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		<title>Umbria, luci e ombre del CUP Regionale: la parola a un giovane informatico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 09:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sanità in Umbria  L’ex “regione rossa” è travolta da una crisi di sistema nel settore</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Sanità in Umbria </strong></em><br />
<em><strong> L’ex “regione rossa” è travolta da una crisi di sistema nel settore sanitario.<br />
Un addetto ai sistemi informatici della sanità regionale ce ne racconta l evoluzione attraverso i cambiamenti politici.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Leonardo Fava è un giovane padre di famiglia nato e cresciuto a Foligno, impiegato presso una società regionale che fornisce servizi informatici per i medici di famiglia e gli specialisti delle strutture pubbliche in tutta la Provincia di Perugia. Egli può essere considerato a pieno titolo un rappresentante del popolo umbro quale ex “regione rossa”, essendosi occupato in prima persona di politica e vantando una tradizione familiare e personale di militanza a sinistra che si è interrotta solo da pochi anni. Il servizio prestato da oltre quindici anni nel settore sanitario ha consentito a questo nipote e figlio del PCI umbro di seguirne da un punto di vista privilegiato le evoluzioni strutturali e di formarsi un’opinione “dall’interno”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Ci racconta come è cambiata la sanità durante gli anni in cui la Regione era amministrata dal Partito Democratico a guida Catiuscia Marini?</strong><br />
L.F.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Quando sono entrato, nel 2010, la sanità umbra era molto diversa perché i servizi erano erogati sulla base di un principio di prossimità territoriale, ossia non c’era ancora il CUP Regionale. Il CUP Regionale è stato una grande innovazione perché ha permesso a tutti i cittadini di poter prenotare servizi sanitari anche in distretti diversi da quello di appartenenza. Quando sono entrato vi era ancora una ripartizione su base distrettuale, pertanto la maggior parte degli esami potevano essere prenotati solo nel luogo in cui poi sarebbero stati eseguiti, con gravi disagi in termini di spostamenti. Da questo punto di vista il servizio al cittadino è migliorato. Altro discorso invece per quanto riguarda l’erogazione dei servizi ai cittadini. Prima del CUP Regionale, infatti, vi era una quantità maggiore di servizi erogati. Era difficile ad esempio che non vi fossero posti disponibili per le prestazioni. Posso affermare con certezza che nel corso di quei cinque anni ho visto diminuire sensibilmente l’offerta di posti e prestazioni prenotabili. Prima, col sistema di prossimità territoriale, le aperture delle prenotazioni avevano una cadenza settimanale o al massimo mensile.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Quali sono i limiti?</strong><br />
L.F.: <em><span style="font-size: 14pt;">Il limite è nella spesa sanitaria regionale. Nel corso del tempo i posti prenotabili sono sensibilmente diminuiti finché, a partire dal 2019, la diminuzione ha assunto contorni drammatici, con una corrispondente esplosione della sanità privata.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: E’ sicuro che non sia precipitata a marzo del 2020, dopo lo scoppio della pandemia? E da cosa ha evinto questa “caduta”?</strong><br />
L.F.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Sono sicuro perché dal 2019 è iniziato un fatto inedito nelle strutture sanitarie pubbliche: tanti professionisti come i medici specializzati hanno cercsto di farsi assumere dal privato. Un campanello d’allarme rimasto a lungo ignorato. E’ piuttosto semplice: se uno specialista cerca di farsi assumere dal privato vuol dire che presto tanta parte di quel lavoro verrà svolta nel privato. Conoscevo medici che lavoravano bene da oltre dieci anni nei propri reparti, anche grazie all’intra moenia. Dal 2019 hanno iniziato a riferire che nel pubblico “le acque non erano buone”, prima, nessuno si lamentava con così tanta enfasi né del poco denaro né della pressione. Il 2019 è stato uno spartiacque nel cammino della sanità pubblica umbra.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12pt;">M.G.: Di recente in un’ottica di ottimizzazione delle risorse si è deciso di trasferire il grosso del reparto di neurochirurgia da Perugia a Terni, con grandi polemiche.<br />
</span></strong>L.F.: <em><span style="font-size: 14pt;">Negli ultimi anni sono stati molti i reparti spostati o smantellati senza tanto clamore. Tendo a chiedermi perché in questo caso faccia notizia e per gli altri no. M.G.: Quanto le scelte politiche hanno inciso sulla situazione attuale? L.F.: In passato sono stati fatti tanti errori. Anteriormente agli anni dieci vi sono state duplicazioni inutili di reparti e ambulatori, oggi la scelta di mantenere l’unica neurochirurgia a Terni è il segno di una tendenza verso un estremo opposto, altrettanto dannoso.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Vedremo un ritorno delle nuove generazioni in politica?<br />
</strong>L.F.: <em><span style="font-size: 14pt;">Personalmente non rinnego niente e sono fiero di essere un “figlio della politica” a cui mi sono avvicinato grazie all’esempio di persone valide. I problemi sono iniziati ben prima dell’avvento dell’attuale amministrazione di centro-destra, negli ultimi anni di governo del centro-sinistra si intravedevano le prime crepe dello sfacelo attuale. Mi sento un deluso della politica. Nessuno può dubitare che nella sua ultima fase il centro-sinistra abbia iniziato lo smantellamento che è stato poi proseguito dal centro-destra. Per il momento, l’area in cui svolgo la mia attività politica in senso lato è il Rione “Morlupo” della mia città, Foligno, dove sono responsabile del reparto sociale.</span></em></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/umbria-luci-e-ombre-del-cup-regionale-la-parola-a-un-giovane-informatico/">Umbria, luci e ombre del CUP Regionale: la parola a un giovane informatico</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/umbria-luci-e-ombre-del-cup-regionale-la-parola-a-un-giovane-informatico/">Umbria, luci e ombre del CUP Regionale: la parola a un giovane informatico</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Diastasi addominale, cosa vuol dire avere una patologia grave ma “non urgente”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 08:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[addominale]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La trafila per risolvere un problema di salute cronico legato alla gravidanza si conclude in</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong><em><span style="font-size: 14pt;">La trafila per risolvere un problema di salute cronico legato alla gravidanza si conclude in una clinica privata di Torino facendo uso di un’assicurazione</span></em></strong></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Chiara è una donna di 34 anni, madre di due figli e residente in provincia di Perugia.<br />
A causa della doppia maternità oggi soffre per una particolare patologia &#8211; la diastasi addominale -, con una serie di disturbi legati alla sua malattia.<br />
La sua vita di prima era quella tipica di una giovane donna: frequentava una palestra e faceva tanti sport.  Ha deciso di sottoporsi ad un’operazione chirurgica risolutiva ma le cose non sono così semplici. Anzitutto la lista d’attesa per un intervento in laparoscopia è molto lunga perché per il Sistema Sanitario Nazionale esso ha uno scopo prevalentemente estetico. La donna ha deciso allora di affidarsi a una clinica privata torinese utilizzando un’assicurazione stipulata col proprio datore di lavoro per effettuare un intervento equivalente.  Il prezzo complessivo dell’intervento è di 8.500 euro, ma non c’è certezza sul rimborso da parte dell’assicurazione.<br />
La intervisto poco prima della partenza per Torino.</p>
<p><strong>M.G.</strong>: <strong>Ciao Chiara anzitutto cos’è la diastasi addominale?<br />
</strong>C.G.: <em><span style="font-size: 14pt;">La diastasi è la separazione delle fasce addominali che può far seguito a una gravidanza. Dal momento che la pancia cresce, le fasce si separano. Di norma si rimettono in posizione una volta terminata la gravidanza, ma vi è una percentuale di donne in cui questo riassestamento non avviene e quindi rimane questa separazione a volte anche con fuoriuscita di ernie. Io ho una separazione di ben sei centimetri!</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Questo può poi portare diverse problematiche che vanno dal gonfiore addominale dopo i pasti, incontinenza, dolori alla schiena per cattivo utilizzo dei muscoli addominali, e anche altri problemi connessi al pavimento pelvico. Infatti, quello che viene a diminuire è la capacità della parte addominale a fare forza e trattenere le viscere interne.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Oltre a tutto questo, nel mio caso c’è anche un problema estetico non secondario, dal momento che sono sempre stata una persona molto attenta alla mia forma fisica.</span><br />
</em><br />
<strong>M.G.: Qual è la differenza tra laparoscopia ed altre tecniche?<br />
</strong>C.G.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Devo premettere che la scelta di fare questo intervento non è stata fatta a cuor leggero e  ho dovuto soppesare i pro e i contro delle tecniche esistenti. Ve ne sono tre,  molto diverse tra loro, che vanno dalla più alla meno invasiva.<br />
Lo standard che viene utilizzato negli Ospedali è l’addominoplastica, che consiste in un taglio a “cielo aperto” del basso ventre per andare a richiudere le fasce addominali. Si tratta di un’operazione importante che prevede un lungo decorso post-operatorio.<br />
L’intervento viene effettuato anche in laparoscopia, il che permette di evitare la maggior parte dei problemi grazie all’esecuzione di piccole incisioni. In tal modo si riducono sensibilmente i rischi e il recupero post-operatorio ma i tempi di attesa in Ospedale sono molto lunghi, nell’ordine di anni.<br />
Infine, ho scoperto e contattato un medico che per questo tipo di intervento utilizza una tecnica innovativa con un robot di ultima generazione chiamato “Da Vinci”. Utilizzando questo strumento l’intervento è poco invasivo, sicuro, senza drenaggi né altro. Oggi un robot di questo tipo si trova all’Ospedale Santi Paolo e Carlo di Milano, ma a causa degli elevati costi di gestione viene utilizzato solo per alcune gravi patologie e comunque prevede una lunga lista d’attesa. Un altro macchinario “Da Vinci” è posseduto da un medico privato specializzato in diastasi addominale il quale mi ha chiesto 42.000 euro per operarmi, una somma per me irraggiungibile. </em></span><br />
<strong><br />
M.G.: Come hai deciso di procedere?<br />
</strong>C.G<em>.: <span style="font-size: 14pt;">Sempre su internet ho trovato un altro medico, stavolta torinese, che usava una tecnica chiamata riparazione endoscopica pre-aponeurotica (R.E.P.A). </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Chi non presenta particolari condizioni ostative può procedere con questa tecnica che  come la laparoscopia prevede l’esecuzione di tre fori e il lavoro viene eseguito sulla parte superiore dell’addome tra la pelle e il muscolo. I vantaggi di questa tecnica sono una maggior sicurezza di buona riuscita dell’intervento senza complicazioni con un recupero post-operatorio più rapido della laparoscopia. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Il problema è che questo intervento viene eseguito solo privatamente dal medico in una struttura privata al costo di 8.500 euro.</span></em></p>
<p><strong>M.G.: E qui entra in gioco l’assicurazione privata.</strong><br />
C.G.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Così dovrebbe essere…Pago annualmente una somma al mio datore di lavoro per un’assicurazione medica privata.  Così ho pensato di utilizzarla, tuttavia, ci sono altri problemi, il primo è che il contratto assicurativo scade a dicembre di quest’anno e non è chiaro come verranno gestite le pratiche pendenti; il secondo è che la compagnia assicuratrice dovrà svolgere un’istruttoria approfondita sul mio caso e accertare che l’intervento ha una finalità risolutiva delle patologie sopra elencate e non prevalentemente estetica. Di fatto rischio di pagare tutto.</em></span></p>
<p><strong>M.G.: In conclusione, cosa pensi del fatto che sia così complicato intervenire su una diastasi addominale in laparoscopia per una donna dopo la gravidanza?<br />
</strong>C.G.: <em><span style="font-size: 14pt;">Mi sento molto delusa in qualità di donna madre e lavoratrice.  La mia scelta di risolvere un problema che si trascina ormai da anni ed è diventato debilitante ha avuto come prima conseguenza una grande perdita di tempo in termini di esami e visite, spesso a pagamento.  In secondo luogo dovrò spendere una somma importante per l’intervento con il rischio di non rientrare nei parametri dell’assicurazione per essere rimborsata. Spero solo di essere fortunata e di ricevere il rimborso. </span> <strong><br />
</strong></em><strong><br />
</strong>Mattia Genovesi</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/diastasi-addominale-cosa-vuol-dire-avere-una-patologia-grave-ma-non-urgente/">Diastasi addominale, cosa vuol dire avere una patologia grave ma “non urgente”</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/diastasi-addominale-cosa-vuol-dire-avere-una-patologia-grave-ma-non-urgente/">Diastasi addominale, cosa vuol dire avere una patologia grave ma “non urgente”</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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