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	<title>servizio sanitario nazionale - Proposte-UILS</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 22 Feb 2024 19:05:11 +0000</lastBuildDate>
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		<title>(Quando) Un&#8217;ambulanza salva la vita!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 19:05:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[ambulanza]]></category>
		<category><![CDATA[salute e sanità]]></category>
		<category><![CDATA[sanita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono l’emergenza che corre su strada, si annunciano con il suono delle loro sirene spiegate</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Sono l’emergenza che corre su strada, si annunciano con il suono delle loro sirene spiegate e forniscono un primo soccorso molto spesso essenziale</p>
<blockquote>
<p style="font-weight: 400;">Le ambulanze sono vitali per quanto riguarda una cura efficace e tempestiva. Trasportano feriti, raggiungendo chiunque si trovi in pericolo o in difficoltà. Quanto siamo informati su questi mezzi di trasporto emergenziale? In questo articolo presentiamo alcuni dati che faranno riflettere</p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Tutti noi riconosciamo il suono della sirena di un’ambulanza; è uno di quei richiami che abbiamo, inconsciamente, interiorizzato perché è una costante nella nostra esistenza. Nonostante la loro importanza, sono davvero poche le unità emergenziali mobili con a bordo personale medico; eppure, le ambulanze sono il primo soccorso e possono fare la differenza tra la vita e la morte!</p>
<figure id="attachment_2302" aria-describedby="caption-attachment-2302" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-2302" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/sirena-ambulanza-300x225.jpg" alt="Un particolare di una sirena rossa tipica delle ambulanze. È buio." width="300" height="225" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/sirena-ambulanza-300x225.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/sirena-ambulanza-1024x768.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/sirena-ambulanza-768x576.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/sirena-ambulanza-720x540.jpg 720w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/sirena-ambulanza.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-2302" class="wp-caption-text">ThomasBreherfromPixabay</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Per introdurre il mondo delle ambulanze in Italia possiamo aiutarci con un esempio che ha avuto come protagonista un ragazzo romano; ci ha richiesto l’anonimato essendo impegnato, al momento, in una causa civile proprio a seguito dell’incidente.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Siamo a Roma, è notte fonda &#8211; 1:30 circa del 1˚ giugno 2021 &#8211; e Paolo ha appena avuto un incidente. La dinamica è alquanto banale: il ragazzo è scivolato in una curva tra via Mattia Battistini e via di Boccea.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La curva in questione è larga, ben segnalata e con buona visibilità ma, a terra &#8211; sul manto stradale &#8211; c’è qualcosa che non dovrebbe esserci e il ragazzo ci finisce sopra. La carreggiata è ricoperta da breccioline e Paolo perde aderenza e scivola. Quel desiderio di andare a casa, quella sera dopo una lunga giornata di lavoro, sarebbe stato l’inizio di un calvario dal punto di vista medico.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Quella sera Paolo aspetterà l’ambulanza 33 minuti, dei quali circa una decina sdraiato sul fianco sinistro, con lo scooter su una delle sue gambe. Il risultato sarà una tibia fratturata in più punti, molto vicino alla caviglia; un punto delicato e difficile da ingessare, per giunta scomposta che – con molta probabilità – lo stesso Paolo ha involontariamente peggiorato, divincolandosi istintivamente prima di realizzare che qualcosa non andava mentre era in attesa di un mezzo di soccorso che tardava ad arrivare.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Sarà portato in una clinica non molto distante (circa 7-8 minuti con le strade libere e l’ambulanza lanciata a gran velocità). Paolo, nonostante tutto, può definirsi fortunato perché, a parte un intervento chirurgico di 3 ore, una degenza di circa 10 giorni in ospedale e una lunghissima riabilitazione, ha potuto riprendere la sua vita così come l’aveva lasciata.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">“Come mai l’ambulanza ci ha messo ben 33 minuti ad arrivare?”</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Per comprendere meglio la situazione delle ambulanze in Italia prendiamo in esame lo studio FIASO (del 2019); questo una percentuale bassissima di mezzi di soccorso (il dato era da intendersi a livello di intero territorio nazionale) con personale medico a bordo. In particolare, lo studio sosteneva che solo il 15% delle ambulanze avevano personale medico a bordo e, nel restante dei casi, erano presenti solo infermieri o civili volontari. Questo è già di per sé un dato preoccupante perché è facile intuire che, nel caso di Paolo, sarebbe servita un’ambulanza con almeno un medico a bordo per valutare che non ci si trovasse in una situazione di pericolo di vita. Diagnosi che non avrebbero dovuto formulare un paio di infermieri (seppur competenti e ben formati) oppure dei semplici volontari. Quindi appare il primo cortocircuito in un sistema che sembra avere le ruote un bel po’ sgonfie, ma non finisce qui.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><a href="https://www.fiaso.it">Fiaso</a> è l’associazione che rappresenta una gran parte delle aziende sanitarie italiane e, quindi, conosce molto bene la situazione in cui verte questo servizio nel nostro Paese. Continua descrivendo le tre tipologie di ambulanze in Italia: tipo A, tipo B e tipo C. A loro volta divisibili in ambulanze medicalizzate e non medicalizzate dove, a fare la differenza, è proprio la presenza o meno, a bordo, di personale specializzato – come un medico oppure un infermiere &#8211;  risulta presente nell’ambulanza medicalizzata mentre è assente in quella non medicalizzata (utilizzata per spostamenti di degenti stabili). A coordinare l’invio dell’una o dell’altra è la centrale operativa che, ricevendo la telefonata di soccorso, allerta la stazione dell’ambulanza più vicina a colui – ipoteticamente ferito &#8211; che necessita di aiuto, con lo scopo di abbattere il più possibile i tempi. Le ambulanze di tipo A – dette anche Ambulanze di Soccorso – sono preposte all’intervento in caso di incidente o di malattia; chi ha soccorso Paolo quella sera ha fatto sì che proprio questa ambulanza fosse inviata in suo soccorso.</p>
<figure id="attachment_2304" aria-describedby="caption-attachment-2304" style="width: 350px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class=" wp-image-2304" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/ambulanza-incidente-stradale-300x150.jpg" alt="" width="350" height="175" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/ambulanza-incidente-stradale-300x150.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/ambulanza-incidente-stradale-1024x512.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/ambulanza-incidente-stradale-768x384.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/ambulanza-incidente-stradale-1536x768.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/02/ambulanza-incidente-stradale-2048x1024.jpg 2048w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /><figcaption id="caption-attachment-2304" class="wp-caption-text">macrovectoronFreepik</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Questa ambulanza è, però, divisibile in ulteriori tre tipologie: MSB (Mezzo di Soccorso Base), MSI (Mezzo di Soccorso Avanzato di Base) e MSA (Mezzo di Soccorso Avanzato). Queste sigle indicano la presenza – o meno – di personale specializzato a bordo. Come è possibile tutto ciò? Come può un tipo di ambulanza preposta agli incidenti e alle malattie avere anche la clausola di poter inviare personale non specializzato? Le ambulanze di tipo B sono quelle che servono per il trasporto e, infine quelle di tipo C sono le più attrezzate permettendo di trasportare i pazienti più gravi. In realtà è drammaticamente probabile essere soccorsi da ambulanze che hanno personale volontario e soccorritori non sanitari a bordo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Statistiche alla mano, sembrerebbe che solo il 5% delle persone soccorse appartenga al codice rosso – quello più grave – e che, quindi, la percentuale del 15% di personale medico a bordo delle ambulanze sia più che sufficiente per adempiere alle richieste. Questo, purtroppo, sembra rimarcare il problema nel quale si sta inserendo il SSN ad ogni livello (quindi i trasporti di emergenza non farebbero eccezione!) e che vede i numeri e la spesa avere la precedenza. Viene, perciò, da domandarsi se la lunga attesa di Paolo non sia stata determinata anche dalla necessità di attendere un’ambulanza di soccorso provvista di medico a bordo e, magari, non ce ne fossero disponibili in quel momento.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Queste lunghe attese sembrano destinate, purtroppo, a confermarsi piuttosto che ridursi considerando i sempre maggiori tagli al settore che ci saranno con la sanità differenziata: in attesa di passare alla Camera dopo l’ok ricevuto al Senato. Quanto ancora continueranno a tagliare e svuotare il nostro SSN? Speriamo poco ma, nel frattempo, abbiamo il dovere di vigilare.</span></p>
<p>Per approfondimenti proponiamo il link ad un altro articolo sulla sanità pubblica dal titolo <a href="https://www.proposte-uils.it/un-sistema-sanitario-poco-nazionale/">Un Sistema Sanitario poco Nazionale</a>.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/quando-unambulanza-salva-la-vita/">(Quando) Un’ambulanza salva la vita!</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/quando-unambulanza-salva-la-vita/">(Quando) Un&#8217;ambulanza salva la vita!</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Disuguali &#8211; Rosetta Papa e il mondo dei consultori familiari</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/disuguali-della-dott-ssa-rosetta-papa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=disuguali-della-dott-ssa-rosetta-papa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Cassano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jan 2024 15:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[consultori familiari]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
		<category><![CDATA[disuguali]]></category>
		<category><![CDATA[nascite]]></category>
		<category><![CDATA[rosetta papa]]></category>
		<category><![CDATA[sanita]]></category>
		<category><![CDATA[servizio sanitario nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I tagli stanno trasformando il nostro SSN in una coperta piena di buchi A partire</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">I tagli stanno trasformando il nostro SSN in una coperta piena di buchi</p>
<blockquote>
<p align="justify">A partire dalle riflessioni della dott.ssa Papa, racchiuse nel suo ultimo progetto editoriale &#8211; Disuguali &#8211; e dalla sua decennale esperienza pionieristica nella ASL 1 di Napoli, trattiamo il tema dei Consultori Familiari e del loro “sacrificio” in nome dei bilanci regionali e del moralismo</p>
</blockquote>
<p align="justify">Il sito ufficiale dell’<b>Istituto Superiore di Sanità</b> italiano – alla voce Consultori Familiari &#8211; inizia come segue “Nel nostro Paese ci sono troppo pochi consultori familiari rispetto ai bisogni della popolazione (1 consultorio ogni 35.000 abitanti sebbene siano raccomandati nel numero di 1 ogni 20.000)” perciò è lampante che il numero dei consultori attualmente presenti dovrebbe essere quasi il doppio. Come è possibile – dunque – che non si ponga rimedio a questo dato allarmante e che, anzi, si continui a diminuirne la presenza sul territorio?</p>
<p align="justify">Analizziamo questo tema basandoci sul libro <i><b>Dis</b></i><i><b>u</b></i><i><b>guali</b></i> (Guida Editori, Napoli, 2022) della ginecologa Rosetta Papa che presenta questo progetto editoriale senza scopo di lucro (promettendo l’intero ricavato alla Organizzazione Internazionale non Governativa<b> Medici Senza Frontiere</b><b>)</b>.</p>
<p align="justify">La dott.ssa Papa inizia descrivendo il grande entusiasmo che circondava l’ambiente del SSN e dei CF quando era una giovane ginecologa impegnata nel mondo delle prime ASL campane (la stessa ha iniziato la sua carriera, nel 1981, presso la <b>ASL 1</b> di Napoli). Questo slancio iniziale è progressivamente diminuito con il passare del tempo, lasciando spazio alla constatazione che lo Stato impegnava sempre meno fondi per il comparto sanitario e, quindi, per i Consultori Familiari. Ciò che viene ribadito in più occasioni in <i><b>Disuguali</b></i> è, appunto, quanto sia stato importante, per un territorio altamente complesso da un punto di vista socio-sanitario come la Campania, avere a disposizione CF ai quali rivolgersi per dubbi o chiarimenti rispetto a profilassi mediche piuttosto che per poter accedere a controlli di routine in modalità gratuita o con il semplice pagamento del ticket.</p>
<p align="justify"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-2227 alignleft" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/01/Disuguali-copertina-214x300.jpeg" alt="Disuguali - Rosetta Papa" width="214" height="300" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/01/Disuguali-copertina-214x300.jpeg 214w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/01/Disuguali-copertina.jpeg 500w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /></p>
<p align="justify">Rosetta Papa ne analizza l’incidenza sulla vita dei cittadini campani ma non si limita a questo poiché ha fatto parte del comitato <b>Percorso nascita della Regione Campania</b> ma, anche, del comitato tecnico-scientifico dell’<b>Istituto Superiore di Sanità</b> nell’ambito del <b>Progetto per la Riqualificazione e Potenziamento dei Consultori Familiari</b>, comparando i dati provenienti da tutti i CF presenti in Italia.</p>
<p align="justify">Il primo grande cambiamento in senso negativo si deve imputare al cambio di vocale da U ad A (da <b>U</b><b>nità </b><b>S</b><b>anitaria </b><b>L</b><b>ocale</b><b> </b>ad<b> A</b><b>zienda </b><b>S</b><b>anitaria </b><b>L</b><b>ocale</b>)<b> </b>che ha apportato un netto cambiamento concettuale – e di conseguenza economico – nella visione dello Stato verso i Consultori Familiari. La salute dei cittadini &#8211; che l’autrice definisce come un “bene” &#8211; ha iniziato a perdere la sua connotazione originale per diventare un elemento di un paradigma di tipo economico soggetto, quindi, alla legge di bilancio. Conseguenza, questa, del potere dato alle Regioni in materia di sanità che ha condotto ad un’arbitrarietà delle stesse nell’attribuire fondi, predisporre corsi di aggiornamento per i dipendenti/professionisti (stabilendone anche il numero nelle varie strutture presenti sul territorio).</p>
<p align="justify">Cosa si nota? Si sta assistendo ad una riduzione progressiva di queste strutture, già insufficienti in moltissime Regioni italiane, e il primo dato allarmante è riscontrabile nella scelta di predisporre un fondo previsto a livello regionale per i CF (solo 6 Regioni in Italia ne hanno stabilito una presenza fissa nel bilancio) e, come conseguenza, 8 Regioni non garantiscono prestazioni gratuite nei CF.</p>
<p align="justify">Dal <a href="https://www.iss.it/documents/20126/6682486/22-16+pt+1+web.pdf/649d7a13-4202-8500-fe0f-4ac181f823c8?t=1657692836837">rapporto <b>ISTISAN 22/16 Pt.1</b></a>, condotto dall’<b>Istituto Superiore di Sanità </b>e al quale partecipò anche la dott.ssa Papa (periodo di riferimento 2018-19), si evince che su tutto il territorio italiano ci siano &#8211; al 2019 &#8211; solo 1703 Consultori Familiari. Tutto ciò si deve sommare ad una popolazione che si sta pian piano impoverendo e che ha sempre più necessità di poter utilizzare in modo “completo” tutti gli aiuti previsti dai CF, senza pregiudizi e ostacoli di sorta.</p>
<p align="justify">Di cosa si occupano concretamente i Consultori familiari? Anche in questo caso la sua analisi ci viene in aiuto e mostra un paio di dati da considerare: più del 75% dei Consultori Familiari forniscono, oggi, un supporto nel mondo della sessualità a 360˚ &#8211; contraccezione, screening oncologici e menopausa e post-menopausa, percorso IVG (ovvero Interruzione Volontaria di Gravidanza), percorso nascita, malattie trasmissibili… Oltre a questi aiuti, il 90% dei CF sono entrati nel mondo delle scuole svolgendo attività di informazione sull’educazione affettiva e sessuale, aiutando ragazzi e ragazze sottoposti a bullismo e cyberbullismo o alla violenza di genere. La loro attività restano, per questo motivo, fondamentali e, purtroppo, estremamente attuali.</p>
<figure id="attachment_2229" aria-describedby="caption-attachment-2229" style="width: 225px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="wp-image-2229 size-medium" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/01/Disuguali-donna-incinta-225x300.jpg" alt="donna incinta vista di profilo su sfondo nero" width="225" height="300" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/01/Disuguali-donna-incinta-225x300.jpg 225w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/01/Disuguali-donna-incinta-768x1024.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/01/Disuguali-donna-incinta-1152x1536.jpg 1152w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/01/Disuguali-donna-incinta-1536x2048.jpg 1536w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/01/Disuguali-donna-incinta-450x600.jpg 450w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2024/01/Disuguali-donna-incinta-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><figcaption id="caption-attachment-2229" class="wp-caption-text">JanCantysuUnsplash</figcaption></figure>
<p align="justify">Nonostante ciò, in molte Regioni sono aumentati i pregiudizi politici legati ai CF che si sono visti classificare solo come “centri legalizzati per l’aborto” e, quindi, da boicottare o ostacolare. Persino il <b>Consiglio d’Europa</b> ha sanzionato l’Italia – sia nel 2013 che nel 2015 &#8211; per le violazioni rilevate in questi frangenti; sempre la Papa parla di un ulteriore affaticamento nell’adempimento di tutte le funzioni dei CF ad opera degli obiettori di coscienza (spesso preferiti ai corrispettivi abortisti), al numero di personale medico specializzato insufficiente un po’ ovunque e alle disparità di accesso all’interruzione di gravidanza.</p>
<p align="justify">Si commetterebbe un grande errore nel considerare il CF solo legato alla procreazione perché &#8211; seppure nato principalmente per le donne italiane come supporto nel mondo della natalità &#8211; si è evoluto diventando sempre più “familiare” e raggiungendo le generazioni più giovani, oltre ad avere permesso ad un gran numero di immigrate di trovare un “luogo sicuro” ( soprattutto preventivo) al di fuori del circuito delle Strutture Ospedaliere &#8211; verso le quali risultano più reticenti – probabilmente temendo ripercussioni legali.</p>
<p align="justify">Dall’apertura dei primi di essi (dopo l’approvazione della legge 405 del 1975) fino ai nostri giorni un grandissimo numero di cittadine e cittadini hanno chiesto aiuto ad un Consultorio Familiare; un’azione concreta verso persone che, altrimenti, non avrebbero avuto supporto e che si sarebbero, certamente, sentite più sole ed <i>outsider</i> rispetto alla collettività.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/disuguali-della-dott-ssa-rosetta-papa/">Disuguali – Rosetta Papa e il mondo dei consultori familiari</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/disuguali-della-dott-ssa-rosetta-papa/">Disuguali &#8211; Rosetta Papa e il mondo dei consultori familiari</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Diastasi addominale, cosa vuol dire avere una patologia grave ma “non urgente”</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/diastasi-addominale-cosa-vuol-dire-avere-una-patologia-grave-ma-non-urgente/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=diastasi-addominale-cosa-vuol-dire-avere-una-patologia-grave-ma-non-urgente</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Proposte UILS]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 08:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inchiesta Sanità Pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[addominale]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La trafila per risolvere un problema di salute cronico legato alla gravidanza si conclude in</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong><em><span style="font-size: 14pt;">La trafila per risolvere un problema di salute cronico legato alla gravidanza si conclude in una clinica privata di Torino facendo uso di un’assicurazione</span></em></strong></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Chiara è una donna di 34 anni, madre di due figli e residente in provincia di Perugia.<br />
A causa della doppia maternità oggi soffre per una particolare patologia &#8211; la diastasi addominale -, con una serie di disturbi legati alla sua malattia.<br />
La sua vita di prima era quella tipica di una giovane donna: frequentava una palestra e faceva tanti sport.  Ha deciso di sottoporsi ad un’operazione chirurgica risolutiva ma le cose non sono così semplici. Anzitutto la lista d’attesa per un intervento in laparoscopia è molto lunga perché per il Sistema Sanitario Nazionale esso ha uno scopo prevalentemente estetico. La donna ha deciso allora di affidarsi a una clinica privata torinese utilizzando un’assicurazione stipulata col proprio datore di lavoro per effettuare un intervento equivalente.  Il prezzo complessivo dell’intervento è di 8.500 euro, ma non c’è certezza sul rimborso da parte dell’assicurazione.<br />
La intervisto poco prima della partenza per Torino.</p>
<p><strong>M.G.</strong>: <strong>Ciao Chiara anzitutto cos’è la diastasi addominale?<br />
</strong>C.G.: <em><span style="font-size: 14pt;">La diastasi è la separazione delle fasce addominali che può far seguito a una gravidanza. Dal momento che la pancia cresce, le fasce si separano. Di norma si rimettono in posizione una volta terminata la gravidanza, ma vi è una percentuale di donne in cui questo riassestamento non avviene e quindi rimane questa separazione a volte anche con fuoriuscita di ernie. Io ho una separazione di ben sei centimetri!</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Questo può poi portare diverse problematiche che vanno dal gonfiore addominale dopo i pasti, incontinenza, dolori alla schiena per cattivo utilizzo dei muscoli addominali, e anche altri problemi connessi al pavimento pelvico. Infatti, quello che viene a diminuire è la capacità della parte addominale a fare forza e trattenere le viscere interne.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Oltre a tutto questo, nel mio caso c’è anche un problema estetico non secondario, dal momento che sono sempre stata una persona molto attenta alla mia forma fisica.</span><br />
</em><br />
<strong>M.G.: Qual è la differenza tra laparoscopia ed altre tecniche?<br />
</strong>C.G.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Devo premettere che la scelta di fare questo intervento non è stata fatta a cuor leggero e  ho dovuto soppesare i pro e i contro delle tecniche esistenti. Ve ne sono tre,  molto diverse tra loro, che vanno dalla più alla meno invasiva.<br />
Lo standard che viene utilizzato negli Ospedali è l’addominoplastica, che consiste in un taglio a “cielo aperto” del basso ventre per andare a richiudere le fasce addominali. Si tratta di un’operazione importante che prevede un lungo decorso post-operatorio.<br />
L’intervento viene effettuato anche in laparoscopia, il che permette di evitare la maggior parte dei problemi grazie all’esecuzione di piccole incisioni. In tal modo si riducono sensibilmente i rischi e il recupero post-operatorio ma i tempi di attesa in Ospedale sono molto lunghi, nell’ordine di anni.<br />
Infine, ho scoperto e contattato un medico che per questo tipo di intervento utilizza una tecnica innovativa con un robot di ultima generazione chiamato “Da Vinci”. Utilizzando questo strumento l’intervento è poco invasivo, sicuro, senza drenaggi né altro. Oggi un robot di questo tipo si trova all’Ospedale Santi Paolo e Carlo di Milano, ma a causa degli elevati costi di gestione viene utilizzato solo per alcune gravi patologie e comunque prevede una lunga lista d’attesa. Un altro macchinario “Da Vinci” è posseduto da un medico privato specializzato in diastasi addominale il quale mi ha chiesto 42.000 euro per operarmi, una somma per me irraggiungibile. </em></span><br />
<strong><br />
M.G.: Come hai deciso di procedere?<br />
</strong>C.G<em>.: <span style="font-size: 14pt;">Sempre su internet ho trovato un altro medico, stavolta torinese, che usava una tecnica chiamata riparazione endoscopica pre-aponeurotica (R.E.P.A). </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Chi non presenta particolari condizioni ostative può procedere con questa tecnica che  come la laparoscopia prevede l’esecuzione di tre fori e il lavoro viene eseguito sulla parte superiore dell’addome tra la pelle e il muscolo. I vantaggi di questa tecnica sono una maggior sicurezza di buona riuscita dell’intervento senza complicazioni con un recupero post-operatorio più rapido della laparoscopia. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Il problema è che questo intervento viene eseguito solo privatamente dal medico in una struttura privata al costo di 8.500 euro.</span></em></p>
<p><strong>M.G.: E qui entra in gioco l’assicurazione privata.</strong><br />
C.G.: <span style="font-size: 14pt;"><em>Così dovrebbe essere…Pago annualmente una somma al mio datore di lavoro per un’assicurazione medica privata.  Così ho pensato di utilizzarla, tuttavia, ci sono altri problemi, il primo è che il contratto assicurativo scade a dicembre di quest’anno e non è chiaro come verranno gestite le pratiche pendenti; il secondo è che la compagnia assicuratrice dovrà svolgere un’istruttoria approfondita sul mio caso e accertare che l’intervento ha una finalità risolutiva delle patologie sopra elencate e non prevalentemente estetica. Di fatto rischio di pagare tutto.</em></span></p>
<p><strong>M.G.: In conclusione, cosa pensi del fatto che sia così complicato intervenire su una diastasi addominale in laparoscopia per una donna dopo la gravidanza?<br />
</strong>C.G.: <em><span style="font-size: 14pt;">Mi sento molto delusa in qualità di donna madre e lavoratrice.  La mia scelta di risolvere un problema che si trascina ormai da anni ed è diventato debilitante ha avuto come prima conseguenza una grande perdita di tempo in termini di esami e visite, spesso a pagamento.  In secondo luogo dovrò spendere una somma importante per l’intervento con il rischio di non rientrare nei parametri dell’assicurazione per essere rimborsata. Spero solo di essere fortunata e di ricevere il rimborso. </span> <strong><br />
</strong></em><strong><br />
</strong>Mattia Genovesi</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/diastasi-addominale-cosa-vuol-dire-avere-una-patologia-grave-ma-non-urgente/">Diastasi addominale, cosa vuol dire avere una patologia grave ma “non urgente”</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/diastasi-addominale-cosa-vuol-dire-avere-una-patologia-grave-ma-non-urgente/">Diastasi addominale, cosa vuol dire avere una patologia grave ma “non urgente”</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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