Dopo un annus horribilis, Roma orfana dei suoi turisti resiste e spera

Confesso che la stesura di questo articolo è stata dolorosa: il turismo romano è devastato. Per offrirne un panorama completo, mi sono confrontata con i diversi segmenti: l’ospitalità, l’accoglienza e il grande operatore che le combina.

L’ospitalità ha il volto di Federica Ponti, referente del Bed & Breakfast “Colosseum Palace Star”, che dal 2019 al 2020 registra una perdita di fatturato del 90%. La struttura ha chiuso solo nei periodi di lockdown totale disposti dal Governo, Conte prima e Draghi poi: “Speravo di accogliere nuovamente alcuni ospiti con la Pasqua, ma anche quest’anno il periodo più remunerativo, specie per Roma, è stato azzerato, malgrado i vaccini”. Cassa integrazione in deroga, blocco dei licenziamenti e ristori: Ponti è grata di queste misure, che tuttavia a oggi sono la classica goccia nel mare, peraltro destinata a esaurirsi presto (la prossima scadenza è fissata a fine giugno).

Il 12 marzo, mentre Mario Draghi annuncia la nuova zona rossa, mi trovo con Emanuele Saffioti, titolare dell’Agenzia “Nota Bene”. Anche Saffioti lamenta perdite del 90% e spiega: “A oggi, è impensabile elaborare programmi di lavoro, pur di breve termine. Il turismo è abbandonato a sé stesso, costretto a raccogliere le briciole del day by day e delle prenotazioni last minute, divenute la regola con la pandemia”. I ristori sono un tasto dolente, perché erogati in funzione del solo fatturato, che non rende giustizia al ruolo d’intermediazione svolto dalle Agenzie di Viaggio a favore dei Tour Operator, i quali ultimi potrebbero godere di una sorta di plusvalenza, derivante dalla somma di ristori, cassa integrazione dei dipendenti e sospensione dei pagamenti ai fornitori.

Sul versante del turismo open air, i numeri sono altrettanto allarmanti: il Centro Servizi del Parco dell’Appia Antica perde il 70% del fatturato e riduce del 30% il parco biciclette, che il responsabile Marco Messina ha venduto, pur di non intervenire drasticamente sul numero e sull’impiego dei collaboratori. Francesca Mazzà, responsabile della Comunicazione dell’Ente Parco Regionale omonimo, mi accoglie con cordialità, ma ciò che respiro nell’aria di questo parco immenso, compreso tra i comuni di Roma, Marino e Ciampino, è frustrazione e impotenza: “Fino a novembre 2020 la partecipazione del pubblico alle nostre iniziative è stata notevole, poi la recrudescenza dei contagi ha fatto il resto. L’Ente Parco sta spendendo il possibile, ma c’è urgenza di prospettive che vadano oltre il quotidiano e che ci permettano di programmare iniziative e attività”.

Il grande operatore intervistato è Opera Romana Pellegrinaggi (di seguito, ORP) e qui tocco con mano il disastro provocato dalla pandemia. Sono una ex collaboratrice e mi ricordo il via vai dei pellegrini e i telefoni che squillavano senza tregua. Ora questi ricordi sembrano sepolti dal silenzio irreale delle stanze e dagli sguardi, talora attoniti, dei collaboratori: “Abbiamo imparato a essere cauti”, afferma Pietro Antonelli, coordinatore dell’area Pellegrinaggi. “Un anno fa’ pensavamo di ritrovare Roma e i suoi pellegrini con la Pasqua 2021, mentre oggi speriamo di poter festeggiare il prossimo capodanno in Terra Santa”, prosegue riferendosi alla campagna vaccinale già completata in Israele.

Anche ORP certifica perdite di almeno il 90% degli incassi (in zona extraterritoriale il fatturato non esiste, stante la fiscalità autonoma del Vaticano, cui ORP afferisce), includendo anche il segmento dell’accoglienza su Roma, che tante soddisfazioni ha regalato dal Giubileo del 2000 in avanti.

Siamo convinti che Roma e l’Italia ripartiranno prima delle destinazioni estere e per questo ci apprestiamo a lanciare il progetto Omnia for Italy”, aggiunge Antonelli. L’idea ambisce a superare l’annosa frammentazione del turismo italiano, fatto di tanti meravigliosi campanili che tra di loro non comunicano o, peggio, sono reciprocamente diffidenti. “Vogliamo – interviene Nino Sanna, coordinatore del progetto –supportare tutte le realtà locali del Paese, a partire da quelle della Chiesa Cattolica, veri e propri scrigni di bellezza e di ristoro per l’anima e per il corpo. L’obiettivo finale è il rilascio di una piattaforma nazionale che metta in relazione biunivoca i territori delle Chiese locali, valorizzandone e promuovendone le potenzialità: si pensi al solo slow tourism (letteralmente turismo lento, ndr), che in tempi di Covid-19 ha visto una crescita esponenziale delle richieste e che è destinato a un ulteriore incremento”, conclude Sanna.

E se la pandemia da Covid-19 permettesse infine alle “destinazioni minori”, così numerose in Italia, di affiancare le mete più note e più desiderate del mondo? Come spesso dichiarato da Papa Francesco, nessuno si salva da solo, con uno sguardo al Giubileo del 2025, quando tutti speriamo di vedere nuovamente Roma brillare di luce propria e accogliere tutti coloro che torneranno ad ammirarne la maestà e la grazia.

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Sara Mero