Hezbollah, chi è il nuovo potenziale protagonista della guerra a Gaza?

Hezbollah, chi è il nuovo potenziale protagonista della guerra a Gaza?

Photo by: Paul Keller

Considerato da molti Paesi un gruppo terroristico, Hezbollah si dice pronto a dare il suo sostegno ad Hamas nella guerra contro Israele, suo nemico storico. Tuttavia, la crisi economica libanese potrebbe impedirne un coinvolgimento diretto.


«Non si tratta solo di vendetta, quanto piuttosto di un’aggressione per raggiungere obiettivi precisi fra cui, il principale, è la sottomissione dei palestinesi, dei libanesi e di tutti i popoli della regione».

Non ha di certo usato mezzi termini Hassan Nasrallah, leader dal 1992 del gruppo libanese di Hezbollah. Rivoltosi alla popolazione in un discorso lo scorso 11 novembre, ha infatti imputato la responsabilità del conflitto agli Israeliani, che definisce “criminali di guerra”, puntando il dito anche contro gli Stati Uniti, che avrebbero un grande potere sulla situazione a Gaza.

Ma cos’è Hezbollah, da molti considerato la nuova minaccia di Israele?

Nato nel clima caotico della guerra civile che fra il 1975 e il 1990 ha colpito il Libano, Hezbollah sorge nel 1982 come parte dello sforzo iraniano di esportare la rivoluzione islamica nella regione e combattere le forze israeliane dopo l’invasione del Libano dello stesso anno. Così, con le sue Guardie della Rivoluzione Islamica, l’Iran comincia a fornire fondi e addestramento alla milizia inesperta, che prenderà poi il nome di Hezbollah, “il Partito di Dio”. Nel 1989, con la firma degli Accordi di Taif, Hezbollah viene autorizzato ad essere l’unica milizia in grado di mantenere le proprie armi.

Negli anni il gruppo diventa una risorsa di vitale importanza per l’Iran, guadagnandosi anche la nomea di militanza estremista e facendosi conoscere a livello internazionale per la sua storia di attacchi terroristici. Fondamentale in questo anche il suo intervento nella guerra civile siriana, in cui il dispiegamento di circa settemila militanti ne ha accresciuto la potenza. L’Istituto Internazionale per gli Studi Strategici ha stimato che nel 2020 Hezbollah avesse all’attivo circa ventimila combattenti a cui si aggiungevano un numero pari di riserve e un arsenale di armi, droni, carri armati e razzi a lungo raggio.

Ideali e struttura

Auto-proclamatosi un movimento di resistenza sciita, Hezbollah chiarisce le sue intenzioni nel 1985 con la pubblicazione del Manifesto, con il quale giura fedeltà al leader supremo dell’Iran, chiede la distruzione dello Stato di Israele e si promette di espellere tutte le potenze occidentali dal territorio. Su quest’ultimo punto, poi, precisa come la lotta alla minaccia occidentale – specialmente quella americana – non debba limitarsi a un’operazione locale, ma internazionale, poiché internazionale la portata della minaccia. La natura islamista del Manifesto verrà poi smorzata nel 2009 in un aggiornamento che invoca una “vera democrazia”.

Diverse dimensioni animano la natura di Hezbollah, che oltre ad essere una milizia dalla forte attitudine militare e ideologica è particolarmente attivo anche in ambito politico e sociale. Guidato da Nasrallah, infatti, Hezbollah supervisiona il Consiglio della Shura (l’organo decisionale supremo) e i suoi cinque sotto-Consigli: esecutivo, giudiziario, politico, parlamentare e jihadista.
La storia politica di Hezbollah comincia nel 1992, quando 8 membri del gruppo vengono eletti in parlamento ed Hezbollah diviene un punto fermo del governo, tanto da cominciare a ricoprire – nel 2005 – incarichi di Gabinetto. Alle ultime elezioni del 2022, il gruppo – con i suoi alleati – perde la maggioranza, ma mantiene 13 dei 128 seggi parlamentari. Inoltre, ad Hezbollah è affidata la gestione di diversi servizi sociali, fra cui l’istruzione e le politiche giovanili, le infrastrutture e la sanità.

Alleati e nemici

Nel 2019, dopo anni di crescita lenta, il gruppo è stato bersaglio di forti critiche e proteste a causa della cattiva gestione del governo e della crisi economica in cui riversa il Paese. Il Libano, infatti, è fra i Paesi con il debito pubblico più alto del mondo, pari al 150% del suo prodotto interno lordo. Nonostante ciò, Hezbollah gode di un importante sostegno da parte dell’Iran, che gli fornisce addestramenti e finanziamenti. Secondo il Dipartimento di Stato americano, questi ultimi ammonterebbero a centinaia di milioni di dollari. Ulteriori aiuti, sebbene inferiori rispetto a quelli dello Stato degli Ayatollah, provengono dalla Siria – altro grande alleato –, imprese criminali internazionali e la diaspora libanese.

Se da un lato Hezbollah riceve un grande supporto, dall’altro le sue azioni lo hanno portato ad essere definito una minaccia terroristica da diverse potenze. Prima fra tutte, gli Stati Uniti. Negli anni, le diverse amministrazioni hanno preso provvedimenti – più o meno efficienti – per contrastare il gruppo. L’amministrazione Obama offrì aiuti all’esercito libanese, ma il coinvolgimento di quest’ultimo nella difesa del confine siriano a fianco di Hezbollah fece sì che il Congresso ne bloccasse il proseguimento, timoroso che potessero finire nelle mani della milizia. Inoltre, nel 2015 il Congresso approvò lo stanziamento dell’Hezbollah Financing Prevention Act, che sanziona tutte le istituzioni che usano i conti statunitensi per finanziare il gruppo.
Trump, come parte della sua campagna contro l’Iran, sanzionò alcuni membri di Hezbollah in Parlamento, senza troppo successo, data la sempre maggiore autosufficienza dei rappresentanti.
Anche Biden ha sposato la via delle sanzioni sia verso soggetti individuali che verso reti finanziarie internazionali accusate di riciclare denaro a vantaggio della milizia libanese e dell’Iran.
L’Unione Europea ha optato per un approccio meno aggressivo e, oltre a definire Hezbollah un gruppo terroristico, dal 2014 l’Europol e gli Stati Uniti formano un gruppo congiunto per contrastarne le attività sul territorio europeo.

Ma non è solo l’Occidente ad opporsi ad Hezbollah, anche gli Stati arabi del Golfo Persico – fatta eccezione per l’Iran – lo considerano un’organizzazione terroristica. Ai precedenti, poi, si aggiunge l’Arabia Saudita che dal 2017, insieme agli Stati Uniti, guida il Terrorist Financing Targeting Center, al lavoro per interrompere i flussi di risorse verso i gruppi sostenuti dall’Iran.

Hezbollah e la guerra israelo-palestinese

Ma che ruolo ha quindi Hezbollah nella guerra in corso fra Israele e Hamas? Lo scorso 7 ottobre, il gruppo ha affermato di essere «in diretto contatto con la leadership della resistenza palestinese» e da quel momento ha affrontato numerosi scontri transfrontalieri contro Israele per dimostrare la sua solidarietà ad Hamas. Secondo alcuni esperti, Hezbollah avrebbe, insieme all’Iran, addestrato le forze di Hamas e consigliato su come attaccare Israele. Nonostante ciò, molti pensano che non sia desideroso di ampliare il conflitto. Altri credono che Hezbollah preferisca agire nell’ombra, da dietro le quinte, con operazioni segrete e attività terroristiche. Il motivo che accomuna le ipotesi precedenti risiederebbe nella situazione critica dal punto di vista politico ed economico in cui versa il Paese. Nonostante tutto, il gruppo ha segnalato la volontà di sostenere Hamas in questa impresa.

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Chiara Conca