Pertini e il comunismo, un rapporto di stima e di valori condivisi

Pertini e il comunismo, un rapporto di stima e di valori condivisi

Sandro Pertini, socialista dall’età di 22 anni, ha avuto sempre un atteggiamento di apertura e stima verso il partito comunista e i suoi militanti.

Pertini e il comunismo, l’amicizia con Gramsci

Nel 1930 durante la sua detenzione nel carcere di Turi, a Bari, conosce Antonio Gramsci. Nonostante i dissidi a livello internazionale, dopo la scissione tra PSI e PCI, i due diventano buoni e leali amici. Lo stesso Pertini in una lettera ricorda Gramsci come “l’uomo di più vasta cultura e il cervello politico più forte che abbia mai incontrato durante il suo percorso da militante”.

Gramsci prova ad avvicinare Pertini al partito e all’ideologia comunista ma non ci riesce, restando fedele all’ideale socialista.

Più volte nella sua vita Pertini ricorda i momenti passati con Gramsci, le passeggiate e i dialoghi nel carcere, quando riesce a convincere le guardie carceraria e non svegliare Gramsci durate la notte, ma anche l’astio da parte degli altri detenuti per la loro amicizia, e soprattutto nei confronti di Gramsci da parte altri compagni prigionieri. Con i comunisti Pertini lotta durante la resistenza: socialisti, comunisti e cattolici uniti contro il nemico comune per liberare l’Italia.

La stima di Pertini per Togliatti

In occasione dell’attentato al segretario del PCI, Palmiro Togliatti, nel 1948 il futuro presidente tiene un discorso alla Camera ed esprime la sua solidarietà, ma viene duramente attaccato e accusato di essere antigovernativo e antipatriottico.

Pertini stima Togliatti come uomo politico, già da quando nel 1946 quest’ultimo, da ministro di Grazia e Giustizia, aveva proposto l’amnistia come provvedimento di condono delle pene: un gesto che cerca di ricostruire il Paese e ricreare un’unità nazionale, non di alimentare la sete di vendetta verso i fascisti.

Pertini e il comunismo, Berlinguer lo candida Presidente della Repubblica

Ma soprattutto è da ricordare il rapporto con Enrico Berlinguer, segretario del PCI dal 1978, e la stima reciproca.

A giugno di quell’anno il presidente della Repubblica, Giovanni Leone, rassegna le dimissioni anticipate a seguito dello scandalo Lockheed e si prospetta l’elezione di un capo dello Stato non democristiano: i più probabili sono politici che provengono dal partito repubblicano e dal partito socialista.

La candidatura di Pertini è appoggiata da Berlinguer: i due condividono infatti la stessa visione sulla questione morale, che diventerà il cavallo di in battaglia del presidente ligure per tutto il settennato.

La morte di Berlinguer e la vicinanza di Pertini

Nel 1984 Berlinguer viene colpito da un ictus durante un comizio a Padova; Pertini si reca subito in ospedale per constatare le condizioni dell’amico: giusto in tempo per vederlo e baciarlo sulla fronte. Poche ore dopo il decesso, si impone per trasportare la salma sull’aereo presidenziale, citando la frase: “Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta”.

Più volte come presidente della Repubblica ha ribadito di non vedere i comunisti come nemici, in ricordo delle lotte antifasciste combattute fianco a fianco, e ha sempre sperato in un’unità di tutta la sinistra.

Editoriale di Antonino Gasparo

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