Le facce del dissenso

Le facce del dissenso

 

 

Il seme della protesta può raggiungere ognuno di noi basta saperlo riconoscere

A partire da due personalità molto diverse tra di loro (Assange e Naval’nyj) trattiamo il tema della protesta e la persecuzione fisica ed emotiva che i governi attuano per far tacere le voci ‘fuori dal coro’

“Un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre… Ma non può contenere la primavera.” Questa frase mostra la potenza del pensiero di un uomo indomabile quale fu Mahatma Gandhi che probabilmente era consapevole di rischiare la morte per questa sua visione globale ed unitaria. I tempi sono cambiati ma il bisogno di protestare sembra essere immutato perché poco è cambiato sul fronte della prepotenza e dell’ingiustizia.

Il 16 febbraio 2024, infatti, il dissidente russo Aleksej Naval’nyj moriva in un carcere di massima sicurezza a Charp (Russia siberiana nord-occidentale) indignando in modo molto profondo la comunità internazionale che, con la sua morte, sembra aver preso definitivamente atto di essere spettatori di un vero e proprio totalitarismo in terra russa.

Ci si è raccolti in numerose manifestazioni silenziose per commemorare le parole di resistenza dell’attivista e per non dimenticare; ora il testimone sembra essere passato alla moglie Julia Naval’naja che sta occupando quel posto rimasto vuoto denunciando apertamente Putin per aver assassinato il marito pur di farlo tacere.

Basterebbe questo per far indignare ma non è tutto qui: in questi giorni, in Inghilterra, si è deciso (per ora) di non procedere al rimpatrio negli Stati Uniti d’America di un altro uomo (Julian Assange) colpevole di aver reso pubbliche le ingiustizie della guerra per mano del governo a stelle e strisce. Il giornalista ha mostrato i crimini di guerra statunitensi perpetuati ai danni del popolo iracheno nella guerra in Iraq attraverso l’utilizzo di immagini secretate dal Pentagono.

Ciò che appare evidente è che il mondo, nei confronti del cofondatore e caporedattore dell’organizzazione divulgativa WikiLeaks, sembra avere un sentimento meno empatico (rispetto al defunto dissidente russo) e questo in larghissima parte è una conseguenza della campagna di denigrazione mediatica fatta ai suoi danni dagli Americani negli anni passati.

Etichettato come cospiratore è stato braccato e, da allora, vive privo di libertà in attesa di una assoluzione che, probabilmente, non avverrà mai perché confermerebbe una colpevolezza che il governo statunitense non è pronto ad ammettere. È attualmente incarcerato nel Regno Unito presso la prigione Belmarsh di Sua Maestà in attesa di estradizione negli Stati Uniti dove gli aspetta una condanna pesantissima. Le informazioni di cui Assange si servì provenivano dal lavoro dell’allora analista dell’intelligence statunitense Manning che fu condannata nel 2013 a 35 anni di reclusione (scarcerata definitivamente, ma non senza ripercussioni, nel 2020) e colpevole di aver reso pubblici materiali ritenuti top secret e di aver reso più vulnerabile la governance statunitense.Immagine a fumetto con una ragazza di profilo con megafono che strilla qualcosa, sfondo giallo, colori nero e rosso

Entrambi questi uomini (sia Naval’nyj che Assange) hanno mostrato una ferma opposizione ad un  potere autoritario e prevaricatore; scegliendo di seguire una strada alternativa rispetto all’ingiustizia e alle prepotenze ed entrambi hanno pagato a caro prezzo (seppur in modo differente) questo desiderio di libertà.

La morte di Naval’nyj ha indignato l’opinione pubblica internazionale perché si è trattato tra le altre cose della personalità più importante a livello mediatico presente in Russia oltre ad essere il maggiore antagonista del leader russo Vladimir V. Putin. Proprio attraverso le dirette streaming Aleksej ha smascherato le prevaricazioni che i suoi concittadini stavano patendo per mano di Putin ed ha permesso al mondo di conoscere meglio il popolo russo e le derive autoritarie del loro leader.

Naval’nyj sembra essere morto per un arresto cardiaco e Putin, qualche giorno dopo, si è mostrato in un video messaggio nel quale parlava di una scarcerazione con scambio di prigionieri già programmata e di una casualità non voluta ma non ha fatto altro che acutizzare quel senso di consapevolezza di essere di nuovo di fronte ad un tiranno.

In questo stesso momento centinaia di prigionieri sono in attesa di condanna a morte in Iran (un altro paese che ha smarrito la democrazia) e si uniscono alle facce più o meno note che hanno provato e provano a rendere il nostro mondo più umano e giusto. Le storie di questi dissidenti ci chiedono di non aver paura di opporci alle ingiustizie e di credere che un cambiamento possa essere possibile; ma dobbiamo ricordare che le ingiustizie possono insinuarsi anche nelle terre democratiche, le terre della libertà e del benessere e che tutti noi siamo chiamati a vigilare.foto che riprende una serie di mano alzate, manifestanti

Chissà cosa avrebbe detto Gandhi, se non fosse stato ucciso anzitempo; magari che “ la verità non danneggia mai una causa che è giusta” e con queste sue parole evocative dobbiamo ricordarci sempre da che parte stare e sostenere le facce del dissenso.

Suggeriamo la lettura dell’articolo L’America nei due conflitti più importanti:accordo o disaccordo, nel quale trattiamo il ruolo strategico e (spesso) condizionante statunitense.

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Ludovica Cassano