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	<title>rischio - Proposte-UILS</title>
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		<title>La riforma Cartabia istituzionalizza il modello della giustizia riparativa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jul 2023 09:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia e riforme istituzionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parliamo di riforma della giustizia penale e modello riparativo con la Dott.ssa Mariantonietta Cerbo, già</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Parliamo di riforma della giustizia penale e modello riparativo con la Dott.ssa Mariantonietta Cerbo, già dirigente penitenziario presso Uffici di Esecuzione Penale Esterna e direttrice di Uffici Regionali dell’Amministrazione Penitenziaria in Lombardia, Marche, Abruzzo e Molise; socia fondatrice e Consigliera Tesoriere del Centro Europeo Studi Penitenziari – CESP di Roma, membro FIDU &#8211; Federazione Italiana Diritti Umani ed attuale incaricata del settore di lavoro “carcere” presso il Partito Socialista Italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Egregia Dott.ssa Mariantonietta Cerbo, intanto la ringrazio per la sua disponibilità e le faccio i complimenti per la sua vita dedicata alle tematiche penitenziarie e all’impegno politico. La riforma della giustizia penale si pone l’obiettivo di accorciare le tempistiche dei processi penali, per questa ragione la novella introduce numerosi meccanismi deflattivi mentre la giustizia riparativa sembra andare in una direzione opposta. E’ proprio così?</strong><br />
<span style="font-size: 14pt;">M.C.: <em>Non la vedo in questo modo. Infatti, la riforma consente al giudice della cognizione di applicare anche pene sostitutive delle pene detentive brevi, che rientrano nel modello di giustizia riparativa particolarmente la pena sostitutiva del L.P.U. Si aggiunga che quando la pena sostitutiva comminata scende al di sotto dei tre anni è suscettibile di trasformarsi in affidamento in prova al servizio sociale con accesso dalla libertà anche su proposta del P.M. ai sensi delle nuove previsioni. L’effetto deflattivo dei processi, pertanto, è assicurato e il modello di giustizia portato avanti dalla Ministra Cartabia dimostra di essere non in contrasto, bensì coerente con gli obiettivi di celerità auspicati. La riforma ha, pertanto, contribuito a sistematizzare un nuovo modello raccordandolo con le prime prescrizioni di giustizia riparativa, già presenti in nuce nell’Ordinamento Penitenziario del 1975, basi pensare all’art. 47 c. 7 O.P. che prevede che “l’affidato si adoperi in quanto possibile in favore della vittima del suo reato”. Nella mediazione penale, che è parte del modello di giustizia riparativa, può ravvisarsi un ostacolo alle esigenze di celerità laddove la vittima frapponga resistenze al percorso di riparazione dell’offesa. Tuttavia, nell’economia di una riforma assai complessa credo  che ciò che avrà più impatto sarà l’ampliamento dell’ambito di applicazione dell’istituto della messa alla prova con la sospensione del procedimento, che vede al centro del programma di trattamento previsto lo svolgimento di L.P.U. come riparazione simbolica nei confronti della vittima nonché dell’ intera comunità di appartenenza.</em></span></p>
<blockquote><p><span style="font-size: 14pt;"><strong><em>La Dott.ssa Mariantonietta Cerbo, sociologa esperta del settore penitenziario, ci illustra </em></strong><strong><em>il ruolo dell’intervento apportato dalla legge n. 134/2021 e dal d.lgs. n. 150 del 2022 </em></strong><strong><em>nel superare i modelli retributivo e rieducativo</em></strong></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G. Questa sistemazione risponde alle aspettative? Secondo Lei è un buon risultato?</strong><br />
<span style="font-size: 14pt;">M.C.:</span><em><span style="font-size: 14pt;"> Gli effetti che nascono dall’esito positivo di un programma di giustizia riparativa mettono in luce che nasce un nuovo modello penale. Esso offre percorsi atti a favorire la definizione anticipata del procedimento e, insieme, permette di sviluppare un percorso interiore del reo verso una presa di coscienza del disvalore della propria azione antigiuridica. Basti pensare che il reo aderisce ad un programma con la volontà di ricucire lo “strappo” che il suo reato ha prodotto in seno alla società. I nuovi percorsi di definizione anticipata del procedimento si aggiungono a istituti già  esistenti come l’estinzione del reato per condotte riparatorie ex art. 162 ter c.p., perciò non posso che ravvisare un buon risultato complessivo. In riferimento all’esecuzione penitenziaria, l’ampliamento apportato della riforma Cartabia, in particolare con il nuovo art. 15 – bis O.P., si pone organicamente ed in continuità con un percorso precedente che ha fatto da apripista. Mi preme ricordare che la possibilità di partecipazione dei ristretti a programmi di natura riparativa con lo svolgimento di L.P.U. era già presente con gli artt. 20 ter e 21 c. 4ter dell’ Ordinamento Penitenziario.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M.G.: Dopo il record di suicidi del 2022, da più parti si è parlato di “situazione insostenibile” delle carceri italiane. Secondo Lei quali sono i settori nei quali si deve intervenire, al di là della riforma?</strong><br />
<span style="font-size: 14pt;">M.C.: <em>Si parla costantemente dei suicidi nelle carceri, tuttavia si fatica a individuare le risposte a un problema che origina dal disagio causato da molteplici fattori. Anzitutto, il disagio psichico che colpisce detenuti e anche operatori penitenziari, in particolare quelli addetti alla vigilanza che svolgono un lavoro estremamente usurante sul piano psicologico. In secondo luogo, le condizioni delle carceri italiane negli ultimi anni sono andate peggiorando sotto diversi punti di vista. Vi è carenza di organico specialmente per quanto riguarda i Direttori penitenziari. L’edilizia penitenziaria necessita di una riprogettazione architettonica globale degli spazi che ne migliori la vivibilità e soprattutto la funzionalità in riferimento all’espletamento delle attività rieducative trattamentali. Sono aumentate le problematiche attinenti alla tutela della salute dei detenuti. Nella riforma Cartabia c’è la volontà di cambiare la visuale intorno al mondo delle carceri. La Ministra ha sempre detto con chiarezza che, quantunque il senso comune veda la pena come detenzione in carcere a carattere afflittivo, la Costituzione non parla  mai di pena “detentiva”, pertanto questa dovrebbe impiegata solo come extrema ratio e solo nei confronti di soggetti con carriere criminali importanti. La persona che ha commesso il reato deve risarcire la comunità civile del proprio gesto, ma la restrizione in carcere non può essere l’unica o la migliore soluzione, soprattutto per i suoi effetti stigmatizzanti e desocializzanti che producono recidiva.</em></span></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-riforma-cartabia-istituzionalizza-il-modello-della-giustizia-riparativa/">La riforma Cartabia istituzionalizza il modello della giustizia riparativa</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/la-riforma-cartabia-istituzionalizza-il-modello-della-giustizia-riparativa/">La riforma Cartabia istituzionalizza il modello della giustizia riparativa</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Formazione professionale e lavoro: due alleati sul fronte della lotta al suicidio nelle carceri e all’esclusione sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2022 18:21:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia e riforme istituzionali]]></category>
		<category><![CDATA[Capanne]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Nell’ambito della trattazione delle questioni di attualità parliamo con il Dott. Luca Verdolini, Responsabile di Area presso la Cooperativa Frontiera Lavoro di Perugia che si occupa di integrazione sociale ed attuazione del diritto al lavoro nei confronti delle persone più a rischio di esclusione sociale tra i quali i detenuti, gli immigrati, i disabili, i soggetti psichicamente fragili</strong></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>M.G.: Gentile Dott. Luca Verdolini, intanto complimenti per il suo lavoro: Frontiera Lavoro è l’ente più conosciuto in Umbria ad occuparsi di politiche attive del lavoro per le fasce deboli.  Quali esperienze significative può raccontare, se ve ne sono state, sulla correlazione tra mancanza di lavoro ed incremento del rischio suicidario all’interno del carcere?</em><br />
</strong>L.V.: Per quanto riguarda i suicidi, ringraziando il cielo a Perugia non ne abbiamo da alcuni anni. Certamente non si può dire lo stesso per altri istituti penitenziari della Regione. In riferimento alle nostre attività, ossia all’interno dei nostri percorsi che purtroppo non riguardano l’intera popolazione carceraria, non abbiamo mai avuto casi drammatici e fortunatamente a Capanne non ci sono stati recenti casi di suicidio tra i detenuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>M.G.: Quali sono le attività svolte ed i risultati ottenuti da Frontiera Lavoro negli ultimi anni?</strong></em><br />
L.V.: La nostra attività consiste nel far intraprendere al detenuto un percorso di crescita personale e professionale al termine del quale può ambire ad una collocazione nel mercato del lavoro. Posso testimoniare che l’inserimento all’interno di un progetto  consente di abbattere quasi totalmente la recidiva quindi chi entra in questi circuiti di reinserimento non torna a delinquere una volta che ha terminato di scontare la pena.<br />
I progetti realizzati da Frontiera Lavoro prevedono lo svolgimento di una serie di attività di formazione professionale: quello per addetto alla cucina è un po’ il nostro “fiore all’occhiello” quindi abbiamo un laboratorio attrezzato all’interno del carcere di Perugia dove i detenuti, affiancati dagli chef docenti, acquisiscono competenze professionali in questo particolare settore produttivo.  Nella nostra realtà cerchiamo in tutti i modi di valorizzare l’elemento personale e possiamo senza dubbio affermare che i detenuti che entrano in un progetto in Frontiera Lavoro fanno il loro ingresso in un’“isola felice” che, in riferimento allo specifico fenomeno del suicidio, svolge la funzione di prevenire e allontanare una simile prospettiva.</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Il rapporto tra il suicidio, la detenzione, il lavoro e la devianza</strong></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>M.G.: C’è sempre lavoro nel carcere?</em><br />
</strong>L.V.: La risposta a questa domanda è ovviamente “no”. Le percentuali sono molto piccole: il numero di 550 percorsi formativi erogati ad altrettanti detenuti è una cifra complessiva che si riferisce a ventidue anni di attività. Parliamo di 106 inserimenti lavorativi in venti anni di attività, ossia cinque persone all’anno che hanno intrapreso questo percorso di lavoro all’esterno: una goccia nell’oceano! Rispetto ad una popolazione detenuta che è di circa 1000 detenuti in Umbria, si tratta dell’uno per cento. Purtroppo il miglioramento di questa situazione è legato solo all’investimento di risorse economiche. Frontiera Lavoro gestisce un progetto all’anno e questo è pochissimo anche per incidere sul rischio di fenomeni come l’autolesionismo ed il suicidio eventualmente legati alla mancanza di prospettive lavorative<strong>. </strong>Le attività trattamentali, formative e lavorative dovrebbero essere il pernio del trattamento rieducativo e sulla “carta” è così, la legge è chiara, ma vi è un’enorme scarto con la sua concreta attuazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>M.G.: Quali sono i maggiori ostacoli all’accesso al lavoro per un detenuto al giorno d’oggi?</em><br />
</strong>L.V.: Il primo ostacolo, come accennavo prima, è certamente economico. Si tratta essenzialmente di investire risorse nella formazione o nel lavoro intramurario, con creazione di laboratori formativi e quant’altro. Il secondo ostacolo, che siamo in parte riusciti ad attenuare con il nostro lavoro riguarda il pregiudizio, inutile negarlo. In riferimento a questo come Frontiera Lavoro cerchiamo di sensibilizzare in particolare  gli imprenditori del nostro territorio e metterli a conoscenza delle agevolazioni fiscali previste dalla legge Smuraglia. Poi vi è l’incontro con i cittadini attraverso l’organizzazione di eventi. Tra questi ad esempio, vi è una cena di gala di grande successo chiamata “Golose passioni” in cui i detenuti che hanno partecipato al corso di cucina allestiscono insieme agli chef dei piatti <em>gourmet</em> in una cena aperta alla cittadinanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>M.G.: Parlando di fasce deboli della popolazione, la disoccupazione è un elemento in grado di aumentare le probabilità che questi soggetti si pongano in una condizione di devianza,  o addirittura scelgano la strada del crimine?</em><br />
</strong>L.V.: Assolutamente sì. Il lavoro oltre l’aspetto economico e di sussistenza coinvolge l’aspetto psicologico. Avere una progettualità, provare stima di se stessi, avere opportunità da cogliere, vedersi come parte sana e produttiva della società, interrompe la spirale della devianza. L’inattività invece, annulla le persone ed il crinale verso la vulnerabilità, il disagio sociale e la criminalità può essere molto ripido.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/formazione-professionale-e-lavoro-due-alleati-sul-fronte-della-lotta-al-suicidio-nelle-carceri-e-all-esclusione-sociale/">Formazione professionale e lavoro: due alleati sul fronte della lotta al suicidio nelle carceri e all’esclusione sociale</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/formazione-professionale-e-lavoro-due-alleati-sul-fronte-della-lotta-al-suicidio-nelle-carceri-e-all-esclusione-sociale/">Formazione professionale e lavoro: due alleati sul fronte della lotta al suicidio nelle carceri e all’esclusione sociale</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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