, ossia cinque persone all’anno che hanno intrapreso questo percorso di lavoro all’esterno: una goccia nell’oceano! Rispetto ad una popolazione detenuta che è di circa 1000 detenuti in Umbria, si tratta dell’uno per cento. Purtroppo il miglioramento di questa situazione è legato solo all’investimento di risorse economiche. Frontiera Lavoro gestisce un progetto all’anno e questo è pochissimo anche per incidere sul rischio di fenomeni come l’autolesionismo ed il suicidio eventualmente legati alla mancanza di prospettive lavorative<strong>. </strong>Le attività trattamentali, formative e lavorative dovrebbero essere il pernio del trattamento rieducativo e sulla “carta” è così, la legge è chiara, ma vi è un’enorme scarto con la sua concreta attuazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>M.G.: Quali sono i maggiori ostacoli all’accesso al lavoro per un detenuto al giorno d’oggi?</em><br />
</strong>L.V.: Il primo ostacolo, come accennavo prima, è certamente economico. Si tratta essenzialmente di investire risorse nella formazione o nel lavoro intramurario, con creazione di laboratori formativi e quant’altro. Il secondo ostacolo, che siamo in parte riusciti ad attenuare con il nostro lavoro riguarda il pregiudizio, inutile negarlo. In riferimento a questo come Frontiera Lavoro cerchiamo di sensibilizzare in particolare  gli imprenditori del nostro territorio e metterli a conoscenza delle agevolazioni fiscali previste dalla legge Smuraglia. Poi vi è l’incontro con i cittadini attraverso l’organizzazione di eventi. Tra questi ad esempio, vi è una cena di gala di grande successo chiamata “Golose passioni” in cui i detenuti che hanno partecipato al corso di cucina allestiscono insieme agli chef dei piatti <em>gourmet</em> in una cena aperta alla cittadinanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>M.G.: Parlando di fasce deboli della popolazione, la disoccupazione è un elemento in grado di aumentare le probabilità che questi soggetti si pongano in una condizione di devianza,  o addirittura scelgano la strada del crimine?</em><br />
</strong>L.V.: Assolutamente sì. Il lavoro oltre l’aspetto economico e di sussistenza coinvolge l’aspetto psicologico. Avere una progettualità, provare stima di se stessi, avere opportunità da cogliere, vedersi come parte sana e produttiva della società, interrompe la spirale della devianza. L’inattività invece, annulla le persone ed il crinale verso la vulnerabilità, il disagio sociale e la criminalità può essere molto ripido.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/formazione-professionale-e-lavoro-due-alleati-sul-fronte-della-lotta-al-suicidio-nelle-carceri-e-all-esclusione-sociale/">Formazione professionale e lavoro: due alleati sul fronte della lotta al suicidio nelle carceri e all’esclusione sociale</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/formazione-professionale-e-lavoro-due-alleati-sul-fronte-della-lotta-al-suicidio-nelle-carceri-e-all-esclusione-sociale/">Formazione professionale e lavoro: due alleati sul fronte della lotta al suicidio nelle carceri e all’esclusione sociale</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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