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	<title>violenza sulle donne - Proposte-UILS</title>
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	<description>I nostri articoli vi tengono aggiornati</description>
	<lastBuildDate>Mon, 18 Nov 2024 17:15:48 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La barbarica pratica dell&#8217;infibulazione mentre il Mondo tace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 17:15:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta violenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[infibulazione]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’infibulazione è una delle pratiche più barbariche tutt’ora in atto in molti Paesi del Mondo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’infibulazione è una delle pratiche più barbariche tutt’ora in atto in molti Paesi del Mondo ma noi occidentali continuiamo a voltarci dall’altra parte</p>
<blockquote>
<p style="font-weight: 400;">I nostri Governi, sempre attenti e sensibili nei riguardi dei diritti umani, sembrano essersi dimenticati delle circa 200 milioni di vittime di infibulazione tutt’ora esistenti nel Mondo. Il motivo principale sembra essere che, nella maggior parte dei casi, si tratterebbe di culture del Terzo Mondo nelle quali si evita di intromettersi per menefreghismo o per interessi economici</p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">L’enciclopedia Treccani descrive l’infibulazione come “<em>Mutilazione genitale femminile praticata da alcuni popoli africani e asiatici allo scopo di impedire alle ragazze rapporti sessuali. Consiste nella escissione parziale o totale dei genitali esterni, dopo la quale i due lati della vulva vengono cuciti con una sutura o con spine in modo che vi sia una restrizione del diametro dell’ostio vulvare; viene lasciato solo un piccolo orifizio che permette la fuoriuscita del flusso dell’urina e del sangue mestruale. […]</em>”. La descrizione di questa pratica non può non far riflettere e la sua nomenclatura ha origini relativamente recenti; infatti, il nome infibulazione deriva da una definizione originata dalla <strong>III Conferenza del Comitato interafricano sulle pratiche tradizionali rilevanti per la salute di donne e bambine/i</strong> (Iac nell&#8217;acronimo inglese, Ci-Af in quello francese) a tutte quelle pratiche tradizionali in cui si ha l&#8217;asportazione e/o l&#8217;alterazione di una parte dell&#8217;apparato genitale esterno della donna.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-2577 alignleft" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/11/infibulazione-bambina-cartoncino-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/11/infibulazione-bambina-cartoncino-300x199.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/11/infibulazione-bambina-cartoncino-1024x681.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/11/infibulazione-bambina-cartoncino-768x510.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/11/infibulazione-bambina-cartoncino-1536x1021.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/11/infibulazione-bambina-cartoncino-2048x1361.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La stessa nomenclatura <strong>FGM/C</strong> (acronimo di <strong>Female Genital Mutilation/Cutting</strong>) non viene, tutt’oggi, accettata &#8211; perché troppo negativo nella sua classificazione &#8211; dagli stessi popoli che la praticano. Proprio questa differenza prospettica è alla base della prima grande incomprensione su questo tema e, ovviamente, sulla sua cessazione: fino a quando i popoli che la praticano continueranno a percepirla come qualcosa non del tutto negativo, allora non si potrà sperare di debellarne la realizzazione.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Una classificazione più dettagliata ci viene presentata dalla <a href="http://://dirittiumani.donne.aidos.it/bibl_1_temi/g_indice_per_temi/mutilaz_genitali_femm/a_aspetti_antropologici/e_antropol_mfg_pasquinelli.html"><strong>AIDOS</strong></a>, <strong>Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo </strong>attraverso un report realizzato da Carla Pasquinelli, in <strong><em>Antropologia delle mutilazioni dei genitali femminili</em></strong>, che analizza l’origine e la differenziazione interna di questa procedura. Pasquinelli la classifica in quattro tipologie con livello crescente di invasività. La scelta dell’una o dell’altra pratica dipende esclusivamente. dal contesto culturale nel quale viene applicata. Citiamo le definizioni della stessa dott.ssa Pasquinelli:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>il I tipo consiste nel recidere il prepuzio o nella asportazione parziale o totale della clitoride (clitoridectomia). Questa pratica prende il nome tradizionale di <em>Sunna</em>;</li>
<li>il II tipo, o <strong>escissione</strong>, consiste nel recidere il prepuzio e nell&#8217;asportazione, oltre che della clitoride, di parte o di tutte le piccole labbra;</li>
<li>il III tipo, cioè l&#8217;<strong>infibulazione </strong>o<strong>circoncisione faraonica</strong>, è la forma di intervento più cruenta e consiste nell&#8217;escissione della clitoride e nell&#8217;asportazione delle piccole labbra e anche &#8211; soprattutto in passato, ma in area rurale ancora oggi — dell&#8217;asportazione parziale o totale delle grandi labbra e nella successiva cucitura dell&#8217;apertura vaginale ridotta a un piccolo pertugio — non più grande di un chicco di riso o di miglio — per permettere la fuoriuscita dell&#8217;urina e del sangue mestruale;</li>
<li>il IV tipo include tutta una serie di procedure che vanno dal trafiggere o punzecchiare lievemente la clitoride in modo da farne uscire alcune gocce di sangue a tutta una ampia casistica di manipolazioni che variano molto da una etnia all&#8217;altra &#8211; allungamento della clitoride o delle labbra, cauterizzazione della clitoride, taglio della vagina (<em>gishiri</em>), introduzione in vagina di sostanze corrosive per restringerla o renderla asciutta.</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Lo scenario che ne deriva è un corpo menomato. A ciò si deve aggiungere che queste procedure vengono attuate su bambine e vengono tutte realizzate senza l’uso di anestetici e, troppo spesso, in condizioni igienico-sanitarie insufficienti. Ne derivano frequenti infezioni (più e meno gravi) senza contare il danno emotivo che queste giovanissime donne hanno subìto.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-2578 alignright" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/11/donna-africana-infibulazione-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/11/donna-africana-infibulazione-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/11/donna-africana-infibulazione-1024x683.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/11/donna-africana-infibulazione-768x512.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/11/donna-africana-infibulazione-1536x1024.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/11/donna-africana-infibulazione-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Un’analisi molto dettagliata, realizzata da <strong><a href="https://www.actionaid.it/informati/notizie/mutilazioni-genitali-femminili-africa">Actionaid</a>,</strong> parla di più di 200 milioni di bambine nel Mondo afflitte da queste pratiche crudeli e pericolose. La percentuale di realizzazione si concentra principalmente in 10 Paesi: Somalia, 98%; Guinea, 97%; Gibuti, 93%; Sierra Leone, 90%; Mali, 89%; Egitto, 87%; Sudan, 87%; Eritrea, 83%; Burkina Faso, 76%; Gambia, 75%. Leggendo queste cifre – che appaiono molto alte &#8211; spiccano alcuni Paesi su altri: oltre ad esserci alcuni nomi che non ci sorprende leggere (perché consideriamo arretrati dal punto di vista dei diritti umanitari e per i quali abbiamo un pregiudizio naturale), salta all’occhio l’Egitto con la sua percentuale di 87% di mutilazioni genitali femminili che, invece, risulta essere – ad oggi – uno dei partner commerciali più importanti dell’Europa.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Mentre ONG come <strong>Actionaid</strong> propongo la campagna di sensibilizzazione culturale locale e supporto psicologico con il progetto (tra gli altri) di <strong><em>Fight for Women</em></strong>; i nostri Governi tacciono e continuano a mettere al centro gli interessi economici dimenticando i diritti umanitari.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Sicuramente dobbiamo e possiamo fare molto di più. Dopotutto quelle bambine potrebbero essere nostre figlie e sorelle e, magari, in questa prospettiva il loro dolore potrebbe assumere – finalmente &#8211; un valore più collettivo.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-barbarica-pratica-dellinfibulazione-mentre-il-mondo-tace/">La barbarica pratica dell’infibulazione mentre il Mondo tace</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/la-barbarica-pratica-dellinfibulazione-mentre-il-mondo-tace/">La barbarica pratica dell&#8217;infibulazione mentre il Mondo tace</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>La morte di Amini ha aperto il vaso e ne sono usciti tutti i mali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 18:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[prigionieri]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un altro anno è passato ma la violenza del Governo iraniano sembra non volersi placare</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un altro anno è passato ma la violenza del Governo iraniano sembra non volersi placare</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il 2023 è stato un anno di estrema violenza in Iran e gli episodi di arresto e le condanne a morte sono aumentate nonostante la ferma opposizione internazionale</p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Settembre è arrivato alla fine con i giorni strappati uno ad uno dal calendario, abbiamo salutato l’estate e accolto le foglie cadenti dell’autunno; eppure, il problema della condizione femminile rimane ancora drammatico e nulla sembra essere cambiato nonostante le innumerevoli proteste in Iran come nel resto del Mondo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il 16 settembre sono trascorsi due anni da quando la polizia religiosa ha fermato Mahsa Amini, una giovane donna iraniana di ventidue anni, in vacanza con la famiglia nella capitale del Paese. Viene fermata perché, a detta degli agenti coinvolti, la giovane non rispetta appieno la legge sull’obbligo del velo del 1981 (poi modificata nel 1983), ritenendola colpevole di indossare l’<em>hijab</em> non correttamente e facendo intravedere parte della capigliatura. La giovane Mahsa viene arrestata e tre giorni dopo muore per un malore (si parla di infarto) eppure il corpo mostra segni di tortura e percosse. La polizia insiste sul decesso per cause naturali, il Governo sostiene i suoi “scagnozzi”, il popolo inizia a protestare…</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">L’opinione pubblica si spacca, tra chi appoggia la linea conservatrice del Governo e chi, invece, non accetta che la donna venga sminuita, ritenuta inferiore all’uomo e sottoposta ad una serie di limitazioni. La protesta per la morte di una giovane amica, sorella e figlia dell’Iran si trasforma ben presto in un messaggio molto più ampio, un messaggio di speranza contro la nuova politica religiosa del Governo iraniano che ha disatteso le aspettative popolari e ha trasformato il Paese in un luogo di punizione e controllo.</p>
<figure id="attachment_2538" aria-describedby="caption-attachment-2538" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-2538 size-medium" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/candele-amini-cerimoniale-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/candele-amini-cerimoniale-300x158.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/candele-amini-cerimoniale-1024x539.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/candele-amini-cerimoniale-768x404.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/candele-amini-cerimoniale-1536x808.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/candele-amini-cerimoniale-2048x1077.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2538" class="wp-caption-text">foto da Freepik</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La morte della giovane Mahsa Amini diventa la scintilla su un tizzone già pronto ad incendiarsi e la protesta divampa; la reazione governativa non si fa attendere e iniziano una serie di azioni militari per sedare le varie proteste ed i media internazionali mostrano vere e proprie guerriglie cittadine – in tutto il Paese – con una grande quantità di arresti sommari e conseguenti condanne di morte.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">In seguito alla morte di Mahsa il gruppo di attiviste femministe sotto lo slogan di <strong>Donna, Vita e Libertà</strong> inizia ad intraprendere una serie di manifestazioni (tutte rigorosamente pacifiche) per mostrare che le donne non accettano ciò che viene fatto contro di loro e le limitazioni alle quali sono soggette. A quelle prime forme di dissenso sono seguite delle brutali azioni repressive da parte del Regime nazionale che ha imposto la linea della forza e delle armi; i dati – <a href="http://= https://www.amnesty.it/iran-picco-di-esecuzioni-nel-2023/">frutto del monitoraggio di <strong>Amnesty International</strong></a> – palesano una situazione di dittatura vera e propria: nel 2023 sono state messe a morte ben 481 prigionieri che appare sempre più chiaro vengono imprigionati solo perché contrari alla linea politico-religiosa del Regime. Scorrendo tra i nomi (molti giovanissimi) dei condannati a morte si può leggere che sono colpevoli di aver ucciso soldati durante la loro azione di protezione ma si ometterebbero i segni (rinvenuti dalle autopsie, anche se concesse raramente dal Regime stesso) sul loro colpo che mostrano, senza ombra di dubbio, di essere stati vittime di torture, elettroshock ed abusi sessuali. Barbarie legalizzate che vengono denunciate da anni ma che continuano ad essere ignorate.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Per i Governi occidentali risulta più conveniente continuare a pensare all’Iran come ad un alleato o, quantomeno, non come un nemico dichiarato e perciò non c’è una reale intenzione di schierarsi contro queste ingiustizie.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">I familiari di Mahsa Amini continuano a piangere la loro perdita ma, oggi, non sono più soli (migliaia di altre famiglie sono state smembrate e lacerate) e quel dolore sembra urlare fino a qui e mentre il Governo sta trasformando l’Iran in un grande cimitero, la costanza della protesta mostra che non riusciranno a seppellire la speranza che continua a vivere alimentata attraverso le mille voci dissidenti, tra le tante anche quelle di <strong>Donna, Vita e Libertà</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Masha Amini si è spenta a soli ventidue anni ma si può dire che la sua immagine è, ormai, immortale; è diventata un simbolo e la storia ci insegna che perdurano in eterno e con essi la speranza di vedere la fine della tirannia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondimento consigliamo altro <a href="https://www.proposte-uils.it/le-attiviste-iraniane-chiedono-che-la-questione-in-iran-non-sia-dimenticata/">articolo-intervista a tre attiviste di Donna, Vita e Libertà di Firenze</a>, realizzata un anno fa.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-morte-di-amini/">La morte di Amini ha aperto il vaso e ne sono usciti tutti i mali</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/la-morte-di-amini/">La morte di Amini ha aperto il vaso e ne sono usciti tutti i mali</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>I  numeri della violenza</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/i-numeri-della-violenza/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-numeri-della-violenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2024 08:40:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta violenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[case rifugio]]></category>
		<category><![CDATA[centri antiviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza domestica.]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Servendoci di alcuni dati ISTAT e prendendo in esame parte dell’excursus legislativo, analizziamo un fenomeno</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Servendoci di alcuni dati ISTAT e prendendo in esame parte dell’<em>excursus</em> legislativo, analizziamo un fenomeno attuale nel nostro Paese ovvero la violenza di genere e contro le donne</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il problema della violenza di genere e contro le donne ha origini molto antiche, che i legislatori hanno provato a risolvere solo in tempi recenti, e che ha portato ad una società pronta a contrastare questo fenomeno anche se culturalmente è ancora troppo legata al passato e sembra incapace di dimenticare il proprio DNA di disuguaglianza e prevaricazione</p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Una recente sentenza della Cassazione ha fornito un’attenuante in un caso di femminicidio (con il fatto avvenuto il 31 marzo 2020) e la giustificazione è stata attribuita allo stress che l’uomo (un infermiere calabrese) avrebbe provato durante il primo periodo di pandemia da Covid 19. La vittima – una studentessa di medicina originaria della provincia di Agrigento – sarebbe stata uccisa anche perché l’uomo non si trovava nel pieno delle sue facoltà mentali a causa delle restrizioni forzate e, grazie a questo, gli sarebbe stato rinviato l’ergastolo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">A prescindere da qualsivoglia idea personale che si può avere in merito a questa vicenda di cronaca, questa decisione giudiziaria non può non far riflettere poiché sembra, in qualche modo, “giustificare” l’azione efferata compiuta.</p>
<figure id="attachment_2505" aria-describedby="caption-attachment-2505" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-2505" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/supporto-violenza-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/supporto-violenza-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/supporto-violenza-1024x683.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/supporto-violenza-768x512.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/supporto-violenza-1536x1024.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/supporto-violenza-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2505" class="wp-caption-text">foto di Rosy/ Bad Homburg / Germany da Pixabay</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Questo esempio di cronaca non è, certamente, indicativo di un comportamento o di una predisposizione generalizzata dell’uomo nei confronti delle donne &#8211; nel nostro Paese &#8211; ma il solo fatto che si sia potuto pensare di fornire un’attenuante ad un assassino si trascina con sé un sostrato di violenza e di disparità che permea la nostra cultura da moltissimo tempo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Infatti, l’<em>excursus</em> normativo che ha condotto alle leggi attualmente in vigore è molto giovane e sembra non avere attecchito ancora a livello mentale ma che sia fermo a livello punitivo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Per fare qualche esempio concreto rispetto all’applicazione di leggi <em>ad hoc </em>basta prendere atto che solo nel 1956 si è cancellato lo <strong><em>jus corrigendi</em></strong> (articolo 571 del C.P.) che legittimava il <em>pater familia</em> ad adottare anche la violenza fisica, in ambito domestico, per correggere ed educare i propri cari.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Mentre per smettere di considerare l’adulterio femminile come l’unico perseguibile attraverso la legge si è dovuta attendere la <strong>Corte Costituzionale</strong> del 1968/69. Due esempi di come la società (e la cultura) del nostro Paese fossero permeati di ingiustizia legata ancora a dinamiche di onore e rispetto e infatti, solo nel 1981, si è condannato il delitto d’onore che, occorre ricordare, era legato al “disonore” prodotto dalla condotta disdicevole della donna nei confronti dell’uomo.</p>
<figure id="attachment_2506" aria-describedby="caption-attachment-2506" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-2506" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/mani-contro-violenza-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/mani-contro-violenza-300x180.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/mani-contro-violenza-1024x613.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/mani-contro-violenza-768x460.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/mani-contro-violenza-1536x920.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/mani-contro-violenza-2048x1226.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2506" class="wp-caption-text">foto di lalesh aldarwish da Pexels</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Una carrellata di leggi che mostrano come uomo e donna abbiano vissuto due vite parallele ma difficilmente destinate all’equiparazione almeno fino il 1975 con la parificazione dei coniugi in ambito domestico o fino il già citato 1981 con l’annullamento del matrimonio riparatore (lo stupratore veniva graziato se sposava la donna che aveva “violato” evitando di disonorare la famiglia della stessa). Un passo in avanti si è avuto nel 1996 che ha visto la nascita della legge nº 66 la quale spostava le norme sulla violenza sessuale da reato contro la morale pubblica e la buoncostume a reato contro la persona trattando, anche, le violenze di gruppo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Nonostante siano state istituite leggi a protezione e supporto delle persone violate (sia fisicamente che psicologicamente) i numeri della violenza sono impressionanti ed a fornirci un’idea sulla portata del fenomeno ci viene incontro un report redatto dall’<a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/2023-03-08-statreportprotezione-Istat-Dpo.pdf"><strong>ISTAT</strong> </a>(datato 7 agosto 2023 e rilasciato dal Ministero del Consiglio dei Ministri, Dipartimento delle Pari Opportunità) dal titolo <strong><em>Il sistema della protezione delle donne per le vittime di violenza, anni 2021 e 2022</em></strong> nel quale si evincono delle informazioni molto significative: le donne denunciano con maggiore coraggio e sono sempre più proiettate a chiedere aiuto alle forze dell’odine, ai <strong>CAV</strong> ( <strong>Centri Anti Violenza</strong>) e alle <strong>Case Rifugio</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Un accurato e meticoloso trattamento di dati avvalorato dalla legge 53 del 2022, <strong><em>Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere</em></strong>, concede ad istituti preposti di catalogare le richieste di aiuto e realizzare una mappatura del territorio in relazione al tipo di vittima, al contesto di violenza ed alla presenza o meno di minori coinvolti nelle varie violenze.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Occorre ricordare che una violenza il più delle volte avviene tra le mura domestiche (50%) e implica la presenza di un carnefice e, molto spesso, di più vittime (includendo anche i figli che potrebbero avere assistito alle liti o alle violenze e, in alcuni casi, addirittura subirle).</p>
<figure id="attachment_2504" aria-describedby="caption-attachment-2504" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-2504" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/supporto-contro-violenza-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/supporto-contro-violenza-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/supporto-contro-violenza-1024x682.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/supporto-contro-violenza-768x512.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/supporto-contro-violenza.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2504" class="wp-caption-text">foto di Anna Tarazevich da Pexels</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La legge del 24 novembre 2023 nº 168, recante <a href="https://www.programmagoverno.gov.it/it/notizie/focus-disposizioni-per-il-contrasto-della-violenza-sulle-donne-e-della-violenza-domestica-legge-n-1682023/#:~:text=La%20Legge%2024%20novembre%202023,vigore%20il%2009%20dicembre%202023"><strong><em>Disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e sulla violenza domestica</em></strong></a>, vorrebbe disincentivare l’uso prevaricatore della violenza con l’inasprimento della pena soprattutto se coloro che la commettono risultano già schedati ma apporta poche novità in merito alla protezione  perché non aumenta le somme a disposizione dei <strong>CAV</strong> o delle <strong>Case Rifugio</strong> e non sponsorizza la divulgazione di una dialettica più inclusiva nei confronti delle donne e delle minoranze di genere.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Poca azione “a monte” per cercare, quindi, di invertire questa terribile tendenza che ha visto (solo nel 2023) ben 120 femminicidi e 13.793 richieste di aiuto ed intervento per episodi di “violenza domestica o di genere”. Ormai è chiaro che i numeri della violenza in Italia sono spaventosi ed occorre cambiare rotta per salvare le nuove generazioni da questa terrificante deriva sociale.</p>
<p>Per approfondimento sull&#8217;argomento consigliamo <a href="https://www.proposte-uils.it/viola-walk-home-il-colore-del-supporto/">Viola Walk Home &#8211; Il colore del supporto</a></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/i-numeri-della-violenza/">I  numeri della violenza</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/i-numeri-della-violenza/">I  numeri della violenza</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Reato di stalking e labili tutele, la società si interroga con un libro</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/reato-di-stalking-e-labili-tutele-la-societa-si-interroga-con-un-libro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=reato-di-stalking-e-labili-tutele-la-societa-si-interroga-con-un-libro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 09:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia e riforme istituzionali]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Russo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[atti]]></category>
		<category><![CDATA[atti persecutori]]></category>
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		<category><![CDATA[Codice Rosso]]></category>
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		<category><![CDATA[Labirinto 14 Luglio]]></category>
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		<category><![CDATA[Principe Massimo Spadoni di Roccafluvione]]></category>
		<category><![CDATA[Quaderni del Bardo]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 14 aprile, presso l’UNAR, si è tenuto l’incontro di presentazione del libro Stalking,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="font-size: 14pt;">Lo scorso 14 aprile, presso l’UNAR, si è tenuto l’incontro di presentazione del libro Stalking, storia di un crimine ordinario del criminologo Antonio Russo</span></strong></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso 14 aprile presso l’UNAR – Unione delle Associazioni Regionali a Roma e Provincia, si è tenuto l’incontro di presentazione del libro <em>Stalking, storia di un crimine ordinario</em> (2023) del criminologo Antonio Russo, edito dalla casa editrice leccese “I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno”.<br />
Il saggio contiene un’approfondita analisi del reato di “atti persecutori”, fattispecie entrata a far parte del nostro ordinamento in tempi relativamente recenti (2009) e contemplata dall’art. 612-bis c.p.. L’opera rilegge criticamente le novelle apportate dal c.d. Codice Rosso (L. n. 69/2019) trattando il fenomeno sotto il profilo storico, giuridico e criminologico con l’apporto di testimonianze di donne vittime di violenza subita da parte di compagni, parenti ed estranei.<br />
L’incontro si è svolto sotto la guida dell’editore Stefano Donno che ha invitato ospiti dai retroterra diversi, accomunati dalla volontà di sollevare il velo di indifferenza sull’inadeguata formulazione delle leggi vigenti in materia di stalking, amministrazione di sostegno, prevenzione dei femminicidi e pieno diritto alla genitorialità, con la testimonianza diretta di una delle vittime di stalking presenti nel libro.<em><br />
</em>Il convegno si è aperto con l’intervento di Francesca Brandi, autrice della prefazione del libro e attrice nel film <em>Una Notte</em> (2019) sul tema del femminicidio, che ha raccontato la propria esperienza di incontro con la sofferenza delle vittime durante lo studio del proprio ruolo di vittima. A questo è seguito l’intervento della giornalista Francesca Della Valle che ha ripercorso la vicenda degli ultimi mesi di vita dell’attore Lando Buzzanca, suo compagno, rimasto all’interno di istituti di cura sino alla morte a causa di una gestione abnorme della sua amministrazione di sostegno. La giornalista ha raccontato come questa esperienza l’abbia portata a fondare l’associazione “Labirinto 14 Luglio” a tutela dei diritti delle persone fragili e per la riforma della legge n.6 del 2004 sull’amministrazione di sostegno.</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 14pt;"><em><strong>L’evento è stato un’occasione che ha consentito alla società civile di confrontarsi intorno al tema della rispondenza delle leggi vigenti ai bisogni umani </strong></em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Delegato per Roma e il Lazio dell’Accademia Dinastica Universitaria della Nobile Famiglia Agricola, il Principe Massimo Spadoni di Roccafluvione, ha espresso la vicinanza del Rettore Principe Agricola dando il proprio patrocinio all’attività di sensibilizzazione portata avanti dal Dott. Antonio Russo.<br />
L’autore ha introdotto la testimonianza della giovane vittima di stalking Roberta (nome di fantasia), illustrando gli aspetti della ricerca compiuta. Il criminologo si è occupato di  atti persecutori a partire dalla constatazione che le leggi vigenti non riescono ad impedire l’omicidio, i maltrattamenti e le induzioni al suicidio delle donne. Questo è confermato dai dati che documentano che dal gennaio 2023 sono state uccise 32 donne e il genere femminile è vittima di violenza nell’80% dei casi.</p>
<blockquote><p><em><span style="font-size: 14pt;">                                                <strong> Giustizia e nuovi diritti</strong></span></em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Le conclusioni a cui è pervenuto sono le seguenti: sia le leggi, sia l’apparato burocratico preposto alla loro applicazione sono ampiamente insufficienti. Per tale ragione, lo scorso febbraio è stata consegnata all’Onorevole Stefania Ascari una proposta di legge di riforma del reato di stalking che si preoccupa in prima battuta di impedire che la misura del divieto di avvicinamento alla persona offesa non si traduca in concreto nel suo contrario, ossia nell’allontanamento della vittima dalla propria residenza. La proposta di legge prevede altresì, che i provvedimenti a tutela delle vittime vengano presi entro 48 ore e il miglioramento degli strumenti di protezione esistenti, con l’eliminazione del braccialetto elettronico a causa della sua attitudine ad essere facilmente manomesso. Infine, si propone l’implementazione al livello Regionale del Reddito di libertà introdotto nel 2020 per le donne vittime di violenza lungo un percorso di indipendenza economica della durata di 12 mesi.<br />
La vittima di stalking, Roberta, è intervenuta narrando la vicenda che ha coinvolto lei la sua famiglia per dodici anni, nonostante l’emissione di un divieto di avvicinamento nel 2018 e di un successivo ammonimento del Questore del 2020. Questi provvedimenti si sono rivelati vani e non hanno neanche impedito allo stalker di riprendere la residenza nell’abitazione posta al confine con la sua, costringendola alla fine a fuggire.<br />
L’avvocato Benito Sposato, anch’egli autore della prefazione del libro, ha evidenziato i casi di <em>mala gestio</em> e di mala giustizia prospettando un cambio di valori all’interno della società con l’indefettibile sostegno della politica al fine di rendere efficiente l’impianto burocratico oggi carente di personale e dotazioni a tutti i livelli.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/reato-di-stalking-e-labili-tutele-la-societa-si-interroga-con-un-libro/">Reato di stalking e labili tutele, la società si interroga con un libro</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/reato-di-stalking-e-labili-tutele-la-societa-si-interroga-con-un-libro/">Reato di stalking e labili tutele, la società si interroga con un libro</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Per combattere la violenza sulle donne iniziative sia per le donne sia per gli uomini</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/per-combattere-la-violenza-sulle-donne-iniziative-sia-per-le-donne-sia-per-gli-uomini/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=per-combattere-la-violenza-sulle-donne-iniziative-sia-per-le-donne-sia-per-gli-uomini</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2020 10:21:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La lotta alla violenza passa attraverso gli aiuti attivati a livello locale Grazie ad una</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">La lotta alla violenza passa attraverso gli aiuti attivati a livello locale</p>
<p style="text-align: center;"><em>Grazie ad una legge della Regione Lazio, l’associazione Ponte Donna ha potuto portare avanti progetti innovativi.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si analizza il fenomeno della violenza sulle donne, si parla poco dei progetti avviati per dare soluzioni o che offrono un aiuto concreto, come ad esempio, il numero antiviolenza 1522, i centri antiviolenza e le case rifugio.</p>
<p style="text-align: justify;">A questi si aggiungono attività meno conosciute, ma non per questo meno efficaci. Sono progetti che si rivolgono sia alle donne che subiscono violenza sia agli uomini maltrattanti. Per capire meglio come funzionano questi aiuti, abbiamo parlato con Carla Centioni, presidente dell’associazione Ponte Donna. Nata nel 2008 con sede ad Ariccia, operativa in vari territori del Lazio, l’associazione ha l’obiettivo di contrastare la violenza maschile sulle donne. Nel corso degli anni, Ponte Donna ha gestito a Valmontone la Ginestra, ovvero un Centro provinciale per donne e minori in difficoltà e vittime di violenza. A Nettuno, invece, coordina le attività del Centro Antiviolenza dedicato a Marielle Franco, politica e attivista brasiliana. Marielle ha presieduto il Comitato delle donne del Consiglio comunale di Rio de Janeiro ed è stata impegnata nella difesa dei diritti umani. È stata assassinata la sera del 14 marzo 2018.</p>
<p style="text-align: justify;">Ponte Donna, insieme ad altre associazioni, ha partecipato alla costruzione dal basso della legge di contrasto alla violenza della Regione Lazio approvata nel 2014. Carla Centioni ha commentato così la legge: «<em>È</em><em> un esempio di buona politica; rappresenta una delle migliori leggi regionali ed è la prima del suo genere ad essere stata emanata. Altre regioni hanno preso spunto e poi seguito l’esempio della Regione Lazio</em>». A distanza di anni la legge viene applicata, ha sottolineato, e alcuni articoli, in rispetto della Convenzione di Istanbul, dimostrano la loro efficacia e innovazione. La presidente, inoltre, ha commentato l’articolo che norma le case di semiautonomia e i programmi di recupero per uomini maltrattanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Carla Centioni, riguardo le case di semiautonomia, ha spiegato: «<em>Rappresentano un secondo step, dopo le case rifugio e la messa in sicurezza. Le possono utilizzare le donne che non sono ancora del tutto autonome economicamente, condividendo insieme un’abitazione e usufruendo gratuitamente delle utenze e dell’affitto. In questo modo si avvia un secondo percorso, che non riguarda la sola messa in sicurezza, ma un reale reinserimento socio-lavorativo della donna</em>». <img decoding="async" class="size-medium wp-image-459 alignright" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/09/Pari-opportunita-Alessia-Pina-Alimonti-Violenza-sulle-donne-e-soluzioni-3-300x242.jpg" alt="Pari opportunità - Alessia Pina Alimonti - Violenza sulle donne e soluzioni" width="300" height="242" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/09/Pari-opportunita-Alessia-Pina-Alimonti-Violenza-sulle-donne-e-soluzioni-3-300x242.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/09/Pari-opportunita-Alessia-Pina-Alimonti-Violenza-sulle-donne-e-soluzioni-3-768x618.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/09/Pari-opportunita-Alessia-Pina-Alimonti-Violenza-sulle-donne-e-soluzioni-3.jpg 959w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il raggiungimento dell’indipendenza della donna che subisce violenza viene facilitato anche dal Contributo di Libertà, un progetto sperimentale che la Regione Lazio ha avviato in questo ultimo anno. Carla Centioni evidenzia il carattere innovativo del contributo e afferma: «<em>È la prima volta che viene istituito un contributo che è direttamente corrisposto alla donna</em>. <em>Fuori da canoni paternalisti, finalmente, si restituisce alla donna la dignità di essere un soggetto capace di autodeterminarsi». </em>Ha poi continuato, descrivendo il funzionamento del contributo di libertà: «<em>Si tratta di cinquemila euro che le donne possono utilizzare, per esempio, per anticipare la caparra di affitto di una casa. Il contributo è stato utilizzato durante la quarantena per l’acquisto dei mezzi tecnologici indispensabili per la DAD (didattica a distanza) dei figli. Per usufruire del contributo, l’associazione deve presentare una relazione della donna alla Regione Lazio. Successivamente, inviare una rendicontazione di come sono stati utilizzati i soldi</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Per combattere il fenomeno della violenza, bisogna agire anche sugli uomini. Questo ragionamento guida i programmi di recupero delle persone maltrattanti. Carla Centioni ci ha parlato di come si è arrivati a tale iniziativa: «<em>È stato un progetto pensato nei centri antiviolenza dove abbiamo notato i bisogni e le problematiche, ancor prima che le stesse arrivino alle istituzioni. Ci siamo rese conto che c’erano bambini che volevano rivedere i papà e abbiamo deciso che le richieste di quei bambini andavano ascoltate. Padri maltrattanti, inadeguati, carenti nel far fronte ai bisogni dei figli; ci siamo interrogate e ci siamo dette: le donne prendono decisioni, si allontanano, si separano, decidono di non vedere più i loro aguzzini, i bambini no, quel padre sarà sempre il loro padre. Per questo motivo abbiamo iniziato a lavorare con gli uomini maltrattanti aprendo prima uno Spazio di Ascolto, successivamente entrando in carcere a Rebibbia e Regina Coeli. L’ obiettivo è quello di farli riflettere, soprattutto far nascere in loro il dubbio sul modo di concepire le relazioni, arrivare a comprendere il danno arrecato. La violenza è la conseguenza di una carenza culturale e non un problema di patologia come spesso tentano di farci credere. Chi violenta e maltratta, ha un pensiero patriarcale di concepire le relazioni, un senso di possesso sulla donna. Inizialmente il lavoro sugli uomini maltrattanti veniva effettuato presso sportelli di ascolto, ma gli uomini che partecipavano erano pochi. Si è pensato allora di andare a prendere gli uomini lì dove stanno scontando la loro pena, ossia nelle carceri</em>». L’associazione Ponte Donna da cinque anni lavora nel Carcere di Regina Coeli e da tre in quello di Rebibbia. Nel 2014 nasce come progetto sperimentale finanziato dall’ otto per mille della chiesa valdese, poi nel 2015 vince un bando della Regione Lazio di contrasto alla violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi anni, l’associazione ha portato avanti l’iniziativa “Ri/Costruiamo Kobane – la Casa delle Donne”. Quest’ultima si trova nel cantone della regione del Rojava, Kurdistan siriano, ed è stata distrutta dall’ Isis. Come si legge sul sito web di Ponte Donna, l’obiettivo del progetto è creare «un luogo d’incontri internazionali rivolto a tutte le donne del mondo, dove poter mettere in comune le idee […] fare impresa al femminile, sperimentare buone prassi di genere, migliorare la salute delle donne». Ponte Donna, inoltre, insieme all’associazione FEM Fundacion Entre Mujeres, con l’iniziativa “Generamos Solidariedad, sostiene le donne campesinos del Nicaragua. Lo scopo è quello di far raggiungere alle donne l’autonomia economica attraverso lo sviluppo di cooperative di coltivatrici dirette.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-458 aligncenter" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2020/09/Pari-opportunita-Alessia-Pina-Alimonti-Violenza-sulle-donne-e-soluzioni-2-300x118.jpg" alt="Pari opportunità - Alessia Pina Alimonti - Violenza sulle donne e soluzioni" width="613" height="260" /></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/per-combattere-la-violenza-sulle-donne-iniziative-sia-per-le-donne-sia-per-gli-uomini/">Per combattere la violenza sulle donne iniziative sia per le donne sia per gli uomini</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/per-combattere-la-violenza-sulle-donne-iniziative-sia-per-le-donne-sia-per-gli-uomini/">Per combattere la violenza sulle donne iniziative sia per le donne sia per gli uomini</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Femminicidio: ebrei, cattolici e musulmani contro violenza</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/femminicidio-ebrei-cattolici-e-musulmani-contro-violenza/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=femminicidio-ebrei-cattolici-e-musulmani-contro-violenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Scafati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2019 08:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.proposte-uils.it/?p=141</guid>

					<description><![CDATA[<p>Religione e lotta alla violenza sulle donne Presentata presso il Miur via la campagna di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Religione e lotta alla violenza sulle donne</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Presentata presso il Miur via la campagna di sensibilizzazione nelle scuole: &#8220;Not in my name”</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme, per rafforzare un impegno comune in opposizione a pregiudizio, discriminazione e violenza di genere, in particolare quella rivolta contro giovani e adolescenti, riconoscendo il ruolo che le attende in futuro nella società.</p>
<p style="text-align: justify;">È la sfida del progetto &#8220;Not in my name. Ebrei, Cattolici e Musulmani in campo contro la violenza sulle Donne&#8221;, frutto della collaborazione tra l&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la Comunità Religiosa Islamica Italiana e l&#8217;Ateneo Pontificio Regina Apostolorum sotto l&#8217;egida del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ne ha finanziato la realizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>Perché i tre monoteismi scendono in campo?</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;">I tre monoteismi scendono in campo contro il pregiudizio, la discriminazione e la violenza di genere, nella convinzione che i valori universali di pace, giustizia, rispetto e amore per l’altro di cui sono portatori confliggono con tali fenomeni e possono contribuire a depotenziarli. Una tale <strong>formazione ai valori</strong> implica anche un approccio autocritico, volto a conoscere e superare le proprie contraddizioni interne, nella consapevolezza che non sempre le comunità religiose, nel corso dei secoli, sono state “amiche delle donne”. Tuttora, a volte, azioni discriminatorie e violente sono agite in nome della “fede” invertendo così i principi spirituali ed etici universali. L’obiettivo è quello di proporre un messaggio positivo, utile per la società nella sua interezza, proprio a partire dal nucleo fondante di ciascuna delle tre tradizioni religiose.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;iniziativa, caratterizzata da un piano concreto di interventi rivolto alle nuove generazioni, attraverso il coinvolgimento delle scuole, è stata presentata nella sede del Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Università e della Ricerca. &#8220;Questo ministero &#8211; ha detto il ministro del Miur Fioramonti in un messaggio &#8211; è impegnato costantemente nella promozione di attività finalizzate al contrasto di ogni forma di violenza. Un proposito mandato avanti in maniera passionale e concreta&#8221;.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-143 alignright" src="http://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2019/12/Pari-opportunità-Silvia-Scafati-Femminicidio-ebrei-cattolici-e-musulmani-contro-violenza-2-300x172.jpg" alt="Femminicidio: ebrei, cattolici e musulmani contro violenza" width="565" height="324" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2019/12/Pari-opportunità-Silvia-Scafati-Femminicidio-ebrei-cattolici-e-musulmani-contro-violenza-2-300x172.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2019/12/Pari-opportunità-Silvia-Scafati-Femminicidio-ebrei-cattolici-e-musulmani-contro-violenza-2-768x440.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2019/12/Pari-opportunità-Silvia-Scafati-Femminicidio-ebrei-cattolici-e-musulmani-contro-violenza-2.jpg 800w" sizes="(max-width: 565px) 100vw, 565px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Parlando della tragedia dei femminicidi, Livia Ottolenghi, assessore alla scuola dell&#8217;Unione delle Comunità ebraiche italiane ha definito questa &#8220;Una realtà inaccettabile. Purtroppo l&#8217;attualità ci dice che l&#8217;attenzione su questo fenomeno non deve mai abbassarsi. Il ruolo delle donne all&#8217;interno della società va rafforzato. Il progetto mette insieme tre religioni &#8211; ebraica, cristiana e musulmana &#8211; come portatrici di valori. Mette insieme competenze ed esperienze culturali a favore delle giovani generazioni, educandole al rispetto. Perché questa è la parola chiave contro ogni violenza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Aisha Lazzerini, coordinatrice del Comitato scientifico del Coreis, ha sostenuto che l&#8217;iniziativa &#8220;è un atto necessario. L&#8217;Islam sembra per natura ostile alla donna: non è assolutamente vero.  La religione viene spesso utilizzata per giustificare atti di violenza nei confronti delle donne: è importante che siano autorevoli rappresentanti delle regioni ad attestare che la violenza non ha alcun fondamento con le religioni stesse; la spiritualità deve essere vivente&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Marta Rodriguez, dell&#8217;Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, &#8220;la religione non si esaurisce nella cultura. Questo mondo è disumanizzato e dobbiamo fare di più per sostenerlo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto si articola in settimane formative a Roma, Milano, Torino, laboratori teatrali, occasioni di dialogo e di confronto per contribuire alla consapevolezza critica e al depotenziamento dei pregiudizi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella consapevolezza che pregiudizi, discriminazione e violenza attaccano soggetti oltre che idee e valori, si vogliono sensibilizzare i giovani al tema, rendendoli parte attiva e coinvolgendoli in prima persona nella costruzione del percorso formativo in vari modi:</p>
<p style="text-align: justify;">– partendo dalle loro stesse esperienze, idee e conoscenze e stimolandoli a rivolgere la riflessione e l’osservazione anche su di sé, in una messa in gioco il più possibilmente integrata tra mente e corpo, pensiero e azione, parte razionale ed emotiva, sé e gli alti;</p>
<p style="text-align: justify;">– strutturando i seminari in un modo interattivo che stimoli l’ascolto rispettoso degli altri e preveda diversi momenti di focus group, riflessione, condivisione, confronto, discussione, restituzione;</p>
<p style="text-align: justify;">– collegando strettamente la formazione al concorso conclusivo, prevedendo diversi momenti di laboratori e pratiche nei quali i partecipanti sono chiamati a creare in gruppo prodotti di vario genere.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/femminicidio-ebrei-cattolici-e-musulmani-contro-violenza/">Femminicidio: ebrei, cattolici e musulmani contro violenza</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/femminicidio-ebrei-cattolici-e-musulmani-contro-violenza/">Femminicidio: ebrei, cattolici e musulmani contro violenza</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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