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	<title>crisi - Proposte-UILS</title>
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		<title>Umbria, luci e ombre del CUP Regionale: la parola a un giovane informatico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 09:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sanità in Umbria  L’ex “regione rossa” è travolta da una crisi di sistema nel settore</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Sanità in Umbria </strong></em><br />
<em><strong> L’ex “regione rossa” è travolta da una crisi di sistema nel settore sanitario.<br />
Un addetto ai sistemi informatici della sanità regionale ce ne racconta l evoluzione attraverso i cambiamenti politici.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Leonardo Fava è un giovane padre di famiglia nato e cresciuto a Foligno, impiegato presso una società regionale che fornisce servizi informatici per i medici di famiglia e gli specialisti delle strutture pubbliche in tutta la Provincia di Perugia. Egli può essere considerato a pieno titolo un rappresentante del popolo umbro quale ex “regione rossa”, essendosi occupato in prima persona di politica e vantando una tradizione familiare e personale di militanza a sinistra che si è interrotta solo da pochi anni. Il servizio prestato da oltre quindici anni nel settore sanitario ha consentito a questo nipote e figlio del PCI umbro di seguirne da un punto di vista privilegiato le evoluzioni strutturali e di formarsi un’opinione “dall’interno”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Ci racconta come è cambiata la sanità durante gli anni in cui la Regione era amministrata dal Partito Democratico a guida Catiuscia Marini?</strong><br />
L.F.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Quando sono entrato, nel 2010, la sanità umbra era molto diversa perché i servizi erano erogati sulla base di un principio di prossimità territoriale, ossia non c’era ancora il CUP Regionale. Il CUP Regionale è stato una grande innovazione perché ha permesso a tutti i cittadini di poter prenotare servizi sanitari anche in distretti diversi da quello di appartenenza. Quando sono entrato vi era ancora una ripartizione su base distrettuale, pertanto la maggior parte degli esami potevano essere prenotati solo nel luogo in cui poi sarebbero stati eseguiti, con gravi disagi in termini di spostamenti. Da questo punto di vista il servizio al cittadino è migliorato. Altro discorso invece per quanto riguarda l’erogazione dei servizi ai cittadini. Prima del CUP Regionale, infatti, vi era una quantità maggiore di servizi erogati. Era difficile ad esempio che non vi fossero posti disponibili per le prestazioni. Posso affermare con certezza che nel corso di quei cinque anni ho visto diminuire sensibilmente l’offerta di posti e prestazioni prenotabili. Prima, col sistema di prossimità territoriale, le aperture delle prenotazioni avevano una cadenza settimanale o al massimo mensile.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Quali sono i limiti?</strong><br />
L.F.: <em><span style="font-size: 14pt;">Il limite è nella spesa sanitaria regionale. Nel corso del tempo i posti prenotabili sono sensibilmente diminuiti finché, a partire dal 2019, la diminuzione ha assunto contorni drammatici, con una corrispondente esplosione della sanità privata.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: E’ sicuro che non sia precipitata a marzo del 2020, dopo lo scoppio della pandemia? E da cosa ha evinto questa “caduta”?</strong><br />
L.F.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Sono sicuro perché dal 2019 è iniziato un fatto inedito nelle strutture sanitarie pubbliche: tanti professionisti come i medici specializzati hanno cercsto di farsi assumere dal privato. Un campanello d’allarme rimasto a lungo ignorato. E’ piuttosto semplice: se uno specialista cerca di farsi assumere dal privato vuol dire che presto tanta parte di quel lavoro verrà svolta nel privato. Conoscevo medici che lavoravano bene da oltre dieci anni nei propri reparti, anche grazie all’intra moenia. Dal 2019 hanno iniziato a riferire che nel pubblico “le acque non erano buone”, prima, nessuno si lamentava con così tanta enfasi né del poco denaro né della pressione. Il 2019 è stato uno spartiacque nel cammino della sanità pubblica umbra.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12pt;">M.G.: Di recente in un’ottica di ottimizzazione delle risorse si è deciso di trasferire il grosso del reparto di neurochirurgia da Perugia a Terni, con grandi polemiche.<br />
</span></strong>L.F.: <em><span style="font-size: 14pt;">Negli ultimi anni sono stati molti i reparti spostati o smantellati senza tanto clamore. Tendo a chiedermi perché in questo caso faccia notizia e per gli altri no. M.G.: Quanto le scelte politiche hanno inciso sulla situazione attuale? L.F.: In passato sono stati fatti tanti errori. Anteriormente agli anni dieci vi sono state duplicazioni inutili di reparti e ambulatori, oggi la scelta di mantenere l’unica neurochirurgia a Terni è il segno di una tendenza verso un estremo opposto, altrettanto dannoso.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Vedremo un ritorno delle nuove generazioni in politica?<br />
</strong>L.F.: <em><span style="font-size: 14pt;">Personalmente non rinnego niente e sono fiero di essere un “figlio della politica” a cui mi sono avvicinato grazie all’esempio di persone valide. I problemi sono iniziati ben prima dell’avvento dell’attuale amministrazione di centro-destra, negli ultimi anni di governo del centro-sinistra si intravedevano le prime crepe dello sfacelo attuale. Mi sento un deluso della politica. Nessuno può dubitare che nella sua ultima fase il centro-sinistra abbia iniziato lo smantellamento che è stato poi proseguito dal centro-destra. Per il momento, l’area in cui svolgo la mia attività politica in senso lato è il Rione “Morlupo” della mia città, Foligno, dove sono responsabile del reparto sociale.</span></em></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/umbria-luci-e-ombre-del-cup-regionale-la-parola-a-un-giovane-informatico/">Umbria, luci e ombre del CUP Regionale: la parola a un giovane informatico</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/umbria-luci-e-ombre-del-cup-regionale-la-parola-a-un-giovane-informatico/">Umbria, luci e ombre del CUP Regionale: la parola a un giovane informatico</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Italia, un sistema sanitario multilivello con un futuro incerto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2024 08:09:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diritto alla salute e economia Ultima parte: dai “conti in ordine” alla sanità “post-pandemia”. L’esplosione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Diritto alla salute e economia </strong></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Ultima parte: dai “conti in ordine” alla sanità “post-pandemia”.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">L’esplosione pandemica con le tragiche conseguenze in termini di perdite di vite umane, le misure adottate per farvi fronte e la connessa crisi economica e finanziaria hanno posto i singoli paesi membri e l’Europa di fronte all’esigenza di mettere in atto ed accettare una deviazione temporanea dagli obiettivi finanziari prefissati, secondo quanto previsto dal “Fiscal Compact” per i casi d’emergenza. L’Unione Europea ha messo in campo misure straordinarie per il sostegno alla ripresa e questo è sembrato un segno del mutare dei tempi. Nel momento in cui si scrive, si sta discutendo in sede europea una riforma del Patto di stabilità e degli stessi Trattati europei. Non ci occuperemo in questa sede di questi aspetti né di quelli legati alla crisi delle materie prime, ai conflitti bellici, all’introduzione del c. d. regionalismo differenziato in quanto concorrono in misura minore a chiarire il nesso tra l’attuale condizione del sistema sanitario nazionale e le scelte di politica economica e di finanza pubblica sin qui adottate. In riferimento a queste ultime, tenuto conto che l’Italia così come gli altri paesi dell’area euro, con la transizione alla moneta unica non ha più potuto fare affidamento sulla regola del cambio per contrastare le fasi cicliche avverse ed è stata dunque “costretta” a conseguire cospicui avanzi primari per far convergere il rapporto debito pubblico/PIL nel rispetto della regola del pareggio di bilancio, è possibile concludere che, stante la bassa crescita del PIL registrata nel corso del decennio 2010 – 2019, sia le Regioni che i governi hanno concorso a diminuire le risorse destinate al settore sanitario. Appare, altresì, chiaro come il nuovo sistema di finanziamento della sanità basato su costi standard abbia costituito la base per l’attuazione dei predetti ridimensionamenti al budget per la spesa sanitaria.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Oggi la spesa sanitaria è tenuta sotto controllo grazie a un modello burocratico che vede al vertice istituzioni e regole europee. </em></strong><br />
<strong><em>Nell’epoca pre-covid ciò ha consentito di salvaguardare i conti pubblici in un periodo di declino, ma un futuro incerto bussa alle porte e può mettere in discussione questo paradigma.</em></strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Possiamo affermare che il percorso seguito sino al 2020 nella direzione del federalismo fiscale ha avuto due importanti conseguenze sulla sanità, la prima è stata la creazione di un Sistema Sanitario Nazionale multilivello, che può essere anche definito come l’insieme di 20 diversi sistemi sanitari; la seconda è stata il controllo multilivello (enti decentrati – Stato – Europa) della spesa sanitaria in un periodo lungo caratterizzato da stabilità, ma anche da una crescita economica così scarsa da configurarsi come un sostanziale declino. Poiché la situazione di debolezza politica venutasi a creare a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 aveva prodotto governi che non avrebbero avuto il consenso e la forza necessaria per frenare l’indebitamento, è ragionevole ritenere che la gestione regionale della spesa sanitaria nell’osservanza dei vincoli esterni abbia impedito un grave depauperamento delle finanza pubbliche, distogliendo le responsabilità politiche dai governi centrali. La rigidità dei vincoli europei tuttavia ha fatto sì, da un lato, che in un lungo periodo di crescita insufficiente i governi riducessero la spesa per raggiungere i parametri di convergenza anche attraverso l’abbassamento del “fabbisogno sanitario nazionale standard”, dall’altro, che essi introducessero il principio secondo cui in mancanza di copertura finanziaria le prestazioni possono anche essere poste a totale carico dell’assistito. Certo è che sono molteplici gli spunti di riflessione sul contrasto irrisolto tra i principi espressi dagli articoli 32, 117 c. 2, lett. m) e 120 della Costituzione e dalla l. n. 833/1978, i quali contengono precetti morali in senso lato e garanzie del raggiungimento dei livelli essenziali delle prestazioni, in confronto al dettato dell’art. 13 del d.lgs. n.68/2011: “Nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli obblighi assunti dall’Italia in sede comunitaria, nonché della specifica cornice finanziaria dei settori interessati relativa al finanziamento dei rispettivi fabbisogni standard nazionali, la legge statale stabilisce le modalità di determinazione dei livelli essenziali di assistenza e dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale [&#8230;.]” che pospone il “fabbisogno sanitario nazionale standard” da determinarsi con legge statale, al rispetto dei vincoli comunitari ai quali anche le Regioni sono tenute ad attenersi. Emerge il tema della ricerca dell’equilibrio fra gli imperativi dello Stato sociale e i vincoli della finanza pubblica. E’ doveroso domandarsi, ad esempio, se la strada che stiamo percorrendo sia la migliore in assoluto a partire dalla fatto che i criteri di determinazione dei costi standard non sono esenti da perplessità essendo basati esclusivamente sulla popolazione senza legare direttamente i Livelli Essenziali di Assistenza ai fabbisogni. D’altra parte è lecito, in una prospettiva futura, porsi anche una domanda sul significato e valore intrinseco dell’equilibrio economico, il quale non necessariamente coincide con un livello ottimale di spesa.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/italia-un-sistema-sanitario-multilivello-con-un-futuro-incerto/">Italia, un sistema sanitario multilivello con un futuro incerto</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/italia-un-sistema-sanitario-multilivello-con-un-futuro-incerto/">Italia, un sistema sanitario multilivello con un futuro incerto</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Come le Regioni sono diventate strumento di controllo della spesa sanitaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2024 07:27:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diritto alla salute e economia Parte Seconda: dal nuovo Titolo V al pareggio di bilancio</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em><strong><span style="font-size: 14pt;">Diritto alla salute e economia</span></strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong><span style="font-size: 14pt;">Parte Seconda: dal nuovo Titolo V al pareggio di bilancio</span></strong></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Nel 2001, in attuazione del principio di autonomia finanziaria stabilito dall’art. 119 della Costituzione, il Titolo V della Carta venne modificato costituzionalizzando il federalismo fiscale. L’idea di fondo, che sposava le esigenze di oculata gestione della spesa a favore della tenuta dei conti pubblici, era che lo spostamento di una parte della potestà fiscale agli enti territoriali avrebbe assicurato, mediante una più diretta rappresentanza, una maggiore responsabilizzazione degli organi di governo degli enti decentrati in relazione al reperimento delle risorse necessarie al loro finanziamento, e un migliore utilizzo delle risorse disponibili. Nell’arco temporale che va dal 2010 al 2019 la crescita economica italiana fu bassa. Per questa ragione le risorse destinate alla sanità subirono una contrazione in rapporto al Pil. I governi che si sono succeduti nel periodo considerato, ancorché abbiano aumentato in termini nominali la spesa sanitaria, hanno dotato il servizio sanitario nazionale di un finanziamento inferiore persino all’inflazione media annua, realizzando un sostanziale definanziamento per un importo stimato in 37 miliardi di euro. Alla vigilia di quel decennio venne emanata la l. n. 42/2009, cd. “delega sul federalismo fiscale”, che responsabilizzava tutti gli attori istituzionali nell’esercizio del potere di spesa fissando i criteri generali per le politiche finanziarie quali il rispetto dei vincoli di bilancio imposti dai trattati internazionali (art. 17). Il decreto legislativo attuativo n. 68/2011 sanciva a decorrere dal 2013 la “soppressione” dei trasferimenti in favore del c.d. fabbisogno sanitario nazionale standard determinato annualmente, con una scelta politica in senso proprio. Inoltre, stabiliva una suddivisione tra le funzioni rientranti nei livelli essenziali delle prestazioni (cd. “L.e.p.”) di cui all’art. 117, comma2, lett. m), Cost. il cui finanziamento integrale veniva garantito, e le funzioni non essenziali.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="text-align: justify;"><strong><em>Nel 2001 il Titolo V della Costituzione viene modificato all’interno di un processo di trasformazione dello Stato in senso federale che è tutt’ora in corso Il conferimento di funzioni e competenze alle Regioni si è rivelato un formidabile strumento di controllo della spesa pubblica, anche sanitaria.</em></strong></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E’ bene ricordare che nell&#8217;ottobre del 2009 la Commissione europea avviava una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell&#8217;Italia, indice dell’inefficacia dei meccanismi interni utilizzati sino ad allora a contenere la spesa. Nel biennio 2010-2011 i paesi mediterranei dell’Unione Europea – tra i quali l’Italia, con la c.d. “crisi dello spread” – venivano colpiti dalla crisi del debito sovrano. A questa crisi, le istituzioni comunitarie risposero con un aggiornamento del Patto di stabilità e crescita che tra le altre cose prevedeva un irrigidimento dei vincoli di finanza pubblica e del relativo sistema sanzionatorio, con l’adozione del “Six pack”. Impegni tutti puntualmente assunti dal nostro paese con la sottoscrizione del c.d. Fiscal Compact (2 marzo 2012). Tale accordo vincolava le parti ad avere un bilancio pubblico in pareggio o in avanzo e, relativamente all’andamento della spesa pubblica, poneva la c.d. regola sull’evoluzione della spesa, un dispositivo che collegava l’aumento del tasso di crescita della spesa pubblica al tasso di crescita del PIL potenziale. Sulla base dei dati forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato, nel periodo che va dal 2013 al 2019, (ossia fino alla circostanza eccezionale della pandemia da Covid-19 che ha comportato una sospensione controllata del Patto di stabilità), il rapporto indebitamento netto/PIL in Italia è stato inferiore al 3%. Peraltro, nel maggio 2013 il Consiglio Europeo abrogava la decisione sul deficit eccessivo per l’Italia per sopravvenuta ed integrale correzione dello stesso e da allora nei confronti del nostro Paese non è stata più attivata una procedura per deficit eccessivo. L’Italia ha avuto finalmente i “conti in ordine”.Tutto ciò è stato possibile grazie al coordinamento e l’equilibrio della finanza pubblica raggiunto con l’impianto federalista che ha reso gli enti territoriali, comprese le Regioni, corresponsabili del raggiungimento degli obiettivi assunti dall’Italia in sede Europea. Tale responsabilizzazione è stata realizzata estendendo agli enti territoriali i vincoli di bilancio imposti al Governo nazionale. In particolare, la partecipazione delle amministrazioni regionali agli obiettivi di finanza pubblica assunti dall’Italia in sede europea è avvenuta dapprima in base al c.d. Patto di stabilità interno, che poneva sanzioni a carico degli enti inadempienti per la quota ad essi imputabile. Successivamente, con la sottoscrizione del “Fiscal compact” nel 2012 e del c.d. principio di pareggio di bilancio, per Regioni ed altri enti locali l’equilibrio finanziario si considera rispettato se, in sede di rendiconto, viene conseguito un risultato di competenza non negativo, ossia se le entrate accertate risultano pari o superiori alle spese impegnate. Fermo restando che il mancato obiettivo del pareggio di bilancio determina l’applicazione di pesanti misure sanzionatorie e dei c. d. piani di rientro. Pare evidente che l’evoluzione in senso federalista del nostro Paese abbia conseguito nel periodo 2013 &#8211; 2019 l’obiettivo del concorso delle Regioni e degli enti locali alla sostenibilità del debito pubblico. Gli obiettivi di bilancio sono stati raggiunti grazie a una politica di stanziamenti oggettivamente insufficienti anche per quanto riguarda la sanità. Le ricadute sociali di questo rigido controllo della spesa (mancati investimenti, assunzioni, ecc.) non hanno tardato a presentarsi agli italiani sotto forma di disservizio cronico – se non di mancato funzionamento &#8211; che affligge molti settori della la sanità pubblica.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/193452-2/">Come le Regioni sono diventate strumento di controllo della spesa sanitaria</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/193452-2/">Come le Regioni sono diventate strumento di controllo della spesa sanitaria</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>La cura del taglio</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/la-cura-del-taglio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-cura-del-taglio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Coniglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 14:44:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[diritto alla salute]]></category>
		<category><![CDATA[Ostia]]></category>
		<category><![CDATA[roma 3]]></category>
		<category><![CDATA[ssn]]></category>
		<category><![CDATA[tagli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giuseppe Conforzi è responsabile dei tecnici sanitari e coordinatore di radiologia del dipartimento di emergenza</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Giuseppe Conforzi è responsabile dei tecnici sanitari e coordinatore di radiologia del dipartimento di emergenza della Asl Roma 3, dove si trova l’ospedale G.B.Grassi di Ostia. Ha un’esperienza trentennale ed è stato per quasi vent’anni segretario aziendale dei sindacati UILFPL. Dal suo punto di vista il diritto alla salute non è più garantito. E l’esternalizzazione dei servizi ha disidratato lentamente “la pianta della sanità pubblica”. </strong></h5>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Dopo il Covid i problemi cronici della sanità pubblica italiana sembrano peggiorare. Liste d’attesa lunghissime, grandi difficoltà nell’accesso ad esami medici, situazioni insostenibili nei pronto soccorso. In molti casi mancano i posti letto e i pazienti vengono lasciati per ore e in alcuni casi anche per giorni nelle corsie.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Secondo lei si può parlare di ‘morte del diritto alla salute’ nel nostro Paese? </strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">È morta la sanità pubblica per come è concepita ora, e soprattutto è la morte della Costituzione italiana, perché non si garantisce più il libero accesso a tutti i cittadini alla sanità, che è tecnicamente privatizzata. Oggi la sanità pubblica si occupa solo dei malati cronici che la sanità privata non vuole perché costa tantissimo. Gli interventi di elezione, strumentali, gli esami diagnostici, li fa la sanità privata. Perché con un basso costo si ha il massimo del guadagno. Questo è un dato di fatto. Un’esternalizzazione generale della sanità pubblica. Ma è un percorso che va avanti da vent’anni. È stato un lentissimo disidratare “la pianta della sanità pubblica”. Mentre quello delle liste d’attesa è un problema simile al debito pubblico, che noi ci portiamo dietro da un governo all&#8217;altro. È risolvibile? Sì. Le liste d&#8217;attesa in una sanità che funziona non dovrebbero esistere, sono una distorsione voluta.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Perché dice che è voluta? Serve per dirottare verso la sanità privata?</strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">I servizi importanti come quello della diagnosi vengono demandati. Ad esempio, una gastroscopia costa circa 580 euro, ovvero il 50% di una pensione media italiana e si tratta di un esame che una persona anziana dovrebbe fare di routine.  Oggi o la fai in intramoenia oppure ti rivolgi alla struttura privata. Il 50% di una pensione! Si comprende bene come le pensioni non siano di mercato. Infatti, le persone non si curano. E la mancata diagnosi genera malati cronici che il servizio nazionale dovrà curare. Se tu previeni, invece, le malattie non si cronicizzano o impiegheranno più tempo. Ma quello che è drammatico, è l&#8217;accesso al servizio nazionale, che tecnicamente è morto. Sono rimasti in vita i pronto soccorso. Ma sopravvivono. I pazienti, a cui non si può offrire un posto letto, si fanno giorni di degenza nelle sale d’attesa in barella, aspettando di venir trasferiti in un ospedale che li possa accogliere. È quello che succede alla nostra azienda, ma succede in molte. Poi con il Covid, c&#8217;è stato un sovraccarico di pazienti che già erano fragili e cronici. E non ci sono i posti letto perché sono stati tagliati scientificamente per una logica di risparmio. Ci ritroviamo a questo. Alle autoambulanze che fungono da riportino perché i pazienti occupano le barelle. Questa è la situazione della sanità pubblica.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>L’ospedale Grassi di Ostia ha subito grossi tagli da ottobre 2022. Si ritrova con un numero di posti letto non sufficiente? </strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Noi andiamo in deroga agli standard regionali. La nostra capacità di posti letto è nettamente insufficiente per la popolazione che dobbiamo assistere. Tutti i pazienti che entrano nel nostro ospedale, che ha un bacino d’utenza tra le 250.000 e le 300.000 persone, verranno trasferiti in strutture accreditate o in altri ospedali regionali.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Quindi secondo lei questi tagli sono sempre collegati alla volontà di creare una posizione di vantaggio per le cliniche private? </strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">No, la questione delle cliniche accreditate riguarda la logica di risparmio. Risparmiare a tutti i costi. Per non tagliare i posti letto, questi vengono poi riconvertiti, ma non si accompagnano le necessità del territorio. Negli anni Novanta, Ostia era uno dei quartieri più giovani di Roma per natalità e per età media dei cittadini, oggi è diventato un quartiere medio, anziano. Quindi le necessità sono cambiate, tant&#8217;è vero che mancano posti di medicina per persone anziane che sono in attesa di posti letto. Mancano le strutture, manca la rotazione delle sale operatorie per mancanza di personale. Perché oggi gli interventi di elezione da noi non si fanno più, si fanno quasi solo emergenze. Rispetto agli anni Novanta, dove la chirurgia aveva 52 posti letto, oggi ci sono circa 18 e 11 posti tra chirurgia e ortopedia. Questa è una politica di trent&#8217;anni. E il Covid ha segnato negativamente.  L&#8217;impreparazione della sanità pubblica ha alimentato la sanità privata. Non quella accreditata, che è un&#8217;appendice della Regione dove ci sono prezzi convenzionati e presa in carico. Con il Covid hanno aperto i rubinetti. È scioccante quanti soldi siano stati spesi. Un’iniezione di denaro pubblico alla sanità privata (di cui i cittadini non potranno godere in futuro n.d.r.).</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Quindi è paradossale. Sappiamo che per trent&#8217;anni ci sono stati continui tagli nell’ottica del risparmio e nell’emergenza ci siamo trovati impreparati…</strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il Covid è stato una cartina di tornasole. Eravamo impreparati sulle strutture, sulla capienza dei posti letto, sulle rianimazioni, sulle apparecchiature. Un disastro che ha portato denaro pubblico alle strutture private non convenzionate con prezzi esorbitanti. Con i soldi spesi avremmo risanato la sanità pubblica.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Lei è anche docente di sociologia al corso di scienze infermieristiche dell’Università Roma 3. Se immaginassimo per un momento di poter utilizzare quei soldi, osservando criticamente i fenomeni sociali e i cambiamenti demografici, come sosteneva poco fa, a cosa dovremmo guardare per risolvere i problemi e le contraddizioni del sistema sanitario nazionale? </strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Si dovrebbe accompagnare le necessità con gli investimenti. Un esempio lampante è il reparto di pediatria. Da noi questo reparto ha una media di ricovero per la quale qualunque ospedale privato l’avrebbe chiuso dopo tre giorni… ci sono giorni in cui c&#8217;è un solo bambino. Per le situazioni gravi altri ospedali pediatrici di riferimento. Il Bambino Gesù e il Polidori. Ma oggi si mantiene in piedi un reparto con tutto il personale medico, infermieristico e di OSS, ovvero di assistenza agli infermieri, spesso vuoto, con zero ricoveri! E se si va dieci metri più in là e si entra nella sala del pronto soccorso, si vede che gli infermieri non riescono a passare per quante barelle ci sono, una di fianco all&#8217;altra…un altro esempio significativo per comprendere la situazione è il numero di parti del nostro territorio. In dieci anni il numero è calato del 40%. Ti do un dato preciso. Nel 2012 erano 2100 e nel 2022 il dato è sceso a 930. Allora, che succede? Cambiano le necessità. Quel territorio è cambiato, perché fisiologicamente è invecchiato. La stessa donna che ha partorito allora, per esempio, adesso sta per andare in menopausa e avrà altre patologie. Quindi, se noi non accompagniamo il cambiamento e non si attua una riconversione, dando delle risposte a quelle necessità, che magari sono patologie chirurgiche, se non si accompagna l’azienda sanitaria in maniera dinamica, abbiamo perso. Perché non si può tenere in piedi una cosa del genere, sia per le risorse economiche ed umane, e soprattutto perché non si offre il servizio. Bisogna conoscere i cambiamenti in tutta la filiera e si potrebbe risparmiare riorganizzando in maniera diversa e ottimizzando gli spazi. Perché la sanità, anche se nessuno lo dice, è fatta di spazi. Di strutture, reparti e di stanze per i malati.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-cura-del-taglio/">La cura del taglio</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/la-cura-del-taglio/">La cura del taglio</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>L’Afghanistan sconvolto dai talebani ridisegna la geopolitica asiatica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Staropoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 18:38:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[doha]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[india]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[talebani]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ripresa del potere da parte dei talebani in Afghanistan dopo vent’anni è stata un</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La ripresa del potere da parte dei talebani in Afghanistan dopo vent’anni è stata un evento che, nonostante la prevedibilità causata dal ritiro delle truppe USA in seguito all’accordo di Doha dello scorso anno, ha colto di sorpresa anche gli studiosi più esperti della situazione geopolitica del Paese per la velocità con cui è avvenuta.</em></p>
<p>L’atteggiamento dei talebani è l’incognita che permetterà di interpretare le relazioni tra l’Afghanistan e gli Stati più ad esso legati da interessi economici e politici.</p>
<figure id="attachment_1147" aria-describedby="caption-attachment-1147" style="width: 2048px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-1147" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul.jpg" alt="Afghanistan, miliziani talebani a Kabul" width="2048" height="1152" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul.jpg 2048w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-300x169.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-1024x576.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-768x432.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-1536x864.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Miliziani-talebani-Kabul-800x450.jpg 800w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /><figcaption id="caption-attachment-1147" class="wp-caption-text">Afghanistan, 19 agosto 2021. Miliziani talebani a Kabul. Fonte: Skynews.</figcaption></figure>
<p><em><br />
</em>La crisi umanitaria in Afghanistan non è iniziata nei giorni appena precedenti alla presa di Kabul da parte dei talebani, e nemmeno qualche mese fa, con l&#8217;inizio della ritirata delle truppe USA a maggio.</p>
<p>Quando lo scorso inverno abbiamo letto delle violenze della polizia croata lungo la rotta balcanica, ebbene lì c&#8217;erano migranti afghani, per lo più giovani ragazzi, che hanno attraversato tra infiniti pericoli migliaia di km con il sogno di raggiungere in sicurezza un’Europa che avrebbe potuto garantire loro libertà.</p>
<p>Con la presa di Kabul da parte dei talebani lo scorso 15 agosto il motivo per cui questi migranti hanno intrapreso questo viaggio disperato è diventato lampante per il mondo intero.</p>
<h3>L&#8217;accordo di Doha: un ritorno annunciato</h3>
<p>Il loro ritorno dopo vent&#8217;anni in realtà non era esattamente una sorpresa: l&#8217;accordo di Doha firmato il 29 febbraio 2020, mentre il mondo aveva gli occhi puntati sull&#8217;allora paurosa novità della Covid, aveva come interlocutori l&#8217;allora amministrazione USA comandata da Donald Trump e il nuovo presidente de facto dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, il talebano Abdul Ghani Baradar.</p>
<p>Questo accordo prevedeva la ritirata delle truppe USA dall&#8217;Afghanistan in cambio di alcune condizioni (piuttosto favorevoli) per i talebani, come il rilascio di molti dei suoi militanti, fatti prigionieri dal 2001.</p>
<p>Gli esperti che hanno analizzato le clausole di questo documento vi hanno individuato possibili fattori di aumentata instabilità che effettivamente hanno portato a una nuova scalata al potere, solo non si immaginava che le ultime città a cadere lo avrebbero fatto a distanza di poche ore l&#8217;una dall&#8217;altra.</p>
<p>Con le immagini dell&#8217;ingresso dei talebani a Kabul, le narrazioni si sono fatte piene di domande sull&#8217;evoluzione della forza della nuova leadership. Molto dipenderà dalle relazioni che i talebani intesseranno con Paesi che storicamente hanno interessi o influenze in Afghanistan: Cina, Russia, Iran, India, Pakistan, Turchia.</p>
<p>Con gli USA che si sono messi fuori gioco, la domanda principale è cosa faranno adesso le due grandi rivali Russia e Cina, per esempio.</p>
<figure id="attachment_1149" aria-describedby="caption-attachment-1149" style="width: 492px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-1149" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Accordo-di-Doha.jpg" alt="29 febbraio 2020, la firma dell'accordo di Doha tra USA e talebani. Fonte: Il Foglio." width="492" height="275" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Accordo-di-Doha.jpg 492w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/Accordo-di-Doha-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 492px) 100vw, 492px" /><figcaption id="caption-attachment-1149" class="wp-caption-text">29 febbraio 2020, la firma dell&#8217;accordo di Doha tra USA e talebani. Fonte: Il Foglio.</figcaption></figure>
<h3><strong>Cina</strong></h3>
<p>Per la Cina la maggior preoccupazione è dovuta ad una potenziale crescente instabilità nella regione a maggioranza uigura, lo Xinjiang, che confina proprio con l’Afghanistan grazie a una lingua di terra stretta e lunga denominata Corridoio del Wakhan.</p>
<p>E la preoccupazione è tale che, come scriveva Alex Small nel suo libro del 2020 “The China Pakistan Axis”, la Cina si preoccupa anche della stabilità politica a lungo termine del Pakistan, culla della formazione delle milizie talebane per oltre mezzo secolo.</p>
<h3><strong>Russia</strong></h3>
<p>Anche Mosca, nei giorni subito successivi alla definitiva presa di potere talebana, non ha dato forti segnali di approvazione o di disapprovazione. Ricordiamo però che, mentre le ambasciate di mezzo Occidente sono state chiuse ed evacuate nelle ore in cui i talebani hanno fatto ingresso a Kabul, l’ambasciata russa è rimasta e senza riduzioni di personale, come ha ricordato Dmitrij Zhirnov, ambasciatore russo a Kabul.</p>
<p>Una relativa tranquillità che deriva da una dialogo tra russi e talebani che va avanti dal 2017, come ha ricordato la politologa Mara Morini su Domani (“<a href="https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/mosca-apre-ai-talebani-per-tutelare-la-stabilita-dellasia-centrale-hryo9109">Mosca apre ai talebani per tutelare la stabilità dell’Asia Centrale</a>”). E di fatto anche la Russia punta i propri occhi sull’Afghanistan perché teme che un’esacerbazione dei rapporti tra talebani e comunità di uzbeki e tagiki in Afghanistan porti instabilità anche in Uzbekistan e in Tagikistan.</p>
<h3><strong>Turchia</strong></h3>
<p>La<a href="https://www.proposte-uils.it/la-turchia-neottomana-di-erdogan/"> Turchia di Erdogan</a> potrebbe trovare un buon interlocutore nei talebani, soprattutto se andiamo a guardare la dimensione della crisi umanitaria che questo nuovo governo ha causato.</p>
<p>Milioni di persone erano in fuga dall’Afghanistan già dopo le prime ore del 15 agosto.<br />
Le condizioni per uscire dal Paese sono state rese ostiche proprio dai talebani stessi che nei giorni successivi hanno presidiato l’aeroporto e impedito a molte persone di fuggire liberamente, come invece previsto da una clausola dell’accordo di Doha e come un portavoce talebano aveva dichiarato ai media in conferenza stampa.</p>
<p>I turchi potrebbero essere molto interessati proprio ad avere il controllo dell’aeroporto di Kabul e, in generale, delle frontiere, essendo la Turchia un passaggio obbligato proprio per chi, ad esempio, intraprende la rotta balcanica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_1148" aria-describedby="caption-attachment-1148" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-1148 size-full" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul.jpg" alt="Afghanistan. La disperazione dei civili nel tentativo di fuga. Fonte: La Stampa." width="1280" height="720" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul.jpg 1280w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul-300x169.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul-1024x576.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul-768x432.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/civili-fuga-Kabul-800x450.jpg 800w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-1148" class="wp-caption-text">Afghanistan. La disperazione dei civili nel tentativo di fuga. Fonte: La Stampa.</figcaption></figure>
<h3><strong>India e Pakistan</strong></h3>
<p>Il nuovo insediamento del regime talebano non è una buona notizia per l’India, paese storicamente rivale del Pakistan. La grande difficoltà degli indiani sarà quella di dover eventualmente riconoscere ufficialmente il governo talebano, soprattutto se lo faranno anche le concorrenti Cina e Russia. La via del dialogo con i talebani sembra la più probabile per il momento.</p>
<p>Da vedere anche le prossime mosse dei talebani però. Sono infatti sono consapevoli che, pur volendo dominio nazionale e non internazionale, hanno bisogno di creare buoni rapporti di vicinato. Se però l’India dovesse riconoscere i talebani, il rischio è che questi possano rinforzare la rete terrorista del Kashmir.</p>
<h3><strong>Iran</strong></h3>
<p>Per quanto riguarda l’Iran, a stragrande maggioranza sciita e per questo non ben visto dai talebani, sunniti, due cose. In primis notare come questa distanza culturale sia il motore dell’efferatezza delle persecuzioni talebane nei confronti del gruppo etnico degli Hazara, afghani del centro-ovest.</p>
<p>In secundis, come sottolinea Camille Eid su Avvenire (“I patti di Doha e il giallo sul confine con l’Iran. Domande e dubbi”), il cuor leggero degli USA che battono in ritirata senza preoccuparsi del fatto che Teheran potrebbe approfittare di questa lauta opportunità.</p>
<p>L’ultima questione che dovremmo porci è: ciò che Cina e India temono per le radicalizzazioni terroristiche può essere vero anche per un ritorno di Al Qaeda e di Isis? Mentre il quadro futuro è più incerto che mai, sappiamo per certo che i talebani hanno scombinato molte pedine nella scacchiera della geopolitica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Francesca Staropoli</em></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/afghanistan-sconvolto-dai-talebani-ridisegna-la-geopolitica-asiatica/">L’Afghanistan sconvolto dai talebani ridisegna la geopolitica asiatica</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/afghanistan-sconvolto-dai-talebani-ridisegna-la-geopolitica-asiatica/">L’Afghanistan sconvolto dai talebani ridisegna la geopolitica asiatica</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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