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	<title>italia - Proposte-UILS</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 31 Jan 2025 11:10:59 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Von Der Leyen bis nel Parlamento delle minoranze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2025 11:10:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[#ursulavonderleyen]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[votazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tedesca Von Der Leyen è stata rieletta ma l’Europa ne esce meno unita Intrighi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La tedesca Von Der Leyen è stata rieletta ma l’Europa ne esce meno unita</p>
<blockquote>
<p style="font-weight: 400;">Intrighi e sotterfugi, simili alle elezioni papali del Medioevo, dove le fazioni si scontravano e regnava l’interesse personale più che il valore globale; questa è l’immagine che ne traspare da questa seconda candidatura e rielezione: Ursula Von der Leyen ci riesce ma con tanta fatica</p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Ursula Von Der Layen ha fatto di nuovo centro ed ha vinto la battaglia, alquanto ostica, per la rielezione al secondo mandato quinquennale dopo la sua prima elezione avvenuta a luglio 2019.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il Parlamento Europeo, chiamato a votare con scheda elettorale (e non votazione elettronica), ha emesso il suo verdetto insindacabile appoggiando l’operato della Presidente uscente con 401 voti a favore, 284 voti contrari e 15 voti astenuti; il minimo per la candidatura sarebbe stato di 360 voti.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La reiezione non è mai stata scontata considerando che si trattava di trovare un bilancio tra il Partito Popolare Europeo (Ppe), l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici (S&amp;d), Renew e Verdi; gruppi decisamente eterogenei e difficilmente conciliabili.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-2636 alignleft" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/parlamento-europeo-von-der-leyen-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/parlamento-europeo-von-der-leyen-300x225.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/parlamento-europeo-von-der-leyen-1024x768.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/parlamento-europeo-von-der-leyen-768x576.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/parlamento-europeo-von-der-leyen-720x540.jpg 720w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/parlamento-europeo-von-der-leyen.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Posizioni politiche decisamente in contrasto tra loro; infatti, se da un lato dell’emiciclo c’è il Ppe che si esprime attraverso ideali di centro-destra (oltre ad essere uno dei gruppi parlamentari più antichi), alla parte opposta dei banchi parlamentari siede il S&amp;d (il gruppo parlamentare dei social-democratici) a cui appartengono le correnti storicamente a sinistra. Al centro, invece, nel cosiddetto gruppo dei liberali, si palesa Renew e, per concludere, i Verdi. Quattro anime molto differenti tra loro che non riuscirebbero, con molta probabilità, a lavorare insieme senza scontri di natura ideologica e/o di mero interesse. In tutta questa incertezza, ciò che è certo è che la nuova conformazione della Commissione Europea avrà come Presidente Ursula Von der Leyen fino al 31 ottobre 2029.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Per la propria ricandidatura la Presidente tedesca ha presentato il suo programma (proposto, come di rito, in un discorso) nel quale si è impegnata su temi quali la competitività, la sicurezza, il Green Deal europeo e la difesa, annunciando anche l’iniziativa denominata “bussola della competitività”. Quest’ultimo progetto dovrebbe colmare il divario relativo all’innovazione tra Europa, USA e Cina, aumentare la sicurezza, l’indipendenza e raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Va anche detto che la Von der Leyen ha parlato sia del ruolo – quanto mai cruciale – del cercare di “esserci” in ambito economico internazionale (soprattutto tra i colossi Stati Uniti e Cina) ma anche delle guerre in corso, sostenendo che la Comunità Economica Europea deve rafforzare la propria sicurezza territoriale ed invitando i vari Stati ad investire di più nel comparto difensivo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Nelle dinamiche di potere e di palazzo si è consumata una vera e propria soap opera quando l’Italia (terzo Paese per numero di europarlamentari dopo Germania e Francia) ha palesato la propria volontà di eleggere il Ministro Fitto alla vicepresidenza esecutiva della Commissione UE per il suo appartenere al Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) che nell’emiciclo europeo siede a destra e che non ha sostenuto il governo Ursula (al quale, invece, aderiscono Ppe, Renew e socialisti). Gli oppositori, con il PD in testa, non hanno accettato lo spostamento troppo a destra del candidato presentato dalla Premier Giorgia Meloni e, in più, la provenienza dello stesso dalla gestione fallimentare fatta sul PNRR.<img decoding="async" class="size-medium wp-image-2637 aligncenter" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/europa-von-der-leyen-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/europa-von-der-leyen-300x199.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/europa-von-der-leyen-1024x680.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/europa-von-der-leyen-768x510.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/europa-von-der-leyen.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Per Ursula Von der Leyen, in realtà, i problemi non si sono limitati all’Italia ma hanno coinvolto anche la vicina Spagna; infatti, un altro tassello scomodo è stato quello della socialista Teresa Ribera (fedelissima di Pedro Sanchez) alla quale si sono opposti i rappresentanti del Ppe – trascinati dalla delegazione spagnola soprattutto del Partido Popular – che è stata duramente criticata per la sua gestione valenciana (a seguito dell’alluvione e dei numerosi morti). Entrambe queste nomine hanno minacciato di far saltare la rielezione. Uno stallo che è stato risolto, dopo trattative durate settimane, con la conferma di entrambi i commissari “della discordia”.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">È vero che il governo bis di Ursula Von der Leyen è – oggi &#8211; pienamente in carica, ma a quale prezzo? Quanto le – e ci – costerà questo gioco da funamboli che è stato l’attuale insediamento? Domande, queste, alle quali non è ancora dato avere risposte ma che, certamente, ha evidenziato un’eccessiva fragilità della Commissione Europea mentre, al di fuori, altri poteri si dispongono sempre più stabilmente sulla scacchiera internazionale.<img decoding="async" class="size-medium wp-image-2635 alignright" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/von-der-leyen-votazioni-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/von-der-leyen-votazioni-300x214.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/von-der-leyen-votazioni-1024x731.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/von-der-leyen-votazioni-768x549.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/von-der-leyen-votazioni-1536x1097.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2025/01/von-der-leyen-votazioni-2048x1463.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Occorre attendere le prossime mosse attuate da questo nuovo assetto parlamentare per capire se ci sarà, o meno, un futuro per la nostra Europa. La prima scelta fatta dalla Von Der Leyen, utile per iniziare a tracciare una rotta della sua politica, è stata la decisione di creare due nuove figure: <strong>il Commissario per il Mediterraneo e il Commissario per la Difesa</strong><strong>. </strong>Due Commissari impegnati nel controllo di due grossi problemi, molto cari agli elettori europei, che possono diventare le cartine tornasole per valutare se si tratta di un’Europa giusta oppure no.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Occorre sperare che questo Ursula Von der Leyen bis faccia più e molto meglio del precedente perché l’Europa rischia davvero di non riuscire a contrastare le egemonie economiche circostanti e di diventare sempre più un loro vassallo, fino a scomparire.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/von-der-leyen-bis-nel-parlamento-delle-minoranze/">Von Der Leyen bis nel Parlamento delle minoranze</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/von-der-leyen-bis-nel-parlamento-delle-minoranze/">Von Der Leyen bis nel Parlamento delle minoranze</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Dietro il velo delle armi made in Italy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina D'Andria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 11:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica esterna]]></category>
		<category><![CDATA[#politicainternazionale]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se oggi è ancora possibile un discorso attorno all’export delle armi italiane verso l’estero, la</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se oggi è ancora possibile un discorso attorno all’<strong>export delle armi italiane</strong> verso l’estero, la proposta di modifica alla <strong>legge 185 del 1990</strong> potrebbe mettere in serio pericolo la trasparenza attualmente vigente nel mercato delle armi.</p>
<blockquote><p>La Costituzione italiana ripudia la guerra, ma non l’esecutivo: le spese militari sono sempre più ingenti e la proposta di modifica alla legge 185/90 rischia di opacizzare la trasparenza vigente relativa alla vendita delle armi italiane.</p></blockquote>
<p>La legge in questione permette la divulgazione di informazioni come volumi e tipologie di armamenti venduti, i Paesi destinatari, i soggetti finanziatori dell’export ecc.. Le proposte di modifica, avanzate già da tempo in Parlamento, riguardano soprattutto la richiesta di maggiore discrezionalità per gli affari governativi nel campo degli armamenti.</p>
<p>Uno dei punti critici è l’eliminazione, all’interno della Relazione, della parte che rende esplicite le interazioni tra banche e aziende produttrici, ovvero l’elenco degli istituti di credito che finanziano concretamente l’import, l’export e il transito di armamenti. La riforma tende dunque a piegare la legge 185/90 al volere delle lobby del settore bellico italiano &#8211; il cui fatturato è cresciuto a dismisura, fino all’86% negli ultimi 5 anni &#8211; fino ad un totale svuotamento di senso della legge stessa.</p>
<figure id="attachment_2529" aria-describedby="caption-attachment-2529" style="width: 372px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class=" wp-image-2529" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/060824_HuLwj-300x200.jpg" alt="" width="372" height="248" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/060824_HuLwj-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/060824_HuLwj-1024x684.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/060824_HuLwj-768x513.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/060824_HuLwj-1536x1026.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/10/060824_HuLwj-2048x1368.jpg 2048w" sizes="(max-width: 372px) 100vw, 372px" /><figcaption id="caption-attachment-2529" class="wp-caption-text">Pixaby</figcaption></figure>
<p>Sullo scenario di un <strong>mercato globale delle armi sempre più selvaggio</strong>, un’azione del genere comporterebbe rischi anche nell’ambito dei diritti umani, creando un mondo ancor più pericoloso di com’è oggi. Per questo<strong> Oxfam</strong>, assieme a <strong>Banca Etica </strong>e<strong> Rete Italiana Pace e Disarmo</strong>, ha promosso la mobilitazione “<em>Basta favori ai mercanti di armi! Difendiamo la trasparenza e la democrazia nel commercio di armi”, </em>sostenuta a sua volta da decine di organizzazioni, per chiedere al Parlamento italiano di non peggiorare i meccanismi di autorizzazione e controllo, oltre alla trasparenza sulle esportazioni prevista dalla legge.</p>
<p>&#8220;<em>La legge 185/90 è una conquista importante della societ</em><em>à </em><em>civile, è una conquista nata dal basso grazie alla generosit</em><em>à </em><em>e all’impegno profusi da parte di donne, uomini e organizzazioni dediti a costruire una norma innovativa, presidio collettivo di democrazia e trasparenza. Non possiamo accettare che questa legge venga invece depotenziata in tutta fretta e nel silenzio, rimuovendo il ruolo di controllo del Parlamento e negando alle cittadine e cittadini informazioni chiave sul commercio di armi italiane nel mondo, al solo vantaggio dell’industria bellica e della speculazione finanziaria”</em>: questa la dichiarazione delle associazioni congiunte in vista della manifestazione svoltasi lo scorso 17 aprile a Roma.</p>
<p>Le cifre che emergono dalle Relazioni sul 2023 evidenziano una crescita imponente della capacità di export dell’industria militare italiana, con un grande aumento del valore complessivo delle licenze rilasciate per il trasferimento di armi. Tra i Paesi destinatari che hanno registrato oltre 100 milioni di euro nel totale delle licenze ci sono la Francia, l’Ucraina, gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita.</p>
<p>Per quanto riguarda il caso specifico di Israele, nelle note fornite dall’<strong>UAMA</strong> (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) si sottolinea come, nel 2023, il valore delle esportazioni autorizzate sia rimasto stabile rispetto all’anno precedente, mentre quello delle importazioni ha realizzato una crescita importante. Il documento evidenzia anche come le caratteristiche del conflitto a Gaza abbiano indotto a rivalutare la concessione di nuove autorizzazioni verso Israele, decidendo poi per la sospensione di nuove autorizzazioni all&#8217;esportazione di armamenti. Le recenti notizie, invece, confermano che questo stop non si è mai trasformato dalle parole ai fatti. Lo stesso Ministro degli Esteri italiano, <strong>Antonio Tajani</strong>, ha dichiarato a più riprese: ”<em>Abbiamo cessato dal giorno 7 ottobre di vendere armi a Israele come facciamo con tutti i Paesi in guerra, perché così dice la legge italiana</em>”.</p>
<p>Diverse inchieste del mensile <strong>Altreconomia</strong>, però, hanno svelato un intenso traffico di materiale bellico dall’Italia a Israele nel pieno degli attacchi israeliani verso la Striscia di Gaza. Anche i dati inediti dell’<strong>Agenzia delle Dogane</strong> certificano che tra dicembre 2023 e gennaio 2024 Roma ha esportato a Tel Aviv armi e munizioni da guerra, e non a uso civile, come fatto intendere sulla carta, per oltre due milioni di euro.</p>
<p>Stiamo discutendo una condotta che potrebbe costare al nostro Paese un’accusa di complicità nella violazione del diritto internazionale di fronte alla <strong>Corte Penale Internazionale</strong>, quella stessa Corte che il 20 maggio 2024, dopo la richiesta del Procuratore capo dell’Aja, ha formulato un mandato di arresto nei confronti del primo ministro israeliano<strong> Benjamin Netanyahu</strong> per presunti crimini di guerra e contro l’umanità.</p>
<p>Grandi banche e società finanziarie italiane continuano tutt’oggi a investire in aziende che forniscono armi a Israele, facilitando sempre più gravi violazioni del diritto internazionale. Continuando su questa linea, anche<strong> l’Italia resta complice di atti genocidari</strong>, nella piena consapevolezza di questo rischio.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/dietro-il-velo-delle-armi-made-in-italy/">Dietro il velo delle armi made in Italy</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/dietro-il-velo-delle-armi-made-in-italy/">Dietro il velo delle armi made in Italy</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Il protocollo Italia-Albania: costi, rischi ed effetti del piano impossibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina D'Andria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Aug 2024 09:42:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica esterna]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il protocollo Italia-Albania, firmato dai Premier dei due Stati, Giorgia Meloni ed Edi Rama, prevede</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Il protocollo <strong>Italia-Albania</strong>, firmato dai Premier dei due Stati, <strong>Giorgia Meloni</strong> ed <strong>Edi Rama</strong>, prevede l’aiuto dell’Albania nella gestione di una quota di migranti che giungono in Italia attraverso il Mar Mediterraneo. </span></p>
<blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">Negli ultimi decenni, i rapporti diplomatici tra Italia e Albania sono stati moderatamente tiepidi, e ciò ha contribuito a stabilizzare un equilibrio. L’accordo tra le due Repubbliche, firmato a Roma il 6 novembre scorso, potrebbe rivelarsi una concreta minaccia per il suddetto equilibrio. </span></p>
</blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">Si tratta di un’opera che verrà finanziata dal denaro pubblico, con un costo totale che si aggira attorno a un miliardo di euro. L’accordo, che si sviluppa principalmente nella creazione di due CPR — Centri di permanenza per il rimpatrio — sul territorio albanese, presenta notevoli criticità, che potrebbero comportare la violazione di alcuni diritti umani fondamentali. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Si tratta di un accordo tenuto segreto fino all’ultimo da ambo le parti, senza seguire iter istituzionali, e concepito “sotto banco” sin dalla vacanza estiva della Premier Meloni in Albania nell’estate 2023. Sostanzialmente, l’accordo prevede la realizzazione in Albania di due strutture di asilo e rimpatrio per i migranti che giungono in Italia. Come funziona: un migrante che giunge in Italia verrà trasportato via mare in Albania, dove risiederà nella futura struttura di sbarco a Shengjin o nel vero e proprio CPR di Gjader, per poi essere ricondotto in Italia &#8211; se la richiesta di asilo venisse accolta &#8211; o al Paese di origine &#8211; se la richiesta venisse rifiutata &#8211; ma dato che l’Italia non ha firmato altri accordi per il rimpatrio, oltre quelli con la Tunisia, questo passaggio non potrà sussistere.</span></p>
<figure id="attachment_2500" aria-describedby="caption-attachment-2500" style="width: 338px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class=" wp-image-2500" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/bandiera-albania-pixaby-300x207.png" alt="" width="338" height="233" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/bandiera-albania-pixaby-300x207.png 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/bandiera-albania-pixaby-1024x706.png 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/bandiera-albania-pixaby-768x529.png 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/08/bandiera-albania-pixaby.png 1280w" sizes="(max-width: 338px) 100vw, 338px" /><figcaption id="caption-attachment-2500" class="wp-caption-text">Fonte: pixaby</figcaption></figure>
<p class="p1"><span class="s1">Secondo un documento pubblicato dall’<strong>Association for Humanistic Consueling</strong> (AHC), il Ministero dell’Interno Albanese, insieme a quello degli Affari Esteri, aveva preparato accordi di riammissione con Paesi terzi di origine, senza ricevere però riscontri effettivi. Tutti questi spostamenti e i costi relativi alla realizzazione e alla gestione delle strutture saranno a spese nostre, senza giungere a una soluzione effettiva del problema immigrazione clandestina. I 36.000 migranti, che secondo il governo verranno smistati in Albania, torneranno ad essere ben presto un problema dell’Italia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’inizio delle attività per la realizzazione di questi CPR in territorio albanese era previsto per lo scorso 20 maggio, ma dall’inchiesta messa su da Report (Rai 3) e dalle denunce dei partiti di opposizione italiani è emerso che i lavori saranno pressoché fermi fino al prossimo novembre, e non solo: l’inchiesta ha smascherato molte aziende del nostro Paese coinvolte per corruzione nell’affare, oltre all’ingerenza della mafia albanese nella stessa politica di Stato e nei settori dell’edilizia e della finanza. Intanto, con i suddetti rimandi, le spese continuano ad aumentare e il governo, noncurante delle necessità del Paese, traina un’agenda che dovrà inevitabilmente prevedere ulteriori tagli a settori già martoriati, come quello dell’istruzione, della sanità, dei trasporti. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non dimentichiamo, inoltre, che l’accordo non precisa come sarà garantita l’applicazione di leggi italiane ed europee in un territorio che non ha alcun vincolo nei confronti dell’Unione europea. Ciò potrebbe comportare la possibile violazione, come avviene già da parte della polizia albanese secondo diversi report, di diritti umani invalicabili, a partire da quello di uguaglianza: l’accordo, infatti, fa riferimento esclusivamente a uomini maggiorenni soccorsi da navi italiane, senza fare precisi riferimenti a donne, bambini e invalidi. In secondo luogo, naturalmente, l’accordo potrebbe minacciare seriamente il diritto di asilo e di difesa, soprattutto perché non sono chiari i criteri con i quali una richiesta d’asilo possa essere giudicata valida o meno. Si tratta dunque di provvedimenti che non aderiscono né alla nostra Costituzione, né a quella Europea. Lo stesso presidente Rama ha affermato che l’accordo “non risolverà un bel nulla”: l’Albania si è solo impegnata a rispondere a una richiesta d’aiuto del nostro Paese. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’organizzazione <strong>Amnesty International Italia</strong>, in prima linea nella difesa dei diritti umani, ha reso nota una dichiarazione in concomitanza con la discussione in Parlamento sulla ratifica del protocollo Italia-Albania. Amnesty, che si è detta profondamente preoccupata per i potenziali rischi dell’accordo, contestualizza in maniera accurata il progetto all’interno di un disegno più grande: quello della tendenza europea all’<strong>esternalizzazione del controllo delle frontiere</strong>. La dinamica è quella di un Paese più ricco che sfrutta l’aiuto di un Paese più povero: l’Albania sostiene l’Italia sul problema immigrazioni, l’Italia sostiene l’Albania per il suo ingresso in Unione Europea. Lo scarto che ne resta è la tragica sorte, psicologica e fisica, dei migranti che, dopo aver sfidato la morte in mare, potrebbero desiderare di non essere mai partiti. </span></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/il-protocollo-italia-albania-costi-rischi-ed-effetti-del-piano-impossibile/">Il protocollo Italia-Albania: costi, rischi ed effetti del piano impossibile</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/il-protocollo-italia-albania-costi-rischi-ed-effetti-del-piano-impossibile/">Il protocollo Italia-Albania: costi, rischi ed effetti del piano impossibile</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Il Nuclear Energy Summit e il dibattito sull’atomo in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina D'Andria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jul 2024 13:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica esterna]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Periodico Proposte UILS]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 21 marzo ha avuto luogo a Bruxelles il Nuclear Energy Summit, il vertice</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Lo scorso 21 marzo ha avuto luogo a Bruxelles il <strong>Nuclear Energy Summit</strong>, il vertice sull’energia nucleare, alla quale hanno partecipato 32 paesi, tra cui l’Italia. </span></p>
<blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">L’impegno globale nella decarbonizzazione ha imposto nuove dinamiche di cooperazione tra gli Stati per raggiungere un fine comune. Su questa premessa si è riacceso negli ultimi anni il dibattito circa validità e sicurezza dell’energia nucleare. Dal lontano referendum del 1987 ad oggi, la posizione dell’Italia a riguardo è notevolmente cambiata. </span></p>
</blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">Il nucleare è stato per lungo tempo un tabù a Bruxelles, soprattutto dopo gli incidenti di Chernobyl e Fukushima. Solo negli ultimi anni si è rivalutato, molto velocemente, il ruolo dell’atomo nello scenario energetico internazionale, sotto l’influenza di paesi fortemente pro-nucleare come la Francia. Le cause che hanno incentivato la rivalutazione sono naturalmente la crisi climatica, lo stop al gas proveniente dalla Russia e il rincaro dei prezzi energetici. </span><span class="s1">Scopo del vertice dello scorso 21 marzo è stato infatti quello di promuovere l’energia nucleare come soluzione fondamentale per la transizione energetica, sulla scia della <strong>COP28</strong> tenutasi a Dubai a dicembre 2023. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tra i 32 paesi partecipanti hanno preso parte sia grandi colossi del nucleare come Cina e USA, sia nuovi attori come Bangladesh e Arabia Saudita. Tra i grandi assenti si annovera la Germania — che prosegue con la politica anti-nucleare dopo aver chiuso i suoi ultimi reattori nel 2023 — e l’Austria, che riconosce gli investimenti nel nucleare come un atto di greenwashing. La dichiarazione finale del vertice ha sottolineato l’urgenza di agire congiuntamente per incrementare le condizioni favorevoli allo sviluppo dell’energia nucleare, abbandonando ogni “approccio ideologico” alla questione, in riferimento ai dubbi che persistono nella comunità europea sull’uso dell’energia atomica in termini sia di validità che di sicurezza. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il summit getta le proprie basi soprattutto sulle dichiarazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) contenute nel <i>Nuclear Power and Secure Energy Transitions</i>, un report del 2022 circa il ruolo dell’atomo nel processo della transizione verde. Il report in questione afferma sì che “il nucleare dà un contributo significativo allo scenario a zero emissioni” e che consentirebbe il risparmio di miliardi di dollari in termini di investimenti da qui al 2050; ma andando più a fondo, si scopre che in realtà, secondo lo scenario previsto dall’agenzia, il ruolo del nucleare sarà sempre più marginale nello scenario energetico globale. Siccome energia nucleare ed energia elettrica avanzeranno a ritmi differenti, secondo le stime, nel 2050 il nucleare riuscirà a coprire solo l’8% del fabbisogno elettrico mondiale. La Iea avvalora la tesi considerando anche il fatto che gran parte dei nuovi reattori che entreranno in funzione nelle economie avanzate andrà a sostituire quelli che dovranno chiudere per raggiunti limiti di età (ben un terzo di quelli attualmente in funzione nell’Ue). </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dunque, il rapporto non incentiva l’uso dell’energia nucleare, ma più che altro “mette in guardia” i paesi che già la utilizzano o hanno in programma investimenti nel settore. L’agenzia afferma inoltre che il (limitato) sviluppo del nucleare potrà avvenire solo grazie a un ingente supporto finanziario dei governi e all’incremento della cooperazione internazionale. Ecco perché il nucleare è diventato negli ultimi anni un caposaldo nella politica estera di molti paesi.</span></p>
<figure id="attachment_2480" aria-describedby="caption-attachment-2480" style="width: 293px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class=" wp-image-2480" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/07/nucleare-pixaby-300x169.jpeg" alt="" width="293" height="165" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/07/nucleare-pixaby-300x169.jpeg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/07/nucleare-pixaby-1024x576.jpeg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/07/nucleare-pixaby-768x432.jpeg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/07/nucleare-pixaby-800x450.jpeg 800w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/07/nucleare-pixaby.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 293px) 100vw, 293px" /><figcaption id="caption-attachment-2480" class="wp-caption-text">Foto di Pixaby</figcaption></figure>
<p class="p1"><span class="s1"><span style="font-size: 16px;">Associazioni globali come Green Peace si impegnano da tempo a sfiduciare quella che hanno denominato la “favola nucleare”, invitando i governi a non sprecare tempo e denaro, ma di investirli nello sviluppo di energie rinnovabili sicure, come quella eolica o solare. Non a caso il 21 marzo, fuori le porte dell’AIEA, che ha ospitato il summit a Bruxelles, c’erano le proteste degli attivisti di Green Peace.</span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">“<i>L’Italia guarda all’indipendenza energetica per lasciare progressivamente le fonti fossili, e per puntare su un mix energetico dove ci siano rinnovabili, l’idrogeno e anche il nucleare</i>” ha dichiarato il <strong>Ministro degli Esteri</strong> italiano <strong>Antonio Tajani</strong>, in seguito al summit a Bruxelles. &#8220;<em>È </em></span><span class="s1"><i>una delle fonti meno inquinanti in assoluto e lo ha ripetuto anche la Commissione europea nel documento sulla tassonomia</i>” ha proseguito il Ministro, riferendosi al documento che ha oggi il potere di indirizzare i finanziamenti privati verso le sole attività allineate alla transizione e agli obiettivi del <strong>Green Deal</strong> europeo, e che nel febbraio 2022 ha aggiunto, a determinate condizioni, anche attività nel settore del gas e del nucleare con il <i>Complementary Climate Delegated Act</i>. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In Italia, da decenni, il dibattito sul nucleare è fortemente controverso, e spacca ancora oggi la politica in due parti: pro e contro. Nel 2008 fu l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ad avanzare la proposta di un ritorno nucleare, grazie all’appoggio di accordi internazionali con paesi come la Francia. La proposta, dopo un appoggio iniziale, fu poi respinta da un referendum nel 2011. Dopo più di un decennio, nel 2022 il dibattito si riapre in seguito all’aumento della crisi climatica e lo scoppio della guerra russo-ucraina</span><span class="s2">. Ad oggi, </span><span class="s1">le autorità governative sembrano riporre una nuova fede nel nucleare, come si evince dalle dichiarazioni del Ministro degli Esteri, manca però un riscontro effettivo dell’opinione pubblica, che nutre ancora forti dubbi circa il nucleare, soprattutto in tema di sicurezza. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel nostro paese, infatti, i rifiuti ad alta radioattività restano in attesa di una risposta sostenibile. Il <i>decommissioning</i> nucleare è una questione ancora aspramente irrisolta. Fu la Sogin, società responsabile dello smantellamento dei siti nucleari in Italia, a ricevere il compito della progettazione del sito nazionale per i rifiuti radioattivi, con l’impegno di stilare una lista di possibili allocazioni. Era il lontano 2015. L’elenco sarà presentato dal MASE, nella sua completezza, solo il 13 dicembre 2023. Le 51 aree italiane proposte nella <strong>Carta nazionale delle aree idonee</strong> (Cnai) continuano però a riscontrare esiti negativi dall’opinione pubblica circa la possibilità di ospitare un deposito nazionale. Ad oggi, dopo decenni, la questione non ha ancora avuto una svolta decisiva.</span></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/il-nuclear-energy-summit-e-il-dibattito-sullatomo-in-italia/">Il Nuclear Energy Summit e il dibattito sull’atomo in Italia</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/il-nuclear-energy-summit-e-il-dibattito-sullatomo-in-italia/">Il Nuclear Energy Summit e il dibattito sull’atomo in Italia</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>SOS medici ed infermieri e la nostra sanità trattiene il respiro</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/sos-medici-ed-infermieri-e-la-nostra-sanita-trattiene-il-respiro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sos-medici-ed-infermieri-e-la-nostra-sanita-trattiene-il-respiro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2024 14:56:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[infermieri]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[medici]]></category>
		<category><![CDATA[medicina d'urgenza]]></category>
		<category><![CDATA[Ministero della salute]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[sanita]]></category>
		<category><![CDATA[SOS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Numeri al ribasso degli operatori della sanità, si tratta di un vero e proprio totoscommesse</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Numeri al ribasso degli operatori della sanità, si tratta di un vero e proprio totoscommesse sulla nostra salute!</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Nonostante i concorsi indetti per reperire personale medico ed infermieristico il loro numero non è ancora sufficiente a coprire tutte le richieste sanitarie; non è stato ancora considerato un piano di copertura a lungo termine e si rischia il collasso del sistema</p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il nostro Sistema Sanitario Nazionale rischia davvero di collassare; se, infatti, si prendono in esame i posti disponibili e le figure professionali necessarie si nota immediatamente che qualcosa non torna!</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Nonostante il Ministero della Salute indica ed abbia indetto concorsi per la copertura di posti nel sistema sanitario il numero minimo di personale medico, e vedremo anche infermieristico, non è sufficiente. Appare evidente, in controtendenza rispetto all’affermazione precedente, un decremento progressivo dei nuovi ingressi nel complesso mondo della sanità pubblica che palesa un dato molto preoccupante: i professionisti del settore sanitario non accettano più di lavorare in strutture di aree di minore importanza (immaginiamo ospedali di piccoli centri abitati per citarne una tipologia) ed alcuni indirizzi di studi universitari sembrano non essere più tanto appetibili.<img decoding="async" class="size-medium wp-image-2411 alignleft" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/05/sos-medici-infermieri-pillole-300x168.jpg" alt="immagine di due scaffali dove ci sono una serie di boccette di pillole (farmaci)" width="300" height="168" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/05/sos-medici-infermieri-pillole-300x168.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/05/sos-medici-infermieri-pillole-1024x574.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/05/sos-medici-infermieri-pillole-768x431.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/05/sos-medici-infermieri-pillole-800x450.jpg 800w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/05/sos-medici-infermieri-pillole.jpg 1500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Ciò che sembra determinante sulla scelta di un ospedale piuttosto che un altro è, in primis, la grandezza dell’ospedale stesso (i potenziali medici fanno molto più caso alla loro futura collocazione rispetto a qualche decennio fa) e, in conseguenza, fattori di natura economica.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Va ricordato che lo stipendio dei medici assunti in strutture ospedaliere dipende, tra l’altro, anche dal quantitativo di pratiche chirurgiche affrontate e, in modo abbastanza ovvio, questo avrà una riconversione maggiore in centri più frequentati (quindi di un centro abitato medio-grande) rispetto ad una realtà di un piccolo paese oltre alla possibilità di effettuare procedure meno frequenti ed aumentare il proprio bagaglio di conoscenze mediche.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Quest’ultimo dato che prende in considerazione il bacino di potenziali pazienti è significativo considerando che il nostro Paese si fonda sulla stragrande maggioranza di  centri abitati medi e piccoli rispetto alle realtà cittadine: i dati ISTAT &#8211; aggiornati a gennaio 2024 &#8211; mostrano che in Italia sono presenti circa 7.896 comuni e la maggior parte di essi hanno una popolazione totale inferiore alle 20.000 unità; perciò se si considera questo dato per capire le possibili scelte da parte degli ipotetici candidati avremo già un’idea più chiara della potenziale scarsa appetibilità di molte posizioni proposte a livello ministeriale.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">È inoltre molto importante ricordare che per diventare chirurgo l’iter formativo è davvero molto impegnativo e richiede una formazione di 6 anni di percorso universitario e 3 anni di specializzazione e praticantato; questa durata va necessariamente considerata se si ipotizza un naturale ricambio generazionale perché è fondamentale che ci siano medici pronti nel momento in cui le strutture ospedaliere ne abbiano richiesta.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Una interessantissima inchiesta di DataRoom ha messo in evidenza che in molti casi sono stati indetti dei concorsi ma che non si riesce a trovare personale. Nello specifico si prendeva in esame la sanità nel Nord-Est e i risultati sembrano davvero scoraggianti evidenziando che più di un concorso è andato a vuoto oppure che i vincitori hanno rifiutato l’incarico assegnato.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Tutto ciò mostra anche che molti specializzandi scelgono specializzazioni meno stressanti ed una tra tutte (Medicina d’urgenza) risulta sempre meno considerata dai futuri medici e porterà ad un crollo sempre più evidente del numero degli stessi disponibili in questo reparto.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La soluzione sembra essere scegliere medici già pronti e formati provenienti da altri paesi ma la burocrazia non aiuta e rende l’iter difficile.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Come si è arrivati a questo? Molto dipende dalla scelta pregressa dei singoli studenti e futuri medici ma anche dalla possibilità di scegliere se impegnarsi in un ospedale pubblico o alla libera professione (quest’ultima considerevolmente più retribuita). I dati offerti dal Ministero della Salute parlano di un incremento, in media e non considerando le specializzazioni più sottoposte a turni massacranti come detto prima, ed un ritorno a livelli normali dal 2027.<img decoding="async" class="size-medium wp-image-2409 alignright" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/05/sos-medici-infermieri-varie-300x171.jpg" alt="sfondo azzurro con ,a destra, pillole, provette e altri utensili dei medici ed infermieri" width="300" height="171" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/05/sos-medici-infermieri-varie-300x171.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/05/sos-medici-infermieri-varie-1024x585.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/05/sos-medici-infermieri-varie-768x439.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/05/sos-medici-infermieri-varie.jpg 1500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Tutto ciò riguarda il mondo dei medici mentre diversa ma, analogamente, drammatica è la situazione del comparto infermieristico che risulta ancora più in difficoltà; un’idea della carenza di infermieri al momento in Italia viene fornita dalla <a href="https://www.fnopi.it">FNOPI</a> (Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche) che riporta un dato allarmante: entro il 2033 ci saranno circa 127000 pensionamenti in questa categoria e, nel 2023, ci sono stati ben 6.000 cancellazioni all’albo dove quasi 1500 tra questi provengono da Piemonte e Lombardia (preferendo il lavoro frontaliero in Germania e Svizzera). All’appello mancherebbero circa 175000 infermieri (di cui 40000 solo per mettere in pratica il PNRR).</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Queste cifre mostrano una futura implosione del settore sanitario soprattutto se non si deciderà di sbloccare finanziamenti necessari al potenziamento dei medici e degli infermieri che, occorre ribadirlo, sono troppo preziosi per farseli scappare.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Speriamo che anche i nostri ministri la pensino come noi!</p>
<p>Se avete voglia di approfondire suggeriamo un articolo sul tema dal titolo <a href="https://www.proposte-uils.it/un-sistema-sanitario-poco-nazionale/">Un sistema sanitario poco nazionale</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/sos-medici-ed-infermieri-e-la-nostra-sanita-trattiene-il-respiro/">SOS medici ed infermieri e la nostra sanità trattiene il respiro</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/sos-medici-ed-infermieri-e-la-nostra-sanita-trattiene-il-respiro/">SOS medici ed infermieri e la nostra sanità trattiene il respiro</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Un Sistema Sanitario Poco Nazionale</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/un-sistema-sanitario-poco-nazionale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=un-sistema-sanitario-poco-nazionale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2023 18:30:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[regioni]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Indaghiamo sulla salute del nostro Sistema Nazionale Sanitario e sulle differenze che appaiono sempre più</p>
<p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/un-sistema-sanitario-poco-nazionale/">Un Sistema Sanitario Poco Nazionale</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Indaghiamo sulla salute del nostro Sistema Nazionale Sanitario e sulle differenze che appaiono sempre più nette tra le varie Regioni del Bel Paese; meno equo e sempre più regionalista.</span></p>
<blockquote>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">In questo articolo si cerca di analizzare la distribuzione dei Fondi Nazionali Sanitari (2019-20) mostrando una serie di cifre che generano più di qualche perplessità e pongono un interrogativo: siamo davvero tutti uguali di fronte al diritto alla salute? I dati tra le varie regioni confermano più di un’anomalia in tal senso.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La Costituzione Italiana all’ Art.32 recita che <i>“La Repubblica </i><i>Italiana </i><i>tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">In altri termini, la nostra carta costituzione parla chiaro e stabilisce che la salute non può né deve essere appannaggio del reddito individuale o della collocazione territoriale, esprimendo la più alta forma di uguaglianza sociale. </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Tutto idealmente molto bello a dirsi anche se, ormai, sembrano solo parole infatti ci si dovrebbe chiedere: possiamo realmente esserne fieri? Siamo davvero nel solco di questi principi?</span></p>
<figure id="attachment_2151" aria-describedby="caption-attachment-2151" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-2151" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-Situazioni-cliniche-300x300.jpg" alt="immagine composta da 7 esagoni a formare una sorta di motivo ad arnia nelle quali ci sono varie scene di sanità stilizzate" width="300" height="300" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-Situazioni-cliniche-300x300.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-Situazioni-cliniche-1024x1024.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-Situazioni-cliniche-150x150.jpg 150w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-Situazioni-cliniche-768x768.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-Situazioni-cliniche-1536x1536.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-Situazioni-cliniche-2048x2048.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2151" class="wp-caption-text">Immagine di macrovector su Freepik</figcaption></figure>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Negli anni, atteggiamenti a dir poco scellerati &#8211; a livello legislativo e normativo &#8211; hanno portato ad un progressivo indebolimento del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) a discapito del Sistema Sanitario Privato. Ciò che colpisce maggiormente è come vengono distribuiti i fondi necessari per la sussistenza stessa del SSN a livello regionale.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Con la maggiore autonomia a livello territoriale alle Regioni è spettato il compito di “regolamentare e organizzare servizi ed attività destinate alla tutela della salute e dei criteri di finanziamento delle </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Aziende Sanitarie Locali (ASL) e delle aziende ospedaliere”. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Analizzando i dati relativi al 2019/20 possiamo vedere chiaramente come sono stati distribuiti i fondi stanziati dal Governo verso le Regioni italiane e immediatamente salta all’occhio che c’è un netto divario da regione a regione. Tale differenza si afferma in modo sempre più marcato se consideriamo il <i>gap</i> che regna tra Nord, Centro e Sud Italia. Una discrepanza a dir poco scandalosa che non solo non considera il sopra citato Art.32 ma addirittura sembrerebbe confutarlo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Infatti analizzando alcuni dati, tra i quali quelli forniti dall’ <b>OCPI &#8211; </b><a href="https://osservatoriocpi.unicatt.it">Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani</a> &#8211; in un’ analisi fatta per l’Università Cattolica del Sacro Cuore da Federica Paudice (Policy Expert presso European Banking Authority), con i suggerimenti del Professor Gilberto Turati (docente di Finanza Pubblica all’Università Cattolica Sacro Cuore) si possono enunciare una serie di considerazioni importanti. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Prima di tutto occorre dire che la ripartizione dei fondi viene stabilita in relazione ad un algoritmo matematico che prende in considerazione vari parametri tra i quali il totale della popolazione delle varie Regioni corretto per l’anzianità presente in ognuna di esse. Quindi considerando la percentuale di anziani residenti in quel dato territorio, il valore ottenuto sarà un importo (pro capite) che entrerà nelle casse della Regione di destinazione attraverso il Fondo Nazionale Sanitario che tiene in conto la popolazione complessiva e, appunto, la percentuale di anziani. Ne consegue che una Regione con l’incidenza di anziani maggiore riceverà più fondi rispetto ad altre (a parità di numero totale di popolazione). </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La Regione che ha percepito la somma pro capite maggiore risulta la Liguria, rinomata per avere la percentuale di anziani maggiore, e svetta con i suoi 127 euro (cifra decisamente al di sopra della media nazionale), poi troviamo il Molise che si è attestato ben al di sotto con 56 euro ma ancora peggio è il valore della Basilicata con i suoi 37 euro pro capite. Si può notare immediatamente che esiste una discrepanza molto marcata sia in termini assoluti che relativi ma la situazione si complica ulteriormente se vengono considerati altri parametri.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Se prendiamo in esame la situazione della Campania noteremo una cifra di 59 euro che la colloca in una posizione di bassa classifica in termini di aiuti economici. Il Governatore della Campania, De Luca, aveva fatto notare che la sua Regione soffriva il paradosso di essere tra le Regioni più giovani d’Italia ricordando che la distribuzione del FNS era stato concepito per tenere conto non solo dell’anzianità della regione ma anche della sua deprivazione sociale. Considerando quest’ultimo dato, infatti, la Campania presentava una forte incidenza di patologie infantili e giovanili (obesità, problemi alimentari, alcolismo e tossicodipendenza) tanto da “perdere” circa 300 milioni di euro di FNS in modo, a suo dire, irrazionale.</span></p>
<figure id="attachment_2150" aria-describedby="caption-attachment-2150" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="wp-image-2150 size-medium" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-loghi-vettoriali-300x300.jpg" alt="Immagine con una serie di immagini vettoriali simboleggianti la sanità" width="300" height="300" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-loghi-vettoriali-300x300.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-loghi-vettoriali-1024x1024.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-loghi-vettoriali-150x150.jpg 150w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-loghi-vettoriali-768x768.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-loghi-vettoriali-1536x1536.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2023/11/Servizio-Sanitario-Nazionale-loghi-vettoriali-2048x2048.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2150" class="wp-caption-text">Immagine di rawpixel.com su Freepik</figcaption></figure>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Proprio questa deprivazione sociale (da intendersi anche in termini di svantaggio dal punto di vista dell’istruzione, lavoro, livello abitativo e delle condizioni familiari) risulta essere un dato significativo da tenere in considerazione; ma &#8211; in realtà &#8211; non sembra mai essere stato preso in esame e questo, se possibile, è ancora più grave. Stabilendo una sorta di livello di partenza regionale risultante, alla luce delle differenze socioeconomiche, non veritiero se non addirittura paradossale. Questa considerazione, sommata ai dati precedentemente citati, deve farci riflettere e non poco sul “virtuosismo” del nostro SSN.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il divario territoriale presente nel nostro Paese si evince in modo ancora più marcato a partire dal report fornito da <a href="https://www.creasanita.it"><b>Crea Sanità</b></a> (Centro per la Ricerca Economica applicata alla Sanità) nella sua XI edizione del 2023. <b>Crea Sanità</b> stila la sua classifica sulla funzionalità del Sistema Sanitario Nazionale partendo da sei elementi: appropriatezza, equità, sociale, esiti, economico-finanziari e innovazione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Dall’analisi dei singoli risultati &#8211; e poi dalla loro somma &#8211; abbiamo un’Italia spaccata in due macro-aree: circa 29 milioni di cittadini che vivono nelle 8 Regioni “più virtuose” possono usufruire di una sanità efficiente mentre per l’altra metà della popolazione la situazione è molto più difficile perché non sono stati soddisfatti tutti gli elementi sopra citati. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">In <i>pole position</i> troviamo Veneto, Trento e Bolzano (che superano il 50% ottenibile; rispettivamente 59%, 55% e 52%), subito dopo appaiono &#8211; ad un livello medio &#8211; Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia e Marche (con valori compresi tra 47% e 49%). </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Seguono le Regioni più in difficoltà con il raggiungimento degli obiettivi minimi e vediamo Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Umbria, Molise, Valle d’Aosta e Abruzzo (con valori compresi tra 37% e 43% quindi lontani dalla soglia minima) e come fanalini di coda di una Penisola non equa appaiono tutte le altre regioni con valori inferiori al 32%. Quindi chi vive in Sicilia, Sardegna, Puglia, Basilicata, Campania e Calabria non può contare su un SSR funzionale. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Si nota, quindi, in modo molto marcato che le cifre ottenute tramite il FNS non sono distribuite secondo una logica di potenziamento economico delle Regioni “più in difficoltà” e ciò rischia, drammaticamente, di accentuare questo dislivello tra Nord e Sud Italia.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Questo quadro appena presentato, sommato ai tagli che, in nome dell’<i>Austerity</i>, vengono stabiliti ormai da tempo, ha condotto lo Stato a non potersi più definire adempiente nei confronti della propria Costituzione. Una riflessione deve essere fatta anche in relazione alle richieste federaliste della maggior parte delle Regioni a trazione leghista che vorrebbero allargare, se possibile, questo divario e creare sempre più cittadini di serie A e B. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Riflettiamo, dunque, se questo sia il giusto modo di affrontare la questione relativa alla salute nel nostro Paese o se l’approccio andrebbe completamente rivisto. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Dobbiamo dirci che prima di tutto si tratta di tutelare sul piano sostanziale la salute dei cittadini e delle cittadine italiane, ricordandoci che è formalmente sancita e protetta quale diritto fondamentale e universale.</span></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/un-sistema-sanitario-poco-nazionale/">Un Sistema Sanitario Poco Nazionale</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/un-sistema-sanitario-poco-nazionale/">Un Sistema Sanitario Poco Nazionale</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Dove regna la disinformazione vince la conoscenza.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Coniglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jul 2023 18:39:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[agenda politica]]></category>
		<category><![CDATA[decreto Cutro]]></category>
		<category><![CDATA[Frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un appuntamento sul tema dell’immigrazione dopo la legge n.50 Transform!italia è una community di analisi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Un appuntamento sul tema dell’immigrazione dopo la legge n.50</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://transform-italia.it">Transform!italia</a> è una community di analisi e studio. Il tema dell’immigrazione occupa uno spazio di rilievo grazie ad un lavoro costruito in uno spazio di ricerca e divulgazione culturale. Ha promosso, insieme all’associazione <a href="https://www.a-dif.org">ADIF</a>, un incontro sui complessi temi dell’immigrazione. </strong><strong>Sono intervenuti Sergio Bontempelli (Adif), Marcela Cruz (Sportello 49), Luca di Sciullo (Presidente IDOS), Sally Kane (Responsabile Nazionale Immigrazione della CGIL), Walter Massa (Presidente Nazionale dell’ARCI), Fulvio Vassallo Paleologo (ADIF). </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cacciare o regolarizzare? È una domanda forte quella contenuta nel titolo dell’incontro che si è tenuto in diretta web dopo la linea intrapresa dall’attuale governo sulla questione migratoria. Nasce dalla necessità di smuovere uno stato di rigidità e confusione, misto a propaganda, al quale assistiamo nello spazio mediatico e politico. Un grigiore ottundente che non permette di identificare i punti essenziali di un fenomeno complesso, che non solo non ha nulla di emergenziale, ma che è invece un dato strutturale del nostro Paese. E da molto tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia è un paese di immigrazione da cinquant’anni, ci ricorda <strong>Luca di Sciullo</strong>, presidente del centro studi e ricerche Idos <a href="https://www.dossierimmigrazione.it/" name="_ftnref2">[1]</a>. Lo è dal 1973. Il primo venticinquennio va dal ’73 al ’98, data fondamentale per il varo del Testo Unico sull’immigrazione, nel quale l’Italia ha guardato all’immigrazione nell’ottica dell’emergenza credendo che si trattasse di un fenomeno contingente.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">“<em>Dopo 25 anni ci siamo accorti che non era un fenomeno passeggero ma strutturale, come dicono gli esperti, e aveva bisogno di una legge quadro, organica. Ed ecco che uscì nel ’98. Che fu poi il risultato di tante mediazioni..ma nel ‘91 già avevamo avuto sentore della nuova lente attraverso la quale avremmo visto primariamente l’immigrazione nei successivi venticinque anni.”</em></p>
</blockquote>
<p><span style="text-align: justify;">Luca di Sciullo ricorda infatti il trattamento riservato agli immigrati albanesi che giunsero a Bari con </span><strong style="text-align: justify;">la nave <em>Vlora</em> l’8 agosto 1991 </strong><a style="text-align: justify;" href="https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2011/10-agosto-2011/vlora-indignazione-don-tonino-bellopersone-vengono-trattate-come-bestie-1901271585782.shtml" name="_ftnref3">[2]</a><span style="text-align: justify;">. Migliaia di persone furono ammucchiate nel porto in condizioni disumane e furono protagoniste di uno dei rimpatri più massici della storia dell’immigrazione italiana. Da allora ‘invasione’ sarebbe diventata la parola d’ordine, la lente con la quale avremmo visto l’immigrazione negli anni a seguire.</span></p>
<h4><strong>Problemi irrisolti.</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>Sally Kane</strong>, responsabile nazionale dell’immigrazione di CGIL, che orienta il focus del discorso all’ambito del lavoro, il problema dell’irregolarità è gravissimo e non può essere ignorato in quanto ha delle proporzioni enormi. Si stima infatti che vi siano oltre 600.000 persone senza permesso di soggiorno e che questo stia creando un problema nel mondo del lavoro nel suo complesso, in quella che è una vera e propria <strong>“produzione di irregolarità”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vi è inoltre un effetto a catena di dumping contrattuale fortissimo che porta ad una riduzione del diritto del lavoro per tutta la società. Le crisi di questi anni hanno portano a riduzione sistematica dei posti di lavoro, cassa integrazione e licenziamenti collettivi, mettendo in luce la fragilità di alcune categorie come quelle dei lavoratori immigrati e evidenziando anche il dumping tra aziende virtuose e aziende illegali. Questa quota di persone che restano nell’irregolarità è sempre la stessa dagli anni Novanta e c’è sempre la stessa necessità di regolarizzare. La necessità di <strong>circolazione delle persone </strong>riguarda l’Italia e l’Europa ed è fondamentale che molti lavoratori possano spostarsi liberamente al loro interno.</p>
<p style="text-align: justify;">L’urgenza di un dibattito che parta dai fenomeni osservati, da un loro corretto inquadramento, e non certo da ideologie discriminatorie, è sentita proprio a partire dalla consapevolezza che attraverso la convergenza di competenze sia possibile tracciare <strong>una nuova agenda politica</strong>. Affinchè si possa proporre un progetto normativo in grado di rispondere ai reali problemi e alle sfide del futuro, allontanandosi da quelle che ormai sono mere strumentalizzazioni. <strong>Come intraprendere allora una nuova via per raggiungere tale obbiettivo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’introduzione della discussa legge n.50, il cd. ‘decreto Cutro’, non è una novità in termini di gestione delle politiche migratorie. Essa si innesta nella sequenza di provvedimenti legislativi che si sono succeduti nei governi precedenti, sommandosi ad un quadro giuridico che presenta non poche criticità. E che anzi aggiunge disordine al caos. Con conseguenze gravi per quanto concerne la <strong>certezza del diritto e il rispetto dei diritti fondamentali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo intervento <strong>Fulvio Vassallo Paleologo</strong>, giurista e associato di ADIF, traccia una sintesi delle linee essenziali della nuova legge, facendo ben comprendere la fallacia dei cambiamenti che da essa verranno introdotti nel sistema di accoglienza dei cittadini immigrati, che avranno carattere emergenziale e di ulteriore provvisorietà. Rimarcando inoltre la difficoltà della sua interpretazione all’interno di un quadro giurico, quello sull’immigrazione, che si avvale di continui rimandi e che lascia spazio a grandi margini di discrezionalità e quindi di abusi.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto in merito alle detenzioni amministrative e ai respingimenti al limite della legalità, per i quali l’Italia è stata condannata per ben due volte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. E alla previsione che i richiedenti asilo possano finire con facilità nei CPR (Centri per il respingimento e il rimpatrio) nel periodo d’attesa che precede l’ottenimento della risposta alla domanda di protezione internazionale. Fatto inoltre ritenuto irrealizzabile data la scarsa capienza di posti negli attuali centri che ammontano ad oggi a 900 unità.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur parlando di un raddoppio, con la norma emanata si resterà sostanzialmente al piano Minniti del 2017, che prevedeva un aumento di posti in realtà mai realizzato anche a causa delle resistenze di Comuni e Regioni che vedono tali centri come indesiderabili sul proprio territorio. La nuova legge, appare quindi come una sorta di manifesto.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><em>“Una macchina della clandestinità..che abolirà in molti casi il diritto d’asilo secondo la norma costituzionale che comprende la protezione umanitaria, e comprendeva la protezione speciale. Ci sono però ampi margini di ricorso nei tribunali.. e sentenze della Corte di Cassazione che dicono espressamente che il diritto alla protezione speciale prima, e alla protezione umanitaria poi, è sotto copertura costituzionale dell’art.10”. </em></span></p>
</blockquote>
<p><span style="text-align: justify;">Se seguirà dunque una </span><strong style="text-align: justify;">pioggia di ricorsi </strong><span style="text-align: justify;">a causa di quello che è un ulteriore pugno di ferro calato sulla realtà, come si dovrà reagire nell’affrontare la normativa nella quotidianità? Quella per esempio a cui si deve far fronte negli uffici dedicati all’immigrazione?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sergio Bontempelli</strong>, membro di ADIF e direttore degli sportelli per stranieri nei Comuni della Provincia di Pistoia per la Cooperativa ARCA, parla della situazione italiana come un sorta di pantano, poiché <strong>giungere in Italia legalmente è quasi impossibile</strong>, e altrettanto difficile è poter regolarizzare la propria posizione.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Gli ingressi per lavoro sono regolati dai decreti flussi, cioè per quello strano meccanismo che pretenderebbe non solo che una persona arrivi in Italia perchè assunta a migliaia di chilometri di distanza da un datore di lavoro che non l’ha mai visto né conosciuto, ma che entri addirittura nel periodo in cui il governo emana il decreto flussi… per lavoro si fa molta fatica ad entrare…sulle periodiche regolarizzazioni che sono state diminuite negli anni, nell’ultimo decennio ce ne sono state soltanto due, ne abbiamo visti gli esiti..in quello dell’ultima, fatta nell’agosto del 2021, le pratiche non solo non sono ancora concluse, ma non siamo nemmeno al 50% delle pratiche evase..bisogna domandarsi cosa significhi per una persona fare una domanda e aspettare per tre anni una risposta”.</em></p>
</blockquote>
<p><span style="text-align: justify;">Una situazione alla quale bisogna aggiungere la scarsa attenzione data ai ricongiungimenti familiari, di molto penalizzati a causa di una serie di oneri burocratici molto complessi e che di fatto rende agevole l’ingresso alle sole persone che abbiano parenti italiani.</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Le normative sull’immigrazione raccontano anche di come l’Italia costruisce sé stessa e la propria identità…stiamo costruendo una società familista. Che possiamo fare? Ovviamente serve una riforma complessiva delle politiche migratorie. Il Testo Unico sull’immigrazione compie tra poco la venerenda età di venticinque anni…ed è una legge da rifare secondo me quasi da zero.”</em></p>
</blockquote>
<p>Per Sergio Bontempelli è però fondamentale non fornire alla politica l’alibi di potersi trincerare dietro la complesità di un disegno organico futuro, ma <strong>è possibile agire accanto ad un progetto di riforma sin da ora</strong>. Con piccole modifiche normative o addirittura a norme invariate.</p>
<h3><strong>Passare all’azione. </strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Una spinta innovatrice che giunge da più fronti sembra dunque oggi determinata a consegnare alla politica delle <strong>proposte concrete alternative</strong> e a porre al contempo quest’ultima di fronte alle proprie responsabilità, all’obbligo di doversi schierare su nuovi disegni normativi senza permetterle di nascondersi dietro giochi trasformisti. La politica dovrà questa volta decidere da quale parte stare.</p>
<p style="text-align: justify;">Le iniziative a livello nazionale sono numerose. È il caso della <strong>“legge dell’ospite”</strong> promossa dall’associazione <em>NaturaComune</em>, dalla quale ha preso avvio dal 6 maggio scorso un percorso per la stesura di una legge di iniziativa popolare che parte dalle esperienze del modello Riace di accoglienza integrata ideato da Mimmo Lucano. E ancora dei dibattiti lanciati da alcune forze politiche insieme alla <em>Rete dei numeri pari </em><a href="https://www.numeripari.org/la-rete/?_gl=1*1wo92c7*_ga*ODI0ODg4NzUyLjE2ODUxODgxODI.*_up*MQ" name="_ftnref4">[3]</a>, un’importante realtà che raccoglie centinaia di associazioni per la lotta contro le diseguaglianze,  intenzionata a <strong>ridefinire l’agenda politica sulle questioni sociali</strong>, tra le quali vi sono chiaramente anche quelle relative all’immigrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Riflessioni e azioni che si muovono su scala macroscopica e al contempo in maniera diffusa, come nel caso di ARCI, corpo sociale intermedio capillarmente presente in tutte le principali città. Per <strong>Walter Massa</strong>, presidente nazionale, le proposte fatte devono diventare un percorso operativo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Con il lavoro che facciamo in tante e in tanti con i nostri corpi, mettendoli in mezzo, fisicamente proprio, a quello che è un razzismo di stato scelto e voluto ormai da troppi anni.”</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Festival Sabir </em><a href="https://www.arci.it/festival-sabir-2023-3/" name="_ftnref5">[4]</a> organizzato da ARCI, che ha avuto luogo a Trieste &#8211; città simbolo di frontiera &#8211; ha fatto emergere una contestazione alla legge n.50 e al proclamato stato di emergenza non giustificato dai numeri. Occasione nella quale il presidente ha ricordato al Prefetto della città che al contrario <em>“uno stato di emergenza c’è…perché sono venticinque anni che in questo Paese, sulla pelle delle persone, in questo caso migranti, si giocano le fortune dei partiti e della classe dirigente”. </em>L’Italia ha influenzato l’Europa in questo unico caso e lo ha fatto negativamente lagnandosi di continuo sul fatto che si ospitino troppi migranti. Nessun dato attesta che tali affermazioni siano veritiere. Si mantiene nell’emergenza e nella repressione un fenomeno che altri Paesi hanno affrontato come investimento.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Una riforma del testo unico sull’immigrazione deve essere costruita sin da subito da noi..</em><em>è impensabile che lo faccia qualcun altro. Credo che siano giunti i tempi per un’iniziativa di legge popolare su questo tema..c’è un clima che non è quello che ci vogliono far credere i media”.</em></p>
</blockquote>
<p>L’operato di Arci, così come quello dei corpi del terzo settore, deve continuare in termini di <strong>advocacy </strong>e di <strong>servizi offerti</strong>, ma anche di <strong>elaborazione politica sul territorio</strong>, dove realtà come quella di <em>Sportello 49</em> di cui <strong>Marcela Cruz</strong> è portavoce, toccano dal vivo il grave problema della mancata regolarizzazione dei cittadini e lavoratori stranieri. Dove si lotta contro un sistema farraginoso chiaramenete predeterminato e al quale non si riesce a porre rimedio con le politiche disorganiche condotte sin qui.</p>
<p>Come del resto lo ha ben ha dimostrato <strong>l’emersione fallita dell’ultima sanatoria</strong> risalente al 2021 e promossa dall’allora Ministro per le politiche agricole Bellanova. Il pronostico sulle 500.000 persone, che si prevedeva dovessero uscire dall’irregolarità, è rimasto un miraggio. Mentre le difficoltà dei cittadini costretti all’irregolarità dall’impasse amministrativo restano invariate e anzi si moltiplicano. Perché come afferma Marcela Cruz,<strong><em>“dietro ogni cittadina o cittadino straniero ci sono coniugi, figli, intere famiglie!”</em></strong></p>
<p>Una grande fetta di popolazione costitutiva della società, per la quale non solo è necessaria una regolarizzazione, ma anche una vittoria sul fronte dei <strong>diritti politici</strong> e dell’<strong>ottenimento della cittadinanza</strong>. Le condizioni sono infatti mature ed è tempo che la modernizzazione venga sostenuta elaborando nuove leggi su temi fondamentali per un Paese che voglia definirsi davvero avanzato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://4543AB86-6955-485C-9713-05FD5C35663F#_ftnref2" name="_ftn2">[1]</a> <a href="https://www.dossierimmigrazione.it/">https://www.dossierimmigrazione.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://4543AB86-6955-485C-9713-05FD5C35663F#_ftnref3" name="_ftn3">[2]</a><a href="https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2011/10-agosto-2011/vlora-indignazione-don-tonino-bellopersone-vengono-trattate-come-bestie-1901271585782.shtml">https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2011/10-agosto-2011/vlora-indignazione-don-tonino-bellopersone-vengono-trattate-come-bestie-1901271585782.shtml</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://4543AB86-6955-485C-9713-05FD5C35663F#_ftnref4" name="_ftn4">[3]</a><a href="https://www.numeripari.org/la-rete/?_gl=1*1wo92c7*_ga*ODI0ODg4NzUyLjE2ODUxODgxODI.*_up*MQ">https://www.numeripari.org/la-rete/?_gl=1*1wo92c7*_ga*ODI0ODg4NzUyLjE2ODUxODgxODI.*_up*MQ</a>..</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://4543AB86-6955-485C-9713-05FD5C35663F#_ftnref5" name="_ftn5">[4]</a> <a href="https://www.arci.it/festival-sabir-2023-3/">https://www.arci.it/festival-sabir-2023-3/</a></p>
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		<title>Trattato del Quirinale, Europa verso un nuovo equilibrio?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 07:49:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia e riforme istituzionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I rapporti tra Italia e Francia sono storicamente connotati da oscillazioni tra i sentimenti di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="font-size: 14pt;"><em>I rapporti tra Italia e Francia sono storicamente connotati da oscillazioni tra i sentimenti di reciproca stima e ammirazione e la malcelata rivalità nei settori che entrambi considerano strategici.</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il 1° febbraio scorso è entrato in vigore il “Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica francese per una cooperazione bilaterale rafforzata”. È il c.d. Trattato del Quirinale così chiamato perché firmato a Roma, nel Palazzo del Quirinale, il 26 novembre 2021, dopo una lunga gestazione iniziata in seguito al vertice italo-francese di Lione del 27 settembre 2017. Sin dalla firma dell’accordo &#8211; il cui testo fu predisposto da un gruppo di sei “Saggi”, tre francesi e tre italiani-, l’opinione pubblica italiana manifestò delle perplessità. In primo luogo perché il Parlamento era stato tenuto all’oscuro della fase preparatoria del Trattato; in secondo luogo perché non era chiaro il significato di una collaborazione strutturata in ampi settori pubblicistici ed economici, ulteriore rispetto alla <em>governance</em> multilivello già esistente stabilita dai Trattati Europei e dagli altri Trattati internazionali validi ed efficaci tra le parti. Per dissipare questi dubbi occorre esaminare per sommi capi il contenuto del Trattato. Nelle premesse, le parti hanno riconosciuto i loro interessi comuni con particolare riguardo alle aree geografiche rilevanti per entrambi i Paesi.</p>
<blockquote><p><em><span style="font-size: 14pt;">Il Trattato del Quirinale è la scelta fatta dai due Paesi consapevoli della loro “comunità di destini”, solo la Storia ci saprà dire se esso verrà archiviato alla prima difficoltà o se su di esso sarà edificato un nuovo equilibrio in Europa</span></em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">  Ciascuno dei primi dieci articoli sviluppa un settore di coordinamento per il quale si prevede un meccanismo più o meno profondo di partecipazione istituzionale reciproca al fine di affrontare le questioni raggiungendo una posizione comune. Spiccano in particolare la reciproca consultazione sulle questioni trattate dall’Unione Europea e dalla Alleanza Atlantica (NATO); l’istituzione di un foro di consultazione tra Ministeri competenti in materia di politiche migratorie e giustizia con la programmazione di incontri tra le forze dell’ordine; l’istituzione di un Forum annuale tra i Ministeri nelle materie della cooperazione economica, industriale e digitale, oltre allo scambio di funzionari; l’organizzazione di consultazioni nelle materie di sviluppo sociale e ambientale; un Comitato di cooperazione frontaliera annuale presieduto dai ministri competenti in materia di cooperazione frontaliera; l’assunzione di un impegno reciproco a sostenere il sistema agro-alimentare e, altresì, a promuovere, sia nell’Unione Europea che nei Paesi terzi, le denominazioni d’origine e le indicazioni geografiche registrate nell’Unione Europea. A chiusura dell’intero sistema, l’art. 11 ne organizza l’architettura istituendo un Comitato strategico composto da Segretari Generali dei Ministeri degli Affari Esteri con il compito di realizzare un programma di lavoro concordato e prevedendo altresì la partecipazione trimestrale ed alternata di un membro di governo al Consiglio dei Ministri dell’altro Paese, oltre agli strumenti per la verifica dell’attuazione del Trattato.<br />
Come ognuno può vedere tutte le materie menzionate afferiscono a temi di grande attualità. Gli interessi italiani e francesi vengono definiti dai maggiori analisti “complementari e concorrenti”, ciò deriva dal fatto che le due nazioni si proiettano in aree economiche e geografiche che sono, rispettivamente, affini e quasi coincidenti. Pertanto, a causa della specificità delle rispettive caratteristiche i due Paesi entrano spesso in competizione per far prevalere ciascuna il proprio approccio rispetto al problema che la investe.<br />
È bene ricordare che l’Italia ha avuto e continua ad avere una serie di <em>dossier</em> aperti ed in continua evoluzione con la Francia. Si va dalla annosa e mai risolta questione dell’accoglienza dei migranti che giungono via mare, rispetto alla quale l’Italia lamenta una cattiva gestione al livello europeo chiudendo i propri porti e ricevendo per risposta dalla Francia la chiusura delle proprie frontiere al confine, sino a giungere alle strategie messe in campo dalla Francia per la gestione della ricostruzione della Libia post Gheddafi, che hanno dato luogo a notevoli divergenze con il nostro Paese. Vi sono poi le questioni economiche: il blocco dell’acquisizione dei <em>Chantiers de Atlantide</em> da parte di Fincantieri da parte dell’Eliseo, la scalata del gruppo Vivendi verso Tim e Mediaset ritenuta ostile dall’Agcom (ma ritenuta lecita dalla Corte di Giustizia Europea). Inoltre, in Italia si è guardato con preoccupazione all’acquisto di numerose banche ed imprese assicurative, marchi alimentari e del lusso negli ultimi anni da parte delle compagnie francesi, oltre alla rivalità tra ENI e TOTAL nel Nord-Africa che sconfina nel campo geopolitico. D’altra parte, vi è chi ravvisa in questi episodi il libero giuoco del mercato con i suoi incidenti di percorso, evidenziando la crescita dei c.d. “partenariati italo-francesi” tra cui spiccano StMicroelectronics, EssilorLuxottica e ovviamente Stellantis. In ogni caso, la firma del Trattato del Quirinale mira a stabilizzare i rapporti italo-francesi sull’assunto, oggi prevalente, che le grandi sfide globali debbano essere affrontate e risolte mediante una gestione condivisa con l’integrazione degli strumenti economici e diplomatici su un piano sovranazionale. Per la stessa ragione e con le stesse finalità tra Francia e Germania esiste sin dal 1963 un Trattato speculare a quello di cui si parla, che è stato rinnovato nel 2019 (Trattato di Aquisgrana). In conclusione, il Trattato del Quirinale ambisce ad essere per l’Italia lo strumento all’avanguardia con il quale trovare oltre le Alpi le necessarie convergenze sui temi dell’economia, della difesa, della sicurezza, della politica migratoria. In quest’ottica, esso deve essere considerato altrettanto fondamentale anche per la salute dell’Europa che, mai come ora, ha necessità di riequilibrare i propri assetti interni e ritrovare una prospettiva politica ed economica smarrita dopo il collasso della Grecia e l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/trattato-del-quirinale-europa-verso-un-nuovo-equilibrio/">Trattato del Quirinale, Europa verso un nuovo equilibrio?</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/trattato-del-quirinale-europa-verso-un-nuovo-equilibrio/">Trattato del Quirinale, Europa verso un nuovo equilibrio?</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>La mia libertà rafforza la tua.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Coniglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2023 07:23:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proposte N. 1 &#8211; Gennaio 2023 Per pensare nuovi mondi ci servono nuovi modi di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.uils.it/periodico-proposte-uils-n-1-gennaio-2023/">Proposte N. 1 &#8211; Gennaio 2023</a></p>
<p style="text-align: justify;">Per pensare nuovi mondi ci servono nuovi modi di vivere come comunità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Far circolare l’informazione partendo dalle voci delle persone è una forma di aggregazione sociale. Un punto di partenza per cercare nuove prospettive e stimolare la connessione tra individui e comunità. In un’intervista abbiamo incontrato Tobia Valentini, responsabile romano dell’Associazione nazionale antirazzista interetnica “3 febbraio” -A3f-<a href="https://www.a3f.org" name="_ftnref1">[1]</a>, nata nel 1996 in occasione di una manifestazione in nome della libera circolazione e contro il razzismo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Partire da riflessioni di emersione umana per comprendere categorie di discorso sulle quali si è abituati a non pensare se non partendo da chiavi di lettura fondate su pensieri troppo generici rischia di farci cadere in una rigidità di ragionamento, se non addirittura in involuzioni che si accostano e accompagnano al razzismo, su temi fondamentali del vivere collettivo come quello di ‘società multietnica’. Ma cosa può significare davvero multietnicità? E l’idea stessa  di comunità, può essere pensata e utilizzata nei nostri discorsi come una categoria monolitica? Cosa significa cercare la libertà in un momento come questo, mentre si solleva con coraggio la voce delle donne e degli uomini iraniani in rivolta?</p>
<p style="text-align: justify;">È il 10 novembre. E in quei giorni riecheggiano le parole del ministro Piantedosi riferite ai naufraghi bloccati sulle navi delle ong in attesa di sbarco in un porto sicuro nel quale essere finalmente soccorsi. Lo scontro con la Francia, gli attivisti di fronte al Viminale per chiedere il rispetto del diritto internazionale. Le parole “carico residuale” delle quali è bene non dimenticarsi. Accenno a quei fatti, all’uso delle parole. Provocatoriamente domando a Tobia quale sia l’arma di “distrazione di massa”dell’associazione 3 Febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">Tobia risponde sorridendo. <em>“Non credo che abbiamo bisogno di armi..io penso che l’informazione sia qualcosa da cui possiamo davvero provare a ripartire. Anche l’informazione pensata in un certo modo..l’informazione  veicola moltissimo e dappertutto, però spesso è finalizzata a rassegnare le persone e a renderle più sole. Noi stiamo provando a pensare come l’informazione possa provare ad essere anche un motivo di aggregazione. L’associazione A3f che da sempre ha una storia antirazzista e interetnica, in questa fase vorrebbe informare su com’è la vita in vari paesi, quali sono le lotte, quali tipi di oppressione esistenti. Provando a farlo molto sinteticamente con brevi pezzi, brevi articoli, sul foglio ‘Solidarietà e convivenza’ e cercando di dare voce proprio a persone che vengono da vari luoghi su come sia la vita nei loro paesi d’origine. Lo produciamo in italiano, inglese e francese …ora conoscendo tanti giovani iraniani si potrebbe tradurre in farsi.. il mese scorso abbiamo scritto un volantino sulle tragedie e le alluvioni in Pakistan che è uscito in italiano e in urdu. Avere fratelli che collaborano e danno notizie sui loro luoghi d’origine può essere un modo per loro per informare e darci informazioni di prima mano.. e poi anche un modo per raggiungere tanti immigrati in questo paese infrangendo la chiusura che c’è fra le diverse comunità”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Parlare di comunità di appartenenza è un tema importante. E non solo per le divisioni tra comunità. Si rischia infatti di svuotare di significato la parola ‘comunità’ nel senso che propriamente le appartiene. Come ci ricorda Tobia, comunità significa “stare insieme” e questo non è veramente così diffuso all’interno dei gruppi di appartenenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi l’arma di distrazione di massa non può essere di massa. (Si ride).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“…stiamo provando a partire da chi da tempo condivide questo impegno e desidera che questo sia parte della propria vita da un punto di vista morale e valoriale. La questione dell’interetnicità secondo me è chiave per una prospettiva che non sia solo di solidarietà&#8230; in Italia vivono persone provenienti da molti paesi diversi. Però come vivono insieme? C’è un’idea di “integrazione” e questo vuol dire rinunciare alla propria cultura di provenienza e venire assimilati in una cultura “italiana” oggi discriminatoria e razzista. Questo porta le persone a pensarsi come stranieri…l’idea di interetnicità può significare essere persone con diversi luoghi  di provenienza ma che si riconoscono come umane, che si riconosco non partendo dalle reciproche diffrenze. C’è una differenza sostanziale tra multietnicità e interetnicità. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Questa percezione che le persone straniere in Italia possono avere di sé può dipendere dal grado di consapevolezza sia individuale che sociale. Non vi è alcun automatismo nel riconoscersi in una comunità pur vivendo all’estero come stranieri. Quindi l’interetnicità è un’aspirazione alla quale la società può tendere? Che tende a superare la multietnicità?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“È un discorso da approfondire. Interetnicità per la società o per comunità di persone. Per me l’esempio è farsi un giro a Piazza Vittorio, che è ritrovo di stranieri di tutte le provenienze qui  a Roma. Tendenzialmente li vedi raggruppati per provenienze. Se guardi invece come stanno insieme i bambini, ti danno una percezione diversa. Perché loro stanno insieme punto. Il fatto di avere origini diverse interessa il giusto, ovvero molto poco. Questo loro stare è qualcosa in più.</em>.<em>anche da qui si può partire per pensare l’interetnicità che comunque tra adulti non è mai qualcosa di spontaneo, si tratta di  sceglierla.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Le stesse persone emigrate possono tendere all’autoghettizzazione. È un fenomeno da riconoscere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Sì.. che per le donne soprattutto è particolarmente pesante. Soprattutto per coloro che vengono da contesti molto patriarcali e molto oppressivi e si ritrovano in Italia isolate rispetto alla società e ancora più ghettizzate all’ombra di mariti, padroni, capi comunità, senza avere quella rete di relazioni che invece in posti dove si è molto più radicati si tende ad avere”. </em></p>
<p style="text-align: justify;">A proposito di donne, con l’associazione e altre persone solidali avete costituito un comitato di solidarietà per un Iran libero.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Stiamo cercando di parlare di ciò che sta accadendo in Iran partendo dall’emersione umana, da questa ricerca di libertà molto al femminile. Stiamo cercando di incontrarci su questi contenuti e anche dando la possibilità di informare su come le persone in Iran stanno cercando la libertà..che può significare molte cose, lottare per poter mangiare insieme donne e uomini in una mensa universitaria, andare in giro per una città e distribuire piccoli biglietti, spesso di ridotte dimensioni in modo da non essere visibili, con scritto “Con i tuoi capelli sciolti al vento sei molto più bella”…anche piccole cose come queste dicono della ferocia che c’è in Iran. E questo quel che ci stiamo proponendo qui a Roma con il comitato che abbiamo appena fondato e che si chiama ‘Jîna’, che in curdo vuol dire ‘vita’ e che era il nome di Masha Amini. Vorremmo andare nelle scuole per far sì che i giovani in Italia si possano immedesimare in quel che i coetanei o ragazzi poco più grandi di loro vivono in Iran. Ciò che qui sembra normale, uscire il sabato sera, prendersi una birra insieme, tornare a casa in autobus…niente di tutto questo per una giovane in Iran sarebbe consentito, sarebbe legale. </em><em>Anche rendendosi conto di quello che vivono persone in cui ci si può identificare maggiormente ci si rende conto del livello di oppressione, ma anche del coraggio di questa rivolta. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Come state affrontando la questione della libertà e della sua ricerca da un punto di vista politico-istituzionale e dei diritti fondamentali?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Sono molto diverse le idee. Proprio parlando emergono queste differenze che in piazza non trapelano…c’è chi dice che è importante che in questo momento il regime cada e poi vedremo quel che verrà dopo, chi dice non sappiamo bene quale libertà cerchiamo e che devono però essere garantiti dei diritti minimi, chi parla di svolta democratica..le idee sono diverse…chi in modo molto problematico auspica un ritorno dello scià che comunque era un regime dittatoriale oppressivo.. sotto al quale si moriva per opporsi alla legge. (…) Secondo me le persone che stanno manifestando si potranno comprendere se capiranno che la libertà è qualcosa che nasce da dentro le persone e non qualcosa che viene concesso dagli stati. Se la libertà è una concessione statale, immediatamente viene ingabbiata in una forma, in delle regole e in delle leggi che sempre escludono altre forme di libertà. Invece se si da spazio alle persone per esprimere questa ricerca si potrà esprimere qualcosa di interessante, forse anche di inedito. Ed è quello che ci interessa approfondire e discutere nel comitato. Però c’è pure bisogno di riferimenti culturali per cercarla bene questa libertà, fare in modo che non sia solo una libertà individuale ma che sia per tutti e per tutte”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Quale riflessione fa l’Associazione 3 febbraio su questa ricerca spontanea di modelli culturali, magari anche diversi da quelli della tradizione europea?<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>C’è chi dei riferimenti culturali li ha già, magari in una politica riformista, chi invece non vuole quei riferimenti e quei modelli e quindi è alla ricerca di qualcosa che ancora non c’è. Le differenze sono tante. Un ragazzo nel comitato ha condiviso con noi questa lettera dove dice che sì, noi stiamo cercando la libertà, ma è importante che ci diciamo cos’è la libertà, perché se diventa solo uno slogan… tutti dicono di essere per la libertà e magari lo sono, però poi hanno modi diversi di pensarla e non è detto che siano modi che possono andare bene insieme. Rispetto a questo, una donna che è nel comitato e che ha un’esperienza di lotte anche nella rivoluzione iraniana  del 1979, dice che tutti parlano di libertà, pure uno come Berlusconi dice di essere per la libertà..e quindi bisogna andare più a fondo. E questo è un po’ quello che vogliamo proporci con loro. Possiamo dare voce alle lotte che ci sono e far sapere quel che sta succedendo…possiamo però anche sostenere una ricerca di riferimenti culturali per le persone con cui ci uniamo. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Qual’è invece l’insegnamento che arriva a noi da questa ricerca di libertà?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Spesso siamo abituati a pensare che le persone che reagiscono di fronte all’oppressione lo facciano solo per reazione..cioè quando il livello di oppressione diventa troppo forte. Però parlando dell’Iran possiamo guardare a ciò che avviene ribaltando i due termini. Il regime sta aumentando il livello di violenza perché le persone cercano la libertà. Prima ci sono le persone, che da sempre cercano la libertà, in ogni luogo e in ogni tempo..di fronte ad una ricerca così autentica, che non a caso vede come protagoniste le donne, il regime cerca di intervenire e impedire una ricerca che non potrà mai cancellare. È un proposito per essere noi più combattivi. Per non arretrare di fronte a un governo che, senza fare strani paragoni, anche qui discrimina, vuole mettere in discussione l’accesso all’aborto, negare la possibilità alle persone di migrare alla ricerca di un futuro migliore…inoltre avere un’idea di libertà separata dall’idea di bene può essere anche pericoloso. Perché si può pensare alla libertà come libertà di fare ciò che si vuole, in maniera individualista. Se bene e libertà li pensiamo insieme, ed è complesso da fare, si può aprire una strada in cui la mia libertà non inizia dove finisce la tua, ma nella quale la mia libertà rafforza la tua.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="applewebdata://14672FAD-6078-4C5B-A945-AB4CF324D52D#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <a href="https://www.a3f.org/">https://www.a3f.org</a></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-mia-liberta-rafforza-la-tua/">La mia libertà rafforza la tua.</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/la-mia-liberta-rafforza-la-tua/">La mia libertà rafforza la tua.</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Una lettera fa la differenza.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Coniglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2023 09:55:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[riforme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un dossier per mettere sotto la lente il rigido processo di acquisizione della cittadinanza italiana</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><em><strong>Un dossier per mettere sotto la lente il rigido processo di acquisizione della cittadinanza italiana con un focus su Roma Capitale. </strong><b>Josef Yemane Tewelde, portavoce di Black Lives Matter Roma, componente del network di cittadini che costituiscono la rete G2, ci aiuta a comprendere l’importanza del lavoro di ricerca e divulgazione nato con questo prezioso documento, uno spaccato della reale situazione dell’iter di ottenimento della cittadinanza per gli stranieri nati in Italia e dei problemi nei quali migliaia di giovani si imbattono in questo determinante passaggio della vita.  </b></em></h5>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Le norme sulla cittadinanza di una vecchia legge, la l.n.91 del 1992</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">La legge che disciplina le ‘nuove norme sulla cittadinanza’, è una norma che risale al febbraio del 1992. È <a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1992-02-15&amp;atto.codiceRedazionale=092G0162&amp;atto.articolo.numero=0&amp;atto.articolo.sottoArticolo=1&amp;atto.articolo.sottoArticolo1=10&amp;qId=6dce8274-de96-40dd-8e96-3aa20aee6f16&amp;tabID=0.3563849907608213&amp;title=lbl.dettaglioAtto">la legge n. 91 </a>e stabilisce che “lo straniero che sia nato in Italia può divenire cittadino italiano a condizione che vi abbia risieduto legalmente e ininterrottamente fino al raggiungimento della maggiore età e dichiari, entro un anno dal compimento della maggiore età, di voler acquistare la cittadinanza italiana”. La nuova normativa vide la luce in quello che fu un processo di inasprimento della disciplina giuridica sulla cittadinanza, che eliminò anche la possibilità, prevista invece dalle norme precedenti, di divenire cittadini italiani nella preadolescenza. Fu un chiaro e chirurgico restringimento delle possibilità d’accesso al diritto di cittadinanza, per il quale paghiamo a distanza di trent’anni con gravi conseguenze di diseguaglianza sul piano civile e sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il legislatore, non contento, sommò alla legge del 1992 un articolo emanato con <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.del.presidente.della.repubblica:1993-10-12;572!vig">decreto</a>, determinando la creazione di un rigido combinato disposto. Quest’ultimo articolo infatti stabilisce il criterio di ‘residenza legale e ininterrotta’. Da quel momento si iniziò dunque a considerare ‘legalmente residente nel territorio dello Stato chi vi risiede avendo soddisfatto le condizioni e gli adempimenti previsti dalle norme in materia d&#8217;ingresso e di soggiorno degli stranieri in Italia e da quelle in materia d&#8217;iscrizione anagrafica”. Ma cosa significò veramente? Quali sono le condizioni e gli adempimenti da soddisfare nell’attuazione pratica della norma? Quella che avviene all’anagrafe o negli uffici di cittadinanza e dove vige il criterio di interpretazione amministrativa delle norme, se non quello della discrezionalità dei funzionari?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il dossier sulla cittadinanza ai 18 anni e il lavoro di ricerca</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel <a href="https://www.secondegenerazioni.it/wp-content/uploads/2019/10/Dossier_La_cittadinanza_ai_18_anni.pdf">dossier</a> si stima che circa il 35% del totale degli interessati sino al 2013, abbia perso l’occasione di esercizio del diritto a causa di vuoti anagrafici o cattiva informazione dei neomaggiorenni che non sono giunti in tempo per presentare la loro istanza presso gli uffici competenti. “La n. 91 del 1992 è il puntuale esempio della distanza che intercorre tra il quadro normativo e l’evoluzione della società”, cita il documento di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Calata nella prassi, la norma non solo si infrange contro la realtà dell’inefficienza burocratica, quando non traduce il razzismo che soggiace alla sua emanazione, ma anche sul piano dei numeri essa non risponde alla reale composizione della società italiana, che in tre decenni è “molto più ricca e eterogenea sia socialmente che demograficamente rispetto a quella dei primi anni Novanta”.</p>
<p style="text-align: justify;">A fronte di un meccanismo fortemente esclusivo, che generò allora non pochi malesseri e azioni giudiziarie intentate per non vedersi escludere dall’esercizio di un diritto soggettivo così importante, nel 2013 vi fu un nuovo intervento del legislatore. Esso si limitò però a chiarire chi potesse considerarsi residente legalmente e in maniera continuativa sancendo che non sono più imputabili al neo maggiorenne <a href="https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/0/941909/index.html?part=dossier_dossier1-sezione_sezione11-h1_h14">“eventuali impedimenti riconducibili ai genitori o agli uffici della Pubblica amministrazione”</a>. Cercò quindi di ovviare ribandendo la priorità del principio della nascita in Italia e dell’avervi vissuto fino alla maggiore età anche nel caso in cui siano mancate in alcuni periodi l’iscrizione all’anagrafe o la regolarità del soggiorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Non meno importante, introdusse l’estensione del termine di decadenza per presentare la domanda di elezione della cittadinanza sino al momento in cui il Comune di residenza non abbia provveduto a comunicare all’interessato le modalità di esercizio del suo diritto. Una disposizione che giunge tardiva ma che è fondamentale per lavorare su ciò che di buono presenta l’attuale disciplina e per cercare almeno di arginare il fenomeno della mancata informazione di moltissimi giovani. È proprio a partire dal 2013 che BLM Roma ha partecipato ad un lavoro di ricerca per analizzare e contrastare il fenomeno insieme alle altre associazioni della <span style="color: #000000;"><em>Rete G2</em></span>, contribuendo così alla pubblicazione del dossier, frutto della cooperazione con la<em> ‘Clinica del diritto dell’Immigrazione e della cittadinaza’ dell’Università di Roma Tre.</em></p>
<blockquote><p><strong style="color: #008000; text-align: justify;"><span style="color: #000000;">“<em>Costruire un modello di legge sul diritto di cittadinanza è ciò a cui sta partecipando Black Lives Matter Roma. Il tema è troppo sottovaluto e ci siamo resi conto dei gravi problemi nell’iter dell’istanza per l’acquisto della cittadinanza. Sappiamo che i Comuni hanno un ruolo per così dire ‘fattuale’  nella </em></span><em><span style="color: #000000;">domanda delle nuove generazioni e quindi ci siamo concentrati su un lavoro territoriale con lo scopo di agire al fine di aumentare le risposte positive alle domande.”</span></em></strong></p></blockquote>
<p><strong>Acquisire la cittadinanza. Processo, criticità e discriminazioni. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo ha quindi rivolto le proprie attenzioni su Roma ed è stato fondamentale guardare al funzionamento dell’Ufficio Anagrafe. Sono stati individuati diversi punti critici e uno tra essi è proprio l’invio della lettera al compimento del diciottesimo anno di età.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>“Le lettere non sono affatto un dettaglio” </em></strong>afferma Josef Tewelde<em>. </em><em>“Che cosa significa veramente riceverle o non riceverle? Noi abbiamo indagato i motivi tecnico-burocratici della non ricezione e quali questioni legali implichino queste lacune. L’avvenuta ricezione manifesta il fatto che il Comune abbia inquadrato la tua persona, che tu abbia potuto riceverla presso una residenza e che il tuo stato risponda ai criteri per produrre la domanda. Se essa non arriva, è evidente che l’interessato parta già in svantaggio.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">I casi di peggior discriminazione in tal senso, sono quelli che toccano coloro che vivono nelle comunità rom e sinte, ai quali raramente vengono consegnate le lettere all’interno degli insediamenti presenti sul territorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Con questo lavoro abbiamo compreso che il Comune avrebbe la possibilità di inviarne di più. Il problema è come stimolarlo a farlo. E qui nasce il dossier, quale interazione tra diverse realtà. Ogni capitolo infatti è redatto da associazioni diverse che trattatano ciascun tema con un taglio specifico. Dalla questione rom, alla relazione tra cittadinanza e genere, all’analisi su anagrafe e residenza a Roma. Senza contare la descrizione della normativa di riferimento e il modo con cui affrontare le prassi non conformi.”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em>Il dossier è stringato ma molto chiaro, puntando ad identificare i nodi tematici che vanno affrontati e superati e a molti dei quali, sostiene Josef Tewelde, il Comune di Roma può ovviare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“La nostra stella polare è stata sciogliere i nodi evidenziati dal dossier in sinergia con il Comune. Per noi, ad esempio, la proposta sullo ‘ius scholae’ non è stata molto convincente perché pone al centro il concetto di merito. Il fatto che una persona nasca e cresca in questo Paese sembra proprio non venga calcolato, quasi fosse un dettaglio. Il concetto di cittadinanza deve essere svincolato dal merito. Senza contare il fatto che la domanda secondo la proposta doveva essere inoltrata da entrambi i genitori con residenza legale. E come sappiamo la questione diventa qui complicatissima. La doppia residenza in famiglie che non siano neppure composte da un padre e da una madre si vedevano escluse, o comunque molto limitate nel diritto… per esempio, come abbiamo proposto, sarebbe bastato il semplice soggiorno legale.” </em></p>
<p><strong>La necessità di migliorare il quadro normativo </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per BLM Roma il disegno di legge proposto non è in una prospettiva di miglioramento del quadro normativo sulla cittadinanza, già critico e difficoltoso. <em>“Ma non abbiamo eretto le barricate sulla questione. Abbiamo portato le nostre critiche costruttive perché timorosi di incorrere in dibattiti stranianti. Il cavillo sulla doppia residenza è addirittura un peggioramento rispetto allo stato attuale…crea un imbuto ancor più stretto…”</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’evoluzione del dossier sarà così sin da ora portare il suo contenuto nella città attraverso uno sforzo per il miglioramento dello “stato dell’arte”, come lo chiama Josef. I lavori proseguono con collaborazioni importanti, come quella con il prof. Vincenzo Carbone, dell’Università di Roma Tre, al fine di costruire un osservatorio che riesca ad estrapolare al meglio le modalità con le quali affrontare quelli che sono i due problemi principali rispetto alla domanda di cittadinanza dei maggiorenni stranieri nati in Italia. <strong>La questione sulla residenza delle persone di seconda generazione e il processo di scolarizzazione</strong> delle stesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Nelle varie analisi, oltre al dossier, per esempio quelle portate avanti da Rete G2, emerge come molte persone di seconda generazione vivano la loro esperienza scolastica nei centri formativi… sono pochissimi coloro che si iscrivono nei licei e ancor meno nelle università. E questo è un dato che va posto in un discorso di più largo respiro sulle reali possibilità delle seconde generazioni di integrarsi, se questo è il termine giusto essendo nati in Italia”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Costruire sinergie è il futuro del progetto di azione dell’associazione. Particolari, sulla questione della cittadinanza, e generali, ovvero sull’antirazzismo. Una lotta contro i criteri di esclusione sociale sempre più vicini agli ‘standard delle destre’.</p>
<p><strong>Il dossier sulla cittadinanza e la ricerca di sinergie con Roma Capitale </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Con il Comune noi oggi riusciamo a comunicare, contrariamente a quanto accadeva con la giunta Raggi, dalla quale non vi è mai stato un reale feedback sul lavoro che è stato svolto. Abbiamo prodotto il dossier proprio con un’inchiesta iniziata all’epoca del suo insediamento. Non ci hanno ostacolati ma non hanno mai collaborato con noi. Al contrario, aneliamo ad una collaborazione per contribuire a creare una città dove vi sia sempre più accesso al diritto di cittadinanza… il nostro pragmatismo ci porta a cercare degli interlocutori all’interno del Comune di Roma, a pensare a come agire per soluzioni reali all’interno di un processo che vede protagonisti l’anagrafe, l’ufficio cittadinanza, e anche il sistema postale stesso. Una delle proposte è provare a moltiplicare questi uffici nell’intera area metropolitana, capire se è possibile distribuirli capillarmente e dentro altri ambienti. Snellire e moltiplicare per diffondere il più possibile le modalità di accesso a questo diritto tra la popolazione&#8230;&#8221;.</em></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>&#8220;L’esito auspicato risiede nel continuo lavoro di ricerca necessario ad evolvere</em>”</strong></span> conclude Josef, e non è certamente finita qui. Espandere la conoscenza dei diritti, costruire un modello relazionale nuovo tra società civile e pubblica amministrazione non sarà semplice.</p>
<p>E probabilmente, alla luce del tracciato storico e dell’attuale decadenza dei valori, si dovrà unire al pragmatismo delle soluzioni concrete, una forte componente intellettuale, <strong>un’educazione sociale nuova e diffusa</strong> per continuare a tendere ad un’idea di cittadinanza più vasta e sempre più vicina alla nostra migliore modernità.</p>
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<p style="text-align: left;"><a href="applewebdata://A8C8A785-84A8-48D0-8678-0D50F19974A1#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Legge 5 febbraio del 1992, n.91 Art. 4, co. 2 <a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1992-02-15&amp;atto.codiceRedazionale=092G0162&amp;atto.articolo.numero=0&amp;atto.articolo.sottoArticolo=1&amp;atto.articolo.sottoArticolo1=10&amp;qId=6dce8274-de96-40dd-8e96-3aa20aee6f16&amp;tabID=0.3563849907608213&amp;title=lbl.dettaglioAtto">https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1992-02-15&amp;atto.codiceRedazionale=092G0162&amp;atto.articolo.numero=0&amp;atto.articolo.sottoArticolo=1&amp;atto.articolo.sottoArticolo1=10&amp;qId=6dce8274-de96-40dd-8e96-3aa20aee6f16&amp;tabID=0.3563849907608213&amp;title=lbl.dettaglioAtto</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="applewebdata://A8C8A785-84A8-48D0-8678-0D50F19974A1#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> art. 1, lett. a) del d.p.r. 12 dicembre 1993 n. 572, <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.del.presidente.della.repubblica:1993-10-12;572!vig">https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.del.presidente.della.repubblica:1993-10-12;572!vig</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="applewebdata://A8C8A785-84A8-48D0-8678-0D50F19974A1#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Cfr. il dossier ‘Cittadinanza a 18 anni’, <a href="https://www.secondegenerazioni.it/wp-content/uploads/2019/10/Dossier_La_cittadinanza_ai_18_anni.pdf">https://www.secondegenerazioni.it/wp-content/uploads/2019/10/Dossier_La_cittadinanza_ai_18_anni.pdf</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="applewebdata://A8C8A785-84A8-48D0-8678-0D50F19974A1#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Il decreto-legge c.d. “del fare” introduce l’art. 33 (D.L. 69/2013, art. 33). Cfr. dossier n. 239 del Senato <a href="https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/0/941909/index.html?part=dossier_dossier1-sezione_sezione11-h1_h14">https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/0/941909/index.html?part=dossier_dossier1-sezione_sezione11-h1_h14</a></p>
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