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	<title>Sanità e salute pubblica - Proposte-UILS</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2023 13:50:43 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Lacrime di coccodrillo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2023 13:50:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità e salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[#anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[#bulimia]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione sana]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reduci dalle abbuffate natalizie, eccoci pronti a correre ai ripari per rimetterci in forma e</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Reduci dalle abbuffate natalizie, eccoci pronti a correre ai ripari per rimetterci in forma e sentirci meno colpevoli.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le feste in generale, ma in particolare quelle natalizie, sono un periodo dell’anno  in cui l&#8217;imperativo categorico è quellodi essere felici; questa ricerca nevrotica della felicità tende a volte ad essere convertita dalla nostra psiche in varie forme di gratificazione.</p>
<h2 style="font-weight: 400;">La felicità non è soltanto gratificazione e la gratificazione è solo una componente minima di quel concetto più ampio che chiamiamo felicità.</h2>
<p style="font-weight: 400;">Pur assumendo che questa asserzione sia tuttavia vera ci rendiamo conto, d&#8217;altro canto, che la nostra psiche di ciò non se ne curi affatto. Anzi la sua modalità di pensiero si riduce al sillogismo: mangio, mi gratifico e così sarò felice.</p>
<p style="font-weight: 400;">Naturalmente questo non è un discorso che vale per tutti, ma è pur sempre una <em>forma mentis</em> che spesso ci accomuna e che conduce, in definitiva, ad un terribile senso di colpa e alla drastica decisione di rimettersi in linea con le cosiddette “diete fai-da-te”.</p>
<h2 style="font-weight: 400;">Perdere peso rientra tra i propositi del nuovo anno ma, a volte, la non accettazione del proprio corpo, porta l&#8217;individuo ad una vera e propria ossessione di voler dimagrire, che conduce a sua volta a forme erronee di assunzione del cibo che nel peggiore dei casi possono concretizzarsi in vere e proprie patologie psichiatriche.</h2>
<p style="font-weight: 400;">Per tanto qual&#8217;è l&#8217;approccio scientificamente corretto da tenere nella mitologica battaglia contro i demoni del grasso?</p>
<p style="font-weight: 400;">Per approfondire questo discorso abbiamo interpellato la biologa nutrizionista Dottoressa Elisa De Minicis.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<ol>
<li style="font-weight: 400;"><em>Dottoressa, qual è la sua missione nell’esercizio della sua professione?</em></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400;">L’educazione alimentare di quante più persone possibili, per poterle aiutare a far pace con il cibo, soprattutto con i cibi tabu, raggiungendo e mantenendo i propri obiettivi con consapevolezza e serenità in modo permanente.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Non esistono alimenti proibiti, tutto è concesso in uno stile alimentare equilibrato e sano.</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">
<ol start="2">
<li style="font-weight: 400;"><em>Quanto è sbagliato improvvisare una dieta senza la consulenza di un esperto e quali sono i rischi che si ripercuotono sul nostro organismo?</em></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Purtroppo, si pensa sempre che affidarsi ad un esperto sia una spesa inutile da potersi risparmiare perché infondo si sa: “basta mangiare poco, diminuire o eliminare carboidrati e grassi e magicamente avremo il corpo dei nostri sogni”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Niente di più sbagliato!</p>
<p style="font-weight: 400;">L’errore principale nel quale facilmente si incorre è basarsi sul peso che indica la bilancia, prefissandosi obiettivi irraggiungibili in tempi irreali.</p>
<p style="font-weight: 400;">Siamo nell’epoca del tutto e subito e non si ha più la pazienza di aspettare per poter ottenere risultati davvero duraturi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le diete fast sembrano sempre la miglior soluzione, ma in realtà sono un gran problema per il nostro organismo che viene sottoposto ad un notevole carico di stress, determinando l’instaurarsi di meccanismi biochimici che segnalano una carenza in atto e di conseguenza l’accensione del “risparmio energetico corporeo”.</p>
<p style="font-weight: 400;">In termini pratici, ricevendo il nostro organismo molte meno kcal del necessario, dovrà adattarsi per poter assolvere a tutte le sue funzioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sarà quindi costretto a scegliere come utilizzare quei pochi nutrienti che riceve e alcuni processi verranno momentaneamente sospesi per poter sopravvivere, andando così ad intaccare il nostro stato di salute generale.</p>
<h2 style="font-weight: 400;">&#8220;<em>Ciò che ripeto sempre ai miei clienti è: Buttate le bilance&#8221;. </em></h2>
<p style="font-weight: 400;"> Il peso è solo un numero inutile e dipende da troppi fattori per poter essere un parametro su cui far affidamento e varia a seconda del tipo di dispositivo utilizzato,</p>
<p style="font-weight: 400;">dall’orario della giornata, se siamo andati di corpo oppure no, se aumentiamo o perdiamo massa muscolare (il muscolo pesa molto di più del grasso),</p>
<p style="font-weight: 400;">se siamo in una fase mestruale o in un’altra, se abbiamo bevuto tanto o poco, se abbiamo aggiunto molto sale negli alimenti tutti fattori che determinano una variazione anche di 2-3 kg nella stessa giornata.</p>
<p style="font-weight: 400;">Vedere il peso scendere velocemente sulla bilancia è una gran soddisfazione, ma nella stragrande maggioranza dei casi ciò che determina questa diminuzione è la perdita di acqua e di massa muscolare e non di grasso.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tutto ciò ha delle serie implicazioni sulla nostra salute.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un’importante restrizione calorica, non controllata, determina innanzitutto una carenza di nutrienti essenziali per il nostro organismo, determinando malnutrizione, dovuta principalmente ad un insufficiente apporto di carboidrati, vitamine, sali minerali e grassi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ne consegue una veloce perdita di liquidi corporei, legati normalmente ai carboidrati, e di massa muscolare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quest’ultima, per potersi mantenere ha bisogno dell’azione sinergica di proteine e carboidrati, i quali, determinando un aumento della produzione di insulina, hanno una funzione anabolizzante e quindi di crescita muscolare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sarà evidente, quindi, che una diminuzione o eliminazione di questo gruppo alimentare sarà decisamente dannosa per i nostri muscoli.</p>
<p style="font-weight: 400;">Perdendo massa muscolare, diminuirà di conseguenza il metabolismo basale (kcal che ogni giorno consumiamo per assolvere alle funzioni vitali e quindi sopravvivere, come respirare e tenerci in vita).</p>
<p style="font-weight: 400;">Riducendosi il metabolismo basale, si avrà una maggior predisposizione ad ingrassare perché saranno meno le kcal bruciate ogni giorno anche stando a riposo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Al contrario, una buona massa muscolare, per potersi mantenere tale, determina un dispendio energetico notevole anche quando stiamo seduti, guardiamo la tv o ci riposiamo, ed è proprio per questo motivo che i kg persi saranno poi ripresi con gli interessi al termine del regime alimentare improvvisato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Altre conseguenze spiacevoli saranno nervosismo, dovuto ad improvvisi cali glicemici, mancanza di energie, mal di testa, difficoltà a concentrarsi, diminuzione delle difese immunitarie, perdita di capelli e indebolimento delle unghie, pelle spenta, disturbi del sonno e dell’umore, crampi muscolari, alvo alterato, in molti casi perdita di massa ossea.</p>
<p style="font-weight: 400;">Se queste carenze vengono protratte nel tempo si instaureranno problemi ormonali, dovuti soprattutto ad uno scarso introito di grassi, fondamentali per la produzione di ormoni, determinando nella maggior parte dei casi amenorrea secondaria, nelle donne e problemi di fertilità.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ultima, ma più spiacevole e grave conseguenza è l’instaurarsi di disturbi del comportamento alimentare come anoressia e bulimia, che ultimamente stanno dilagando silenziosamente.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p>3<em>. Il digiuno intermittente: parliamone. È diventato una tendenza ma cos’è veramente e per chi è indicato?</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400;">Il Digiuno intermittente consiste nell’alternanza di periodi di astensione da cibo e bevande caloriche e periodi di alimentazione <em>ad libitum</em> (a proprio piacimento) oppure ad introito controllato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ne esistono innumerevoli varianti, ma per meglio orientarci tra i diversi protocolli, possiamo distinguere due grandi categorie:</p>
<ul>
<li>le diete a “digiuno periodico” (DP) che prevedono giornate intere di digiuno (24 h) o di forte restrizione calorica, alternate a giorni di apporto energetico normale</li>
<li>le diete con alimentazione a restrizione oraria, in inglese chiamate “time restricted feeding “(TRF), in cui l’assunzione di cibo è limitata ad alcuni pasti durante il periodo attivo della giornata. (digiuno di 12-20 ore).</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">In generale, i principali benefici del digiuno intermittente (soprattutto se abbinato ad attività fisica regolare) sono:</p>
<ul>
<li>perdita di peso in termini di diminuzione della massa grassa e mantenimento della massa magra</li>
<li>miglioramento della regolazione glicemica</li>
<li>cambiamenti nelle vie metaboliche, nei processi cellulari e nei livelli ormonali con conseguente riduzione del rischio metabolico e cardiovascolare</li>
<li>aumento della risposta allo stress, riduzione dell’infiammazione e del danno ossidativo.</li>
<li>“spontanea” riduzione del senso di fame e dell’apporto energetico durante i periodi di alimentazione ad libitum.</li>
<li>minimizzazione dei processi anabolici (sintesi, crescita e riproduzione), favorendo invece i sistemi di mantenimento e di riparo, aumentando la resistenza allo stress, riciclando proteine danneggiate, stimolando la biogenesi mitocondriale e promuovendo la sopravvivenza cellulare, tutti meccanismi che contribuiscono alla resistenza alle malattie e al miglioramento della salute.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Aspetti negativi:</p>
<ul>
<li>Difficoltà a bilanciare l’apporto di macro e micronutrienti della dieta, e quindi possibili carenze nutrizionali (specie se prolungate nel tempo).</li>
<li>Problemi di convivialità e disagio nei momenti di condivisione a tavola</li>
<li>Non può essere praticato in diverse condizioni tra cui: presenza di patologie metaboliche, cardiovascolari o tumorali, età di sviluppo, gravidanza e allattamento.</li>
<li>Problemi di regolazione e bilanciamento della dieta nei giorni di consumo ad libitum.</li>
</ul>
<h2 style="font-weight: 400;">Per poter affermare la sua reale e duratura efficacia bisognerebbe avere a disposizione studi consistenti a riguardo, che per ora purtroppo scarseggiano e lasciano incertezza in diversi ambiti.</h2>
<p style="font-weight: 400;">In conclusione, si può affermare, ad oggi, che la restrizione calorica, ottenuta attraverso varie modalità e possibilmente con il modello mediterraneo, rappresenti il migliore approccio dieto-terapeutico nel paziente sovrappeso o obeso.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ciò nonostante, dal punto di vista metabolico, il digiuno intermittente sembra essere particolarmente favorevole nel controllo di: sensibilità insulinica, dislipidemia, ipertensione e infiammazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">In generale, mancano ancora studi a lungo termine per misurare l’impatto delle varie forme di digiuno intermittente sulla salute.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non è da escludere che questo approccio dietetico, nuovo ma molto antico, rappresenti una delle possibili strategie da mettere in atto per contrastare la dilagante iperalimentazione tipica della nostra società attuale e suscitare anche una riflessione sulla sobrietà, l’autodisciplina e l’importanza del cibo come risorsa fondamentale e non solo come esercizio edonistico.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p><em>4.  Consigli pre e post festività natalizie: mangiare poco, non mangiare affatto, come gestire i sensi di colpa, come ripartire nel migliore dei modi?</em></p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"> È importante vivere questi momenti senza pensieri, concedendoci ciò che fa parte della nostra tradizione, senza farci troppi problemi di kcal, grassi, carboidrati o metodiche di cottura.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ciò che dico sempre ai miei pazienti in questo periodo è di mangiare un po&#8217; di tutto senza magari fare bis.</p>
<p style="font-weight: 400;"> Dopo le feste natalizie i miei pazienti vengono sempre alla visita terrorizzati di aver fatto un gran pastrocchio, ma per esperienza vi dico che praticamente nessuno riesce ad ingrassare anche concedendosi pandori, torroni e panettoni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quindi niente sensi di colpa e quando quella vocina ci viene a turbare, dicendoci che abbiamo fallito per l’ennesima volta, mettiamola a tacere e ripartiamo serenamente con un’alimentazione sana, bilanciata e senza rinunce, perché d’altronde è questo il segreto per perdere peso e mantenersi sani e in forma.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><em>&#8220;La dieta è uno stile di vita, non è una tortura da praticare per un breve periodo per poi ritornare a mangiare più di prima, che senso avrebbe altrimenti?&#8221;</em></h2>
<p style="font-weight: 400;">È per questo che l’obiettivo principale quando ci affidiamo ad un professionista dovrebbe essere l’educazione alimentare, in modo da poter raggiungere serenamente l’obiettivo fissato e poterlo mantenere nel tempo senza rinunce, mangiando tutto e consapevolmente.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/lacrime-di-coccodrillo/">Lacrime di coccodrillo</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/lacrime-di-coccodrillo/">Lacrime di coccodrillo</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Gioventù bruciata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 13:05:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità e salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani italiani]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[prospettive]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Chiara Rebeggiani A due anni dall’inizio della pandemia, quando finalmente si stava cominciando ad</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Chiara Rebeggiani</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">A due anni dall’inizio della pandemia, quando finalmente si stava cominciando ad intravedere un barlume di speranza per un ritorno alla normalità, ecco che la guerra in Ucraina piomba sulle giovani esistenze dei nostri figli scaraventandoli di nuovo in un baratro angosciante di insicurezza, paura e incertezza sul proprio futuro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sin dall&#8217;inizio della crisi Ucraina l’associazione milanese “Laboratorio Adolescenza” e l’Istituto di ricerca IARD, cherealizzano periodicamente indagini sugli stili di vita degli adolescenti italiani, hanno effettuato uno studio su un campione di circa 5000 studenti di età compresa tra i 13 e i 19 anni, per per avere un riscontro degli effetti del conflitto sulla loro psiche.</p>
<h1 style="font-weight: 400;">I risultati destano sconcerto.</h1>
<p style="font-weight: 400;">I nostri figli, a dispetto di una esteriore apatia ed egocentrismo, in realtà stanno affrontando una situazione di sofferenza.</p>
<p style="font-weight: 400;">I risultati della ricerca, anticipati al quotidiano La Repubblica, hanno evidenziato un&#8217;acuita sensibilità per le stragi civili e per il dolore umano.</p>
<p style="font-weight: 400;">3 adolescenti su 4 infatti temono l&#8217;imminente scoppio della TerzaGuerra Mondiale.</p>
<h2 style="font-weight: 400;">Anche le preoccupazioni economiche derivanti dal conflitto ucraino stanno minando la serenità dei nostri giovani.</h2>
<p style="font-weight: 400;">8 ragazzi su 10 infatti sono a conoscenza dell’aumento dei costi per via della guerra e sanno, pertanto, che in famiglia si deve tirare la cinghia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un altro aspetto interessante che si evince da questa indagine è quello umanitario: molti giovani non sono indifferenti alla sofferenza del popolo ucraino e manifestano preoccupazione in generale per il coinvolgimento dei civili nel conflitto.</p>
<h2 style="font-weight: 400;">Tale evidenza mostra un aspetto del carattere dei nostri figli che in condizioni normali appariva latente, ovvero la compassione per il dolore altrui.</h2>
<p style="font-weight: 400;">Tra i tanti studi sulla salute mentale degli adolescenti emerge quello condotto dall’Associazione Nazionale Di. Te. (Dipendenze tecnologiche, GAP, cyberbullismo).</p>
<p style="font-weight: 400;">Il sondaggio, a titolo “La salute mentale dei giovani tra pandemia e guerra”, rivela che 7 adolescenti su 10 sperimentano uno stato di rabbia non solo verso l’esterno ma anche contro sé stessi.</p>
<p style="font-weight: 400;">A questo si aggiunge purtroppo uno stato di depressione cronica per il 50% degli intervistati, soprattutto per le ragazze tra i 14 e i 19 anni, con conseguente sfiducia in sé stessi e abbassamento del tono dell’umore.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sempre nell’età compresa tra i 14 e i 20 anni, inoltre, un individuo su tre pensa alla morte come possibile via di uscita da una situazione esistenziale angosciante.</p>
<p style="font-weight: 400;">Aumentano anche i casi di autolesionismo: 1 intervistato su 6 afferma che per sfogare il proprio malessere e la propria frustrazione, si è inflitto delle ferite.</p>
<p style="font-weight: 400;">A dispetto di tutto ciò, i giovani si tengono comunque informati circa l’attuale situazione internazionale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quindi se da una parte lo smartphone può condurli ad uno stato di alienazione, relegandoli in una dimensione digitale e irreale, dall’altra l’accesso illimitato al web li immerge completamente nell’infosfera.</p>
<h1 style="font-weight: 400;">Questa è la realtà dei nostri giovani, compressi tra un presente privo di spensieratezza e un futuro su cui incombono nubi sempre più nere.</h1>
<p style="font-weight: 400;">I nostri ragazzi sono stati privati dell&#8217;adolescenza passando direttamente all&#8217;età adulta attraverso le macerie di un mondo devastato dal Covid e da questo conflitto infame.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un punto di vista più vicino e autentico ci viene fornito in tal senso da alcuni giovani studenti che abbiamo intervistato.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><em>1.Dopo la pandemia come vivi il conflitto in Ucraina? Quanto e come ti tieni informato?</em></h2>
<p style="font-weight: 400;">Giulia &#8211; All’inizio il conflitto in Ucraina l’ho vissuto male perché tramite i social si è sempre esposti a immagini forti e anche per il fatto stesso che l’Ucraina è molto vicina all’Italia avevo paura che la guerra potesse arrivare anche qui.</p>
<p style="font-weight: 400;">Solo sentire il termine <strong>“guerra”</strong> e vederla così vicina non mi faceva star bene anzi mi faceva molto impressione. All’inizio mi tenevo informatissima tramite i telegiornali, adesso invece mi tengo informata ma con meno apprensione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Benedetta &#8211; Questo stato di emergenza per via della guerra lo vivo quasi con più paura rispetto allo stato, ormai passato, d’emergenza da Covid.</p>
<p style="font-weight: 400;">Mentre la pandemia ci poneva in uno stato d’emergenza controllato, la guerra invece è qualcosa fuori dal nostro controllo e questo genera ansia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Mi tengo informata con i telegiornali e tramite il web sempre verificando le fonti delle informazioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Beatrice- Sono molto angosciata, prima la pandemia che ha cambiato le nostre vite e ora la guerra in Ucraina.</p>
<p style="font-weight: 400;">Molto spesso ripenso a qualche anno fa quando ero al liceo e dove mi toccava studiare storia. Mentre leggevo e studiavo ho sempre pensato di essere stata molto fortunata a nascere nel ventunesimo secolo.</p>
<h1 style="font-weight: 400;">&#8220;Vedevo e pensavo alla guerra come qualcosa di lontano e quasi surreale&#8221;.</h1>
<p style="font-weight: 400;">Non avrei mai immaginato che, nel nostro secolo, sarebbe scoppiata una pandemia globale e una guerra in Europa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Mi sono &#8220;illusa&#8221; che l&#8217;uomo, soprattutto dopo le atrocità della Seconda guerra mondiale, avesse imparato che la guerra è un orrore.</p>
<p style="font-weight: 400;">Se devo essere sincera mi tengo poco informata riguardo quello che sta accadendo in questi ultimi tempi.</p>
<h2 style="font-weight: 400;">&#8220;Penso che sia molto importante informarsi e rimanere aggiornati su quello che succede, ma ogni volta che lo faccio sto male&#8221;.</h2>
<p style="font-weight: 400;">Sui social e su internet siamo bombardati continuamente di immagini e notizie riguardo la guerra.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em> </em></p>
<ol start="2">
<li style="font-weight: 400;">
<h2><em> Quali i pensieri dopo questi due anni di pandemia e ora con la guerra; la situazione attuale sta negando in qualche modo il tuo diritto a crescere “serenamente”?</em></h2>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Giulia &#8211; Io non penso che la guerra stia negando il mio diritto di vivere serenamente, perché per ora la guerra è lontana e dopo il Covid cerco di buttarmi dietro le spalle certi pensieri e cerco di andare avanti perché altrimenti non vivo più!</p>
<h2 style="font-weight: 400;">Secondo me questa situazione va messa da parte. Il che non significa essere indifferenti e insensibili ma significa cercare o creare, anche nell’impossibilita della situazione, le condizioni per vivere serenamente.</h2>
<p style="font-weight: 400;">Benedetta &#8211; Io penso che in qualche modo questa situazione neghi la possibilità di crescere serenamente, perché per esempio io sono passata dai 16 ai 18 anni e in questi due anni ho riscontrato un &#8220;Buco” ovvero non ho idea di cosa sia successo nella mia vita in questi due anni e allo stesso tempo il Covid in generale ha lasciato uno stato di paura per tutto quello che all’inizio era normale come i contatti umani che ora invece fanno paura.</p>
<h2 style="font-weight: 400;">&#8220;Siamo stati costretti a crescere rapidamente, sapere già come comportarci, come seguire i protocolli, come obbedire senza fare domande&#8221;.</h2>
<p style="font-weight: 400;">Beatrice- Purtroppo noi adolescenti e bambini siamo la generazione più penalizzata. Siamo diventati più fragili e i sentimenti che ci accomunano sono paura, angoscia, rabbia e una profonda tristezza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Io sono una ragazza di quasi 20 anni e la mia vita, dopo quanto è accaduto, è cambiata drasticamente. Passo molte ore della giornata chiusa nella mia stanza.</p>
<p style="font-weight: 400;">La pandemia è iniziata mentre ancora frequentavo il quarto liceo, quando ancora ero una ragazza spensierata. Il covid mi ha tolto le relazioni sociali e quindi il poter stare con i miei coetanei, il contatto fisico con le persone, la voglia di impegnarmi in quello che facevo, la voglia di studiare e il godermi la mia adolescenza.</p>
<h2 style="font-weight: 400;">&#8220;Il covid e la guerra messi insieme hanno amplificato in me sentimenti come la paura, l&#8217;ansia e la rabbia&#8221;.</h2>
<p style="font-weight: 400;">Da quando ho finito il liceo nel 2021, sto passando uno dei periodi più brutti della mia vita; infatti, ho paura del futuro, ho paura di quello che mi aspetta là fuori nel mondo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non riesco più a trovare un senso alla mia esistenza, mi sento spaesata, persa.</p>
<h2 style="font-weight: 400;">La mia mente è sempre piena di pensieri negativi e catastrofici come: che senso ha studiare all&#8217;università se non si trova lavoro?</h2>
<p style="font-weight: 400;">Inoltre, una cosa che mi demoralizza tanto è che purtroppo viviamo in un paese e in un periodo storico a cui importa poco di noi giovani.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non veniamo considerati minimamente e questo è molto triste perché oltretutto gli adulti non fanno altro che giudicarci quando invece vorremmo essere compresi per una volta.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quante volte ci siamo sentiti dire: questi giovani d&#8217;oggi, non hanno voglia di lavorare e di fare niente!</p>
<p style="font-weight: 400;">La verità è che vivere tutto questo ci ha fatto perdere la motivazione, ci fa vivere nell&#8217;incertezza del futuro e non ci spinge a credere in noi stessi e nelle nostre capacità.</p>
<h1 style="font-weight: 400;">3.<em>Le immagini che scorrono quotidianamente davanti ai nostri occhi suscitano in te un sentimento d’indifferenza o ti pongono degli interrogativi personali di fronte la drammaticità del conflitto?</em></h1>
<p style="font-weight: 400;">Benedetta &#8211; Le immagini in parte danno l’idea di quello che sta succedendo, sono immagini forti che lasciano un segno.</p>
<h2 style="font-weight: 400;">Vedere queste immagini non genera indifferenza, invece mi pone in un atteggiamento di impotenza, cioè mi chiedo cosa posso fare io, come posso contribuire per raggiungere un&#8217;idea di pace?</h2>
<p style="font-weight: 400;">Allo stesso tempo proprio per la crudezza di queste immagini mi sento inadeguata alla risoluzione di questa situazione di guerra.</p>
<p style="font-weight: 400;">Beatrice &#8211; Personalmente non mi è ancora capitato di confrontarmi con i miei coetanei sulla tematica della guerra, di più con gli adulti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ho notato che all&#8217;inizio c&#8217;era più interesse e partecipazione alle notizie e agli eventi che accadevano, forse anche per una paura personale o per le ripercussioni che ci sarebbero potute essere nel nostro paese.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le immagini che la televisione ci propone sono sempre le più drammatiche </span><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">&#8220;Dopo tutto quello che sta succedendo mi viene da pensare che nessuno abbia a cuore la pace e la cura dell&#8217;essere umano&#8221;.</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo sicuramente colpisce la mia sensibilità e mi fa sprofondare nel pessimismo e nella sfiducia di un ideale di pace che non è ben chiaro a nessuno.</span></p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/gioventu-bruciata/">Gioventù bruciata</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/gioventu-bruciata/">Gioventù bruciata</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>La Lady con la lanterna e i suoi impavidi successori</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/la-giornata-internazionale-dellinfermiere-per-celebrare-gli-eroi-della-corsia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-giornata-internazionale-dellinfermiere-per-celebrare-gli-eroi-della-corsia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 12:38:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità e salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[infermieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Chiara Rebeggiani Ogni anno il 12 maggio si celebra la Giornata Internazionale dell’Infermiere nella</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Chiara Rebeggiani</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Ogni anno il 12 maggio si celebra la Giornata Internazionale dell’Infermiere nella ricorrenza della nascita di <strong>Ms Florence Nightingale</strong>, fondatrice della moderna scienza infermieristica.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Nightingale, nata a Firenze nel 1820 da una nobile famiglia inglese, intuisce che per migliorare i risultati dell’assistenza sanitaria britannica era necessario iniziare a lavorare su alcuni concetti fondamentali come l’igiene degli ambienti e degli stili di vita, l’organizzazione dei servizi di assistenza sociale e le relazioni infermiere-paziente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Intorno a questi concetti Florence, riuscirà a costruire le basi per la nascita e lo sviluppo dell&#8217;infermieristica moderna.</p>
<p style="font-weight: 400;">La “Lady con la lanterna”, così chiamata per la sua peculiare modalità di visita ai feriti durante la guerra in Crimea, è stata la prima donna a ricevere l’Order of Merit, una delle più alte onorificenze conferite dalla corona britannica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel corso degli anni la figura dell&#8217;infermiere si è evoluta e adeguata ai progressi della scienza medica in genere, ma i principi di base della Nightingale sono ancora lì a sostenere una professione che non è solamente il mero svolgimento di procedure mediche, ma anche, e soprattutto, donazione di sè a chi soffre.</p>
<hr />
<p style="font-weight: 400;">Ritornando al giorno d&#8217;oggi, quale valore assume la celebrazione della Giornata dell&#8217;Infermiere, in questo contesto critico della  pandemia?</p>
<p style="font-weight: 400;">In primo luogo si vuole segnalare la devozione, il sacrificio, l’impegno fisico e psicologico di quella che più di una professione potremmo definire una vocazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il Ministro della salute in tal senso ha ribadito in una recente intervista che attraverso la Giornata dell&#8217;Infermiere “<em>celebriamo la vocazione di un servizio che ha rivestito e rivestirà sempre un ruolo fondamentale negli ospedali e nel rapporto con i malati e le famiglie sul territorio. </em></p>
<h1 style="font-weight: 400;"><em>Il lavoro va sostenuto sempre per tutelare il diritto alla salute di tutti noi”.</em></h1>
<p style="font-weight: 400;">Sempre in prima linea anche nella battaglia contro la pandemia da Covid-19, la loro professione è stata quella più colpita durante tutto il periodo dell’emergenza, con circa 14.000 contagi e almeno un centinaio di decessi (FNOPI).</p>
<p style="font-weight: 400;">A questo si aggiunge l&#8217;esistenza di problematiche evidenti che riguardano diversi ambiti di questa professione e che in qualche modo aumentano il disagio in corsia e ne affievoliscono la motivazione nell’esercizio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tra queste si segnalano la carenza di personale, un&#8217;indeguata retribuzione, eccessivo carico di lavoro e orari di lavoro spropositati, nonchè una mancata corrispondenza tra ruoli e responsabilità.</p>
<hr />
<p style="font-weight: 400;">Per un maggiore approfondimento della tematica abbiamo raccolto la testimonianza di tre professioniste nel campo infermieristico che prestano servizio sia in Italia che all&#8217;estero.</p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;">
<h2><em>Perché scegliere di studiare Scienze Infermieristiche e non Medicina?</em></h2>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Susanna (Italia) &#8211; Ritengo che le due professioni abbiano un ambito comune cioè la cura del paziente; il medico si occupa della patologia e fa diagnosi mediche, l’infermiere si occupa della persona e fa una diagnosi infermieristica, ponendo cioè l&#8217;attenzione all’aspetto psicologico e fisico della persona, nei suoi bisogni e necessità che va ben oltre la singola patologia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Monica (Stati Uniti) &#8211; Essere infermiere è un privilegio perchè si ha l’opportunità di stare con i pazienti per molto tempo, questo ci dà la possibilità di instaurare rapporti basati sulla fiducia reciproca, inoltre il percorso di studi nonché gli orari di lavoro, almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti, sono flessibili garantendoci la possibilità di studiare per tenerci aggiornate.</p>
<p style="font-weight: 400;">Beatrice (Italia) &#8211; Ho scelto d’intraprendere questo percorso di studi perché ho sperimentato sulla mia pelle la cura e l’amore degli infermieri che si son presi cura di me quand’ero bambina.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quest’esperienza d’amore mi ha segnato nel profondo tanto da spingermi a intraprendere lo stesso percorso: stare vicino ai sofferenti poterli curare e consolare e dare a loro quello che avevo ricevuto anni prima.</p>
<h1> 2.<em>Quali sono state le criticità e le problematiche riscontrate negli ultimi anni?</em></h1>
<p style="font-weight: 400;">S.- Le criticità sicuramente riguardano soprattutto la pandemia e la carenza di infermieri rispetto alla richiesta che c’è stata; il lavoro si è triplicato e il compenso economico non è mai paragonabile allo stress fisico psicologico di cui si sobbarca un infermiere.</p>
<p style="font-weight: 400;">B.- Le problematiche che riguardano il nostro mestiere sono tante: l’obbligo di fare doppi turni per mancanza di personale, lavorare senza i giusti presidi con la paura di contrarre noi qualche malattia, orari pesantissimi per uno stipendio bassissimo, la difficoltà di stabilizzazione in un determinato ospedale che comporta lavorare per le cooperative con la conseguenza di essere spostato continuamente da un reparto all’altro lavorando 2-3 infermieri a turno quando ne occorrerebbero il doppio</p>
<ol start="3">
<li style="font-weight: 400;">
<h1><em>Quant’è vera l’affermazione “la sanità non funziona senza infermieri”</em><em>?Per quale motivo?</em></h1>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">S.- L’affermazione è vera al 100%. Le corsie degli ospedali non collassano perché sono sostenute dagli infermieri che forniscono assistenza h24, a domicilio, negli Hospice, nelle missioni umanitarie, nelle scuole e ovunque sia necessario.</p>
<p style="font-weight: 400;">M.- Affermazione assolutamente vera perché gli infermieri sono molte volte all’avanguardia della medicina. Sono quelli che operano in maniera tempestiva nelle comunicazioni tra paziente e medico, sono le mani e gli occhi del medico, agendo con l’esperienza aiutano il personale medico a prendere la giusta decisione.</p>
<p style="font-weight: 400;">B.- Affermazione vera. Come dicevo prima, spesso per la mancanza di personale ci vediamo costretti a sacrificare la nostra vita privata per garantire al meglio che il reparto non collassi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non esistendo sussidi economici per assumere altro personale, anche quando dovremmo assentarci per malattia ci ritroviamo a lavorare per sostituirci a vicenda con una mole di lavoro importante, con grandi responsabilità perché lavoriamo con la vita delle persone.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quindi si può dire che la sanità senza di noi non funziona.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em> </em></p>
<ol start="4">
<li style="font-weight: 400;">
<h1><em> Quanto è importante per te il rapporto con il paziente e perché?</em></h1>
</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400;">S.- Per me il rapporto con il paziente è importante perché mi da un feedback sull’assistenza che presto. Un paziente che è in un ambiente sereno che trova le risposte alle sue ansie e domande, che è accudito nel modo corretto, mi ricambia con un rapporto di fiducia e di competo affidamento.</p>
<p style="font-weight: 400;">M.- Il rapporto con il paziente è essenziale. Purtroppo, sempre per la carenza di staff, spesso questo rapporto soffre.</p>
<p style="font-weight: 400;">B.- Il rapporto con il paziente per me è il lavoro stesso, tutto gira intorno a questo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Noi curiamo l’aspetto fisico e psicologico. Noi li prepariamo a guarire e a volte anche alla morte. In che modo? Tramite l’amore che si dà tutto senza volere nulla in cambio.</p>
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		<title>Psicodramma-19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2022 11:49:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità e salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[salute e sanità]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[sanita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il punto sulla situazione attuale ,i provvedimenti e gli studi condotti  sul Coronavirus Disease in</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="font-weight: 400;"><em>Il punto sulla situazione attuale ,i provvedimenti e gli studi condotti  sul Coronavirus Disease in ambito psicologico.</em></h2>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Esattamente due anni fa, il 20 Gennaio 2020 durante una storica conferenza stampa della China’s Health Commision, avvenne la prima conferma della  trasmissione del Coronavirus da uomo a uomo e con essa la constatazione della nascita di una nuova malattia virale identificata con il nome di COVID-19(Coronavirus Disease).</p>
<p style="font-weight: 400;">L’11 Marzo 2020 l’OMS dichiara lo stato di pandemia.</p>
<p style="font-weight: 400;">La rapida diffusione su scala mondiale di questa patologia ha completamente stravolto le abitudini e gli stili di vita di ognuno di noi, ma soprattutto si è lasciata alle spalle un numero impressionante di vittime.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il nome scientifico della malattia “Covid” prende il sopravvento nel nostro parlato comune mentre sui mezzi di comunicazione non si legge e non si sente parlare d&#8217;altro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un incubo ad occhi aperti che squarcia la serenità di migliaia e migliaia di vite, in un crescente allarmismo legato ai livelli record di diffusione e all&#8217;alto tasso di mortalità.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ad aumentare lo stato di tensione si aggiunge lo stress del lockdown vissuto in uno stato di confusione generale, la didattica a distanza per i nostri figli, il lavoro da casa, le immagini dei reparti di terapia intensiva dove i pazienti muoiono soli e poi la speranza di guarigione, di aver trovato una cura, i vaccini, che non si sa se siano sicuri o no, non si sa se abbiano effetto oppure no.</p>
<p style="font-weight: 400;">E quando sembrava esserci un barlume di speranza, il virus muta e siamo di nuovo da capo.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;economia precipita, la gente perde il posto di lavoro. La situazione di tensione dei nuclei familiari, costretti a vivere 24 ore su 24 rinchiusi in casa, si fa sempre più allarmante.</p>
<h2 style="font-weight: 400;">Tutte queste tensioni hanno lasciato ferite profonde nelle nostre fragili menti, scatenando patologie psicologiche o aggravandone quelle esistenti.</h2>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;allerta viene lanciato quando l&#8217;epidemia era ancora agli inizi dall’<a href="https://www.iss.it">Istituto Superiore di Sanità</a> in un articolo dedicato all’impatto della pandemia COVID-19 sulla salute mentale, in cui affermava che:</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>Benché in tutti i paesi le conoscenze sull’impatto della pandemia sulla salute mentale siano ancora limitate e perlopiù derivate da esperienze solo parzialmente assimilabili all’attuale epidemia, è verosimile che la domanda di interventi psicosociali aumenterà notevolmente nei prossimi mesi e anni”.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Infatti questa tendenza si registrerà già dal primo anno di pandemia portando ad esaurimenti nelle scorte di farmaci antidepressivi e ansiolitici, e ad un aumentata richiesta di assistenza psicologica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il virus incute terrore, fa vivere nell’ansia e toglie il sonno e pertanto la gente comune corre ai ripari come può, curandosi dapprima con metodi naturali (melatonina e valeriana i più comuni) per poi passare agli ansiolitici e antidepressivi, molto spesso somministrati in modalità “Fai da te”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con due anni di ritardo infine il governo vara nel 2022 il bonus psicologo, ovvero un contributo per sostenere le spese relative alle sessioni di psicoterapia per chi ha sofferto e soffre di ansia, stress e depressione da COVID.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dalle prime statistiche dell’Istituto Superiore di Sanità relative al fenomeno dell&#8217;aumento delle patologie psicologiche causate dal Covid, si evince che i livelli di ansia, depressione e stress, misurati soprattutto in lunghi periodi di<em> lockdown, </em>sono risultati superiori a quelli stimati prima dell’emergenza sanitaria.</p>
<p style="font-weight: 400;">Altri studi hanno invece evidenziato come la giovane età, la presenza di un familiare con sintomi, la solitudine e i problemi finanziari siano state le cause scatenanti di questi stati ansioso-depressivi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Inoltre uno studio condotto a livello mondiale dai docenti dell&#8217;Università del Queensland ha evidenziato 53 milioni di casi in più di depressione maggiore (+28%) e 76 milioni di casi in più di disturbi d’ansia (+26%) nel 2020 collegati alla pandemia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per offrire ai nostri lettori una panoramica approfondita sull&#8217;argomento, abbiamo interpellato il dott. Matteo Reggio D’Aci Psichiatra e Psicoterapeuta, socio della <a href="https://www.psicoterapiamedica.org">Cooperativa Sociale di Psicoterapia Medica</a> di Roma.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<h3 style="font-weight: 400;"><em>In che modo il Covid ha contribuito all’insorgenza di depressione e disagi psicologici? C’è un legame biologico, una base organica?</em></h3>
<p style="font-weight: 400;">Dobbiamo considerare tre ordini di fattori. Il primo è il virus come microrganismo, il secondo sono le misure adottate per contrastarne la diffusione e il terzo è quella specifica caratteristica dell’essere umano di dare senso a ciò che lo circonda, oltre ai dati oggettivi.</p>
<p style="font-weight: 400;">A questo punto possiamo affermare che il virus in senso stretto non provoca danni psicologici, così come nemmeno le misure di contenimento di per sé per periodi limitati lo fanno, ma se andiamo ad indagare quale senso questi fattori possono assumere nella mente delle persone allora sì, la pandemia ha avuto e sta avendo molte ripercussioni sulla realtà psichica della popolazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il virus evoca, in ambito psicologico, spettri di pericolosità nella relazione con gli altri, di essere lesi o di ledere i nostri vicini in modo subdolo, caratteristici di ideazioni psicopatologiche.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le misure di distanziamento e la sospensione di tante attività non necessarie alla sopravvivenza del corpo, possono dare un’idea dell’essere umano come entità esclusivamente biologica, negando l’importanza di quegli aspetti non materiali fatti di affetti e fantasie che caratterizzano la nostra specie e che sono altrettanto necessari alla nostra salute, mentale e non solo.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<h3 style="font-weight: 400;"><em>Che tipo di problematiche psicologiche presentano i soggetti che hanno avuto il Covid?</em></h3>
<p style="font-weight: 400;">Sicuramente, come tutte le malattie, anche il Covid può causare stress e paure tipiche degli eventi traumatici, ma le problematiche maggiori vanno sempre inquadrate nelle dinamiche psichiche più profonde che, come accennato prima, sono legate a pensieri latenti che possono alterare un sano rapporto con la realtà umana.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<h3 style="font-weight: 400;"><em>Quale l’impatto che questa patologia (Covid) ha avuto sulla vita sociale, lavorativa, sulla vita degli studenti e quale sulle dinamiche familiari?</em></h3>
<p style="font-weight: 400;">Diversi studi sono stati pubblicati e molti sono in corso.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sicuramente l’impatto della pandemia su tutti gli aspetti sociali e relazionali della popolazione è rilevante, ma ci sarà bisogno di tempo per capirne l’entità.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<h3 style="font-weight: 400;"><em>Di che tipo di problematiche parliamo? La frequenza? E quale l’età più colpita.</em></h3>
<p style="font-weight: 400;">Le problematiche psicologiche indotte possono essere molto varie: da ansie e preoccupazioni fisiologiche, fino a patologie vere e proprie a carattere depressivo o paranoicale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dati certi sulla frequenza ancora non ne abbiamo, ma possiamo affermare che l’età dell’adolescenza sembra essere quella più colpita.</p>
<p style="font-weight: 400;">E questo è abbastanza prevedibile in quanto l’adolescenza è il periodo della vita in cui si osa di più nel rapporto con gli “sconosciuti”, un’esigenza che è stata fortemente limitata in questi due anni.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<h3 style="font-weight: 400;"><em>Di che entità è la gravità di queste manifestazioni?</em></h3>
<p style="font-weight: 400;">Come dicevo, l’entità e la gravità possono essere molto varie. Tanto dipende da quanti “anticorpi” contro le idee distruttive e svalutanti sui rapporti umani e sulla visione dell’essere umano in generale abbiamo sviluppato.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/psicodramma-19/">Psicodramma-19</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/psicodramma-19/">Psicodramma-19</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Un futuro senza noi</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/un-futuro-senza-noi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=un-futuro-senza-noi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Apr 2022 09:41:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità e salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[calo demografico]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[GINK]]></category>
		<category><![CDATA[provita]]></category>
		<category><![CDATA[salute e sanità]]></category>
		<category><![CDATA[THINKERS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un articolo pubblicato sul Foglio circa quattro anni fa a titolo  “L’ISTAT ci spiega perché</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo pubblicato sul Foglio circa quattro anni fa a titolo  “L’ISTAT ci spiega perché gli italiani non fanno più figli”argomentava come il problema del calo delle nascite fosse legato sì ad un fattore economico, ma anche al fatto che si entra troppo tardi nel mondo del lavoro e che non esistano vere e proprie politiche di sostegno alla famiglia e alle donne durante il periodo di gravidanza e allattamento.</p>
<p>Secondo le inquietanti statistiche dell&#8217;ISTAT, nel 2020 le nascite in termini assoluti sono state 404.000, circa 15.000 in meno rispetto all’anno precedente, con il numero medio di figli per donna pari a 1,17.</p>
<p>Inoltre il 22,4% delle donne tra i 30 e i 34 anni non ha figli, così come il 13,9% di quelle tra i 40 e i 49 anni. In tal senso va inquadrato l&#8217;intervento delpremier Mario Draghi che agli Stati Generali della Natalità ha affermato che: “<em>Per decidere di avere figli i giovani hanno bisogno di tre cose: un lavoro certo, una casa e un sistema welfare e servizi per l’infanzia. Tutte cose su cui l’Italia si trova svantaggiata rispetto ad altri paesi</em>”.</p>
<p>Tuttavia il calo delle nascite non può essere imputato solamente a fattori di tipo politico, economico e sociale.</p>
<p>E questo dato salta agli occhi osservando la realtà di alcuni paesi, come ad esempio la Corea del Sud, in cui vi sono politiche serie di sostegno alle nascite sia a livello di sussidi  economici che di assistenza sociale, ma dove tuttavia non si riscontra un inversione di tendenza  del declino democrafico.</p>
<p>Sembra che la scelta di aprirsi alla vita,  o procrastinare la nascita o addirittura di rinunciarvi, abbia radici più profonde che affondano nella volontà dell&#8217;individuo stesso.</p>
<p>Vi è nella natura umana un istinto biologico di riprodursi e un desiderio innato di generare una nuova vita, ma questo desiderio sembra venir soffocato non solo da problematiche economiche e sociali, ma anche da una cultura individualistica ed egocentrica, che lascia poco spazio all&#8217;arrivo di un figlio.</p>
<p>Nella società odierna si riscontrano in questi ultimi anni infatti alcune tendenze di una cultura contraria alla vita.</p>
<p>Nel gergo quotidiano assistiamo ad esempio all&#8217;emergere di espressioni come“Childfree”, che presentano il figlio non come una persona da amare, ma come un qualcosa da evitare alla stregua del fumo o dell&#8217;inquinamento.</p>
<p>Oppure nel web si riscontra un pullulare di acronimi come GINK (Green inclinations, No Kids)  o THINKERS (Two Healthy Incomes, No Kids, Early Retirement), che rendono bene l&#8217;idea di questa ostilità.</p>
<p>Questo, mix di fattori socio-economici e culturali, come vedremo, porta molte coppie ad una scrupolosa pratica di pianificazione familiare che, in molti casi, sfocia nella decisione legittima di procrastinare o rinunciare alla nascita di un figlio.</p>
<p>Tale pratica sembrerebbe configurarsi pertanto come una delle cause della crisi demografica italiana.</p>
<p>Per analizzare più accuratamente le dinamiche di questa problematica abbiamo interpellato Jacopo Coghe, vicedirettore dell’<a href="https://www.provitaefamiglia.it">Associazione Pro-Vita e Famiglia ONLUS</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>
<h2><strong>In quale percentuale il calo delle nascite può essere attribuito a fattori biologici e in quale a fattori socioeconomici?</strong></h2>
</li>
</ol>
<p>«Innanzitutto, oggi, soprattutto in Italia e in Europa, si fanno meno figli e in età più avanzata.</p>
<p>Questo è sicuramente un fattore che possiamo definire “biologico”, ma non è altro che una conseguenza di fattori economici e prima ancora e soprattutto, culturali.</p>
<p>La società e la politica attuali non permettono alle giovani coppie di avere prospettive, ecco perché un uomo e una donna spesso sono costretti a rimandare sempre più avanti nel tempo la scelta di avere un figlio.</p>
<p>Viviamo in un Paese dove la disoccupazione giovanile è altissima, dove i contributi per la maternità e la paternità sono tra i più bassi d’Europa, dove non viene permesso economicamente di scegliere di occuparsi dei figli a casa, ma viene imposto che, se si è fortunati ad avere un lavoro, questo va tenuto stretto nonostante la precarietà salariale.</p>
<p>Una società e una politica che fanno ancora poco per le famiglie finiscono quindi per generare, a cascata, dei fattori socioeconomici tali da favorire a dismisura il calo delle nascite».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li>
<h2><strong>La prospettiva di crescere un figlio incide sulla qualità della vita, sul benessere personale? Il figlio può essere visto come un ostacolo ad un ideale di vita comoda?</strong></h2>
</li>
</ol>
<p>«Assolutamente no.</p>
<p>Un figlio è sempre un dono, una ricchezza, un’unicità che porta gioia ed è anche una risorsa non solo, ovviamente, per i genitori e la famiglia tutta ma per tutta la società.</p>
<p>I figli rappresentano il nostro presente e futuro. Se oggi, invece, siamo costretti a sentire il mantra del figlio come “possibile ostacolo” è perché la società ci ha inculcato l’idea egoistica di pensare solo a noi stessi, come singoli, e non a noi come parte di una famiglia.</p>
<p>Anche il fattore economico, come detto prima, incide su questa presunta mancanza di benessere, perché la mancanza di incentivi e sostegno alle famiglie finisce per far diventare un figlio una spesa difficile da sostenere.</p>
<p>La soluzione, però, non è eliminare i figli, ma dare la possibilità alle famiglie, soprattutto giovani, di poterli avere».</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="3">
<li>
<h2><strong> L’innalzamento dell’età del matrimonio o di una vita comune in che percentuale impatta con la problematica?</strong></h2>
</li>
</ol>
<p>«Ritorniamo sempre a quello che è il punto centrale dell’intero problema: stare accanto alle famiglie, aiutandole e sostenendole.</p>
<p>Purtroppo, se ai giovani manca il lavoro, le risorse e se si sentono bombardare dai messaggi che “stare soli è bello” o che, peggio ancora, bisogna vivere le relazioni senza serietà e stabilità si finisce per rimandare sempre di più la prospettiva del matrimonio e ancora di più quella di avere figli».</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="4">
<li>
<h2><strong> La fissazione per la linea e per i modelli di bellezza possono tuttavia essere un ostacolo?</strong></h2>
</li>
</ol>
<p>«Purtroppo, questo è un problema che riguarda soprattutto le donne, discriminate da una cultura che le vorrebbe sempre perfette, sempre in grado di fare qualsiasi cosa e alla costante ricerca del successo e della carriera.</p>
<p>Certamente questo fattore incide, ma credo sinceramente in modo molto meno preponderante rispetto agli ostacoli di cui abbiamo parlato prima che vengono eretti davanti a migliaia di famiglie italiane».</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/un-futuro-senza-noi/">Un futuro senza noi</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/un-futuro-senza-noi/">Un futuro senza noi</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<title>Adottati da un server</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Dec 2021 16:50:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità e salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[educazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[salute e sanità]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Estensioni digitali L&#8217;utilizzo dello smartphone e in generale di internet sta avendo un enorme effetto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Estensioni digitali</h1>
<p>L&#8217;utilizzo dello smartphone e in generale di internet sta avendo un enorme effetto sulle nostre vite. Il &#8216;telefono celluare&#8217; è diventato un&#8217;estensione del nostro corpo, quasi un apparato aggiunto del quale il nostro organismo sembra non poter fare a meno.</p>
<p>Tale effetto si estende inevitabilmente anche sulle giovani esistenze dei nostri figli che crescono in una relazionalità continua con lo schermo al plasma e il touchscreen.</p>
<p>Secondo alcune statistiche l’Italia sta raggiungendo il primato statunitense dei bambini iper-connessi, infatti è stato evidenziato che 8 bambini su 10 tra i 3 e i 5 anni sanno usare un cellulare, mentre il 30% dei genitori fa uso dei dispositivi digitali per calmare o distrarre i propri figli in un età compresa tra i 0 e 2 anni.</p>
<p>Alcuni studiosi ritengono che questa pratica potrebbe essere la causa di comportamenti alterati da sovraesposizione agli strumenti digitali.</p>
<h1>Istruzioni per l&#8217;uso</h1>
<p>I &#8216;nativi digitali&#8217;, a differenza di noi immigrati, nascono e crescono in un’epoca in cui tutto è a portata di dito.</p>
<p>La facilità di accesso alle reti sociali e le enormi possibilità che offre internet fanno dello smartphone uno strumento potentissimo il cui corretto uso deve essere insegnato alle  nuove generazioni.</p>
<p>Per rispondere ad alcune domande sulle problematiche derivanti dall’uso eccessivo degli smartphone da parte dei bambini, nonché sui rischi della sovraesposizione degli stessi ad alcuni contenuti sensibili del web, quali ad esempio violenza e pornografia, abbiamo ascoltato la dottoressa Teresa Scicchitano che ha collaborato con l’associazione Moige e con ITCI- Istituto di terapia cognitiva interpersonale, nella prevenzione e cura delle dipendenze digitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>
<h2><strong><em>L’uso eccessivo della tecnologia ha effetti negativi sulla percezione della realtà nell’età evolutiva?</em></strong></h2>
</li>
</ol>
<p>Qui la parola chiave è percezione perché è un concetto particolare. Fondamentalmente la percezione che noi abbiamo e che anche i bambini hanno della realtà può essere alterata e questo nel web spesso avviene.</p>
<p>Prendiamo ad esempio l’uso dei videogiochi: gli stimoli che i bambini ricevono all’interno di un video game hanno un ‘intensità’ tale da coinvolgere i sensi e l’attenzione in modo molto particolare.</p>
<p>Se chiedessimo ad un bambino che ha utilizzato il tablet per un’ora quanto tempo crede di aver giocato, probabilmente ci risponderebbe dieci minuti, o qualcosa di simile. Questo perché è la percezione del tempo che viene alterata.</p>
<p>Così quando ciascuno di noi, non solo i bambini, entra nel web viene assorbito da uno “spazio-tempo” differente, tornare alla realtà può essere molto frustrante e talvolta problematico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li>
<h2><strong><em>Quali so</em></strong><strong><em>no i problemi a livello linguistico e di apprendimento?</em></strong></h2>
</li>
</ol>
<p>I DSA che sono i disturbi specifici dell’apprendimento sono tanti e differenti e quindi è difficile fare un discorso unico per tutti, però per ciascuna di queste forme penso che la tecnologia possa sia essere una risorsa che un limite.</p>
<p>Immaginiamo ad esempio se un disgrafico o un dislessico avessero la possibilità di stendere un testo in formato digitale.</p>
<p>Noi a livello didattico otterremmo una qualità più alta del suo elaborato perché non avrebbe l’ostacolo del suo deficit nel formulare i suoi pensieri e attingere alle sue potenzialità, o comunque l’avrebbe ma in maniera ridotta; quindi, in qualche modo noi dobbiamo concepire la tecnologia come una risorsa per alcune problematiche.</p>
<h3>Problematiche in aumento</h3>
<p>Un dato oggettivo è che c’è stato un incremento di queste problematiche. Ciò è dovuto in parte ad una maggiore diagnosi (una volta infatti non venivano riconosciuti molti DSA), in parte anche al fatto che i bambini conducono uno stile di vita differente rispetto a venti anni fa.</p>
<h3>Insegniamo ai nostri figli ad annoiarsi</h3>
<p>Prendiamo ad esempio la variabile del TEMPO: oggi la giornata è scandita da moltissime attività, spesso frenetiche, il concetto stesso di “attesa” è concepito come un limite, un ostacolo, qualcosa da evitare. In questo i mezzi digitali vengono in grande aiuto, se di aiuto possiamo parlare, perché eliminano la noia dell’attesa: non ci si annoia più (con la conseguenza paradossale che ci si annoia molto di più, perché tutto è meno stimolante e più noioso).</p>
<p>L’apprendimento invece richiede del tempo, richiede costanza e fatica. Devo esercitarmi e ripetere lo stesso esercizio molte volte prima di poter padroneggiare un concetto o uno strumento.</p>
<p>Questa esercitazione e lentezza dell’apprendimento è molto lontana dai tempi con cui i bambini sono abituati ad ottenere qualcosa.</p>
<p>Pensiamo ai cartoni animati: oggi i ritmi di un cartone sono molto differenti e frenetici rispetto a quelli di una volta, un classico come “la bella addormentata nel bosco” e l’attuale “Masha e Orso” sono due estremi opposti in questo senso.</p>
<p>Quindi la concezione del tempo e i tempi di attenzione impattano fortemente sullo sviluppo sia da un punto di vista cognitivo che sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="3">
<li>
<h2><strong><em>Quali i consigli per un genitore?</em></strong></h2>
</li>
</ol>
<p>Il primo consiglio è quello di non demonizzare, ma monitorare. Io penso che non sia giusto avere una concezione solo negativa degli strumenti relativi alle nuove tecnologie.</p>
<p>Nell’epoca in cui viviamo è giusto insegnare ai nostri bambini ad avere un corretto utilizzo di questi strumenti però allo stesso tempo non sottovalutarne i rischi.</p>
<p>Tradotto nella pratica significa consentire l’accesso ai dispositivi ma con delle regole e dei tempi prestabiliti e quindi non lasciare libero sfogo del loro utilizzo perché i bambini non posseggono la capacità di autocontrollarsi.</p>
<p>Il secondo elemento molto importante è stare attenti a quelli che possono essere i segnali di allarme qualora dovesse subentrare una reale problematica, come ad esempio una vera e propria dipendenza dalla tecnologia.</p>
<p>Un sintomo osservabile è la perdita d’interesse per quelli che erano gli hobby e le attività che il bambino prima amava fare e quindi una perdita d’interesse per quello che è il reale.</p>
<p>Un altro segnale potrebbe essere un calo della soglia di attenzione o anche maggiore irritabilità quando l’utilizzo del dispositivo è impedito da qualche ragione.</p>
<p>Questi ed altri sono campanelli di allarme che possono portare un genitore a rendersi conto che la situazione del proprio figlio si sta aggravando.</p>
<h2></h2>
<ol start="4">
<li>
<h2><strong><em> Quali le problematiche legate alla pornografia alla violenza e </em></strong><strong><em>più in generale </em></strong><strong><em>alla sovraesposizione al web?</em></strong></h2>
</li>
</ol>
<p>Per quanto riguarda violenza e pornografia la risposta ce la fornisce la teoria dell’apprendimento, in particolare il concetto di “apprendimento per modellamento” di Bandura. Quest’ultimo non è altro che il risultato dell’assorbimento di una serie di comportamenti e azioni da parte di un soggetto inserito in un determinato contesto.</p>
<p>Questa predisposizione è fondamentale per il bambino che infatti apprende non solo ciò che gli viene spiegato a livello verbale, ma anche e in modo più implicito, il comportamento non verbale dell’adulto di riferimento (diciamo spesso infatti che il bambino non fa ciò che il genitore dice, fa ciò che il genitore fa).</p>
<p>Se trasliamo questo concetto e ci caliamo nella realtà virtuale del videogioco violento, ci accorgiamo di come, tramite il modellamento, quel bambino apprenderà una serie di comportamenti e di azioni che saranno più aggressive rispetto a chi fa uso di altre applicazioni.</p>
<p>È stato infatti riscontrato un aumento di comportamenti aggressivi nei bambini che fanno uso di questo tipo di videogiochi.</p>
<p>Quindi oltre alla sovraesposizione quando cedo un dispositivo a mio figlio, se sotto una certa età, devo monitorare quello che fa e che vede, oppure inserire dei filtri. Di questi ne esistono molti tipi, uno di questi è il parental control.</p>
<p>Rispetto alla pornografia, dobbiamo considerare che se un bambino incappa in contenuti pornografici in qualche modo gli rimarrà impressa nella sua memoria un’immagine che non potrà essere cancellata in alcun modo.</p>
<p>Tale esposizione a contenuti pornografici potrebbe avere delle forti ripercussioni sul suo vissuto interno, su ciò che potrà essere il contatto e l’accettazione del proprio corpo o di quello altrui.</p>
<p>In queste situazioni la figura genitoriale è fondamentale. L’interazione fra adulto e bambino è alla base di un intervento per poter arginare le ansie le paure che l&#8217;incapacità di comprendere alcuni contenuti genera e che l’esposizione prematura alla pornografia può provocare.</p>
<h2></h2>
<ol start="5">
<li>
<h2><strong><em> Il 15 marzo 2021 è stata presentata dall’ex ministro dell’istruzione Fioramonti una proposta di legge per regolamentare l’uso di smartphone e tablet al di sotto dei 12 anni: lei cosa ne pensa?</em></strong></h2>
</li>
</ol>
<h2></h2>
<p>Penso che sia una buona cosa non esporre il bambino al di sotto di una certa età all’utilizzo non controllato di questi strumenti. Lasciare libero accesso al web senza regole e filtri è certamente un comportamento ad alto rischio.</p>
<p>Negare e demonizzare del resto è poco saggio. Anche i genitori più spaventati devono fare i conti con il fatto che prima o poi i loro figli si troveranno ad avere accesso alle nuove tecnologie: in quel momento più il genitore sarà stato in grado di insegnargli il corretto utilizzo, quindi di fornirgli la consapevolezza che la tecnologia è sia una risorsa che un rischio, e più il figlio sarà consapevole e la userà bene.</p>
<p>La soluzione è accompagnare le nuove generazioni verso un corretto utilizzo, cosa che è possibile se noi adulti in primis lo mettiamo in atto con i nostri dispositivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La tirannia di un ideale di perfezione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 20:32:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità e salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[#anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[#bulimia]]></category>
		<category><![CDATA[#narcisismo]]></category>
		<category><![CDATA[#philosonlus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa sono i DCA? I disturbi del comportamento alimentare (DCA), di cui anoressia e bulimia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Cosa sono i DCA?</h1>
<p>I disturbi del comportamento alimentare (DCA), di cui anoressia e bulimia sono le forme più note, negli ultimi anni sono diventati una vera e propria emergenza sociale e sanitaria. Come riportato da alcune statistiche ISTAT, in Italia muoiono di anoressia e bulimia più di tremila persone l’anno.</p>
<h2>I DCA tra le prime cause di morte per malattia</h2>
<p>Il DCA si configura così come la prima causa di morte per malattia per individui compresi tra i 12 e i 25 anni e di questi il 90% sono di sesso femminile. Anche l’effetto lockdown ha influito pesantemente all’insorgenza di questa patologia nonché alla riacutizzazione di situazioni pregresse che erano sotto controllo.</p>
<p>La reclusione domestica ha infatti avuto un impatto destabilizzante sulla sfera psicologica emotiva di questi ragazzi. Ma in che cosa consistono e in che cosa si differenziano tra loro anoressia e bulimia? Come interpretarne i sintomi per poterle prevenire?</p>
<p>L&#8217;anoressia nervosa si caratterizza per un&#8217;eccessiva preoccupazione verso il proprio peso corporeo ed un&#8217;errata percezione del proprio corpo che porta ad una distorsione dell’immagine di sé stessi. La perdita del peso è ottenuta attraverso diete ferree e eccessiva attività fisica.</p>
<p>La bulimia, d&#8217;altro canto, è caratterizzata da episodi di abnormi ingestioni di cibo che in genere portano a un forte senso di colpa che degenera nell’espulsione del cibo ingerito tramite vomito autoindotto, uso di lassativi ecc.</p>
<h2>Quali sono le cause dell&#8217;insorgenza di tali disturbi e in quale forma è possibile oggi intervenire per prevenire e curarli?</h2>
<p>Per rispondere a tali quesiti abbiamo interpellato la dottoressa Flavia Posabella, vicepresidente dell’Associazione <a href="https://www.philosonlus.it">PHILOS ONLUS</a> che dal 2003 opera su Roma a sostegno e tutela dell’infanzia e dell&#8217;adolescenza.</p>
<p><em>Di che cosa si occupa PHILOS ONLUS?</em></p>
<p>L’Associazione porta avanti dei progetti di psicoterapia e di intervento psicologico con obiettivo sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Come nasce un disordine alimentare?</em></h3>
<p>Un disordine alimentare è complesso perché ce ne sono vari tipi. Dato che il nostro approccio è di tipo sistemico-relazionale familiare, ed è quello che finora risponde maggiormente alle richieste nel comprendere disordini di questo tipo, siamo convinti che questo disturbo nasca dal contesto familiare. Sono disordini complessi che non riguardano solo il cibo ma riguardano la sostituzione di alcune modalità dipendenti con modalità di compensazione. Quest’ultime spesso sfociano in disordini alimentari.</p>
<p><em> </em></p>
<h3><em>Quanto è importante lavorare sul contesto familiare e perché?</em></h3>
<p>È importantissimo perché di solito chi ha un disordine alimentare sta esprimendo una comunicazione che ha a che fare con la famiglia, ma non con i singoli elementi, ma bensì con il sistema familiare. È come se una persona in fase di crescita in un determinato ambiente ad un certo punto si trova con la necessita di modificarlo e manifesta, quindi, un bisogno trasformativo. Nell’ambito dei DCA il bisogno trasformativo è “malato”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Quanto possono diventare pericolosi questi disturbi se non affrontati in tempo?</em></h3>
<p>Dipende da caso a caso, direi che in generale esistono delle condizioni; certamente la prevenzione è la cosa principale ma d’altronde parliamo di prevenzione anche per tutti gli altri disagi soprattutto quelli psicologici.</p>
<p>Se questo tipo di disturbo viene affrontato in tempo cioè a metà o all’inizio di un cambiamento è possibile che non si strutturi in una modalità malata. Inoltre, se si parla di dipendenza è chiaro che poter modificare dei comportamenti o delle letture della famiglia, dei ruoli, delle funzioni e di quello che può essere lo stare all’interno delle relazioni intime è meglio farlo da piccoli anche per le possibilità e la malleabilità della struttura della personalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>Come viene vissuta questa problematica in famiglia?</em></h3>
<p>L’aspetto anoressico è uno di quei disturbi abbastanza visibile e struttura una relazione di controllo all’interno di tutta la famiglia. Questo tipo di controllo, sia sul cibo che sul mangiare, diventano l’elemento centrale della comunicazione familiare.</p>
<p>Sull’altro versante quello della bulimia è molto più difficile individuare il disturbo nel contesto familiare perché più nascosto e segreto.</p>
<h3>I<em>n che modo l’aspettativa e la pressione sociale contribuiscono all’insorgere di queste patologie?</em></h3>
<p>Ogni dipendenza nesce da un bisogno. Quando ci si scontra con un malessere s’innesca un bisogno trasformativo con quello che accade intorno. La società ha un impatto forte rispetto a una persona che sta vivendo questo malessere.</p>
<p>L’incontro con i modelli che la società soprattutto quella occidentale ci propone ovvero un corpo perfetto, la ricerca quindi della perfezione sia interiore che esteriore, scatena nell’individuo una serie di moti interiori che lo guidano verso quello che la società propone che altro non è che una forma di autodistruzione.</p>
<p><em> </em></p>
<h3><em>Secondo lei come possiamo aiutare questi ragazzi? Quali</em><em> sono </em><em>i percorsi e/o le iniziative</em><em> che si possono intraprendere</em><em>?</em></h3>
<p>Sicuramente la prevenzione non è la psicoterapia semmai quest’ultima è lo step finale, la cura.</p>
<p>Questa generazione sta portando un bisogno di punti di riferimento che non consiste solo nel cambiare un modello da magro a un curvy.  Quello che si può proporre è la possibilità di intraprendere un percorso che sia di sviluppo della personalità anche di svincolo familiare; se noi immaginiamo che all’interno di una società come quella nostra, la possibilità di autonomia è limitata sia per motivi economici che sociali è chiaro che stiamo parlando di un intervento molto complesso.</p>
<p>L’allarme che noi stiamo dando è il fatto che si sta sviluppando la consuetudine che punta al concetto di autonomia totale, d’indipendenza, di controllo delle proprie emozioni. In questo contesto  non si parla più di relazioni intime di sentimenti, ma c’è solo un grande investimento su quest’idea di validi esseri umani super potenziati.</p>
<p>Quindi direi che l’orientamento principale sta nel rieducare genitori e insegnanti o comunque tutte le persone che si occupano degli adolescenti e dei bambini.</p>
<p>Inoltre è necessario eliminare questo concetto di competizione, di potere, di essere idealmente perfetti cercando di lavorare piuttosto sulla propria personalità e sulle proprie attitudini. Ovvero focalizzarsi su quello che una persona realmente e autenticamente può  fare, vincendo l’idea del fallimento visto come perdita, e portare il tale concetto di fallimento ad una visione di cambiamento e trasformazione. Quindi possiamo cominciare a pensare che non sono tanti gli strumenti pericolosi ma che il pericolo vero e proprio è nel messaggio che noi stiamo dando come adulti ed educatori.</p>
<h3>I nuovi narcisi sono dei zombie</h3>
<p>La dittatura del modello è un approccio all’accettazione del proprio corpo seguendo modelli stabiliti dalla società. È ormai fin troppo evidente che la moda, la pubblicità per anni e oggi i canali social hanno inneggiato e inneggiano all’anoressia.</p>
<p>Obiettivi altissimi che richiedono sforzi fisici e psicologici disumani. I nostri figli schiavi di una tirannia dell’apparire vivono la proiezione di quello che vorrebbero essere ma che si scontra brutalmente con quello che non sono. Ricerca della perfezione, narcisismo smisurato, voglia di essere belli e perfetti non solo per sé stessi ma soprattutto per gli altri. Voglia di riempire un vuoto immenso in cui riecheggia in fondo una richiesta d&#8217;amore.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/la-tirannia-di-un-ideale-di-perfezione/">La tirannia di un ideale di perfezione</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/la-tirannia-di-un-ideale-di-perfezione/">La tirannia di un ideale di perfezione</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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		<item>
		<title>All&#8217;ombra del Covid</title>
		<link>https://www.proposte-uils.it/allombra-del-covid/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=allombra-del-covid</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Oct 2021 13:40:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità e salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[malati cronici]]></category>
		<category><![CDATA[malati fragili]]></category>
		<category><![CDATA[Malattie rare]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.proposte-uils.it/?p=1243</guid>

					<description><![CDATA[<p>Malati Cronici e Covid I malati cronici sono quella tipologia di pazienti che necessitano cure</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Malati Cronici e Covid</h2>
<p>I malati cronici sono quella tipologia di pazienti che necessitano cure continue e un monitoraggio costante del loro stato di salute. Molti di questi necessitano assistenza sanitaria domiciliare o di recarsi spesso presso le strutture sanitarie. L&#8217;esplosione del Covid ha avuto un impatto decisamente negativo sulla vita di questi pazienti mettendo in crisi un sistema che, già prima del Covid, faceva fatica a funzionare.</p>
<h2>Primo appuntamento in agenda prenotato dal Covid e tutto il resto?</h2>
<p>A livello mediatico inoltre la situazione dei malati cronici viene oscurata completamente dalle allarmanti notizie sul Covid e anche a livello politico l&#8217;emergenza Covid rimane sempre al primo posto in agenda. Tuttavia i malati cronici sono sempre lì, impossibilitati a proseguire le cure o costretti a pagarle di tasca propria, combattendo con i costi dell&#8217;assistenza domiciliare e l&#8217;accessibilità di farmaci.</p>
<p>La paura di contrarre il Covid, per questi pazienti già parecchio malandati, si traduce in un&#8217;impossibilità di raggiungere cliniche ed ospedali.</p>
<h2>Cup e prenotazioni in tilt</h2>
<p>D&#8217;altro canto, la carenza di personale sanitario, dirottato sull&#8217;emergenza Covid, rende l&#8217;assistenza dei pazienti cronici alquanto ardua. Gli ospedali non garantiscono i servizi, i cup per le prenotazioni delle visite specialistiche sono fermi o intasati, i piani terapeutici per i farmaci salvavita non vengono rinnovati e infine i medici e il personale dell’assistenza domiciliare non vanno a casa di questi pazienti per paura di contrarre o trasmettere il Covid.</p>
<p>La situazione di abbandono  appare evidente. Come riportato dal segretario di Cittadinanzattiva : “alla fine di questa emergenza non conteremo solo i morti per causa del Covid, ma anche quello delle persone decedute perché non hanno avuto la possibilità di curarsi.”</p>
<h2>Calano notevolmente le visite e le prestazioni sanitarie ecco i numeri:</h2>
<p>A seguito della pandemia c’è stato un calo delle prestazioni sanitarie, ridotte del 37%; le visite ambulatoriali -42%;i ricoveri -28%;la diagnostica -31%.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1246" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/10/dati_mondiali_Action_Plan_Oms-300x300.gif" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/10/dati_mondiali_Action_Plan_Oms-300x300.gif 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/10/dati_mondiali_Action_Plan_Oms-150x150.gif 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> Queste percentuali hanno avuto conseguenze sulla salute delle persone soprattutto parliamo delle persone fragili.</p>
<p>I dati più preoccupanti riguardano la mortalità in ambito cardiologico e oncologico come segnalato dalla Società Italiana di Cardiologia, nei primi mesi della pandemia si è registrato una riduzione dei ricoveri per infarto intorno al 48.4% non dovuto a un miglioramento dell’epidemiologia delle patologie cardiovascolari, ma purtroppo per paura del contagio, con un aumento di oltre tre volte della mortalità complessiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un&#8217;ulteriore approfondimento sul tema ci viene fornito dal  un medico di base di Roma che ha vissuto sul campo le vicende dei malati cronici nel contesto dell&#8217;emergenza Covid e che ha preferito rimanere nell’anonimato</p>
<h3><em>Quali sono le categorie che hanno sofferto di più della pandemia?</em></h3>
<p>Ci sono patologie che sono responsabili della maggior parte dei ricoveri e degli interventi chirurgici come l&#8217;ipertensione arteriosa, il diabete, la bronchite cronica e le patologie oncologiche.</p>
<p>Se queste categorie di pazienti non vengono controllate regolarmente tramite gli accertamenti annuali dagli specialisti o tramite mirati esami strumentali il rischio di incorrere in complicazioni o morte è alto.</p>
<h3><em>Come ha influito negativamente la pandemia?</em></h3>
<p>Per il Covid sono saltati tutti i controlli programmati per il monitoraggio delle patologie croniche.</p>
<p>Secondo il Chronic Care Model, che è un modello di assistenza medica dei pazienti affetti da malattie croniche, seguendo in maniera regolare e assidua questi pazienti, si riesce a limitare le complicazioni e i ricoveri per complicanze come infarti, ictus ecc.</p>
<p>Anche i malati oncologici sono stati trascurati nei controlli periodici, nelle cure dopo il primo intervento chirurgico, nel follow up dopo la chemio e la radioterapia.</p>
<p>C’è da dire anche che molte persone che hanno accusato sintomi importanti come, ad esempio, dolori al petto o disturbi respiratori, durante la pandemia non si sono recati al pronto soccorso per paura del contagio, si sono trascurati e non è stato fatto un primo approccio tempestivo alla patologia e quindi di conseguenza è venuta meno la prevenzione.</p>
<p>Ritardi anche nel dare gli appuntamenti per gli esami strumentali importanti come le risonanze magnetiche o gli esami radiografici che ci consentono di fare una diagnosi in tempi brevi.</p>
<p>Anche tutta la prevenzione oncologica è saltata, abbiamo visto il paziente costretto a rimandare o addirittura a saltare l’appuntamento e questo come già detto ha creato l’impossibilità di fare una prima diagnosi e di conseguenza di iniziare una cura.</p>
<p>Questo ha portato ad un aumento della mortalità e della morbilità per queste patologie.</p>
<p>Anche nell’accertamento dei nuovi casi c’è stata una minore efficienza del SSN perché il paziente non potendo accedere all’ospedale procrastinava gli accertamenti e le visite da fare.</p>
<p>Un&#8217;emergenza nell&#8217;emergenza è quella dei malati cronici in tempo di Covid. All&#8217;ombra del famigerato virus vivono, soffrono e purtroppo muoiono questi pazienti.  Le risposte delle istituzioni sono insoddisfacienti e l&#8217;interesse pubblico ancora meno.</p>
<p>La mancanza di preparazione nell’affrontare la pandemia e i suoi effetti collaterali sia da parte degli operatori sanitari che da parte della politica ci mette davanti ad uno scenario preoccupante.</p>
<p>Sicuramente una graduale uscita dall&#8217;emergenza Covid porterà benefici anche ai pazienti cronici rimettendoli in cammino verso una normalità nell&#8217;accesso alla cura.</p>
<h2>Procrastinare gli interventi non è la soluzione</h2>
<p>Tuttavia l&#8217;incertezza sui tempi e la continua emersione di nuovi ceppi del virus, genera precarietà e ci fa pensare che sarebbe necessario ripensare protocolli di cura integrati che possano permettere al paziente cronico l&#8217;accesso alla cura in situazione di convivenza col Covid.</p>
<p>Imparare a convivere col virus questo deve essere la linea guida, a nostro avviso, che deve guidare le politiche sanitarie inerenti i malati cronici. Ed infine la solidarietà. Volontariato e servizi sociali possono offrire quel supporto che ad oggi manca nelle strutture sanitarie.</p>
<p>Società civile ed istituzioni lavorino insieme per rischiarare almeno un po&#8217; l&#8217;ombra del Covid e offrire ai malati un futuro migliore.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Se è si, chiudi gli occhi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Sep 2021 09:13:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità e salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[pro-life]]></category>
		<category><![CDATA[SLA]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Borgonovo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Storia emozionante dell&#8217;ex calciatore Stefano Borgonovo Stefano vuoi continuare a vivere in questo stato?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1158" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/09/NEURONE.jpg" alt="" width="299" height="168" /></h2>
<h2>La Storia emozionante dell&#8217;ex calciatore Stefano Borgonovo</h2>
<p>Stefano vuoi continuare a vivere in questo stato? Vuoi che continuiamo la ventilazione o spegnamo tutto? Se è sì chiudi gli occhi&#8230; La risposta di Stefano Borgonovo, ex calciatore di serie A, completamente paralizzato dalla SLA, fu un sì convinto alla vita. Un sì che sa di speranza per molte persone che vivono la terribile condizione di malati di SLA. Un sì incondizionato anche di fronte alle enormi difficoltà in cui la ricerca scientifica continua ad annaspare. Un invito a non mollare e a combattere anche quando ormai nessun muscolo del tuo corpo risponde ai tuoi impulsi.</p>
<h2>La Sclerosi Laterale Amiotrofica: vicolo cieco o speranza di cura.</h2>
<p>La SLA è una malattia neurodegenerativa progressiva dell’età adulta. Generalmente più comune tra gli uomini con sviluppo nelle persone di età compresa tra i 50 e i 70 anni caratterizzata da rigidità muscolare atrofizzazione e indebolimento. La malattia si manifesta attraverso una  perdita di movimento progressiva, che risparmia le funzioni cognitive, sensoriali e sessuali, ma che conduce lentamente ad una paralisi totale con prognosi infausta in quanto porta alla morte entro 2-5 anni dalla diagnosi.</p>
<p>La scienza e la medicina non sono riuscite a trovare tutte le cause  né tantomeno la cura definitiva, anche se alcune cause si conoscono bene come quella genetiche familiari. La ricerca si è mossa e continua a muoversi in vari campi. Al momento dagli studi è emerso che il 10% di tutti gli affetti da SLA è un fattore genetico anche se non sono da escludere fattori di tipo ambientale, alimentare e inerente al proprio stile di vita. Per un approfondimento scientifico sulla SLA abbiamo interpellato il dottor Daniele Pollini che ha lavorato come ricercatore in questo ambito con il laboratorio dell’università di Trento.</p>
<h3><em>1.In che cosa consisteva la tua ricerca?</em></h3>
<p>La mia ricerca consisteva nel capire come una proteina che si chiama MATRIN3 fosse coinvolta nel processo neurodegenerativo tipico della SLA. L’approccio iniziale era quello di studiare il ruolo di questa proteina all’interno dei neuroni che nella SLA sono coinvolti e che si chiamano motoneuroni. La ricerca non ha portato a grandi risultati così abbiamo deciso di applicarci utilizzando una nuova tecnologia biologica tramite gli organoidi.</p>
<p>Nello specifico un organoide è l’unione di più tipologie di cellule in una conformazione tridimensionale, ma con una struttura ben definita, come gli organi. Con la messa appunto di questo modello 3D si riesce a mimare un mini-cervello, quindi un organo e non solo un’unica tipologia di cellule presenti nel cervello. Inoltre, un aspetto molto importante è che si può partire direttamente dalle cellule di un paziente, quindi lavorare direttamente su una mutazione presente in una persona affetta da SLA. Per far si che questo sia possibile è necessario riprogrammare le cellule del paziente (sangue, linfociti, pelle, fibroblasti) in cellule staminali pluripotenti che possono differenziarsi in cellule neuronali. I tempi sono comunque molto lenti; per avere un organoide che simuli il cervello ci vogliono mesi.</p>
<p>Da questo approccio abbiamo ottenuto tramite l’ospedale di Roma, delle cellule di pazienti affette da SLA che avevano mutazione su MATRIN3, abbiamo riprogrammato le cellule in cellule staminali e successivamente dato la capacità di quest’ultime di differenziarsi, le abbiamo differenziare sia in motoneuroni che in organoidi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>   2.Esistono fattori esterni come l’ambiente e lo stile di vita che possono contribuire all’insorgere di questa patologia?</em></h3>
<p>Una delle maggiori problematiche presente in queste cellule è la risposta allo stress ossidativo, che può essere causato sia da processi cellulari  sia causato da agenti esterni facenti parte del luogo in cui si vive e dello stile di vita che facciamo o anche da agenti inquinanti. Bisogna dire che questa tipologia di Neuro Disease si divide in due classi: la classe genetica e quella “sporadica”. Nella prima classe, ossia nel patrimonio familiare, esistono delle mutazioni specifiche su proteine specifiche che portano ad avere questa patologia.</p>
<p>Non è comunque detto che la malattia insorga ma se lo fa colpisce in età adulta.. Ricordiamo che  l’assenza di una risposta adeguata allo stress ossidativo può portare alla morte della cellula con successiva perdita della funzionalità muscolare in quanto il motoneurone connette il cervello ai muscoli e infatti le prime grandi problematiche sono la perdita degli arti con conseguente perdita del controllo muscolare sia volontario che involontario.</p>
<p>Quando gli organi di cui non abbiamo il controllo (cuore, polmoni, ecc.) collassano, tale collasso porta alla morte del paziente.</p>
<h3></h3>
<ol start="3">
<li>
<h3><em> Come si può studiare questa patologia dal momento che la </em><em>sua </em><em>causa è sconosciuta?</em></h3>
</li>
</ol>
<p>Anche se la causa è sconosciuta nel 90% dei casi (sporadici) è possibile studiarne il restante 10% di cui conosciamo la mutazione genetica, perché familiare. Questi studi permettono di comprendere cosa accade e poi successivamente applicarli anche nei casi sporadici di cui purtroppo non conosciamo la motivazione dell’insorgenza e in molti casi anche le mutazioni presenti. Come abbiamo già detto la SLA è divisa in due classi:</p>
<p>-solo il 10% circa dei pazienti è affetto da SLA familiare</p>
<p>-il 90% dei pazienti affetti da SLA appartiene a quel profilo detto “sporadico” ossia una mutazione che insorge spontaneamente.</p>
<p>In questo caso è impossibile studiarne un caso iniziale sebbene lo studio si focalizza sulle proteine coinvolte che sono le stesse della classe genetica e si cerca di capire che ruolo hanno.</p>
<p>Anche se la percentuale della classe genetica è minore ad oggi è possibile riuscire a fare un quadro clinico studiando le mutazioni delle proteine coinvolte come C9ORF72,FUS,TDP43 e recentemente anche  MATRIN3 della prima classe e non della seconda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3></h3>
<ol start="4">
<li>
<h3><em> È possibile sostituire il lavoro del motoneurone farmacologicamente o artificialmente?</em></h3>
</li>
</ol>
<p>Farmacologicamente  e artificialmente non è possibile.  E’, invece, possibile sostituire biologicamente  i motoneuroni tramite trapianti di cellule staminali che sono in grado di differenziarsi in qualsiasi tessuto.</p>
<p>Detto questo, quello che è difficile controllare è l’andamento di queste cellule all’interno del paziente. È stato riscontrato che, sostituendo le cellule neuronali con le staminali in pazienti affetti dal morbo di Alzheimer, proprio l’impossibilità di monitorare il modus operandi biologico di quest’ultime ha portato alla formazione di cellule neoplastiche.</p>
<p>È impossibile, per ora, che le cellule staminali pluripotenti possano ricomporre tutti i sistemi. Però, ad esempio, è possibile che delle cellule staminali possano ricomporre un determinato tessuto o organo, come avviene per la pelle o per la retina, ma sistemi complessi come quello del sistema nervoso periferico che attraversa tutto il corpo, momentaneamente è impossibile.</p>
<p>È possibile solo che possano rallentarne il decorso in patologie come la SLA, anche se queste sperimentazioni sono illegali su pazienti in gran parte del mondo, quindi è difficile anche avere dati certi sui loro limiti.</p>
<h3><em> </em></h3>
<ol start="5">
<li>
<h3><em> Esiste un collegamento tra SLA e Sclerosi Multipla?</em></h3>
</li>
</ol>
<p>Esiste come esiste un collegamento tra SLA e Frontotemporal Dementia e come  Parkinson o Alzheimer dal momento che alcune mutazioni portano a un malfunzionamento di una proteina, e alcune di queste proteine come TDP43 sono comuni in alcune  neuro disease.</p>
<h3></h3>
<ol start="6">
<li>
<h3><em><u> Cosa si sente di dire in conclusione a tutti coloro, malati e non, che sono coinvolti nella battaglia contro la SLA?</u></em></h3>
</li>
</ol>
<p><u>Noi ricercatori vogliamo dare il nostro contributo, vorremmo aiutare queste persone, consapevoli che non possiamo fare miracoli e di conseguenza non possiamo permetterci di dare false speranze.</u></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La SLA ci mette davanti ad una realtà sconcertante. La perdita del controllo su noi stessi, sul nostro corpo, sui nostri muscoli. È un problema di comunicazione: il messaggio parte dal cervello ma non arriva a destinazione. È una realtà esistenziale terribile. La materia non risponde allo spirito.</p>
<p>La scienza, Oracolo di Delfi della nostra società moderna in questo senso non ci da alcun responso. Cosa rimane allora? Rimane la volontà indomita dell&#8217;uomo, la sua voglia di vivere. Lo spirito di chi come Stefano Borgonovo, ha visto nella sofferenza non una maledizione ma un cammino di luce. Lo spirito che trascende la materia atrofizzata e morente ed ascende ad un grado superiore, quello della speranza.</p>
<p>“Se è si chiudi gli occhi Stefano”. E lui ha risposto strizzando gli occhi al cielo.</p>
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		<title>Epopea invisibile degli Uomini della Pioggia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Rebeggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2021 13:27:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità e salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
		<category><![CDATA[autistici adulti]]></category>
		<category><![CDATA[DSA]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione AUT AUT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;autismo in età adulta è una tematica poco conosciuta e che lascia molti di noi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1041" src="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/grafico-autismo-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" srcset="https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/grafico-autismo-300x206.jpg 300w, https://www.proposte-uils.it/wp-content/uploads/2021/07/grafico-autismo.jpg 550w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></em></p>
<p><em>L&#8217;autismo in età adulta è una tematica poco conosciuta e che lascia molti di noi nell&#8217;indifferenza più totale. Nel caso di un bambino autistico l&#8217;affetto dei genitori e della famiglia in generale riesce in qualche modo a colmare tale indifferenza, tuttavia dell&#8217;adulto autistico pochi si curano, molti meno s&#8217;impegnano in iniziative di sostegno. Tuttavia, nelle tenebre dell&#8217;indiffernza generale brilla un barlume di luce, come quella dell&#8217;associazione AUT AUT e di altre associazioni che si propongono di assistere soggetti autistici adulti.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Cos&#8217;e&#8217; l&#8217;autismo</h2>
<p>Il cosiddetto “autismo”, deriva dalla parola greca Autos “se stessi”, ed è scientificamente classificato attraverso la nomenclatura DSA ovvero Disturbi dello Spettro Autistico. Il termine &#8216;spettro&#8217; allude ad una serie di quadri sintomatologici che si possono presentare all’interno di questa categoria. Il deficit che questa patologia comporta, così come riportato dall’Istituto Superiore di Sanità, può variare da limitazioni molto specifiche dell’apprendimento fino a una compromissione totale delle abilità sociali e intellettive.</p>
<h3>Diagnosi già in eta&#8217; precoce</h3>
<p>Dai numerosi studi è emerso che questo disturbo può essere diagnosticato in età precoce già dai 18-24 mesi e che i soggetti più colpiti sono quelli di sesso maschile. Originariamente con il termine autismo si indicava principlmente unapatologia tipica dell&#8217;età infantile. Tuttavia diversi ricercatori oggi sono concordi sul fatto che il 90% dei bambini affetti da DSA soffriranno di tale patologia per il resto della loro vita.</p>
<h2>Associazioni volontarie a sostegno delle persone affette da autismo</h2>
<p>Le associazioni a sostegno dei soggetti autistici, fondate nella maggior parte dei casi dall&#8217;unione dei genitori degli stessi, agiscono in vari modi al fine di poter in qualche modo dare una vita normale a coloro che per motivi patologici vivono “fuori dal mondo”.</p>
<p>La Fondazione AUT AUT nasce nel 2017 a La Spezia con l’obiettivo di inserire nel mondo del lavoro, specialmente nel settore del turismo,  giovani adulti affetti da autismo. Tale fondazione propone un modello di inclusività sociale, che, partendo dal lavoro, sia capace di offrire risposte concrete ai bisogni relazionali e ai disturbi pervasivi dello sviluppo dei singoli pazienti .</p>
<p>Il professor Paolo Cornaglia Ferraris presidente della Fondazione AUT AUT ci spiega cos’è l’autismo e quali sono le peculiarità di questo progetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Qual è la missione di AUT AUT?</em></strong></p>
<p><em>“La nostra missione è portare all’autonomia quante più persone con DSA. Il problema di queste persone è che una volta terminato il percorso scolastico, solo il 3% acquisisce un’autonomia lavorativa, mentre il 97% sono senza un’occupazione a carico di genitori sempre più anziani</em><em>,</em> <em>che </em><em>hanno difficoltà a trovare </em><em>sostegno </em><em>all’interno dei servizi sociosanitari</em><em>.</em></p>
<p><em>Infatti, </em><em> pur </em><em>esistendo </em><em>un servizio di volontariato molto attivo</em><em>, vi è una carenza a livello di coordinamento.</em><em>La fondazione mette insieme il volontariato sociale presente sul territorio e lo focalizza sul raggiungimento di tre obiettivi:</em></p>
<ol>
<li><em>Autonomia lavorativa</em><em>: </em><em>educazione al lavoro e aiuto a trovarne un</em></li>
<li><em>Autonomia abitativ</em><em>a:</em><em> trovare le condizioni che gli permettano di abitare da soli o in 2/3 persone o anche con un educatore</em><em>.</em></li>
<li><em>Tempo libero</em><em>:</em><em> cioè quello che noi riconosciamo rilevante dal punto di vista sociale; quindi poter fare delle attività ludico-ricreative o sportive aggregative o comunque sociali e inclusive cosa che è difficile per un giovane adulto con questo disturbo perché</em> <em>può apparire bizzarro o generare imbarazzo e fastidio.</em></li>
</ol>
<p><em>La struttura mette a disposizione un Hotel/ristorante chiamato Luna Blu, dove i ragazzi lavorano come camerieri e cuochi e una struttura orientata all’agri-sociale dove il ragazzo/adulto si muove all’interno di un percorse aggregativo.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>La società come vive e come si interfaccia con questo disturbo?</em></strong></p>
<p><em>“Sussiste un’ignoranza di fondo che ha una base scientifica. Noi definiamo autistico una persona con una diversità del comportamento e dell’intelligenza.</em></p>
<p><em>Nell’elenco dei disturbi delle malattie mentali, l’autismo è suddiviso in tre categorie: grave, medio e liev</em><em>e.</em> <em>A</em><em>ncora non è chiaro come l’interazione di alcuni geni che sono presenti in famiglie</em><em>,</em><em> e che vengono ereditati in maniera penetrante, inducano un’intelligenza e una sensorialit</em><em>à</em><em> che sono del tutto diverse dal normale. </em></p>
<p><em>Queste persone, quindi, sono affette da una sensorialit</em><em>à</em><em> di difficile contenimento che impatta fortemente sulla loro sfera emotiva. Hanno bisogno di ambienti che non si scontrino con la loro ipersensorialit</em><em>à</em><em> e per questo non possono essere inseriti in contesti lavorativi che non comprendono fino in fondo le loro peculiarità. </em></p>
<p><em>La variabilità di questo disturbo può essere affronta solamente cucendo un percorso su misura a seconda della gravità e favorendo il soggetto autistico nella sua peculiarità.</em></p>
<p><strong><em><u>La diversità con cui il cervello di ciascuno garantisce l’individualità, è un bene prezioso della specie umana.”</u></em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>L’autismo si può curare?</em></strong></p>
<p><em>“Esiste un percorso pedagogico precoce già dall’età di 18-24 mesi che permette al bambino di affrontare la propria diversità con maggiore competenza, senza sviluppare ansie che sfoceranno in una personalità più complessa che potrebbe diventare ingestibile.” </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>Esiste una soglia di miglioramento?</em></strong></p>
<p><em>“Assolutamente si. La scuola in questo senso è un’enorme palestra di sperimentazione molto fruttuosa, ma dopo la scuola ci si ferma. Ci sono i servizi di salute mentale ma non ci sono percorsi di inserimento lavorativo efficaci.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>I genitori come vivono questa problematica?</em></strong></p>
<p><em>“I genitori sono molto sostenuti dai servizi sociosanitari, anche se in età adolescenziale questi soggetti sono esclusi dalla socializzazione tipica di quell’età</em><em> e in molti casi</em><em> vengono bullizzati e messi da parte. Quindi i genitori sperimentano difficoltà sempre maggiori. </em></p>
<p><em>Nell’età adulta con genitori sempre più anziani, queste persone non trovano risposte adeguate. Inserire questi ragazzi in un contesto lavorativo e abitativo stabile resta una frontiera pionieristica che la fondazione AUT AUT ha affrontato con decisione, capacità e con risultati positivi tanto da essere un modello da riproporre ad altre associazioni e alle strutture sanitarie.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>E per chi non ha più una famiglia?</em></strong></p>
<p><em>“Ci sono delle comunità che li accolgono ma il rischio è che vengano accolti in strutture dove ci sono anche persone affette da diversi handicap e questo percorso non è adeguato. </em></p>
<p><em>In più se un autistico viene classificato come malato mentale finisce nei circuiti della salute mentale e di conseguenza trattato con farmaci inadeguati che lo stordiscono e che non hanno nulla a che vedere con il rispetto e con la comprensione della sua diversità e individualità. </em></p>
<p><em>Il soggetto autistico necessita di essere seguito per poter sviluppare un’autonomia abitativa e lavorativa per poter vivere una vita dignitosa come tutti noi.”</em></p>
<h2>La società ha il dovere di affrontare il problema</h2>
<p><em> </em></p>
<p>Le persone affette da Disturbo dello Spettro Autistico(DSA) non dovrebbero essere lasciate sole, in quanto la loro patologia è già di per sé  isolante. Dovrebbero, invece, avere a disposizione percorsi di integrazione che coprano tutto l’arco di vita e che gli consentano di colmare quel gap relazionale che li costringe ai margini della vita sociale.</p>
<p>Questo è in sintesi quello che propone la <a href="http://www.aut-aut.eu">Fondazione AUT AUT</a>.  Ma tale sforzo non è sufficiente. Serve una società consapevole del problema e il contributo del singolo nel processo di integrazione. I comportamenti stereotipati, i gesti ripetitivi, l’incapacità di interagire col mondo dei soggetti autistici, si scontra spesso con la nostra incapacità di saper entrare in relazione con loro. Un disagio che diventa nostro quando ci troviamo a non saper come comunicare e accogliere la loro diversità e che a volte ci porta ad etichettarli come “anormali”.</p>
<h2>I geni incompresi</h2>
<p>Tanti “Rain Man”, incapaci di intessere relazioni, di comunicare le loro emozioni, incapaci di parlare ma quasi sempre intellettualmente superiori alla norma. È l’epopea dei geni incompresi, esclusi e ghettizzati, che non chiedono aiuto perchè separati dal mondo da una <a href="https://www.proposte-uils.it/barriere-architettoniche-e-la-cultura-a-rendere-gli-spazi-accessibili/">barriera</a> invisibile che si erge nella loro mente. Chi soffre di autismo necessita il nostro amore e la nostra comprensione per poter sopravvivere. Gli uomini della pioggia, esistenze umili che inaspettatamente ci sorprendo con la loro genuina umanità.</p><p>The post <a href="https://www.proposte-uils.it/epopea-invisibile-degli-uomini-della-pioggia/">Epopea invisibile degli Uomini della Pioggia</a> first appeared on <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p><p>L'articolo <a href="https://www.proposte-uils.it/epopea-invisibile-degli-uomini-della-pioggia/">Epopea invisibile degli Uomini della Pioggia</a> proviene da <a href="https://www.proposte-uils.it">Proposte-UILS</a>.</p>
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