À nôtre santé – La Francia e il diverso modo di gestire la sanità pubblica

À nôtre santé – La Francia e il diverso modo di gestire la sanità pubblica

Al di là delle Alpi la sanità si esprime attraverso altri paradigmi.

I nostri cugini francesi quale sistema sanitario nazionale si meritano? È più equo rispetto al nostro? Noi di UILS abbiamo analizzato la sanità pubblica francese partendo dalla figura del medico di base; scopriremo se solo in Italia vige la regola dei tagli a qualsiasi costo o se è una prerogativa tutta italiana!

Siamo ai piedi della Tour Eiffel, è sera, e la città di Parigi si illumina, trasformandosi in quella meravigliosa immagine da copertina che ben conosciamo. Città simbolo di una nazione-guida sia a livello europeo che tra le fila dei Paesi della NATO; una nazione che ha in sé una forte matrice laica (pensiamo alla recente introduzione della legge sull’aborto introdotta in costituzione piuttosto che alla posizione altrettanto aperta verso “il fine vita” che potrebbe subire la stessa sorte). Diverse posizioni che mostrano sempre più come la Francia e l’Italia espramono due diversi modi di fare politica ma c’è un valore che dovrebbe essere identico ed è il diritto alle cure, alla salute e ad una vita il più possibile lunga e prospera per il cittadino. Proprio questo parametro è alla base di questa indagine che vuole mostrare le differenze tra i nostri sistemi sanitari.

Immagine Tour Eiffel
vecstock su Freepik

Analizzando i dati a disposizioni forniti, per esempio, da CLEISS (Centre des Liaisons Européennes et Internationales de Sécurites Sociales ovvero Centro dei rapporti Europei ed Internazionali di Sicurezza Sociale); appare evidente che i nostri cugini sembrano avere molte più tutele rispetto a chi risiede da questa parte delle Alpi. Prima di tutto occorre dire che la Francia è tra i Paesi dove si riscontra la spesa più alta per quanto riguarda il sistema sanitario nazionale e già questo mostra una predisposizione nazionale a far fronte a delle spese sostenute rispetto alla nostra attuale “visione governativa” che sembra sempre più orientata verso continui tagli.

Si parla di PUMa (Protection Universelle Maladie) ogni qual volta che un cittadino abbia un regolare lavoro o che lo stesso abbia residenza stabile e in regola in Francia (compresa la Guadalupa, la Guyana, la Riunione, San Bartolomeo e San Martino) da almeno tre mesi. Quest’ultimo dato pone già una certa differenza tra il nostro Stato e quello francese poiché è un primo sostanziale punto da considerare: in Francia sembrerebbero meno propensi a curare cittadini extracomunitari (persone che non hanno permesso di soggiorno e che spesso sono senza lavoro) rispetto a noi che seppur con molte reticenze, non lasciamo nessuno senza cure.

La Francia, a questo punto, fa un ulteriore differenziazione e dice che a chiunque soddisfi entrambi i parametri (sia quello lavorativo che economico) spetta un contributo addizionale di malattia pari al 6,5%” che si andrebbe a sommare alla malattia prevista.

Quanto è seguito ed aiutato il cittadino che necessita di cure? Questa domanda ha una risposta che mostra un altro elemento di differenziazione tra Francia ed Italia e nella quale assume un ruolo decisivo la figura del medico di base. Infatti, a partire dai 16 anni, tutti i cittadini con la erre uvulare devono essere registrati presso un medico e quest’ultimo non sarà solo la figura di riferimento per quanto riguarda le prestazioni sanitarie e le cure ma assume la funzione di “garante”, o tramite, tra il cittadino/paziente e lo Stato stesso. Tramite le prescrizioni e le cure somministrate dal medico, il cittadino/paziente può avere un’esenzione considerevole coperta dallo Stato. Va detto che il cittadino può servirsi di un altro parere medico, e di richiedere altre visite, scegliendo di non basarsi sulla prescrizione del proprio medico curante ma, a questo punto, pagherà una percentuale maggiore sulla visita effettuata, l’acquisto di un farmaco o la degenza ospedaliera che ne potrebbe conseguire.

Come avviene tutto ciò? In Francia il medico curante ha una funzione di controllo molto più marcata rispetto all’Italia poiché, in qualità di detentore della storia clinica del paziente che ha in cura, lo indirizza verso altri specialisti in un discorso di cure coordinate.

Un paziente può però scegliere – anche senza consultarsi con il proprio medico curante – alcune cure specialistiche esentate se avrà necessità di sottoporsi a prestazioni presso ginecologi, oculisti e psichiatri o in caso di emergenza sanitaria o assenza del medico curante stesso.

Immagine stilizzata sfondo celeste e simboli attrezzi medici neri piccoli
Artemida-psy per Pixabay

Il cittadino francese, quindi, è portato a rivolgersi al proprio medico proprio perché questi gli permetterà di ottenere una sostanziale esenzione coperta per una quota dallo Stato francese; la procedura si realizza praticamente grazie al ticket moderatore (le ticket modérateur) che prevede un rimborso fisso del 70% coperto dal sistema sanitario nazionale francese a fronte – quindi – del 30% pagato dal cittadino. Altra differenza è la presenza di un tariffario prestabilito a livello nazionale al quale si attengono, di norma, tutti gli specialisti.

Questo ticket si azzera ed è completamente gratuito se subentrano delle situazioni particolari quali gravidanze oltre il sesto mese e/o malattie croniche: un aiuto per coloro che si trovano in una situazione invalidante e che, potrebbe, richiedere cure a vita. L’iter, perciò, risulta semplice e appare decisamente inclusivo permettendo una maggiore possibilità di cure (non soltanto strettamente emergenziali) a disposizione dei cittadini francesi.

Va però detto che l’intero rimborso andrebbe prima saldato dal cittadino/paziente per poi essere rimborsato a meno che non subentrino problemi di grave indigenza (avere un reddito complessivo annuale inferiore ai 10.998 euro, per esempio) che permetterebbe un’esenzione totale senza alcuna spesa iniziale.

Che cosa indica l’utilizzo di questo ticket moderatore? Grazie a questo sistema di registrazione la pratica viene inserita nel database sanitario nazionale azzerando, di fatto, qualsiasi forma di evasione fiscale ai danni del sistema; poiché senza il ticket non ci potrebbe essere nemmeno la quota di rimborso pattuito. In questo modo la Francia ha gestito al meglio uno dei problemi che, invece, qui in Italia sembra non riuscire a trovare una soluzione: l’evasione fiscale nel settore sanitario.

A tutto ciò va aggiunto che un cittadino non si troverà mai, a meno che non decida di voler avere un ulteriore consulto o di scegliere uno specialista in particolare, a dover sostenere una spesa sanitaria eccessiva e, perciò, è aiutato e invogliato a procedere a cure ed a visite a scopo preventivo.

In attesa che anche in Italia si arrivi ad un sistema altrettanto semplice ed immediato di sanità pubblica sempre più inclusivo, non ci resta che dire a nôtre – anzi – vôtre santé!

Per approfondimento, si propone la lettura dell’articolo Un sistema sanitario poco nazionale.

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Ludovica Cassano