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	<title>Pari opportunità - Proposte-UILS</title>
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		<title>La guerra in Ucraina è l&#8217;espressione più alta del patriarcato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2022 10:52:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra in Ucraina continua e continuano i crimini di guerra come le violenze sulle</p>
<p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-guerra-in-ucraina-e-lespressione-piu-alta-del-patriarcato/">La guerra in Ucraina è l’espressione più alta del patriarcato</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La guerra in Ucraina continua e continuano i crimini di guerra come le violenze sulle donne. Al pari delle strategie militari, gli stupri che vengono eseguiti diventano vere e proprie armi di guerre. Per capire meglio le cause e le conseguenze di questa orribile pratica bellica, abbiamo intervistato Luisanna Porcu, operatrice dell’associazione D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), che insieme con UNHCR opera nei blue dot situati nelle zone di frontiera di Fernetti (TS) e Tarvisio (UD), per dare aiuto e supporto alle donne che arrivano dall’Ucraina.</p>
<h2>Intervista a Luisanna Porcu</h2>
<p><strong>Dottoressa Luisanna Porcu, quali sono le attività che svolgete nei blue dot e che tipo di assistenza offrite?</strong><br />
«<em>Le donne che fuggono dalla guerra in Ucraina vivono un trauma, scappano e lasciano tutto ciò che hanno: la casa, il lavoro e gli affetti. Non sanno se torneranno e cosa troveranno. Questa condizione le pone in una doppia vulnerabilità: da un lato c’è il trauma subito a causa del conflitto, dall’altro, quando arrivano in Italia, non sanno che tipo di situazione andranno ad incontrare durante la loro permanenza. </em></p>
<p><em>Possono, per esempio, essere intercettate dalla criminalità che gestisce la tratta delle donne, oppure sfruttate nel mondo del lavoro. Ad esempio, molte famiglie danno la disponibilità per accogliere le donne ucraine ma le fanno lavorare gratis e per di più hanno diritto al bonus dei 300 euro. Ancora, sono tantissime le ragazze che dicono di essere state contattate da registi italiani che le scrittureranno nel mondo dello spettacolo; il problema è “chi sono questi registi? Esistono realmente?”.</em></p>
<h3>Le attività di D.i.Re nei blue dot</h3>
<p><em>Vista questa preoccupazione, dopo l’analisi che D.i.Re ha fatto, ha scelto di partecipare in partner con UNHCR per sostenere e dare alle donne ucraine delle informative importantissime all’ingresso in Italia. Al confine si trovano i blue dot che sono dei box in cui noi diamo la nostra informativa. Ci sono anche altre associazioni, come ad esempio quelle che si dedicano ai bambini o offrono aiuto di tipo legale. </em></p>
<p><em>L&#8217;<a href="https://www.direcontrolaviolenza.it/emergenza-ucraina-giornata-mondiale-rifugiato-continua-lazione-di-unhcr-unicef-in-partnership-con-arci-d-i-re-save-the-children-e-stella-polare-in-risposta-alle-persone-in-fuga/">associazione D.i.Re</a> si occupa di tutta l’informativa e del supporto alle donne in transito che sono già vittime di violenza maschile o coloro che potrebbero trovarsi in situazioni di vulnerabilità tali per le quali è necessario che siano informate. Le avvisiamo del fatto che su tutto il territorio nazionale esistono dei centri antiviolenza gratuiti e anonimi. Questo le donne straniere non lo sanno, non possono sapere come lavorano i CAV in Italia, quindi, non basta dire che esistono i centri antiviolenza, bisogna dire come lavorano. Si può, infatti, accedere senza documenti, senza permesso di soggiorno, esistono le case rifugio che possono essere usate dalle donne come trampolino di lancio verso una vita libera. </em></p>
<p><em>Tutta questa informativa viene fornita nel momento in cui arrivano in Italia ed è un passaggio piuttosto veloce. In quel momento vengono fornite tantissime informazioni, molti volantini vengono persi, scivolano dalle mani, la cosa che ci ha colpito è che non c’è stata nessuna brochure della rete D.i.Re che sia stata trovata nel piazzale. Questo significa che le donne accolgono più che volentieri e tengono strette queste informazioni perché sanno perfettamente quali possono essere i rischi che correranno o che potrebbero incontrare. </em></p>
<p><em>Quando incontriamo le donne ucraine nei blue dot, siamo affiancate dalle mediatrici. Tutti i CAV della rete dire hanno l’opportunità di utilizzare una mediatrice esperta in violenza contro le donne. Le mediatrici hanno una formazione specifica, hanno seguito dei corsi. D.i.Re ha formato tutta una serie di mediatrici che sono diverse dalle interpreti. Interpretare la lingua è un discorso, fare l’operatrice antiviolenza è un altro</em>».</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1627" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/ukraine-gbaae9381a_1280-300x300.png" alt="guerra in Ucraina" width="300" height="300" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/ukraine-gbaae9381a_1280-300x300.png 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/ukraine-gbaae9381a_1280-1024x1024.png 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/ukraine-gbaae9381a_1280-150x150.png 150w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/ukraine-gbaae9381a_1280-768x768.png 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/ukraine-gbaae9381a_1280.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h3>Il punto di vista di D.i.Re sulla guerra in Ucraina</h3>
<p><strong>Come commenta la violenza sulle donne utilizzata come vera e propria arma di guerra?</strong><br />
«<em>La guerra uccide gli uomini ma soprattutto uccide i sogni. Incontriamo donne che non hanno più i sogni. Essere in quei contesti è prezioso per tutte le donne. Ci rendiamo conto dell’importanza di esserci, di starci, di dare la nostra informativa e di dare supporto. </em></p>
<p><em>Per quanto riguarda lo stupro come arma da guerra, i corpi delle donne sono sempre state oggetto di possesso da parte del genere maschile. La guerra è l’espressione più alta del patriarcato e i corpi delle donne sono territorio di conquista. Nel <a href="https://www.proposte-uils.it/non-solo-bombe-in-ucraina-anche-gli-stupri-sono-unarma-di-guerra/">conflitto in Ucraina</a> le donne diventano oggetto e non sono più soggetti. </em></p>
<p><em>La violenza sessuale è la massima espressione del patriarcato che distrugge le vite delle donne e a commetterle sono gli uomini. </em><em>Nel 2022 è impensabile che gli Stati continuino ad alimentare un concetto patriarcale come la guerra inviando armi e non trovando soluzioni di pace. e D.i.Re è molto preoccupata per questo. </em></p>
<p><em>D.i.Re è contro la guerra in tutte le sue forme in tutte le parti del mondo. Per questo ha scelto di stare nei blue dot con la speranza di costruire un’accoglienza migliore e auspicando la fine immediata di ogni tipo di conflitto. Bisogna trovare la pace, trovare le giuste modalità per fare un buon trattato di pace. Nella guerra in Ucraina l’invio di armi non può portare alla pace, anzi, significa alimentare </em><em>il conflitto, D.i.Re è totalmente neutrale</em>».</p>
<p>Ed è proprio la pace l’unica soluzione a un conflitto che, purtroppo, sta durando troppo e che, tristemente, sta facendo troppe vittime. Una pace che metta la parola fine al conflitto e faccia tornare le donne a sognare.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-guerra-in-ucraina-e-lespressione-piu-alta-del-patriarcato/">La guerra in Ucraina è l’espressione più alta del patriarcato</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/la-guerra-in-ucraina-e-lespressione-piu-alta-del-patriarcato/">La guerra in Ucraina è l&#8217;espressione più alta del patriarcato</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Non solo bombe, in Ucraina anche gli stupri sono un&#8217;arma di guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 May 2022 10:36:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella guerra tra Ucraina e Russia i combattenti e le vittime non sono solo i</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella guerra tra Ucraina e Russia i combattenti e le vittime non sono solo i soldati ma anche, e tristemente, i civili. A Bucha il conflitto ha mostrato il suo lato più straziante, quello dei crimini di guerra in Ucraina.</p>
<h2>Kuleba denuncia i primi crimini di guerra in Ucraina</h2>
<p>L’articolo 8 dello Statuto di Roma del 1998 che ha istituito la Corte penale internazionale, con sede all’Aia, definisce come crimini di guerra le violazioni del diritto internazionale commesse contro civili e combattenti durante i conflitti armati. Lo statuto li definisce come “gravi violazioni” delle Convenzioni di Ginevra del 1949, e comprendono più di 50 scenari, tra cui uccisioni, torture, attacchi a missioni umanitarie e anche gli stupri. Sono molti, infatti, i casi di violenza sessuale, le cui vittime sono le donne ucraine.</p>
<p>Il primo a denunciare i crimini di guerra in Ucraina fu il ministro egli Esteri Dmytro Kuleba una decina di giorni dopo l’inizio dell’invasione. Il ministro in un intervento al centro studi Chatham aveva parlato di «numerosi casi» di stupri compiuti dai russi in varie città ucraine, senza dare ulteriori dettagli e senza che fosse possibile verificare le sue affermazioni in modo indipendente.</p>
<p>Ora, invece, dopo più di un mese di <a href="https://www.proposte-uils.it/russia-ucraina-pertini-sulla-guerra/">guerra in Ucraina</a>, non c’è ombra di dubbio sui fatti denunciati da Kuleba. Torturate, stuprate per ore, giorni, infine uccise, l’odio dei soldati russi verso la popolazione ucraina è nelle testimonianze di donne a cui è stato riservato un trattamento disumano. Barbarie compiute in diverse città, caratterizzate dall’uso della violenza sessuale come vera e propria arma di guerra.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1629" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/ukraine-g34f53756d_1280-300x209.png" alt="crimini di guerra in Ucraina" width="300" height="209" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/ukraine-g34f53756d_1280-300x209.png 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/ukraine-g34f53756d_1280-1024x714.png 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/ukraine-g34f53756d_1280-768x536.png 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/ukraine-g34f53756d_1280.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>Gli episodi di violenza sessuale sulle donne ucraine</h2>
<p>Il New York Times parla di “mese del terrore di Bucha” e descrive l’episodio di una donna tenuta come schiava sessuale, costretta a rimanere nuda o coperta da una squallida pelliccia, chiusa a chiave nello scantinato prima di essere uccisa. Altre testimonianze arrivano da Brovary, località a nord est di Kiev. Secondo quanto ricostruito dalla procuratrice generale ucraina Iryna Venediktova, due soldati russi dopo aver ucciso il marito disarmato, avrebbero stuprato una donna, mentre il figlio di quattro anni era in casa.</p>
<p>L’organizzazione Human Rights Watch riferisce ciò che è accaduto a Malaya Rohan, città vicino a Kharkiv. Il 13 marzo un soldato russo aveva fatto irruzione in una scuola in cui si stavano rifugiando una quarantina di persone, tra cui una donna di 31 anni insieme alla figlia di 5 e ad alcuni familiari. La donna ha raccontato che il soldato le ha puntato una pistola addosso e le aveva ordinato di praticargli del sesso orale. Il militare aveva anche sparato al soffitto due volte per intimidirla, poi l’ha penetrata due volte di seguito. Le aveva anche tagliato i capelli e l’aveva ferita con un coltello. Human Rights Watch ha ottenuto alcune fotografie, datate 19 e 20 marzo, che mostrano le ferite e i segni delle violenze.</p>
<p>Lyudmyla Denisova, commissario per i diritti umani del Verkhovna Rada of Ukraine, afferma che ragazze tra i 14 e i 24 anni sono state violentate durante l’occupazione russa nei seminterrati delle case, molte donne sono rimaste incinte. La Denisova definisce i numeri e la realtà dei fatti come orribili atti di violenza sessuale.</p>
<p>Le associazioni non governative cercano di prevenire questi episodi, insegnando alle donne tecniche per difendersi. Le organizzazioni, inoltre, offrono aiuto, distribuiscono e danno informazioni su come le donne possono procurarsi contraccettivi d’emergenza. Le associazioni forniscono anche aiuti medici, legali e psicologici alle donne vittime di stupro, oltre ad organizzare rifugi sicuri. La ferocia con cui avvengono le violenze sessuali dimostrano come i russi vogliano lasciare un segno evidente del loro passaggio. Lo stupro diventa un mezzo bellico al pari dell’artiglieria e dei mezzi corazzati.</p>
<p>Secondo Kateryna Busol, ricercatrice del centro studi inglese Chatham House ed esperta di diritto internazionale, le violenze sessuali rientrano in una «strategia politica», il cui obiettivo è «<em>degradare e umiliare non solo la donna e i suoi familiari, ma in qualche modo tutto il popolo ucraino</em>».</p>
<h2>Nadia Murad sulle violenze sessuali come arma di guerra di Ucraina</h2>
<p>Sulla questione della violenza sessuale come arma nei conflitti è intervenuta Nadia Murad, 29 anni, yazida irachena, premio Nobel per la Pace, insieme al ginecologo congolese Denis Mukwege, per il suo impegno contro la violenza sessuale come arma in guerra e nei conflitti.</p>
<p>In un’intervista sul quotidiano La Repubblica del 19 aprile scorso ha analizzato le dinamiche che ci sono dietro i crimini di guerra in Ucraina. La Murad ha spiegato: «<em>È orrendo, ma purtroppo nulla di nuovo. Nei conflitti di tutto il mondo, donne e ragazze sono vittime di violenza sessuale, come lo siamo state noi yazide. Come l’Isis, i soldati russi sanno che le donne sono una componente cruciale del tessuto di ogni comunità. Ecco perché lo stupro è un’arma di guerra e di genocidio: per distruggere le comunità dall’interno. Così, le donne subiscono i peggiori orrori e violazioni dei diritti umani</em>».</p>
<p>Nadia Murad ha parlato di giustizia per le donne vittime di violenza, illustrando quali possono essere le soluzioni affinché non si ripetano atrocità simili. Ha, infatti, dichiarato: «<em>Bisogna sradicare le radici alla base della violenza sessuale e di genere nelle nostre scuole, in casa, al lavoro. Bisogna smantellare la mascolinità tossica e la femminilità tossica. Dobbiamo insegnare ai ragazzi che le ragazze hanno i loro stessi diritti, tra cui quelli di imporsi e di essere ascoltate. Perché la violenza sessuale è radicata nella disuguaglianza di genere</em>».</p>
<p>Ha poi aggiunto: «<em>Viviamo in un mondo patriarcale in cui gran parte delle leggi -nazionali e internazionali- sono state scritte da uomini. Di conseguenza, riflettono i pregiudizi maschilisti nei confronti delle donne. Per questo motivo, la violenza sessuale è stata riconosciuta solo di recente come crimine di guerra, mentre fino a poco tempo fa spesso non costituiva neanche un crimine ordinario, ma solo vergogna e umiliazione per le donne. Non possiamo più perdere tempo: la violenza sessuale deve essere perseguita come un crimine contro l’umanità. Fino ad allora, gli stupri continueranno a essere impuniti</em>».</p>
<p>Infine, ha parlato della sua associazione umanitaria “<a href="https://www.nadiasinitiative.org/">Nadia’s Initiative</a>”, nata per dare sostegno alle vittime, e del codice Murad. Al riguardo ha detto: «<em>È stato ideato dall’Institute for International Criminal Investigations, dalla Nadia’s Initiative e dal governo britannico, perché le sopravvissute a questi crimini spesso provano altro dolore durante le indagini e i processi contro i loro aguzzini. È accaduto anche a me: spesso gli inquirenti ignorano quanto sia difficile ricordare e rivivere quelle violenze per noi donne. Dunque, il “Murad Code” ha l’intento di proteggere le vittime e la loro fragilità</em>».</p>
<p>La guerra è l’emblema del fallimento della società. Ogni arma impiegata deve smuovere le nostre coscienze e deve allarmarci ancor di più il fatto che civili, in questo caso le donne, sono usate prima come armi e poi diventano vittime. La guerra ci rivela il vero significato del temine violenza, una parola che dobbiamo eliminare dal nostro vocabolario.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/non-solo-bombe-in-ucraina-anche-gli-stupri-sono-unarma-di-guerra/">Non solo bombe, in Ucraina anche gli stupri sono un’arma di guerra</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/non-solo-bombe-in-ucraina-anche-gli-stupri-sono-unarma-di-guerra/">Non solo bombe, in Ucraina anche gli stupri sono un&#8217;arma di guerra</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Ancora cent&#8217;anni di disparità di genere per il world economic forum</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/ancora-centanni-di-disparita-di-genere-per-il-world-economic-forum/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ancora-centanni-di-disparita-di-genere-per-il-world-economic-forum</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2022 10:50:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Word Economic Forum ha calcolato i livelli del divario di genere. I risultati non</p>
<p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/ancora-centanni-di-disparita-di-genere-per-il-world-economic-forum/">Ancora cent’anni di disparità di genere per il world economic forum</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Word Economic Forum ha calcolato i livelli del divario di genere. I risultati non sono per nulla entusiasmanti: sarà necessario più di un secolo per colmare il divario uomo- donna, più di duecento anni per raggiungere la parità in ambito lavorativo, infine, l’Italia migliora la sua posizione in classifica ma si attesta a metà classifica. I dati sono quelli del Global Gender Gap Report 2021 redatto dal World Economic Forum.</p>
<h2>I dati del Word Economic Forum</h2>
<p>Nel documento, infatti, il numero più sorprendente è 267,6, ovvero gli anni necessari per chiudere il gap uomo-donna nel mondo del lavoro. Una stima più bassa a livello di tempo, ma che è salita dall’ultimo report, è il periodo che serve per arrivare al grado di parità considerando 4 ambiti di analisi del report (politica, economia, educazione e salute). In questo caso sono opportuni 135,6 anni per raggiungere la parità, rispetto ai 99,5 anni ipotizzati solo dal rapporto precedente.</p>
<p>Nel Global Gender Gap Report 2021 è stilata anche una classifica dei paesi più virtuosi. L’Islanda si posiziona prima, seguita da Finlandia, Norvegia, Nuova Zelanda e Svezia. Tutti questi paesi hanno come primo ministro una donna; fa eccezione la Norvegia dove Jonas Gahr Store è primo ministro dal 14 ottobre 202, prima di lui, però, in carica c’era Erna Solberg. Per trovare l’Italia dobbiamo scendere al 63° posto, in una classifica di 156 nazioni. Il nostro Paese, inoltre, ha guadagnato 13 posizioni rispetto allo scorso report.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1615" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/Islanda-Finlandia-Norvegia-Nuova-Zelanda-Svezia-Namibia-Rwanda-Lituania-Irlanda-Svizzera-Italia-300x225.png" alt="world economic forum" width="300" height="225" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/Islanda-Finlandia-Norvegia-Nuova-Zelanda-Svezia-Namibia-Rwanda-Lituania-Irlanda-Svizzera-Italia-300x225.png 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/Islanda-Finlandia-Norvegia-Nuova-Zelanda-Svezia-Namibia-Rwanda-Lituania-Irlanda-Svizzera-Italia-768x576.png 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/Islanda-Finlandia-Norvegia-Nuova-Zelanda-Svezia-Namibia-Rwanda-Lituania-Irlanda-Svizzera-Italia-720x540.png 720w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/Islanda-Finlandia-Norvegia-Nuova-Zelanda-Svezia-Namibia-Rwanda-Lituania-Irlanda-Svizzera-Italia.png 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>Intervista a Claudia Campisi</h2>
<p>Per leggere meglio il Global Gender Gap Report del World Economic Forum e avere un quadro più chiaro della situazione attuale sul divario di genere nel mondo del lavoro, abbiamo intervistato <strong>Claudia Campisi</strong>, psicologa ed HR, ideatrice del blog Lavoro con stile (<a href="https://lavoroconstile.it/2020/">lavoroconstile.it</a>).</p>
<p><strong>Come possiamo commentare i dati del Global Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum?</strong><br />
«<em>I dati che emergono mostrano una fotografia su scala mondiale, europea e italiana che rappresenta un’importante “<strong>chiamata all’azione</strong>”. Non sono ammissibili battute d’arresto rispetto alle politiche di contrasto del gender gap. Ci sono paesi come Islanda, Finlandia, Norvegia, Nuova Zelanda e Svezia che sono molto vicini all’obiettivo e a cui possiamo ispirarci. </em></p>
<p><em>Come immaginavo la pandemia da Coronavirus ha influito sensibilmente ad aggravare il gender gap. Questo perché il <strong>tema della cura</strong>, e dei figli e dei genitori anziani, è un carico familiare che rimane sulle spalle delle donne, lavoratrici o meno. Tema come anche quello delle donne sandwich di cui parlo nel mio ultimo libro “<strong>Genitori anziani, che fare?</strong>” scritto insieme ad <strong>Antonella Brugnola</strong> per la <strong>Dario Flaccovio Editore</strong>. Il nostro posizionamento su scala globale è il risultato inevitabile di un impegno sociale congiunto, tra Stato e privato, che tarda ancora a funzionare soprattutto in termini di risposte concrete e servizi a misura dei cittadini</em>».</p>
<h3>Le cause del gender gap</h3>
<p><strong>Come mai nonostante si parli e si faccia tanto in merito al problema del gender gap, aumentano e non diminuiscono gli anni necessari per colmare il divario?</strong><br />
«<em>Le 4 dimensioni su cui siamo chiamati a lavorare, la partecipazione e l’opportunità economica, lo sviluppo educativo e d’istruzione, la salute e il benessere, l’empowerment politico, necessitano di un <strong>impegno finanziario </strong></em><em><strong>costante e continuativo</strong>. Non è affatto un caso che l’area di miglioramento in cui l’Italia sta ottenendo risultati </em><em>tangibili è quasi esclusivamente quella relativa alla <a href="https://www.proposte-uils.it/prime-donne-ai-vertici-siamo-davanti-a-un-vero-cambiamento/">partecipazione politica</a>. Un impegno sociale sentito dalle </em><em>singole esponenti politiche, sostenuto, indubbiamente, in seconda battuta </em><em>anche dalle organizzazioni politiche e dai partiti, ma che non comporta particolari investimenti. </em></p>
<p><em>Quindi il primo </em><em>tema che, a mio avviso, rallenta la corsa al contrasto del gender gap è di <strong>natura strettamente economica</strong>. La seconda, comunque legata alla prima, se si pensa al reddito medio familiare italiano, è di natura culturale. Il Covid-19, come emerso dal “Global Gender Gap Report 2021&#8243; del World Economic Forum, ha avuto un ruolo di acceleratore su un mercato del lavoro già complesso per le donne, che in caso di problemi e stop familiari, sono “socialmente” chiamate a sacrificare la propria carriera, in alcuni casi estremi lasciando il lavoro. Questo avviene anche a causa del gender pay gap, che inevitabilmente conti alla mano designa il sacrificio del componente con la situazione finanziaria più precaria e debole</em>».</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1616" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/IMG_0588-191x300.jpg" alt="Claudia Campisi con il libro &quot;Genitori anziani, che fare?&quot;" width="191" height="300" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/IMG_0588-191x300.jpg 191w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/IMG_0588-653x1024.jpg 653w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/IMG_0588-768x1205.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/IMG_0588-979x1536.jpg 979w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/IMG_0588-1305x2048.jpg 1305w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2022/07/IMG_0588-scaled.jpg 1632w" sizes="(max-width: 191px) 100vw, 191px" /> Claudia Campisi con il libro &#8220;Genitori anziani, che fare?&#8221;</p>
<h3>Possibili soluzioni al gender gap evidenziato dal world economic forum</h3>
<p><strong>Secondo lei quali sono le cause e come si può risolvere il problema del lavoro femminile in Italia?</strong><br />
«<em>Le rispondo come Psicologa e HR sostenendo che un segnale tangibile potrebbe arrivare con due cambi di passo: Il primo e più importante: l’adeguamento dei livelli di inquadramento e retribuzione a parità di responsabilità e progettualità seguite. Il gender pay gap non rappresenta solo un problema di natura economica ma incide inevitabilmente su dimensioni identitarie, culturali e di autonomia personale che per le donne hanno ricadute gravissime rispetto alle loro scelte di vita e alle relazioni familiari. </em></p>
<p><em>Il secondo aspetto: servono servizi a sostegno delle donne che lavorano per ogni differente fase della loro vita, e quando sono chiamate ad occuparsi dei figli e nel ruolo di caregivers per la cura di genitori, suoceri o familiari disabili. Un riconoscimento sociale ma soprattutto concreto </em><em>della donna che lavora ha bisogno di risposte e soluzioni concrete, a tutela della sua autorealizzazione personale e in alcuni casi, se pensiamo a chi è vittima di violenze familiari, alla sua stessa libertà</em>».</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Global Gender Gap Report 2021 è l’ennesima dimostrazione che la strada per arrivare alla parità di genere è ancora lunga. Oltre ad essere lontano, l’obiettivo di colmare il divario deve essere considerato senza troppi ottimismi, in quanto, rispetto alle stime precedenti, il tempo necessario per raggiungere la parità è aumentato invece di diminuire.</p>
<p>L’Italia con il punteggio di 0,721 si trova alla metà della classifica stimata dal Word Economic Forum, anche se ha recuperato più di 10 posizioni, il distacco dalla prima, l’Islanda con una valutazione di 0,892, è di 0,171 punti.<br />
Nella classifica, infatti si assegna un punteggio da 0 a 1, il primo valore indica che la parità di genere non è per nulla raggiunta; il secondo valore indica che la parità è totalmente raggiunta.</p>
<p>In Italia, quindi, in due casi su tre non c’è un divario di genere. Bisogna, però, lavorare su quel terzo dei casi in cui le donne sono ancora gravate dal peso dei figli e della gestione familiare; un terzo dei casi dove le donne subiscono in modo maggiore le ricadute delle crisi economiche, in modo particolare quelle derivanti dalla pandemia. Bisogna far presto, non si può aspettare più di un secolo.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/ancora-centanni-di-disparita-di-genere-per-il-world-economic-forum/">Ancora cent’anni di disparità di genere per il world economic forum</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/ancora-centanni-di-disparita-di-genere-per-il-world-economic-forum/">Ancora cent&#8217;anni di disparità di genere per il world economic forum</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Violenza di genere, per liberarsi le donne devono chiedere aiuto e non avere paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2021 17:25:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[centro antiviolenza athena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i problemi della società odierna ci sono la violenza di genere e la violenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i problemi della società odierna ci sono la violenza di genere e la violenza sulle donne. Sempre più spesso tra le notizie di cronaca sono presenti episodi di violenza che sfociano nel femminicidio. Per analizzare la questione abbiamo intervistato Roberta Madonna psicologa e counselor del centro antiviolenza Athena.</p>
<h2>Il centro antiviolenza Athena</h2>
<p><strong>Dottoressa Roberta Madonna, il centro antiviolenza Athena è una realtà nuova a Roma, avete aperto da poco cominciando a dare un sostegno utile alle donne. Quali sono i servizi che il centro offre?</strong></p>
<p>«<em>Il <a href="https://www.facebook.com/CAV-athena-102851142097790">centro antiviolenza Athena</a> nasce per dare un aiuto al mondo femminile in riferimento alla violenza di genere. Cerchiamo di essere sempre presenti ci sono terapeuti, avvocati e volontarie che hanno fatto un corso volto all’aiuto di donne che hanno subito violenza. I primi contatti con le vittime di violenza sono telefonici, ne vengono fatti all’incirca tre e vengono compilate delle schede per comprendere la gravità della situazione, ci si confronta per capire qual è l’ostacolo per cui la donna non riesce a venire in sede. Il centro è aperto dalle 10:00 alle 12:00 e nel pomeriggio dalle 16:00 alle 18:00. C’è un numero di telefono sempre disponibile per le emergenze. </em></p>
<p><em>Quando si è formato il centro antiviolenza ho contattato tutti gli altri centri e le case rifugio per farci conoscere e dire “ci siamo anche noi”. È un aspetto importante perché vuol dire che c’è sinergia. Laddove si presenta una persona che chiede aiuto può essere indirizzata anche da noi</em>».</p>
<h2>Le diverse forme della violenza di genere</h2>
<p><strong>Come si manifesta la violenza sulle donne? Ci sono diversi tipi di violenza, quali sono le cause e le caratteristiche?</strong></p>
<p><em>«Ciò che è importante distinguere è il conflitto dalla violenza. Nel caso del conflitto, infatti, siamo di fronte ad una situazione di parità relazionale in cui il confronto porta a una negoziazione tra le due parti. La violenza, invece, è una situazione di disparità relazionale tra le parti che non consente una negoziazione, ma che porta ad una prevaricazione di una parte sull’altra. </em></p>
<p><em>Ci sono diversi tipi di violenza, come quella emotiva, economica, casi di stalking. Tra le varie violenze c’è quella psicologica dove un uomo spesso narcisista fa sentire la donna inferiore, arrivando a picchiarla o ad abusare di lei. Quella economica si ha quando, ad esempio, una donna è una casalinga, nei casi in cui l’uomo non permette alla donna di andare a lavorare, assicurandole che penserà a tutto lui, ma in realtà è una forma di violenza, di privazione, obbliga la donna a rimanere a casa per tenerla con sé. </em></p>
<p><em>Comportamenti come alzare la voce o alzare l’indice sono campanelli d’allarme. Frasi come “tu non capisci niente”, “tu non sei nessuno” sono esempi di violenza verbale. Poi si arriva alla violenza più grave, come quella fisica o addirittura l’omicidio. Spesso le donne sono vittime di violenza in quanto hanno visto la violenza in famiglia nei genitori e quindi conosce quel tipo di “comunicazione” e va a ritrovare la stessa dinamica».</em></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1377" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/woman-g6ab6ad00f_1280-300x200.jpg" alt="violenza di genere " width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/woman-g6ab6ad00f_1280-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/woman-g6ab6ad00f_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/woman-g6ab6ad00f_1280-768x512.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/woman-g6ab6ad00f_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>Combattere la violenza</h2>
<p><strong>In che modo si può uscire dalla violenza?</strong></p>
<p>«<em>Si parte dalla consapevolezza di essere vittima. Arrivare al punto di chiedere aiuto. Chiedere aiuto ai centri antiviolenza, i terapeuti, gli avvocati possono dare un aiuto concreto. Se ne può uscire se si è consapevoli e se ne vuole uscire. A volte arrivano donne che a un certo punto interrompono il loro percorso perché hanno paura del cambiamento e hanno timore di distaccarsi da queste persone in quanto conoscono solo la violenza. </em></p>
<p><em>Spesso la <a href="https://www.proposte-uils.it/lockdown-e-violenza-domestica/">violenza nasce già in famiglia</a>, casi in cui la questione è: “che valore c’è tra la figlia femmina, uso questo termine per farmi capire meglio, e il figlio maschio?”. In questo periodo storico l’uomo si sente castrato perché la donna si sta emancipando sempre di più. Le donne si pongono degli obiettivi da raggiungere, la donna è sia mamma sia donna in carriera, incarna molteplici figure. Un senso di castrazione che a volte porta alla violenza</em>».</p>
<p><strong>Come si fa a sporgere denuncia?</strong></p>
<p>«<em>Nel centro antiviolenza, questo messaggio deve passare chiaro, non imponiamo di denunciare il proprio marito o colui che esercita violenza. La decisione deve partire sempre dalla donna, dal bambino o da chi ha subito violenza. Nel centro antiviolenza aiutiamo a consapevolizzare. Per la denuncia la vittima si reca alla polizia insieme ad un avvocato, che le ha spiegato tutto l’iter che deve fare. La figura di un avvocato è importante in quanto, una denuncia se non è impostata bene, rischia di essere procrastinata. Nel caso in cui la violenza è stata subita in famiglia c’è la possibilità che l’autore della violenza venga allontanato»</em>.</p>
<h2>Come diventare volontaria del CAV</h2>
<p><strong>Come vengono formate le volontarie che vogliono far parte di un centro antiviolenza?</strong></p>
<p>«<em>Una delle caratteristiche per diventare volontarie è l’empatia. Una persona empatica è in grado di calarsi nella situazione dell’altro ma mantenendo un certo distacco. Comprende la situazione, non deve esserci giudizio. Alle volontarie viene fornito del materiale didattico per potersi aggiornare e informarsi. In ogni caso c’è sempre l’ausilio dei professionisti, quindi la volontaria si rapporta con loro. </em></p>
<p><em>È previsto un corso di formazione in cui si studiano i vari codici, come il codice rosa dove viene indicata la gravità di varie situazioni. Le volontarie vengono formate su come comportarsi quando arriva o quando telefona una vittima di violenza. Ho fatto un seminario sulla comunicazione verbale e non verbale. Capita che una donna dice una cosa a livello verbale ma ne dice un’altra a livello non verbale. Massima attenzione a quello che una donna dice, fare ascolto attivo. Le volontarie e tutte coloro che si occupano del centro, ovviamente, sono donne in quanto una vittima ha subito una violenza di genere da parte maschile. Una vittima in una volontaria donna trova accoglienza, accudimento. Nella volontaria rivedere la mamma, l’amica</em>».</p>
<h2>Dire no alla violenza di genere</h2>
<p><b>Qual è l’importanza della Convenzione di Istanbul?</b></p>
<p>«<em>La convenzione di Istanbul descrive i vari tipi di violenza per poterle riconoscerle e spiega come intervenire. L’articolo 3 è dedicato alle definizioni. Si illustrano le caratteristiche di “violenza nei confronti delle donne”, “violenza domestica” e “violenza contro le donne basata sul genere”. Viene esposto il significo di “genere” e “vittima”. Si chiarisce che con il termine “donne” sono da intendersi anche le ragazze di meno di 18 anni</em>».</p>
<p><strong>Quale consiglio si sente di dare alle donne vittime di violenza?</strong></p>
<p>«<em>Chiedere aiuto e non aver paura</em><em>. Il primo passo verso il cambiamento per poterne uscire fuori è proprio chiedere aiuto. Sapendo che in questi centri ci sono persone specializzate, dei professionisti. Ci sono persone che non giudicano e non si costringe a fare qualcosa che non si vuole</em>».</p>
<p>Uscire quindi dalla violenza si può! Bisogna prendere coraggio e iniziare un percorso che porti la donna a salvare sé stessa. Non si è mai sole, nei centri antiviolenza ci sono professioniste pronte ad aiutare e sostenere altre donne.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/violenza-di-genere-per-liberarsi-le-donne-devono-chiedere-aiuto-e-non-avere-paura/">Violenza di genere, per liberarsi le donne devono chiedere aiuto e non avere paura</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/violenza-di-genere-per-liberarsi-le-donne-devono-chiedere-aiuto-e-non-avere-paura/">Violenza di genere, per liberarsi le donne devono chiedere aiuto e non avere paura</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>I diritti della donne afgane calpestati dai talebani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 14:52:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ritorno dei talebani e gli effetti della legge della sharia sulle donne afgane. È</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il ritorno dei talebani e gli effetti della legge della sharia sulle donne afgane. È passato poco più di un mese dal ritiro degli Stati Uniti e della NATO dall’Afghanistan e la successiva conquista di Kabul da parte dei talebani. La situazione nel Paese è precipitata e in pochissimo tempo ha preso potere il nuovo governo talebano. In questo contesto di violenza e diritti che non esistono più, il prezzo più alto lo stanno pagando le donne afghane.</p>
<p>Emarginate dalla società, si vedono negate il diritto all’istruzione, al lavoro; sono costrette ad indossare il burqa e rimanere chiuse in casa. L’episodio che può essere il simbolo della caduta dei diritti delle donne è la trasformazione del ministero degli affari femminili in quello della promozione della virtù e della prevenzione del vizio. Il nuovo ministero è coordinato solo da uomini e le donne che lavoravano presso il vecchio ministero sono state rimandate a casa.</p>
<p>La condizione in Afghanistan è molto complessa e quello che vediamo e leggiamo sui media è solo una parte di ciò che succede nel Paese. Per questo motivo, per approfondire la questione, abbiamo intervistato Linda Bergamo, attivista del CISDA (Coordinamento Italiano di sostegno alle donne afgane). Dottoranda in Scienze Politiche a Sciences Po Grenoble ed esperta della situazione afghana, tanto da portare avanti una ricerca di dottorato sui motivi della mancata costruzione di uno stato solido e stabile in Afghanistan, Linda Bergamo ci ha offerto una panoramica riguardo gli avvenimenti che stanno trasformando il Paese. Nello specifico, ci ha spiegato come vivono le donne afghane e cosa sono costrette a subire.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1278" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/210921_iQtCA-300x200.jpg" alt="donne afgane " width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/210921_iQtCA-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/210921_iQtCA-1024x682.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/210921_iQtCA-768x512.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/210921_iQtCA.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>Le attività di CISDA</h2>
<p><strong>Linda Bergamo, di cosa si occupa il CISDA? Quali progetti portate avanti? Qual è stato il motivo per cui avete </strong><strong>deciso di fondare il CISDA?</strong></p>
<p>«<em>Il Coordinamento Italiano di sostegno alle donne afgane è nato nel 1999, quando un gruppo di donne del movimento «donne in nero» ha invitato delle attiviste afgane di HAWCA e RAWA all’ONU dei popoli di Perugia. Si trattava di un incontro sul ruolo della società civile globale e delle comunità locali nella costruzione della pace, di una democrazia internazionale e di un’economia giusta. A quel nucleo iniziale di attiviste, piano piano si sono aggiunte altre donne sensibili alla situazione in Afghanistan, e in particolare alla condizione delle donne in Afghanistan e nel mondo.</em></p>
<p><em>L’obiettivo principale del <a href="https://www.cisda.it/">CISDA</a>, in continuità con l’azione delle compagne RAWA e delle associazioni della società civile in Afghanistan, è quello di promuovere iniziative di carattere politico-sociale sia a livello nazionale che internazionale. Le attiviste del CISDA sono attive sia a livello nazionale che a livello locale, con lo scopo di sensibilizzare il proprio territorio, e un pubblico più ampio, alla condizione svantaggiata delle donne in Afghanistan, ma anche alle diverse forme di resistenza, alle attività e alla voce delle coraggiose compagne afgane</em>».</p>
<h3>CISDA e la cooperazione con le donne afgane</h3>
<p>«<em>La relazione tra le compagne afgane e le attiviste del CISDA è totalmente orizzontale, si nutre di grande rispetto reciproco e affetto. CISDA porta in Italia la voce, le immagini, le testimonianze delle donne che prendono parte ai progetti, progetti che sono sempre proposti dalle ragazze afgane che conoscono alla perfezione il loro pubblico di donne in situazione di bisogno. Si tratta di una continua condivisione di visioni ed esperienze. CISDA sostiene diversi progetti promossi da alcune organizzazioni di riferimento: RAWA (Associazione Rivoluzionaria delle Donne dell’Afghanistan), HAWCA (Associazione umanitaria delle donne e dei bambini dell’Afghanistan), OPAWC (Organizzazione che promuove le capacità delle donne afghane), SAAJS (Associazione Sociale Afgana dei Cercatori di Giustizia), AFCECO (Afghan Child Education and Care Organization), Comitato di Difesa di Malalai Joya e HAMBASTAGI (Partito della Solidarietà)</em>».</p>
<p>«<em>Le attiviste CISDA hanno periodicamente la possibilità di andare in delegazione in Afghanistan per conoscere i partner locali e fare esperienza dei progetti in evoluzione. Come noi andiamo in Afghanistan, ospitiamo anche in Italia alcune delegate delle organizzazioni afghane con cui collaboriamo per partecipare a conferenze e incontri in cui possano raccontare la situazione nel loro paese, le loro lotte e attività. CISDA, su consiglio dei e delle militanti afgani e sensibili al bisogno di solidarietà internazionale, dal 2014 ha allargato il suo supporto anche alla resistenza curda</em>».</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1279" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/210921_l4JEV-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/210921_l4JEV-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/210921_l4JEV-1024x682.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/210921_l4JEV-768x512.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/11/210921_l4JEV.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>La condizione delle donne afgane</h2>
<p><strong>Qual è la situazione politica in Afghanistan? Qual è la situazione per le donne? Quali sono i diritti cancellati?</strong></p>
<p>«<em>La situazione per le donne in Afghanistan è molto difficile in questo momento. Quando <a href="https://www.proposte-uils.it/afghanistan-sconvolto-dai-talebani-ridisegna-la-geopolitica-asiatica/">i talebani hanno preso il controllo del paese</a>, tutte le donne afgane sapevano che sarebbero state nuovamente private delle opportunità che avevano acquisito negli ultimi 20 anni. Come sempre è necessario distinguere tra l’impatto che la presa di potere dei taliban ha avuto sulla popolazione femminile nelle grandi città e nelle campagne e provincie meno popolate. Infatti, i taliban avevano già il controllo su alcuni villaggi e zone del paese, quindi le donne subivano già restrizioni e avevano uno stile di vita completamente diverso da quello nelle grandi città. Il ritorno dei taliban in questo caso è stato un trauma</em>».</p>
<p>«<em>Per quanto riguarda i diritti delle donne, i segnali che arrivano sono molto preoccupanti. Nonostante le tiepide promesse fatte alla comunità internazionale e i discorsi a favore dei diritti umani esibiti sui media, la situazione localmente è estremamente difficile da vivere per le donne. I taliban hanno imposto alle donne di uscire accompagnate da un uomo della famiglia, non consentono di indossare abiti corti sopra i pantaloni. Tutte le donne dovrebbero indossare il burqa nero e dovrebbero essere completamente coperte. In questi giorni incoraggiano gli studenti della Facoltà islamica a protestare contro l’uso di &#8220;abiti corti&#8221;</em>».</p>
<h3>I diritti negati</h3>
<p>«<em>Come in ogni situazione complessa a livello politico, in questo momento ci sono donne che manifestano in strada a favore dei talebani, contro la democrazia e per la legge islamica, e donne che alzano la voce contro i decreti dei taliban e per la libertà. Come altro esempio possiamo parlare dell’accesso all’istruzione. I talebani hanno permesso la riapertura delle scuole maschili, ma non quelle femminili e non hanno ancora preso alcuna decisione in merito. Hanno permesso all’università privata di iniziare a insegnare ma non all’università statale. E hanno chiesto alle università private di dividere i ragazzi e le ragazze in orari deferenti e se non hanno la capacità di gestire i turni, le università devono attrezzarsi per appendere delle tende in mezzo alla classe in modo che i ragazzi non possano vedere le ragazze. Inoltre, sostengono che anche l’università dovrebbe gestire i propri insegnanti per genere</em>».</p>
<p>«<em>Per il momento non hanno permesso alle donne di lavorare nelle organizzazioni tipo ONG e vietano anche l’impiego di giornaliste e l’accesso allo sport anche di alto livello per le donne. La maggior parte dei canali TV ha licenziato il personale femminile. In generale, hanno imposto diverse regole e emesso decreti per impedire alle donne di accedere allo spazio pubblico. Basti pensare alla formazione del loro governo: esclusivamente maschile e essenzialmente pashtun. Ci sono state molte proteste contro le dichiarazioni dei talebani, moltissime donne hanno alzato la voce e reclamano i loro diritti. Le donne in Afghanistan vedono un orizzonte scuro, si aspettano il peggio: un ritorno al passato. La preoccupazione riguarda il presente di ogni donna, ma anche il futuro dei loro figli e figlie, perché i talebani li addestreranno come mullah e hanno annunciato un aumento delle lezioni a carattere religioso nelle istituzioni educative</em>».</p>
<h2>La pandemia e le vaccinazioni in Afganistan</h2>
<p><strong>Qual è la situazione sanitaria in Afghanistan in relazione alla pandemia da COVID 19, la campagna vaccinale? Inoltre, in un paese devastato dalla violenza armata, i feriti, i civili riescono a curarsi?</strong></p>
<p>«<em>Il Covid-19 ha fatto molte vittime, ma non è mai stato tra le preoccupazioni maggiori della popolazione afgana. La guerra, la povertà, la fame i conflitti armati e gli attentati sono cause di morte ben più temute. L’impatto economico del Covid nella regione è stato deleterio. Prima dell’arrivo dei taliban il governo afghano aveva lanciato una campagna vaccinale. Da quando i taliban hanno preso il potere e i voli stranieri sono stati sospesi, le forniture di vaccino sono venute a mancare. Il sistema sanitario, già estremamente carente nel paese, ha subito un momento di arresto, per poi riprendere, almeno nelle grandi città. Gli ospedali sono aperti, ma mancano i professionisti, i medici, le e gli infermiere/i, gli specialisti, perché molti hanno lasciato il paese o si nascondono nelle loro case. Le donne medico o infermiere si chiedono quando e se potranno tornare al lavoro</em>».</p>
<p>La condizione delle donne afghane merita di essere esaminata e tenuta sotto osservazione per cercare di<br />
trovare soluzioni che vadano a migliorare la loro situazione. Non ci si può sbalordire ora e poi dimenticare. Non bisogna tenere l’attenzione alta adesso e poi, passata l’attualità dei fatti, rassegnarci a uno status che non cambierà mai. La negazione dei diritti delle donne afghane non riguarda solo loro ma tutti noi.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/i-diritti-della-donne-afgane-calpestati-dai-talebani/">I diritti della donne afgane calpestati dai talebani</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/i-diritti-della-donne-afgane-calpestati-dai-talebani/">I diritti della donne afgane calpestati dai talebani</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Omogenitorialità, un diritto violato.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paola Martinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 20:08:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[adozione]]></category>
		<category><![CDATA[coppie gay]]></category>
		<category><![CDATA[diritti violati]]></category>
		<category><![CDATA[Legge Cirinnà]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra l’indifferenza dello stato e disegni di legge poco chiari, le difficoltà delle coppie dello</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1169" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-14-at-22.04.59.jpeg" alt="" width="1427" height="900" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-14-at-22.04.59.jpeg 1427w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-14-at-22.04.59-300x189.jpeg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-14-at-22.04.59-1024x646.jpeg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/WhatsApp-Image-2021-09-14-at-22.04.59-768x484.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1427px) 100vw, 1427px" /></p>
<p><em>Tra l’indifferenza dello stato e disegni di legge poco chiari, le difficoltà delle coppie dello stesso sesso ad avere un bambino</em>.</p>
<p>Il tema dell’adozione per le coppie dello stesso sesso è da sempre una questione che divide l’opinione pubblica, da una parte chi appoggia il diritto alla genitorialità di qualsiasi individuo e dall’altra i sostenitori della famiglia tradizionale. L’Italia a differenze di molti paesi europei non ha ancora una legge che tutela il diritto all’adozione delle coppie omosessuali ma prevede l’adozione in alcuni casi particolari.</p>
<p>Prima di spiegare a cosa corrispondono i casi particolari ai quali fa riferimento la legge, è bene fare una brevissima premessa sulle unioni civili. Queste vengono garantite dal 2016 con l’approvazione della <strong>legge Cirinnà</strong>, grazie alla quale anche alle coppie di fatto composte da due persone dello stesso sesso sono stati riconosciuti gli stessi diritti delle coppie non unite in matrimonio ma composte da un uomo e una donna.  La legge prevede che possano formare un unione civile due persone maggiorenni, capaci d’intendere e volere e che non siano già sposate o unite civilmente. Questa non è un vero e proprio matrimonio ma un unione regolata dalla legge e infatti non garantisce alle coppie di fatto gli stessi diritti delle coppie sposate. Una delle lacune più significative della legge Cirinnà riguarda l’adozione da parte delle coppie omosessuali, infatti seppure la comunità LGTB rivendica da anni il proprio diritto di adottare, proponendo anche disegni di legge analoghi a quelli di altri paesi europei, ancora oggi si è lontani da una vera soluzione e le poche concessioni ottenute sono difficili da attuare nella pratica.</p>
<p>Inizialmente il decreto-legge Cirinnà prevedeva la clausola dello <strong>stepchild adoption</strong> cioè l’adozione da parte di uno dei componenti della coppia del figlio/i del partner, ma è stato poi modificato e attualmente stabilisce che le coppie omosessuali non possono in casi normali, adottare minori in stato di abbandono o intraprendere l’adozione co-parentale. Si può bene intuire che le coppie composte da due persone dello stesso sesso non hanno la strada spianata per avviare le procedure di adozione in Italia, possono però agire in due modi, procedere alla fecondazione assistita in un altro paese oppure affidarsi alla giurisdizione italiana che prevedere l’adozione co-parentale in alcuni casi specifici. La legge ha colmato la lacuna legislativa riconoscendo legale l’adozione co-parentale, solo se tra il genitore sociale (quello non biologico) e il minore c’è una legame forte e perpetuato nel tempo e quindi l’adozione risponda al preminente interesse del minore.  Il genitore che intende chiedere l’adozione del figlio del partner biologico deve presentare una domanda al tribunale dei minori, da quel momento sarà il tribunale a verificare che ci siano i requisiti previsti dalla legge per l’adozione in casi particolari.</p>
<p>La giurisdizione prevede anche che possa essere trascritto in Italia il certificato di nascita di un bambino concepito con fecondazione assistita in un altro paese, indipendentemente dall’orientamento sessuale dei due genitori, in questo caso il bambino viene dichiarato a tutti gli effetti figlio della coppia. La pratica della fecondazione assistita all’estero, in Italia resta tutt’oggi illegale, è quella che scelgono la maggior parte delle coppie di fatto che desiderano avere un bambino. Si predilige questa soluzione perché è più semplice e meno soggetta ai cavilli burocratici che invece sono ricorrenti nell’adozione co-parentale. Ciò nonostante il diritto alla genitorialità viene negato a tutte le altre coppie che per motivi economici o sociosanitari non posso mettere in atto nessuna delle due opzioni previste dalla legge italiana ma potrebbero rivestire un ruolo fondamentale nella vita di un bambino orfano. Alla luce di quanto appreso viene spontaneo chiedersi, perché uno stato democratico come l’Italia non fa nulla per garantire alle coppie omosessuali, un diritto che per le coppie etero è invalicabile?</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/omogenitorialita-un-diritto-violato/">Omogenitorialità, un diritto violato.</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/omogenitorialita-un-diritto-violato/">Omogenitorialità, un diritto violato.</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Un viaggio in moto per far conoscere la normalità della sindrome di Down</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Sep 2021 08:55:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[Route21 Chromosome on the Road]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il giro d’Italia in moto, in sella i ragazzi con la sindrome di Down della</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il giro d’Italia in moto, in sella i ragazzi con la sindrome di Down della <em>Route 21 Chromosome on the road</em>, il progetto di inclusone sociale realizzato dall’associazione <em>Diversa-Mente</em> e pensato da Gian Piero Papasodero. Si tratta di vero e proprio viaggio in Harley Davidson della durata di un mese, si attraversano tutte le regioni d’Italia, percorrendo circa 10 mila chilometri. Un’iniziativa sociale trasversale che quest’anno è giunta alla sua settima edizione e che ha coinvolto più di 20 ragazzi. Un’esperienza così innovativa che l’anno scorso è stata invitata al Vaticano da Papa Francesco.</p>
<h2>Che cos&#8217;è la <em>Route 21 Chromosome on the road</em></h2>
<p>Per conoscere meglio questa realtà, abbiamo parlato con Gian Piero Papasodero, ideatore della <em>Route 21 Chromosome on the road</em>. Ci ha spiegato: «<em>Per partecipare alla Route 21, basta semplicemente contattare l’associazione sulla pagina Facebook o telefonicamente. Fare il giro d’Italia in moto non è facile, per questo vado a “testare” il ragazzo, se ad esempio, si tiene in equilibrio sulla sella. Per capire se ci sono problemi e come fare per risolverli, così il ragazzo potrà partecipare. All’ attrezzatura dai caschi alla tuta e per tutto il resto pensiamo noi dell’associazione</em>».</p>
<p>Per far parte del viaggio non ci sono limiti di età. Nelle varie edizioni il più giovane aveva 18 anni, mentre il più anziano 44 anni. Gian Piero ci spiega: «<em>Saremmo degli ipocriti se ponessimo dei limiti a partecipare. L’unico ostacolo riguarda l’adesione delle ragazze. Durante il viaggio condividiamo le camere per il pernottamento, spesso siamo anche ospiti di qualcuno, per questo per le ragazze potrebbe risultare scomodo. Una soluzione potrebbe essere far organizzare una tappa dalla nostra presidentessa, Nicole Wederich, la quale potrebbe portare con sé una ragazza Down</em>» Poi scherza: «<em>Prederanno come pretesto per criticarci il fatto che la Route 21 è pensata solo per i ragazzi e ci chiederanno le quote rosa!</em>».</p>
<h3>La normalità come tratto distintivo</h3>
<p><strong>Gian Piero Papaodero, qual è l’idea alla base della Route 21 Chromosome on the road?</strong></p>
<p>«<em>Il nostro intento è quello di fare della sana comunicazione in favore di persone che troppe volte vengono gestite in modo sbagliato. Partiamo da un presupposto diverso da quello di altre associazioni che si occupano di sociale. Noi partiamo da un’idea di normalità e guardiamo le persone che si avvicinano alla nostra associazione per la loro singolare normalità. Solo riuscendo a capire la normalità di queste persone si capisce lo sforzo che fanno nella vita che è programmata per altri tipi di normalità». </em></p>
<p><em>«Quando, per la prima volta, sette anni fa, ho iniziato a fare un viaggio a staffetta lungo l’Italia con ragazzi Down, la gente era incredula, commentava dicendo “Ma come ci pensi a fare una cosa del genere con dei ragazzi Down che hanno bisogno della loro zona di comfort”. Questa è l’idea comune, purtroppo. </em><em>Ho fatto volontariato per circa 10 anni e ho visto molte ingiustizie perpetrate a danno dei ragazzi con la sindrome di Down. Si assiste alla sostituzione della figura dell’amico con altri termini tecnici: non c’è più l’amico, ma l’assistente, l’operatore del centro. Soggetti che relegano le persone con trisomia 21 a una condizione di inferiorità». </em></p>
<p><em>«Quando ho iniziato con la Route 21 ed ho chiesto ad alcune associazioni di invitare qualche ragazzo a fare questa esperienza, mi hanno risposto che come minimo ci voleva un anno di terapia. Io, invece, ho un modo di pormi nei confronti dei ragazzi che è fuori dagli schemi, cioè non riesco a vedere in loro una forma di diversità tale per cui io debba cambiare il mio atteggiamento nei loro confronti. Con loro mi incavolo, così come me le prenderei con qualsiasi altra persona che lavora con me, ma gli do una pacca sulle spalle quando se la meritano. Mi pongo nei loro confronti come persone normali quali sono. Parliamo di normalità, per questo il feed back delle famiglie che ci contattano è commovente, perché senti la gratitudine delle persone e ti senti una persona migliore</em>».</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1080" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/sky-1518703_1280-300x225.jpg" alt="Route21 Chromosome on the Road" width="300" height="225" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/sky-1518703_1280-300x225.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/sky-1518703_1280-1024x768.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/sky-1518703_1280-768x576.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/sky-1518703_1280-720x540.jpg 720w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/sky-1518703_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h3>L&#8217;organizzazione di <strong>Route 21 Chromosome on the road</strong></h3>
<p><strong>Com’è strutturata la vostra organizzazione?</strong></p>
<p>«<em>Le nostre attività non prevedono costi per i ragazzi, nessuno di noi percepisce delle quote, i nostri collaboratori non sono remunerati. Le nostre entrate derivano dalla vendita di oggetti che realizziamo. Sono un designer, organizzo stage nel mio laboratorio, si chiama “Il laboratorio delle idee”. Quando facciamo la Route 21 vendiamo circa 1500 magliette all’anno. Ci sono poi le donazioni spontanee. Non abbiamo sponsor, non vogliamo l’etichetta di nessuno. Tutto quello che realizziamo lo facciamo attraverso le donazioni». </em></p>
<p><em>«Il direttivo è composto dai genitori dei ragazzi, in modo tale che se qualcuno avesse un dubbio sulla moralità, sono le famiglie stesse ad essere garanti. Noi siamo garanti verso le famiglie e le famiglie sono garanti verso di noi e verso la nostra moralità. Siamo riusciti a creare un movimento in cui i ragazzi non sono utenti che pagano per un servizio. Abbiamo creato un’associazione per fare in modo che questi ragazzi si sentano parte della società in maniera attiva</em>».</p>
<h3>L&#8217;importanza dell&#8217;autodeterminazione</h3>
<p><strong>Qual è lo scopo della Route 21 Chromosome on the road?</strong></p>
<p>«<em>Noi facciamo in modo che la nostra associazione sia una zona free, dove i ragazzi possano trovare rifugio e autodeterminarsi. L’elemento fondamentale è l’autodeterminazione, per cui i ragazzi si sentano parte di un gruppo. I ragazzi sono parte attiva del viaggio. Abbiamo dei gilet da motociclista su cui hanno cucito le patch dei luoghi dove sono stati. Il senso di appartenenza che i ragazzi hanno al nostro gruppo e a quel gilet che indossano è lo stesso di un harleysta che è membro di un club ufficiale. Si sentono parte di qualcosa di molto importante». </em></p>
<p><em>«Quando si concretizza un percorso del genere è lì che il lavoro di un’associazione assume importanza sociale. Perché non siamo né un’agenzia di viaggio per ragazzi disabili, né un parcheggio dove venire a lasciare il figlio per alcune ore. Questo tipo di organizzazione, però, è stato seguito dal panorama associazionistico italiano. Risultiamo antipatici a molte associazioni perché creiamo un precedente scomodo. Il controsenso è: per un servizio di un paio di giorni in un’associazione si spendono molti soldi, ma per fare il giro d’Italia in moto non si spende un euro. Questo crea un precedente scomodo per chi fa del business con questi ragazzi». </em></p>
<p><em>«La <a href="https://www.facebook.com/route21chromosomeontheroad">Route 21 Chromosone on the road</a> si caratterizza anche per la completa assenza di sovrastrutture che vanno a determinare zone grigie che complicano le situazioni. Il nostro progetto sociale nella sua semplicità. Abbiamo un direttivo nel quale ci sono le famiglie, il direttivo organizza dei progetti sociali a cui le famiglie partecipano, poi, c’è un impianto di comunicazione che fa in modo che tutto questo funzioni</em>».</p>
<h3>Le prospettive di <strong>Route 21 Chromosome on the road</strong></h3>
<p><strong>Quali sono gli obiettivi per il futuro?</strong></p>
<p>«<em>Gli obiettivi più imminenti sono la prossima Route 21 che partirà da Cervia il 4 settembre 2021 e arriverà a Viterbo. Per il futuro c’è l’intensione di riuscire a creare una struttura più grande rispetto a quella in cui siamo adesso. Vorremo creare un centro d’impiego diurno. Un centro polifunzionale dove i ragazzi, ognuno con le proprie capacità, sono impegnati in diverse attività. La cosa più importante, ciò che noi facciamo e continueremo a fare è la comunicazione. Fare una chiacchierata come questa e pensarla con una diffusione più ampia sarebbe molto più utile di tutte le cavolate che ci propongono in tv per riempiere degli spazi</em>».</p>
<h2>La questione lavoro per i ragazzi con la sindrome di Down</h2>
<p>La conversazione con Gian Piero Papasodero ha toccato diversi temi, tra questi anche il rapporto tra ragazzi con <a href="https://www.proposte-uils.it/sindrome-down-e-lavoro-qual-e-la-situazione/">sindrome di Down e lavoro</a>. Ci ha, infatti, esposto alcuni problemi che gli imprenditori incontrano nel momento in cui volessero assumere candidati con la trisomia 21. Gian Piero ha spiegato: «<em>Io non posso decidere di assumere un ragazzo Down, in quanto sono subordinato a un articolo di legge, per cui, di fatto, la ASL ad un ragazzo con la sindrome di Down, sia questo capace di lavorare meglio di qualsiasi altro artigiano, nega di lavorare, perché nessuno si prende la responsabilità di far entrare un ragazzo Down in un laboratorio o in un’officina». </em></p>
<p><em>«Per le persone che hanno subito delle mutilazioni, ad esempio, non hanno un braccio, non ci sono problemi per lavorare, ma sorgono complicazioni se si tratta di persone Down. C’è una gravissima penalizzazione di questi ragazzi a livello delle istituzioni».</em></p>
<h3>L&#8217;impossibilità di assumere un ragazzo con sindrome di Down</h3>
<p><em>«Nel mio laboratorio, ad esempio, proprio adesso, ho un assistente che viene due volte a settimana, sta lavorando in completa autonomia, non lo posso assumere perché un medico ha dichiarato che non può utilizzare apparecchiature elettromeccaniche. Suo padre al compleanno gli ha regalato un trapano, l’anno prima una levigatrice pneumatica, ogni anno riceve un regalo proveniente da una ferramenta. Il medico, però, che lo ha visitato 5 minuti, dice che non può usare apparecchiature elettromeccaniche, ma se lo vedi utilizza quegli strumenti in maniera che fa impressione». </em></p>
<p><em>«Si tratta di una grandissima limitazione nei suoi confronti, ma anche nei confronti di un imprenditore che vorrebbe fare qualcosa ma non può farlo a causa di regolamenti. Come associazione incontreremo il minestro della disabilità. È assurdo che esista un ministero e non si preoccupi della cosa fondamentale. È il datore di lavoro responsabile della salute dei suoi dipendenti. Se tu vieni a lavorare da me devo preoccuparmi che tu non ti faccia male. Che tu abbia un cromosoma in più o in meno, non cambia la legislazione in materia di sicurezza».</em></p>
<h3>Le ingiustizie sul reddito</h3>
<p><em>«In aggiunta, c’è da fare un discorso sul reddito. Il reddito di un ragazzo disabile fa cumulo con la pensione e quindi se assumi una persona con una disabilità la puoi assumere per massimo di tre ore al giorno e puoi pagarla al massimo 3,5€ l’ora, perché sennò queste ore a fine mese moltiplicate per un importo superiore a 3,5 vanno a superare quell’aliquota tale per cui questi ragazzi perdono i diritti acquisiti. Queste sono ingiustizie perpetrare ai danni di queste persone. Ci sono disparità tra chi soffre di una disabilità e chi si alza come me e va al lavoro. Tutto questo è la risposta alla domanda quali sono gli obiettivi dell’associazione, sono obiettivi concreti, portare all’attenzione dei media situazioni che purtroppo o sono tabù o non se ne parla perché le si ignora</em>».</p>
<p>Iniziative come quelle di <em>Route 21 Chromosome on the road</em> sono doppiamente lodevoli. Innanzitutto, vanno a vantaggio dei ragazzi che partecipano all’esperienza del viaggio, in quanto non si sentono diversi, come spesso avviene nella società ma, anzi, si riuniscono e si riconoscono in un gruppo in cui non ci sono distinzioni. Inoltre, è un progetto utile per la comunità perché lancia un messaggio straordinario, che è quello di vedere la diversità con occhi diversi, o meglio di non vederla per niente, perché la diversità è in cui guarda e non in colui che guardiamo.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/un-viaggio-in-moto-per-far-conoscere-la-normalita-della-sindrome-di-down/">Un viaggio in moto per far conoscere la normalità della sindrome di Down</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/un-viaggio-in-moto-per-far-conoscere-la-normalita-della-sindrome-di-down/">Un viaggio in moto per far conoscere la normalità della sindrome di Down</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Gli invisibili del vaccino, gli stranieri che non hanno il diritto alla salute</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2021 14:46:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[Generale Figliuolo]]></category>
		<category><![CDATA[vaccinazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La campagna vaccinale rappresenta indubbiamente un rimedio efficace alla situazione pandemica. Dopo aver immunizzato le</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La campagna vaccinale rappresenta indubbiamente un rimedio efficace alla situazione pandemica. Dopo aver immunizzato le persone fragili e via via le varie fasce d’età, si è arrivati alla vaccinazione dei più giovani. Se da un lato si iniziano a vedere i primi risultati, dall’altro però non dobbiamo ignorare i vari ostacoli che la campagna vaccinale ha avuto. Scarso approvvigionamento di dosi, il primo blocco di AstraZeneca a marzo e la successiva confusione creata con gli openday, sono solo alcune delle difficoltà che il Generale Figliuolo ha dovuto affrontare.</p>
<p>Un’altra questione riguarda il vaccino per gli stranieri in Italia. Si tratta degli invisibili del vaccino, coloro che hanno per legge il diritto di vaccinarsi ma che per questioni burocratiche non riescono a prenotarsi.</p>
<h2>Il vaccino per gli stranieri e l&#8217;impegno dell&#8217;associazione Naga</h2>
<p>Abbiamo voluto approfondire la problematica con <strong>Sabina Alasia</strong>, presidentessa di <a href="https://naga.it/"><strong>Naga</strong>, associazione</a> di volontariato fondata nel 1987 e operante a Milano. Il Naga si occupa di assistenza legale, sociale e sanitaria a persone straniere. Il loro ambulatorio è dedicato ai cittadini senza permesso di soggiorno, ovvero coloro che non possono iscriversi al sistema sanitario nazionale. La presidentessa ci ha spiegato: «<em>Il nostro scopo è quello di intervenire sulle mancanze, non nell’ ottica di sostituirsi all’ ente pubblico ma di sollecitare affinché i diritti siano garantiti. La salute è un diritto universale e deve essere garantito</em>».</p>
<h3>Vaccino per gli stranieri, le iniziative dell&#8217;associazione Naga</h3>
<p>Lavorando a Milano, Sabina Alasia ci descrive la situazione che c’è in Lombardia riguardo la problematica dei vaccini alle persone straniere. Il focus è sulla regione lombarda, ma le stesse condizioni possono essere estese a tutto il territorio nazionale.</p>
<p><strong>Presidentessa, ci può spiegare quali sono state le tappe dell’iter e gli ostacoli dei vaccini per gli stranieri? L’associazione Naga in che modo è intervenuta? </strong></p>
<h4><em>Gli Inizi </em></h4>
<p><em>«A gennaio quando la campagna vaccinale è partita, per prenotarsi era necessario codice fiscale e tessera sanitaria. Molti stranieri non sono in possesso di questi documenti. Abbiamo, quindi, scritto alla regione Lombardia chiedendo quali sarebbero state le indicazioni per le persone che non hanno né la tessera sanitaria né il codice fiscale. A questa lettera non abbiamo ricevuto risposta. Successivamente, abbiamo inviato un’altra missiva, ma senza risposta. </em></p>
<p><em>All’inizio, dato che la campagna vaccinale era rivolta a persone anziane o con patologie, la platea dei soggetti che noi come associazione incontriamo non era elevata, i nostri pazienti, infatti, sono persone giovani o senza particolari patologie, il problema, quindi, non si era posto con urgenza. Per di più, le persone senza documenti ma con, ad esempio</em>, <em>patologie croniche o che erano già in carico o seguiti dagli ospedali, sono stati convocati dalle stesse cliniche. Poi, però, la questione è diventata più sentita quando la campagna vaccinale ha incluso fasce d’età più giovani, qui, infatti, ci sono più persone senza documenti. Il problema è l’impossibilità di prenotarsi».</em></p>
<h4>Poche iniziative e scarsi risultati</h4>
<p><em>«A fine maggio c’è stata una seduta della commissione sanità della regione Lombardia, a seguito della quale è stato detto che all’inizio di giugno sarebbe partita la campagna vaccinale anche per le persone senza permesso di soggiorno </em>[e di conseguenza senza tessera sanitaria e codice fiscale n.d.r.]<em>, a cui però non hanno fatto seguito molte indicazioni pratiche. Ad oggi di fatto sono state incluse solamente alcune e poche categorie».<br />
</em></p>
<h4>L&#8217;arrivo del Generale Figliuolo</h4>
<p><em>«Poco prima della commissione salute era stata emanata una circolare dal Generale Figliuolo dedicata espressamente alle persone presenti in Italia ma senza iscrizione al servizio sanitario nazionale. Il problema di questa ordinanza è che tra le categorie figuravano, ad esempio, i cittadini italiani presenti in Italia ma iscritti all’A.I.R. E </em>[anagrafe italiana residenti esteri n.d.r.]<em> e quindi non iscritti al sistema nazionale, oppure persone di organizzazioni internazionali, diplomatici, in sostanza una fascia di popolazione abbastanza ridotta, inoltre, non si faceva nessun cenno ai cittadini stranieri.<br />
</em></p>
<p><em>Abbiamo scritto al Generale Figliuolo chiedendo “le altre categorie cosa dovrebbero fare?”, la risposta è stata “Abbiamo inoltrato ai ministeri competenti”. Noi ci troviamo senza risposte. Come fare? Cosa rispondere a tutte le persone che ci stanno scrivendo e domandando per il vaccino? Noi dobbiamo rispondere non lo sappiamo!</em></p>
<p><em>All’inizio di giugno i portali sono stati adattati per accettare le categorie che rientravano nella circolare. Si è iniziato ad accettare persone con il codice fiscale ma senza tessera sanitaria. Al momento della prenotazione si chiede anche il numero di tessera sanitaria. Ora, invece, se si ha il codice fiscale ma non la tessera sanitaria si viene accettati. Rimangono fuori, però, tutte quelle persone che il codice fiscale non ce l’hanno».</em></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1010" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/vaccination-2722937_1280-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/vaccination-2722937_1280-300x200.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/vaccination-2722937_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/vaccination-2722937_1280-768x512.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/vaccination-2722937_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>Gli esclusi dal vaccino</h2>
<p><strong>Quali sono le categorie di persone che rimangono escluse dalla vaccinazione a causa dell’assenza di documenti? </strong></p>
<p><em>«L’impedimento è il non essere iscritti al sistema sanitario nazionale. Solo con il permesso di soggiorno è possibile iscriversi. Gli esclusi sono le persone presenti in Italia ma senza documenti. A questa categoria fanno parte gli stranieri di recente arrivo che non hanno fatto domanda di asilo, oppure, persone che dopo anni di regolarità con la crisi pandemica o per altri motivi hanno perso il lavoro e di conseguenza hanno perso anche il permesso di soggiorno, che significa perdere anche la tessera sanitaria».<br />
</em></p>
<h4>Altre categorie escluse</h4>
<p><em>«Altre categorie che hanno problemi con i documenti sono le persone che non hanno una residenza, ad esempio i rom. Ci sono le persone nel “limbo”, ovvero coloro che hanno fatto domanda di sanatoria e attendono o aspettano il rinnovo del permesso. Altri casi sono dovuti alla proroga del permesso di soggiorno fatta durante il lockdown, a cui, però, non è corrisposto un aggiornamento della tessera sanitaria. Bisogna fare chiarezza quando si parla di persone </em><em>senza fissa dimora e persone senza documenti. </em></p>
<p><em>Si fa una sovrapposizione tra le due tipologie, ma è sbagliato. Ci sono tanti cittadini stranieri senza permesso di soggiorno che non vivono in strada, persone che, ad esempio, sono impiegati come badanti, anche in nero; oppure persone che si trovano in una situazione di irregolarità ma che vivono con familiari o amici che hanno il permesso di soggiorno. </em></p>
<p><em>Le situazioni sono molte, focalizzare gli sforzi solo sulle persone senza fissa dimora è limitante, è sicuramente importante intervenire, perché essere senza fissa dimora spesso significa essere senza tessera sanitaria, quindi è bene coinvolgere queste persone, ma ci sono persone che non vivono in strada ma che non hanno documenti».<br />
</em></p>
<h2>Le leggi che garantiscono il diritto al vaccino per gli stranieri</h2>
<p>Il problema sono i documenti ma questo problema non dovrebbe nemmeno porsi in quanto per ricevere cure non è necessario presentare i documenti. Come ci ricorda Sabina Alasia, oltre alla Costituzione, sono ben due i testi in cui si ribadisce il diritto alla salute e in modo particolare ai vaccini.</p>
<h3>Testo unico sull’immigrazione</h3>
<p>Il primo è di tipo legislativo ed è il Testo unico sull’immigrazione il cui articolo 35 è dedicato all’<strong>assistenza sanitaria per gli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale</strong>. Nel dettaglio al comma 3 si legge: «<em>Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all&#8217;ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presìdi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono, in particolare garantiti: […] c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell&#8217;ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni</em>».</p>
<h3>Le indicazioni dell&#8217;AIFA</h3>
<p>L’altro testo si trova sul sito dell’AIFA (Agenzia italiana del farmaco), dove tra le FAQ alla domanda «<em>Chi ha diritto alla vaccinazione?</em>» la risposta è: «<em>Tutte le persone residenti o comunque presenti sul territorio italiano con o senza permesso di soggiorno o documenti di identità, inclusi i possessori del codice STP (Stranieri Temporaneamente Presenti) o ENI (Europeo Non Iscritto), i detentori del Codice Fiscale numerico o quanti ne sono privi, i possessori di tessera sanitaria scaduta e che rientrano nelle categorie periodicamente aggiornate dal Piano Vaccinale</em>».</p>
<h3>La legge c&#8217;è ma non è rispettata</h3>
<p><strong>Seguendo il predicato dei due testi, ipoteticamente, uno straniero che sbarca oggi a Lampedusa, domani potrebbe ricevere il vaccino?</strong></p>
<p>«<em>Potenzialmente dovrebbe funzionare così. È stata anche sollevata la questione di persone richiedenti asilo che vivono in strutture collettive dove la diffusione del virus può essere favorita. Qui sarebbe opportuno intervenire rapidamente con la vaccinazione. È grave da parte delle istituzioni non aver contemplato da subito come fare. Pur ipotizzando che tutto si sblocchi, stiamo parlando di un ritardo di più di 6 mesi</em>»<em>.</em></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1011" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/vaccination-5755079_1280-300x138.jpg" alt="vaccino per gli stranieri" width="300" height="138" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/vaccination-5755079_1280-300x138.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/vaccination-5755079_1280-1024x471.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/vaccination-5755079_1280-768x353.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/vaccination-5755079_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>Novità e soluzioni</h2>
<h3>Alcuni sviluppi</h3>
<p><strong>Ci sono stati dei miglioramenti o si è cercato di porre rimedio? </strong></p>
<p>«<em>A inizio giugno alcune organizzazioni o associazioni hanno pianificato delle vaccinazioni rivolte alle persone con le quali erano in contatto, come ad esempio soggetti che precedentemente si erano rivolte a quell’associazione. Si è trattato di un’iniziativa una tantum che ha coinvolto stranieri, italiani e senza fissa dimora. La regione Lombardia vuole coinvolgere le associazioni per rintracciare e poi vaccinare le persone in contatto con le varie organizzazioni. Questo metodo, però, ha dei limiti, in quanto molte persone non si rivolgono alle associazioni. </em></p>
<p><em>Il Naga è contrario ad essere una sorta di centro vaccinale, sia per dei limiti logistici, sia per una questione di principio. Crediamo, infatti, nel concetto di non sostituirci, è compito dello Stato occuparsi della salute pubblica, è compito delle Regioni attivarsi per far sì che queste persone siano vaccinate.</em> <em>È necessario fare una campagna informativa una volta che verrà stabilito se e come ci si potrà vaccinare. Con informazioni chiare, in lingua, in modo tale che chi non ha mai sentito nominare in vita sua un’associazione possa essere raggiunto da queste informazioni.</em></p>
<p><em>Tra le ultime notizie, dovrebbero aprire la possibilità di prenotarsi alle persone che hanno il codice STP</em> [straniero temporaneamente presente- n.d.r.] che è una sorta di codice fiscale che viene rilasciato dagli ospedali quando una persona irregolare ha <em>bisogno di cure. Va bene, ma riguarda una piccola parte. Inoltre, il codice STP ha una validità di 6 mesi, quindi sono esclusi coloro che non lo hanno rinnovato perché, ad esempio, non ne hanno avuto bisogno</em>».</p>
<h3>Come risolvere il problema dei vaccini per gli stranieri</h3>
<p><strong>Quali possono essere le soluzioni?</strong></p>
<p>«<em>Dovrebbe essere aperta la possibilità di prenotarsi a tutte quelle persone che hanno fatto richiesta di emersione con la sanatoria della scorsa estate, che sta avendo tempi lunghi per l’esamina delle richieste. Si tratta di persone in un “limbo” perché non sono formalmente irregolari, sono in attesa di conoscere l’esito della loro domanda, a loro viene rilasciata un codice fiscale e una tessera sanitaria provvisoria. </em></p>
<p><em>Il meccanismo degli open day potrebbe rappresentare una soluzione per il metodo. Nel momento in cui la registrazione viene fatta all’atto della vaccinazione, magari è sufficiente portare un qualsiasi documento di riconoscimento. Permettere l’iscrizione al servizio sanitario anche a chi non ha i documenti è l’utopia. È auspicabile che tutte le persone presenti sul territorio abbiano accesso al sistema sanitario nazionale come lo hanno i cittadini italiani. Questo però non possibile in tempi rapidi e coerenti con la situazione dei vaccini che richiede risposte immediate</em>».</p>
<p>In una situazione in cui l’obiettivo è immunizzare il maggior numero di persone possibili, non ci possiamo permettere di escludere gli stranieri perché non sono in possesso di documenti e quindi per meri problemi burocratici. Sono state fatte numerose iniziative per velocizzare la campagna di vaccinazione, ad esempio <a href="https://www.proposte-uils.it/via-alle-vaccinazioni-in-azienda-da-maggio/">i vaccini nelle aziende</a>. Ora, bisogna risolvere il problema del vaccino per gli stranieri. Il diritto alla salute della comunità passa anche attraverso il diritto alla salute del singolo, anche se irregolare.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/gli-invisibili-del-vaccino-gli-stranieri-che-non-hanno-il-diritto-alla-salute/">Gli invisibili del vaccino, gli stranieri che non hanno il diritto alla salute</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/gli-invisibili-del-vaccino-gli-stranieri-che-non-hanno-il-diritto-alla-salute/">Gli invisibili del vaccino, gli stranieri che non hanno il diritto alla salute</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>le Barriere architettoniche, è la cultura a rendere gli spazi accessibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2021 16:40:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[Fiaba Onlus]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla molto spesso di barriere architettoniche ma si fa molto poco per abbatterle. La</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla molto spesso di <strong>barriere architettoniche</strong> ma si fa molto poco per abbatterle. La progettazione di spazi senza ostacoli è regolata da una normativa che esordisce negli anni 70 per tutelare mutilati e invalidi civili, continua con la legge 13/1989 a cui segue il Decreto Ministeriale 236/1989, ovvero il primo testo in cui si descrivono minuziosamente i criteri di costruzione per ambienti che siano accessibili. Nonostante le molteplici direttive, in diverse strutture non sono presenti rampe o scivoli, montascale o ascensori.</p>
<p>Altri tipi di assenze sono la mancanza di segnali che consentono l’identificazione dei luoghi e l’orientamento per persone con disabilità sensoriali, si rifletta alla mancanza di <strong>pannelli con alfabeto braille</strong>. In un discorso che prende in esame le barriere, è sbagliato fermarsi ad analizzare solo quelle fisiche, è opportuno estendere l’analisi anche a quelle che sono <strong>barriere relazionali o sociali</strong>. In questo caso si può distinguere tra <strong>barriere</strong> e <strong>facilitatori</strong>. Per spiegare i primi si può fare l’esempio di una persona che critica un disabile, al contrario, tra i facilitatori rientrano tutti quei comportamenti di collaborazione, si pensi ad un bambino che gioca con un suo compagno disabile o autistico.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-870" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/06/mobility-5192466_1280-300x212.jpg" alt="barriere architettoniche" width="300" height="212" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/06/mobility-5192466_1280-300x212.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/06/mobility-5192466_1280-1024x724.jpg 1024w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/06/mobility-5192466_1280-768x543.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/06/mobility-5192466_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>Intervista a Giuseppe Trieste, presidente di Fiaba Onlus</h2>
<p>Per approfondire la problematica delle barriere architettoniche, abbiamo intervistato <strong>Giuseppe Trieste</strong>, presidente di <a href="https://www.fiaba.org/">FIABA Onlus</a>, associazione con lo scopo di sensibilizzare sull’ importanza dell’abbattimento delle barriere architettoniche. Fondata nel 2000, FIABA Onlus ha portato avanti innumerevoli progetti, uno dei più importanti è l’istituzione con DPCM del 28/2/2003 del <strong>Fiabaday</strong>, ovvero la giornata nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche, in programma la prima domenica di ottobre.</p>
<h3>Le barriere architettoniche come problema culturale</h3>
<p>Il presidente Trieste ci tiene a precisare che alla base della questione delle barriere architettoniche c’è un problema culturale. <strong>L’abbattimento delle barriere architettoniche avviene se c’è un cambiamento culturale</strong> in nome delle <a href="https://www.proposte-uils.it/category/pari-opportunita/">pari opportunità</a>. Si tratta di un problema che non riguarda solo le persone con disabilità, al contrario, riguarda tutti, in quanto coinvolge tutti gli ambiti della vita di ogni giorno.</p>
<p>Non bisogna pensare alle barriere architettoniche come ad una difficoltà che interessa solo la persona in carrozzina. <strong>Le persone a ridotta mobilità non sono solo coloro con una disabilita</strong>, ma anche donne in gravidanza o che spingono un passeggino, uomini di bassa statura, oppure gli anziani, in poche parole tutti coloro che trovano impedimenti negli spostamenti. Per questo, Giuseppe Trieste parla di <strong>barriere architettoniche come di un problema culturale</strong>, poiché bisogna considerare la persona come tale e non pensare alla sua disabilità. Le barriere architettoniche, quindi, non si rimuovono semplicemente osservando una legge o di una direttiva, ma si possono eliminare se tutti adoperassero il proprio senso civico, abbandonando gli interessi personali.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-872" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/06/accessibility-1682903_1280-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/06/accessibility-1682903_1280-211x300.jpg 211w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/06/accessibility-1682903_1280-721x1024.jpg 721w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/06/accessibility-1682903_1280-768x1091.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/06/accessibility-1682903_1280.jpg 901w" sizes="(max-width: 211px) 100vw, 211px" /></p>
<h3>Promuovere la cultura della diversità</h3>
<p>Individuate le barriere architettoniche come problema culturale, per risolverlo bisogna fare molta sensibilizzazione e formazione. È necessario, secondo il presidente Trieste, <strong>educare per vedere la diversità senza pregiudizi</strong> che sono dannosi per il raggiungimento di una migliore qualità della vita. La diversità non deve essere un fattore di discriminazione, anzi, deve essere un punto di forza, occorre <strong>diffondere una cultura della diversità</strong>, fondamentale per potenziare il tessuto sociale, solo in questo modo si avranno servizi agibili per chiunque.</p>
<p>Per poter fare tutto ciò, è indispensabile partire dalle<strong> scuole che devono essere il luogo in cui si difende la diversità</strong> e dove non la si percepisce come elemento negativo. Giuseppe Trieste chiarisce che i bambini più piccoli non avvertono la diversità, se ne rendono conto quando spesso, purtroppo, proprio all’interno delle scuole, coloro con disabilità sono separati dal resto della classe. Le scuole quindi hanno il doppio compito di <strong>educare e valorizzare la diversità</strong>. Se prima si parlava di integrazione, adesso si deve parlare di inclusione. Se l’integrazione è portare tutti allo stesso livello, traguardo impossibile da realizzare, con <strong>l’inclusione</strong>, invece, ognuno possiede gli strumenti adeguati.</p>
<h3>L&#8217;abbattimento delle barriere architettoniche come beneficio per l&#8217;intera comunità</h3>
<p>Il Presidente Trieste spiega che se una società si impegna nell’eliminazione delle barriere architettoniche e offre servizi praticabili per persone con disabilità, non sono solo quest’ultimi a beneficiarne, bensì l’intera comunità. Un esempio può essere il settore del turismo. Se i luoghi di vacanza fossero attenti all’abbattimento delle barriere architettoniche, a giovarne non saranno solo coloro con ridotta mobilità, ma l’intero comparto turistico che vedrebbe maggiori flussi di visitatori, ne consegue un aumento dei guadagni e quindi un beneficio per tutta la società.</p>
<h2>La diversità è normalità</h2>
<p>In conclusione, per far si che l’ambiente in cui viviamo sia accessibile, non si deve ragionare su come eliminare le barriere architettoniche. Pensare a come rimuoverle presuppone che ci siano, il problema è a monte, per cui bisogna fare in modo che non esistano. Non si deve prima costruire e poi rimediare con accorgimenti che rendano i luoghi agibili. È necessario partire con l’intenzione di progettare spazi che siano fin da subito praticabili da tutti. Non bisogna considerare la diversità come una peculiarità o come un’eccezione, al contrario, è essenziale tenere presente che <strong>la diversità è normalità</strong>. La diversità è ricchezza da condividere e comprendere. Tutti diversi, tutti unici e principalmente tutti importanti.</p>
<h3></h3><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/barriere-architettoniche-e-la-cultura-a-rendere-gli-spazi-accessibili/">le Barriere architettoniche, è la cultura a rendere gli spazi accessibili</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/barriere-architettoniche-e-la-cultura-a-rendere-gli-spazi-accessibili/">le Barriere architettoniche, è la cultura a rendere gli spazi accessibili</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Prime donne ai vertici, siamo davanti a un vero cambiamento?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pina Alimonti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 May 2021 10:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Galloni]]></category>
		<category><![CDATA[Christine Lagarde]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Chiara Carrozza]]></category>
		<category><![CDATA[Ursula von der Leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Christine Lagarde a Maria Chiara Carrozza, da Ursula von der Leyen a Alessandra Galloni,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da Christine Lagarde a Maria Chiara Carrozza, da Ursula von der Leyen a Alessandra Galloni, sono solo alcuni esempi di <strong>prime donne arrivate ai vertici</strong>. Il termine “<em>prime</em>” è da intendersi nell’accezione temporale della parola, nel senso che sono <strong>donne che per prime hanno ricoperto ruoli importi</strong>, incarichi che precedentemente sono stati esercitati da uomini. Siamo davanti a un cambiamento, ma quali motivazioni ci sono dietro a questi rinnovamenti? Siamo arrivati davvero a raggiungere la parità di genere?</p>
<h2>Prime donne ai vertici, alcuni esempi</h2>
<p>È di recente la notizia della nomina a direttrice della Reuters di <strong>Alessandra Galloni</strong>. Si tratta della prima volta che una donna è alla guida dell’agenzia di stampa, una svolta avvenuta dopo 170 anni di attività della testata giornalistica. Negli stessi giorni il CNR ha eletto come presidente <strong>Maria Chiara Carrozza</strong>, anche in questo caso è la prima volta che la presidenza è gestita da una donna. Nel 2019 due tra le più autorevoli cariche europee sono state ricoperte per la prima volte da donne, vale a dire la presidenza della Commissione europea e della Banca centrale europea, rispettivamente affidate a <strong>Ursula von der Leyen</strong> e <strong>Christine Lagarde</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-788" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/05/donne-ai-vertici-300x225.jpg" alt="Donne ai vertici" width="300" height="225" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/05/donne-ai-vertici-300x225.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/05/donne-ai-vertici-768x576.jpg 768w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/05/donne-ai-vertici-720x540.jpg 720w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/05/donne-ai-vertici.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h3>
Donne ai vertici: perché meravigliarsi?</h3>
<p>Sono solo alcuni sorprendenti esempi di cariche ai vertici tenute da donne. Quello che sorprende, non deve essere la posizione assegnata a donne. Deve stupire il fatto che solo dopo tanti anni e solo dopo che quei ruoli sono stati ricoperti sempre da uomini, finalmente, per la prima volta sono le donne a raggiungere quel traguardo. Non deve stupire che a quei livelli ci siano figure femminili. Sono personalità competenti e con una lunga esperienza, meritano ed è legittimo che esercitino tali mandati. Deve meravigliare, invece, che sia <strong>la prima volta che vediamo donne ai vertici</strong>. In tutti questi anni non c’è mai stata una donna preparata in grado di gestire incarichi così importanti?</p>
<h2>Il punto di vista di Claudia Campisi</h2>
<p>Per analizzare questo fenomeno abbiamo intervistato <strong>Claudia Campisi</strong>, HR e Talent Acquisition per un’azienda di Informatica e ideatrice del <a href="https://lavoroconstile.it/">blog “Lavoro con stile”</a> in cui tratta delle tematiche del mondo del lavoro, in modo particolare di ricerca di un impego e crescita e sviluppo personale.</p>
<p><strong>Secondo lei perché, fortunatamente, sempre più donne riescono ad arrivare ai vertici? Ovviamente, incide la preparazione e le esperienze, ma c&#8217;è qualche meccanismo in più?</strong></p>
<p><em>“Credo che chi di noi arrivi ai vertici vi riesca grazie alla consapevolezza del proprio valore, dei sacrifici fatti, del diritto a poter sviluppare una carriera che comprenda anche un ruolo apicale. L&#8217;ingrediente segreto è legato alla fiducia in sé stesse, nel <strong>coraggio che si è pronte ad investire in un percorso in salita</strong>. In una coppia come anche in una famiglia bisogna trovare chiaramente un equilibrio, soprattutto in presenza di figli, ciò non esclude che non ci si possa organizzare senza dover rinunciare a obiettivi e aspirazioni. La fisionomia delle famiglie, soprattutto quelle più istruite, comprende nuove lenti di lettura e chance di crescita. Bisogna fare ancora tanto da questo punto di vista e parlarne ancora di più per trasformare un mindset che ha bisogno di una profonda trasformazione”.<br />
</em></p>
<h2>Parità di genere in ambito lavorativo</h2>
<p>Una trasformazione che inizia a vedersi. Siamo davanti a un <strong>cambiamento prima culturale e poi sociale</strong> che riconosce maggiore spazio alle donne. Uno spazio che è una conquista a cui le donne sono arrivate. Le donne, infatti, stanno rivendicando ruoli che prima erano riservati esclusivamente agli uomini. È bene precisare, che questa rivendicazione dei ruoli è mossa dal <strong>principio della parità di genere</strong>. Si vuole raggiungere un equilibrio tra uomini e donne, una situazione alla pari, di uguaglianza tra le parti anche in ambito lavorativo. Per approfondire questo punto, ho chiesto a Claudia Campisi una panoramica sulle dinamiche del lavoro femmine.</p>
<h3>
La situazione del lavoro femminile</h3>
<p><strong>Dott.sa Campisi, occupandosi delle risorse umane, negli ultimi anni ha notato una differenza, un cambiamento per quanto riguarda l&#8217;ingresso nel mondo del lavoro di personale femminile?</strong></p>
<p><em>“Lavoro nelle risorse umane da più di 10 anni e ho avuto la fortuna di avvicinarmi a contesti professionali anche molto differenti tra loro. In alcuni ho incontrato soprattutto personale femminile e ripercorrendo con loro le tappe di carriera, chi ai primi passi e chi alle prese con una impegnativa riqualificazione, posso dire che purtroppo ancora oggi è la donna ad avere maggiori difficoltà a sviluppare un percorso lavorativo continuativo. I primi anni, subito dopo aver terminato gli studi, rappresentano sempre quelli di maggior spinta in avanti, successivamente il rallentamento arriva, quando si decide di metter su famiglia, ma anche questa non è la regola. Credo che molto dipenda dal match perfetto azienda -professionista, questo rapporto può fare la differenza per entrambi le parti ma soprattutto per la lavoratrice. Basta visionare i dati europei ISTAT per constare come negli stati europei ci sia un discreto allineamento quando si parla di: Istruzione, Percorso lavorativo, Carriera e Reddito. È evidente che al di là delle nicchie professionali, c&#8217;è ancora tanto da fare, soprattutto per quei ruoli e quegli sbocchi occupazionali a scarsa densità di personale femminile”.</em></p>
<p><strong>La pandemia quanto e come ha influito sul lavoro femminile? </strong></p>
<p><em>“Tantissimo. Quando penso alla pandemia il primo pensiero va alle freelance, alle libere professioniste che si sono trovate spiazzate e in serie difficoltà. Penso a tutte le donne impiegate con contratti precari. La gestione della casa e della famiglia è ancora prevalentemente sulle spalle di noi donne con impatti importanti in situazione come questa. Spesso sono venuti meno gli aiuti per l&#8217;organizzazione del ménage familiare, sono sopraggiunti nuovi carichi e di conseguenza chi è stato chiamato a pagare il prezzo più caro sono proprio le donne”.</em></p>
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Lavoro femminile: abiti e ruoli</h3>
<p><strong>In quali ambiti e in che ruoli c&#8217;è maggiore richiesta di personale femminile?</strong></p>
<p><em>“Sicuramente il mondo IT è uno dei principali bacini in cui siamo ben gradite e ricercate, così come i media e le nuove tecnologie di comunicazione. Si può dire lo stesso in ambito sanitario, amministrativo-contabile ma anche nel mondo del retail e della Grande Distribuzione”.</em></p>
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</em><strong>E le donne in quali ambiti e in che ruoli cercano lavoro?</strong></p>
<p><em>“Direi che si propongono con entusiasmo e voglia di fare in tutti i settori in modo omogeneo, in relazione al background formativo e allo sbocco lavorativo desiderato. A certe condizioni, mi riferisco al tema gestione famiglia, spesso i lavori più ricercati sono quelli più funzionali in grado di favorire un equilibrio tempi di vita e carriera”.</em></p>
<p><strong>Domanda e offerta di lavoro coincidono?</strong></p>
<p><em>“Direi di no, siamo ancora abbastanza lontani. In questo la pandemia e il ricorso forzato ad alcuni istituti contrattuali, come lo smart working, hanno accelerato un processo di riorganizzazione<br />
favorevole a questo incontro domanda-offerta. Oggi in molte aziende è un dato consolidato il fatto che si può lavorare da remoto con successo e profitto, che lo si può fare anche se i propri figli sono in DAD!”.<br />
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<h2>Una parità di genere non pienamente raggiunta</h2>
<p>Si sta facendo molto ma non si può dire di essere arrivati a una vera svolta. Se da un lato ci sono dei miglioramenti, dall’altro bisogna considerare anche<strong> episodi che contrastano con il principio delle pari opportunità</strong>. Ad esempio, la nomina di Maria Chiara Carrozza rappresenta un traguardo anche in virtù del fatto che è stata un’altra donna, Maria Cristina Messa, a nominarla presidente del CNR. Quest’episodio dimostra il potere delle donne, ma bisogna anche considerare che la Ministra Messa è solo una tra le otto ministre su ventitré del governo Draghi, ovvero il <a href="https://www.proposte-uils.it/governo-nuovo-ma-vecchio-problema-delle-quote-rosa/">problema delle quote rosa nel governo</a>. Ancora, prendendo come esempio Ursula von der Leyen, abbiamo percepito come una novità la sua elezione. Ci siamo, poi, indignati per l’episodio dell’<strong>incontro con Erdogan</strong>. Situazione in cui la presidente della Commissione europea è stata fatta accomodare sul divano, distante dal dialogo tra due uomini.</p>
<h3>Donne ai vertici: il consiglio di Claudia Campisi</h3>
<p><strong>In conclusione, Dott.ssa Campisi, Volendo dare un consiglio, in che modo una donna potrebbe arrivare ai vertici?</strong></p>
<p><em>“Come in parte ho già anticipato, credendo in sé stessa, nelle proprie risorse personali e preparandosi a un percorso spesso accidentato e di difficile approccio ma tanto meritato. Il consiglio che è anche il mio stile di vita è quello di studiare, essere competenti, preparate ma anche capaci nelle relazioni, umane, empatiche in fondo i dati parlano chiaro, sono proprio questi i nostri punti di forza!”.</em></p>
<p>Siamo sulla strada giusta per <strong>arrivare alla parità di genere</strong>, ma il cammino è ancora lungo da fare. Frasi come “<em>è la prima donna ed essere…</em>” sono sintomo che le cose stanno cambiando e ci stiamo muovendo nella giusta direzione, ma c’è ancora tanto da lavorare. Per una donna che arriva ai vertici ce ne sono molte che non riescono a completare gli studi, o rinunciano al lavoro per dedicarsi ai figli. Ottimo traguardo se una donna diventa direttrice o presidente, ma dobbiamo lavorare affinché tutte le donne si sentano realizzate e non debbano fare rinunce.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/prime-donne-ai-vertici-siamo-davanti-a-un-vero-cambiamento/">Prime donne ai vertici, siamo davanti a un vero cambiamento?</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/prime-donne-ai-vertici-siamo-davanti-a-un-vero-cambiamento/">Prime donne ai vertici, siamo davanti a un vero cambiamento?</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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