Complici o cittadini?

Complici o cittadini?

L’iniziativa dei cittadini europei per fermare la violenza ai confini d’Europa.

Con uno strumento democratico partecipativo (ICE) promosso dell’associazione Stop Border Violence, i cittadini possono chiedere che le istituzioni europee attuino attraverso strumenti normativi i principi fondamentali già presenti nell’ordinamento europeo relativi alla violenza e alla tortura. Da tempo questi appaiono infatti abbandonati per perseguire politiche di respingimento da parte della ‘Fortezza Europa’ che mirano a contenere a tutti i costi gli ingressi causando in tal modo molte vittime e generando situazioni in cui vengono commessi veri e propri crimini contro l’umanità. Ci vorranno un milione di firme e dovranno essere raccolte in un anno.

 

“Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a trattamenti disumani e degradanti”. Art.4 Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Chi conosce lo strumento dell’ICE? E la cruda realtà della violenza perpetrata ai confini d’Europa? Si stima che solamente il 2,4 % dei cittadini europei conosca questo strumento democratico partecipativo. Il solo che permetta ai cittadini di chiedere l’attuazione di norme dei trattati giuridici dell’Unione o di proporre nuovi atti legislativi alla Commissione europea una volta raggiunto il milione di firme all’interno di sette paesi membri.

La violenza ai confini d’Europa resta invece nascosta dietro i muri eretti nell’ultimo decennio alle frontiere degli stati membri e anche virtualmente attraverso muri invisibili costituiti da accordi di soft law, che non vengono dunque approvati secondo il normale processo previsto dall’ordinamento con il passaggio al Parlamento – ovvero attraverso il procedimento ordinariamente previsto per i Trattati – ma costituiscono semplici accordi con soggetti e Stati terzi, nel caso italiano la Libia, e ora anche la Tunisia, per il contenimento delle partenze verso il continente europeo. L’UNHCR ha pubblicato molto di recente in merito alla questione libica, un report che inequivocabilmente porta alla luce le prove delle ripetute violazioni dei diritti umani e di crimini contro l’umanità commessi sin dal 2016 in campi di detenzione per migranti che per nulla a torto sono definiti veri e propri lager.

Parliamo di una violenza che nonostante la portata dei mezzi di comunicazione di massa e la facilità con la quale possiamo venire a conoscenza di tali crimini, pare comunque celata alle coscienze. E nonostante sia ormai evidente che la questione migratoria sia una questione strutturale che non è possibile affrontare con il pugno di ferro sempre e prontamente brandito dagli uomini di governo, essa viene affrontata gridando frasi di netto stampo populista, con blocchi navali e lotta alla solidarietà, modalità che si potrebbero definire, parafrasando il ministro Salvini, come le vere “bombe sociali”.

Per queste ragioni, un gruppo di cittadini che opera da anni nel campo delle migrazioni e dell’ospitalità in Italia e in Europa, si è organizzato negli scorsi mesi nell’associazione Stop Border Violence per lanciare un’iniziativa denominata “Art. 4 Stop tortura e trattamenti disumani alle   frontiere d’Europa” giungendo alla fase di lancio il 10 luglio scorso. Come riportato nel nome, con questa ICE si chiede alle Istituzioni Europee di adottare strumenti normativi adeguati affinché venga  applicato in via effettiva quanto già sancito nell’art. 4 della Carta dei Diritti fondamentali della UE, che condanna la tortura e qualsiasi trattamento disumano e degradante. L’iniziativa dei cittadini europei chiede dunque di bandire l’uso della violenza nella gestione dei flussi migratori e nei controlli alle frontiere UE e nei paesi terzi come Libia, Turchia e Tunisia, con i quali le istituzioni europee hanno stretto gli accordi di contenimento delle persone in transito verso l’Europa.

La raccolta di firme per sostenerla di fronte alla Commissione Europea è iniziata da pochi mesi e l’obiettivo è raccoglierne un milione in tutta Europa per raggiungere la quota minima in almeno sette paesi membri entro un anno. Il comitato promotore è espressione di singoli e di numerose realtà territoriali e associative che da anni lavorano per il rispetto dei diritti umani fondamentali delle persone che per ragioni diverse, perlopiù ascrivibili a disastri naturali, persecuzioni e guerre, partono dai paesi di provenienza in cerca di protezione. I promotori vogliono contrastare il populismo mediatico fondante la propaganda politica dominante. E rendere invece chiara e visibile la voce dei numerosi cittadini in tutto il continente europeo che esigono il rispetto dei diritti fondanti la comune casa europea. Che in alcun modo ammettono che violenza e tortura vengano accettate e, ancor peggio, normalizzate.

Questa iniziativa è vista come l’opportunità per riportare le politiche migratorie dell’Unione Europea in un quadro di legalità e chiama all’unità e alla partecipazione. Essa riporta alla condivisione dei suoi principi per farne anche motivo di crescita civica e sociale attraverso la partecipazione attiva nella diffusione dei suoi contenuti, alla quale cittadini e associazioni sono invitati a concorrere attraverso le forme ad essi più congeniali.

Numerose sono infatti le attività promosse in tutta Italia e in Europa attraverso eventi culturali, proiezioni cinematografiche, concerti e dibattiti aperti sin dal lancio dell’iniziativa. Un’iniziativa che è dunque anche una chiamata alla responsabilità per chi sogna un’altra Europa. Un’Europa che sia capace di sviluppare forti anticorpi contro la progressiva degradazione dei diritti dell’uomo e che attraverso la partecipazione politica popolare rifiuti con forza l’anestesia al dolore umano che la rende drammaticamente indifferente, cieca e sporca di sangue.

[1] https://news.un.org/en/story/2023/03/1135052

[2] https://eci.ec.europa.eu/032/public/#/screen/home

 

Condividi:

Elena Coniglio